III DOMENICA DI AVVENTO (ANNO C) – GAUDETE (16/12/2018)

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III DOMENICA DI AVVENTO (ANNO C) – GAUDETE (16/12/2018)

Il segreto di Dio
don Mario Simula

Il cuore di Dio è immerso nella gioia. Da sempre. Per sempre. Non conosce il dolore e l’amarezza se non per condividere il nostro dolore e la nostra amarezza. Quando ci attira a sé e ci fa entrare dentro il vulcano della sua infinita bellezza, lo fa per guarirci.
Dio sa che di gioie fallaci, inutili, illusorie, pericolose, fuorvianti, né sperimentiamo tante. Se in lui c’è un desiderio è quello di farci entrare dentro la sua gioia. Lui mi dice: “Rallegrati figlio mio, grida di gioia figlio mio, esulta, acclama con tutto il cuore figlio mio”. Questa dichiarazione d’amore tante volte cade nel vuoto, perché non ci fidiamo di lui. Ci fidiamo dei cortocircuiti delle nostre fantasie.
Forse ci sentiremo allegri, ma siamo fantasmi; forse ci sentiremo euforici, ma siamo uomini grigi; forse ci sentiremo appagati, ma domani dovremo combattere nuovamente alla ricerca di un altro inutile appagamento.
Dobbiamo scegliere di stare alla scuola di un uomo di Dio, Paolo di Tarso, che scrivendo a noi, Cristiani di questo tempo, ci dice: “Siate sempre lieti nel Signore, ve lo ripeto: siate lieti”.
Questa è la gioia che sazia, ma che continua a suscitarmi sempre tanta fame di Dio perché è la letizia del Signore, nel Signore, non nei funambuli che ci incantano con le loro magie. Non nei vacui appagamenti che si chiamano dominio, potere, ingiustizia, supremazia sugli altri, corruzione. Tutto questo può suscitare invidia, può scatenare competizione, ma non da gioia, né letizia al cuore. Non da la gioia nel Signore.
Colui che crede in Gesù, e lo sperimenta vicino, non soltanto è ricolmo lui dell’allegrezza incontenibile che viene dall’amore autentico, ma diventa amabile per tutti, davanti a tutti. Sa commuoversi per un povero, sa patire con un ammalato, sa giocare con un bambino, sa amare la propria sposa, sa abbracciare il proprio sposo, si lascia incantare dai figli anche nella scoppiettante stagione dell’adolescenza.
Se sappiamo che il Signore è vicino che motivo abbiamo per angustiarci? Piuttosto, pieghiamo le ginocchia e in ogni situazione della nostra vita, anche quando siamo a pezzi, distrutti, schiacciati, parliamo col Signore. Cuore a cuore, per dirgli le nostre richieste. Dirgliele a modo nostro, magari rasentando l’irriverenza. Non solo Dio capisce ma Dio è felice perché davanti a Lui abbiamo messo le preghiere, le suppliche, e quando avremo capito, i ringraziamenti.
La gioia è figlia della pace, della pace di Dio. Niente come la pace di Dio, può custodire i nostri cuori accanto a Gesù e i nostri pensieri in sintonia con i suoi.
Andiamo per un attimo nel deserto del nostro cuore, nel silenzio, mettendoci in fila davanti a Giovanni, il solitario del deserto, l’uomo dall’amore austero, ma incontenibile, per fargli la domanda, quella che tanto brucia nel nostro cuore: “Sei tu colui che dobbiamo attendere, colui che attendiamo?”. E lui ci dirà: “Io sono un piccolo strumento per preparare la strada, attraverso la conversione del cuore, in attesa che quando il Signore verrà, trasformi questo cuore nel fuoco e nella fornace dello Spirito Santo”.
Se Giovanni non è il Messia, cerchiamo colui che viene. Vivendo l’esperienza del suo volto rimarremo folgorati, talmente affascinati che ci scopriremo indegni di sciogliere i lacci dei suoi calzari.
Questo è il nostro limite: non essere degni di sciogliere i suoi calzari. In questa consapevole certezza del limite troveremo un’altra ragione di gioia. Non è una stranezza, il limite ci può dare tanta gioia perché ci fa subito pensare a colui, Gesù, che ci colmerà della Sua pienezza. Della Sua umanità dolcissima, al di sopra di ogni nostra attesa. Della sua benevolenza che non ha né confini né steccati. Ci colmerà della sua straordinaria dolcezza.
