XXXI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO B) SCAVANDO NEL POZZO DELL’AMORE

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XXXI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO B) SCAVANDO NEL POZZO DELL’AMORE

don Mario Simula

Vorrei trovare il segreto della felicità che ha la forza di appagare il cuore e ogni desiderio che accende brama e ricerca, nella mia vita. Sarà scritto in qualche libro, in qualche racconto di anziani saggi. Sarà impresso nelle profondità degli oceani o nelle distese di sabbia del deserto. In qualche bosco fitto di alberi. Forse lo trovo negli antichi scaffali grondanti di saggezza e smarriti nelle biblioteche che profumano di polvere.
Mi tufferò nel divertimento sfrenato, interminabile. Nella frenesia delle passioni. Cercherò affermazione e successo. Sognerò a occhi aperti ogni bene possibile. Desidererò anche l’impossibile.
Quanti uomini e donne, quanti giovani hanno voluto percorrere strade come queste! Il più delle volte rimanendo delusi, scottati, insoddisfatti.
Esiste un segreto vitale che restituisca all’uomo e alla donna di oggi, forse come all’uomo e alla donna di ieri, un codice di vita buona, talmente buona e semplice da colmare ogni angolo dell’esistenza con il vino inebriante della felicità?
Ascoltiamo cosa dice il Libro del Deuteronomio: “Ascolta innanzitutto, figlio delle mie mani. Osserva tutte le mie leggi e tutti i miei comandi. Mettili in pratica e tu sarai felice. Avrai una lunga discendenza e una vita sazia di giorni. Come ho promesso ai tuoi padri”.
Come è il messaggio che genera felicità e che occorre mettere come gioiello prezioso davanti agli occhi e sul cuore?
Ce lo dice Gesù ricordando e perfezionando la Legge dei Padri: “Ascolta, Israele! Il Signore nostro Dio è l’unico Signore; amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore e con tutta la tua anima, con tutta la tua mente e con tutta la tua forza”. Il secondo è questo: “Amerai il tuo prossimo come te stesso”. Non c’è altro comandamento più grande di questi”.
Qui sta tutto il segreto di una vita semplice e felice. Scrutiamo, dunque, questo comandamento, “il più grande”.
Ascoltare. Se non ascolti il Signore, non conoscerai mai il Signore. Non ne scruterai mai le profondità. Ti rimarrà un estraneo, un condomino del quale vedi la faccia e nient’altro. L’ascolto chiede il silenzio del cuore perché sia libero per far entrare nelle midolla la Parola di Dio, la Parola che ci salva, la Parola che spezza le catene e ci illumina. Ascoltare è il primo indispensabile comandamento. La porta di ingresso nel Vangelo della Vita. Diamo tempo all’ascolto, con gioia, come se andessimo ad un appuntamento desiderato con tanta impazienza.
Riconoscere Dio come unico Signore. Il ginepraio dei nostri idoli ci impedisce l’ascolto di Dio e l’incontro con Dio. I falsi dei che popolano il nostro cielo sono zavorra. Hanno nomi familiari: gelosia, invidia, sfrenatezza nei desideri, presunzione, appariscienza, tendenza a dividere, preferenze odiose, scarto di chi non ci sta a cuore, attaccamento ad ogni bene compreso il denaro.
Dio è l’unico Signore, è l’unico padrone amabile e misericordioso della nostra esistenza. Non accetta concorrenti. Non tollera mezzadrie.
Amare il Signore nostro Dio con tutto il nostro cuore. Il nostro cuore tutto: affetti, sentimenti, passione. Indiviso. Sempre. Nonostante le infedeltà o gli smarrimenti. Con gli inevitabili momenti di lontananza. Il Cuore tutto, con la sua capacità di ritornare al “primo amore”. Sanguinante, forse, ma sempre desideroso di amare.
Con tutta la nostra anima. Pensieri, motivazioni, creatività. Tutto quanto in noi favorisce il modo di pensare e la mentalità diventa una strada dell’amore radicale a Dio.
Con tutta la tua mente. La mente ragiona, intuisce. La mente ci rende persone in tutta la loro dignità. Se non elabora intuizioni di amore verso Dio, come sottofondo della nostra vita rischia di portarci in percorsi tortuosi, in giustificazioni che accettano tutto. Anche il male.
Con tutta la tua forza. Decisione, determinazione, coraggio sono la nostra forza che mettiamo al servizio dell’amore assoluto per Dio. Anche la corporeità è coinvolta in questo cammino. Il corpo dà espressione ai sentimenti, impreziosisce con i suoi gesti l’amore, è al servizio della preghiera e dell’intimità con Dio. Amare Dio con tutta la nostra forza significa amare potentemente, con convinzione, con tutta la passione, con tutto l’entusiasmo, sapendo che stiamo compiendo la scommessa più alta, quella che dà senso alla nostra esistenza.
Amare il nostro prossimo come noi stessi. Amore per Dio e amore del prossimo si intrecciano come i fili di un ricamo perfetto. Il prossimo, il vicino, senza etichette e definizioni che bollano, il diseredato, l’emarginato, i vicini di ogni giorno nella nostra casa, al lavoro, nei luoghi del tempo libero, dove si gioisce e dove si soffre, nei luoghi della violenza e della più assurda disumanità, questo prossimo è “nostro” e dobbiamo amarlo come amiamo Dio. Come amiamo noi stessi. Con una dedizione e con un dono generosi e gratuiti. Anche se ci costa. Anche se ci chiede passi difficili. Partendo dall’amore per noi stessi. Perché non amarci? Perché non sentire la gioia di stare bene con noi stessi? Perché non interpretare la nostra vita come una grazia e un regalo preziosissimi?
Adesso possiamo comprendere la strada e il segreto della vera felicità.
Se la scegliamo, sentiremo l’elogio di Gesù: “Non sei lontano dal regno di Dio”.
Gesù, mi fa paura l’amore. E’ un rischio che non vorrei correre mai. Mi compromette. Mi esalta e mi spoglia. Eppure Tu, Signore, non sai indicarmi altra strada per trovare la felicità. E’ la strada che hai percorso Tu. A prezzo altissimo. Esaltato e condannato a mordere la polvere. Trasfigurato e sfigurato. L’amore ha tutte queste facce del prisma. Non c’è altra strada. Lo capisco, Gesù. Voglio percorrerla, Gesù, con la mia fragilità, con le mie infedeltà, con le mie inconsistenze. Ma anche con tutta la mia passione del cuore. Un cuore che tu rafforzi, purifichi, rimodelli, rendi simile al Tuo.
Perché temere ad amare, Gesù?
Tu sei “mio Dio, mia rupe, mia forza, mia roccia, mia fortezza, mio liberatore, mio rifugio, mio scudo, mio baluardo, mia potente salvezza”.
Per questo, Gesù, ti amo e ti amo. Anche quando non ti sento, ti amo. Anche quando non ti vedo, ti amo. Anche quando mi allontano e ti tradisco, nel profondo del mio cuore, ti amo. Con tutto me stesso.

Publié dans : OMELIE, PREDICHE E ☻☻☻ |le 2 novembre, 2018 |Pas de Commentaires »

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