« LA VISITA DI MARIA AD ELISABETTA » – di GEORGE GHARIB

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« LA VISITA DI MARIA AD ELISABETTA » – di GEORGE GHARIB

La festa s’inserisce nel tempo di preparazione al Natale, chiamato « Periodo del Subboro » o « delle Annunciazioni » – Ricchezza di testi dell’Ufficio liturgico.
L’episodio della Visita di Maria alla cugina Elisabetta, riferito con dovizia di dettagli dal solo Evangelista Luca [cfr. Lc 1, 39-56], è celebrato con evidente ammirazione dalle Chiese di lingua sira.
Il contesto della celebrazione è profondamente liturgico e s’inserisce nel tempo di preparazione al Natale, chiamato « Periodo del Subboro » o « delle Annunciazioni ». La Liturgia siro-occidentale che qui c’interessa, mette in rilievo in questo periodo prenatalizio i seguenti episodi:

1] l’Annuncio a Maria
2] la Visitazione di Maria ad Elisabetta
3] la Rivelazione dell’Arcangelo Gabriele a Giuseppe
4] la Genealogia del Salvatore.

Ad ognuno di questi eventi la liturgia consacra una Domenica ed i giorni della settimana che segue. Qui ci soffermeremo sull’episodio della Visitazione, traducendo alcuni dei testi tra i più significativi della sua celebrazione.

La Visitazione secondo i Padri della Chiesa Sira
L’episodio della Visitazione è commentato con interesse da molti Padri della Chiesa Sira. Ci fermeremo qui sui due grandi Autori e poeti di questa Chiesa, Efrem Siro (+ 373) celebrato come « arpa dello Spirito Santo », e Giacomo di Sarug (+ 521) detto « flauto dello Spirito e cetra della Chiesa ».
1] Efrem Siro si sofferma sull’episodio lucano nel commento da lui fatto nel Vangelo Concordante, o Diatessaron.
Parlando della Visita della Vergine all’anziana cugina, egli così la presenta: « Maria si recò da Elisabetta per verificare le parole dell’Angelo e per non aver più dubbi a proposito di se stessa. Sì, Maria andò da Elisabetta che era inferiore a lei, come anche Nostro Signore andò da Giovanni »; e prosegue: « Quando essa ebbe rivelato ad Elisabetta ciò che l’Angelo le aveva detto in segreto, e questa l’ebbe proclamata beata per aver creduto al compimento delle profezie e dell’insegnamento ascoltato, Maria fece maturare quel frutto soave delle parole dell’Angelo e disse ad Elisabetta: « L’anima mia benedice il Signore » (Lc 1, 46). Ad Elisabetta che aveva detto: « Beata colei che ha creduto », Maria rispose: « D’ora in poi, tutte le generazioni mi diranno beata ».
Ed Efrem commenta: « Già allora Maria incominciò a predicare il nuovo regno; « e ritornò a casa sua dopo tre mesi » (Lc 1, 56), affinché il Signore che portava nel suo seno non rimanesse in forma di servo davanti al suo servitore. Ritornò dal suo sposo per rendere più evidente il carattere miracoloso del suo concepimento, perché, se essa fosse rimasta incinta di un frutto umano, egli si sarebbe reso conto che essa aveva tradito il proprio marito ».
2] Giacomo di Sarug, due secoli più tardi, si sofferma sull’episodio in ben due lunghe Omelie, in cui, facendo ricorso a tutto il suo estro poetico e volendo esprimere la grandezza dell’evento, paragona le due donne, la giovane e l’anziana, alla mattina e alla sera: « Si videro la giovinetta e la vecchia, come si dice: il mattino e la sera per baciarsi si incontrarono. Maria è il mattino e porta il Sole di giustizia; Elisabetta invece è la sera che porta la stella della luce ». Egli prosegue poi paragonando il saluto di Maria all’effusione su Giovanni dello Spirito Santo, come in un Battesimo: « Il saluto di Maria alle orecchie dell’anziana fu pronunziato, e nell’anima del fanciullo lo Spirito Santo si effuse. Il saluto di Maria compì colà l’ufficio di sacerdote, ed Elisabetta invero fu come la vasca del Battesimo ».