La gioia ci fa gustare il Signore, e il Signore dandoci la gioia, ci fa sentire il sapore indescrivibile della sua presenza.
Mi sto facendo un augurio, vi sto facendo un augurio: Siate sempre lieti nel Signore. Vi ripeto l’augurio: Siate lieti. Il Signore è vicino e noi non possiamo scegliere le tenebre.
Gesù, verrà un giorno nel quale apprenderemo l’arte di gioire per l’attesa della TUA venuta? La donna del Cantico rimane sconvolta quando apre la porta per lo Sposo e lo Sposo se ne è andato.
E’ sconvolta, ma non rassegnata. Corre di vicolo in vicolo chiedendo ai passanti magari rischiando la propria vita: “Avete visto l’Amato del mio cuore? E’ bello, profuma di tenerezza, inebria con i suoi occhi. Avete incontrato questo Amato del mio cuore?” Finalmente trova l’Amato del suo cuore, prova una gioia incontenibile e gli dice:
“Vieni nella stanza di mia madre fammi gustare la Tua intimità”.
Gesù, quando il mio cuore brucerà di desiderio? Quando i miei occhi diventeranno fiammeggianti per la felicità? Quando il mio corpo saprà attendere l’inebriante profumo degli aromi per essere attratto da TE?
Gesù a volte mi capita di dire: “Oggi sono felice perché mi sono tanto divertito. Oggi sono felice perché ho potuto godere fuori di ogni misura e di ogni controllo. Oggi sono felice perché ho usurpato lo spazio di un altro per far strada a me stesso”. Ma questa, Gesù, è la gioia di chi vuole incontrarsi con te che sei già dietro la porta e bussi, e aspetti che io ti apra il varco per entrare dentro la mia vita e trasformarla nell’amore? Insegnami Gesù a godere di TE, per TE, con TE. E’ possibile! E’ possibile!
La tua parola ci invita, ci esorta: Rallegratevi nel Signore. Gioite nel Signore. Fatte festa col Signore che viene. Provate l’ebbrezza di un’attesa d’amore. Chi la può descrivere se non colui che guardando TE la prova?
Liberami Gesù da tutto ciò che ostacola: il bisogno di vederti, di toccarti, di abbracciarti.
I miei occhi sono appannati, non sanno indagare la bellezza del tuo cuore.
La mia bocca è balbettante e non sa dirti con insistenza: “Vieni Signore, ti aspetto con ansia. Ti voglio con me, per restare sempre con me e io con TE”.
Le mie mani e le mie braccia sono cadenti e non sanno stringere la TUA presenza in un’ abbraccio dolce e silenzioso.
Le mie orecchie hanno perso la melodia del TUO passaggio, il canto della TUA premura per me.
Le mie narici non cercano i segnali del TUO passaggio: hanno perso l’euforia di ogni profumo.
Gesù, oggi, tutti coloro che ci siamo dichiarati per TE, dovremmo gioire fuori di senno per l’enormità del dono che ricevono da TE.
Ho perso il canto. Ho perso l’amabilità che viene dalla tua vicinanza. Tante cose mi schiacciano, eppure non riesco a sostare in preghiera davanti a TE per implorare la convivialità con TE, la familiarità con TE, l’intimità con TE. Io lo so Gesù che TU sei colui che deve venire. Immergimi nell’attesa. Non tardare, Gesù. Non esitare, Gesù. Non guardare il mio cuore piccolo, Gesù.
Spalancami il TUO. Immergimi nel TUO. Fammi sentire il calore del TUO cuore. Sarò pronto giorno e notte, anche al freddo, anche dentro la tempesta, rimanendo accovacciato lungo il ciglio della strada, perché non perda i tuoi passi, il tuo profumo, il tuo passaggio. Gesù vieni. Gesù suscita la mia attesa di TE. Gesù appaga il mio desiderio insaziabile di TE.a

Publié dans : OMELIE, PREDICHE E ☻☻☻ |le 14 décembre, 2018 |Pas de Commentaires »

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