SANTA MARIA MADDALENA, TESTIMONE DELLA MORTE E RESURREZIONE DI CRISTO:

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SANTA MARIA MADDALENA, TESTIMONE DELLA MORTE E RESURREZIONE DI CRISTO:

IO HO VISTO IL SIGNORE

Narra una leggenda che Maria di Magdala, forte del privilegio di essere stata testimone della morte e della Risurrezione di Gesù, chiese e ottenne un invito ad un banchetto dato dall’imperatore Tiberio. Quando lo incontrò, teneva un uovo nelle sue mani ed esclamò forte “Cristo è risorto”. Tiberio rise, e disse che la resurrezione dalla morte di Gesù Cristo era probabile quanto l’uovo nella sua mano diventasse rosso mentre lo teneva. Prima che finisse di parlare, l’uovo diventò rosso… e così lei continuò a proclamare il Vangelo senza essere ostacolata. Ecco la spiegazione della tradizione delle uova dipinte (ma non quelle di cioccolato!): risalirebbe proprio a Maria di Magdala.
Strano destino il suo. È una delle più belle e significative figure del Vangelo, una vera, totale, appassionata e costante discepola di Cristo, che ha avuto ed ha ancora adesso un culto molto vasto nella Chiesa, eppure il suo nome è stato associato a tradizioni e leggende, a fantasie strane e perfino a movimenti stregoneschi. È legato ancora oggi ed è presente in teorie gnostiche e antropologiche quali il matriarcato, oppure viene citata parlando di esoterismo.
Come se non bastasse la Maddalena è diventata anche icona del femminismo moderno e post moderno. Di tutto e di più. Su di lei una teoria ne tira un’altra, fino alle ultime strampalate, senza serio fondamento storico e biblico, contenute nel romanzo fanta-storico-teologico “Il Codice Da Vinci”. Gli ingredienti del suo successo sono evidenti: approfittare del “trend” nella letteratura e nel cinema, condito con buone dosi di anti-cristianesimo (in omaggio al post-moderno), con una spruzzata di esoterismo e soprattutto di erotismo (ingrediente ormai onnipresente in ogni tipo di pubblicità) unito ad una super organizzata macchina pubblicitaria. Il successo? Assicurato e moltiplicato. Puro business non certo ricerca storica.
Ha scritto Ernest Renan, razionalista e poco cristiano: “La verità è triste”. Certo che (per chi non è credente cristiano) limitarsi alle sole notizie, riguardanti la vita ed il messaggio di Maria di Magdala, contenute nei Vangeli non si solletica la fantasia dei lettori, non si scatena la curiosità o il “gossip” televisivo e mediatico in generale. C’è il rischio di “lasciarli tristi”. Meglio lavorare di fantasia!

La Maria dei “sette demoni”
Ma chi era Maria? L’ultima teoria è quella della bibliologa australiana Elisabeth Fletcher. Questa sostiene che Maria era in realtà una imprenditrice ebrea, attiva nel centro commerciale di Magdala nel settore ittico, del pesce secco (tant’è vero che Magdala era chiamata in greco Tarichea, cioè pesce salato), e dei coloranti per la lana, produzioni molto fiorenti allora. Quindi era in grado, come appunto faceva, di offrire supporto finanziario e logistico a quel rabbi della Galilea e ai suoi discepoli itineranti. Storicamente è vero che Magdala aveva uno statuto di città che la vicina Cafarnao non aveva, e che era una delle più importanti città commerciali. Diventò anche il quartier generale della resistenza anti romana, essendo in posizione strategica nelle vie di comunicazione.
Di Maria di Magdala sappiamo poche cose (ma importanti), e altre si possono intuire. Non è menzionata molte volte nei Vangeli, anche perché il contesto socio-culturale e religioso ebraico di allora (e in cui nacquero i Vangeli stessi) poneva ai margini la donna ed il suo ruolo in generale. Il Vangelo di Luca (8,2-3) scrive semplicemente che Maria di Magdala era stata guarita da Gesù e che da lei erano usciti “sette demoni”. Che significa? Il “demonio” nel linguaggio evangelico non è solo radice di un male morale ma anche fisico che può “occupare” e sottomettere l’intera persona. Nella simbologia biblica poi il numero sette significa pienezza. Quindi Maria aveva avuto una qualche malattia morale o fisica molto grave dalla quale Gesù la liberò. Ecco la ragione da dove scaturì l’aiuto e l’assistenza durante la predicazione (fatta con i propri beni, insieme ad altre donne) fino ai piedi della croce. Si trattava insomma di un debito di gratitudine: lei seguiva Gesù per riconoscenza o “per grazia ricevuta”. Maria viene mostrata quindi come una vera discepola di Gesù, viene indicata come un modello di persona guarita, riconciliata con se stessa, con gli altri e con Dio.