L’Ufficiatura della festa
L’Ufficiatura della festa sira è quella delle grandi occasioni: comincia con i Vespri del Sabato, continua con tutti gli Uffici della Domenica e si prolunga nei giorni della settimana che segue, inquadrando i testi biblici con un commento liturgico di prim’ordine. Di questa abbondante innografia, che si ispira ai due Padri della Chiesa sira citati sopra, e a molti altri, diamo qui di seguito solo alcuni esempi dei Vespri del Sabato sera.
L’Ufficio comincia con la seguente « Preghiera d’introduzione », intonata dal Celebrante:
« Dacci, Signore Iddio, di celebrare con fede sincera, spirito illuminato e conoscenza perfetta questo santo giorno nel quale, per mezzo del suo saluto, la Madre tua pura portò la gioia presso la figlia dei Leviti, e concedici di dire con coscienza illuminata e azioni di luce alla Vergine, insieme ad Elisabetta: ‘Benedetta sei fra le donne e benedetto il frutto del tuo seno, sempre e nei secoli dei secoli!’ « .
Segue il canto del Salmo 48, che contiene le due seguenti strofe messe in bocca ad Elisabetta, che non può che proclamare i misteri che intravede compiersi in Maria:
« Elisabetta fu presa dalla paura quando vide la Vergine e volle salutarla. Con tremore le disse: ‘A che debbo che la benedetta tra le donne e la gloria dell’universo venga a farmi visita? Il tuo saluto ha fatto sussultare il bambino nel mio seno: egli gioisce per il figlio tuo, grida e dice: ‘Dio dei padri nostri che ti fai vedere da noi, benedetto sei per sempre!’.
Elisabetta aggiunse: ‘Con quali parole potrò proclamare la gloria dei misteri che in te si compiono? Per te viene cancellato il rescritto fatto da Eva, la nostra prima madre! Per te prende fine la maledizione che fa nascere i figli nei dolori! Per questo io adoro il tuo grembo, e a Colui che abita in te esclamo e grido: ‘Dio dei padri nostri che ti fai vedere da noi, benedetto sei per sempre!’ « .
Le strofe che accompagnano il canto del Salmo 140, riprendendo il paragone fatto fra l’anziana e la giovane, così commentano l’evento:
« L’anziana donna disse alla giovane: ‘Tu sei benedetta fra tutte le donne e benedetto è il frutto del tuo seno’, Signore e Creatore di tutte le cose!’.
Beato sei, o bambinello, che nel seno sei stato giudicato degno di ricevere la visita del tuo Signore! Intercedi per noi per essere degni di una sua visita per l’abbondanza della sua misericordia.
Gloria a te, o Figlio dell’Altissimo, che sei sceso nel seno di Maria e ti sei recato nella casa del sacerdote Zaccaria per salutare il tuo servitore ».

Il « Sedro », parte più vibrante dell’Ufficio
Ma la parte più vibrante di tutto l’Ufficio è il Sedro, ossia la Preghiera recitata dal Sacerdote ad alta voce e composta – come sanno già i nostri Lettori -, da tre parti: Proemio, Sedro propriamente detto, e Preghiera dell’incenso.
1] Il Proemio è costituito dalla seguente formula di lode, di forte connotazione trinitaria:
« Lode, riconoscenza, gloria, onore ed esaltazione, incessantemente e senza pausa, in ogni tempo e in ogni luogo siamo degni di offrire a Dio che per sua grazia si è incarnato per la nostra rigenerazione per mezzo di una filiazione spirituale e una divina rinascita nell’abbondanza del suo amore. Colui che nessun luogo limita si degnò di incarnarsi dallo Spirito Santo nella Vergine Maria e di venire a fare visita alla sterile benché le alture e le profondità siano troppo strette per la sua maestà. Noi lo serviamo e lo lodiamo, ora e sempre, e nei secoli dei secoli. Amen ».
2] La seconda parte, formata dal Sedro propriamente detto, cerca di penetrare nel mistero stesso che si compie nell’episodio della Visita di Maria ad Elisabetta, per erompere poi in salutazioni a Maria e in azione di grazie per la Comunità che celebra il mistero:
« Noi ti lodiamo, o Messia, nostro Dio, immagine del Padre e splendore della sua gloria, uguale al Padre e allo Spirito Santo quanto all’essenza. Nella tua compassione tu sei disceso dai cieli per incarnarti dallo Spirito Santo nella Vergine Maria, per liberare il genere umano dalla schiavitù del peccato.
O tu che governi tutte le cose con il tuo Padre ed il tuo Santo Spirito, sei venuto in questo giorno per fare visita ad Elisabetta mentre ti trovavi nel seno di tua Madre, o tu che non delimitano né le alture né le profondità.
Nel celebrare oggi la festa della tua economia salvifica, noi esclamiamo assieme alla sterile Elisabetta, e diciamo a tua Madre: « Tu sei benedetta fra le donne », perché la potenza dell’Altissimo è in te e il Figlio celeste dimora in te! Tu sei benedetta fra le donne, perché l’Angelo Gabriele ti ha portato il messaggio glorioso dell’incarnazione. Colui che il profeta Zaccaria ha chiamato « aurora » è apparso per tuo mezzo.
Tu sei benedetta fra le donne, perché il Salvatore giusto è disceso in te per estinguere il debito di Adamo, nostro padre. Tu sei benedetta fra le donne, perché l’Emanuele è dimorato in te. Benedetta sei fra le donne, perché da te è apparso il Sole sublime della giustizia e perché i santi Profeti avevano predetto il tuo salvifico concepimento.
In quest’ora noi tuoi servi peccatori chiediamo al Signore apparso da te, dicendo: ‘Accogli, o Signore, le nostre preghiere tramite la tua Madre benedetta; supplichiamo la tua bontà di proteggere la tua Chiesa e di fortificare i suoi pastori, circondando tutti con la tua grazia, e noi ti loderemo con il tuo Padre ed il tuo Spirito, ora e sempre, e nei secoli dei secoli. Amen’ « .
3] La terza parte della « Preghiera sacerdotale » è formata dalla « Preghiera dell’incenso » che viene abbondantemente profuso, inondando il tempio ed i fedeli delle sue volute e del suo profumo :
« O pace vera, che hai messo fine alla lotta delle potenze superne e degli inferi, che ti sei recato sui monti della Giudea per fare visita al tuo Precursore, e che per il saluto di tua Madre hai portato gioia a tutti i Leviti, donaci la tua pace, Signore, per il profumo di questo incenso che noi offriamo davanti alla tua maestà; stendi la tua destra piena di misericordia sui figli della tua Chiesa ed accorda a tutti i defunti nella fede il soggiorno nel tuo regno. Così noi ti glorificheremo nei secoli dei secoli. Amen ».
Nella strofa cantata dopo la « Preghiera dell’incenso » si evoca la figura di Giovanni che sussulta nel grembo della madre, offrendo già una balbettante adorazione:
« Elisabetta, la figlia dei Leviti, udì il santo saluto della pura vergine Maria. Giovanni allora, in preda ad una grande gioia, sussultò davanti al suo Signore, vedendo abitare in un seno colui che sorreggono i Cherubini, e a lui offrì una balbettante adorazione, come conviene alla sua divinità.
Chi potrà narrare l’umiltà del Figlio di Dio? Lui, il santo uguale al Padre e in conformità al suo volere, è sceso e abitò nel seno della vergine Maria, la figlia di David, per la salvezza del genere umano. Noi riconosciamo in lui Colui che si è compiaciuto di rallegrare la sterile e che sale sui monti della Giudea per fare visita alla casa del suo servitore ».

George Gharib

 

Publié dans : FESTE DI MARIA |le 30 mai, 2018 |Pas de Commentaires »

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