La Maria dei molti equivoci
Veramente possiamo dire che quella di Maria è una storia di equivoci, antichi e recenti, volontari e involontari.
Il primo: l’identificazione della Maddalena con una prostituta, con quella donna peccatrice pubblica, descritta da Luca (7,36-50), in casa del notabile fariseo, Simone. Questi rimase enormemente scandalizzato dal comportamento non scandalizzato anzi comprensivo e addirittura perdonante del giovane rabbi di Nazaret. Il perché dell’errore forse nel fatto che subito dopo si parli di Maria di Magdala e dei suoi “sette demoni”.
Un secondo equivoco, dovuto al gioco di sovraimpressioni: Maria di Magdala identificata con la Maria di Betania (sorella di Marta e Lazzaro). Anche lei compì lo stesso gesto (Gv 12,1-8) della peccatrice anonima: “cospargere i piedi di Gesù con olio profumato di vero nardo e di asciugarli con i propri capelli”. Era questo un segno di squisita ospitalità e di esaltazione per l’ospite Gesù da parte di Maria.
Ma non basta. Qualcuno l’ha fatta diventare non solo una vera leader delle prime comunità cristiane (edè anche possibile, date le credenziali di testimone della morte e Risurrezione di Cristo) ma anche l’autrice del quarto vangelo: Maria di Magdala al posto di Giovanni, insomma l’apostolo prediletto… è lei stessa (così, secondo una interpretazione fantasiosa, sarebbe anche nel celebre dipinto di Leonardo Da Vinci!).
Altri equivoci e distorsioni sono arrivate dai vangeli apocrifi, come il vangelo di Maria Maddalena e il vangelo di Filippo. Quest’ultimo (rinvenuto a Nag Hammadi nel 1945) ma già noto in alcuni frammenti fin dall’antichità, è di almeno 200 anni posteriore a quelli canonici. Contiene palesi influenze eretiche (gnostiche) e affermazioni senza nessuna traccia anzi in aperta contraddizione con quelli canonici approvati dalla tradizione. È in sostanza un vangelo che disprezza la corporeità, il matrimonio e quindi anche la donna. Nel Vangelo non è così, per niente. Anzi il contrario. Si pensi solamente al primo miracolo operato da Gesù, a Cana (Gv 2,1-11), quasi per sigillare cioè benedire da parte di Dio (perché i miracoli li fa solo Dio) l’amore di due giovani sposi all’inizio del loro matrimonio.
Maria di Magdala è citata due volte nei brevi detti che compongono il vangelo di Filippo. Una volta per affermare che Maria la madre di Gesù, Maria la sorella di lei (sic!) e Maria di Magdala sono solo manifestazioni apparenti dell’unica Maria spirituale. Così dice infatti il versetto 32: “Tre donne camminavano sempre con il Signore: Maria sua madre, Maria la sorella di lei e la Maddalena, la quale è detta sua compagna: Maria, in realtà, è sorella, madre e coniuge di lui” (G. Ravasi). Maria Maddalena che è tutto, insomma. È stato specialmente questo il versetto apocrifo, che ha dato forza alla leggenda della Maddalena “compagna” (come si intende oggi) di Gesù, ripreso abbondantemente da romanzi fanta-teologici e da codici vari (e dai film susseguenti, imposti dalla legge del business) apparsi recentemente e letti anche da cristiani non si sa con quanto spirito critico.

La Maria di “Io ho visto il Signore”
In un’altra leggenda, di stampo medievale (Jacopo da Varagine) afferma che “San Pietro affidò Maria Maddalena a San Massimino, uno dei 72 discepoli del Signore. E così Massimino, Maria Maddalena, Lazzaro, Marta (…) furono allontanati in mezzo al mare dagli infedeli” per arrivare nel sud della Francia, in Provenza… Intrecciato con questo viaggio la storia del Santo Graal, della dinastia dei Merovingi, e del “segreto” portato dalla Maddalena, e del Codice ultimo di Da Vinci. Un fiume di pura fantasia. In Francia c’è comunque stato un forte culto alla santa di Magdala (anche con santuari diventati famosi). Tuttavia “è certo, comunque, che risalgono a falsi documenti medievali le pretese di luoghi francesi come Veselay e Saint-Maximin di custodire il corpo della santa” (Vittorio Messori).
Invece secondo un’antichissima (e seria) tradizione Maria di Magdala morì e fu sepolta nella città di Efeso o dintorni, dove visse anche Maria di Nazaret, la Madre di Gesù.
Maria Maddalena a noi cristiani del terzo millennio dà una lezione di autentica fede. La fede è sì un dono di Dio ma è anche ricerca, sforzo, meditazione, confronto, studio, dubbio, fiducia, è, insomma, anche opera di tanto lavoro della ragione. E questa ricerca non deve essere superficiale, circoscritta a pochi momenti e a qualche circostanza (momenti esistenziali forti e significativi), ma se è autentica sarà appassionata, fatta “con tutta la mente e con tutto il cuore”, insomma con tutto se stessi.
Si dice che chi ama cerca. Ma anche chi cerca ama. E in questa ricerca si trova in proporzione all’amore che si ha, e al sacrificio che si è disposti ad affrontare per perseverare in questa ricerca. E questo perseverare onesto e fiducioso nella ricerca di Dio è già in un certo senso averlo trovato. “Non mi cercheresti se non mi avessi già trovato” (Sant’Agostino). E in questa ricerca non è escluso che possiamo rimanere soli, o peggio ancora, possiamo essere insieme ad altri che ostacolano, con parole e opere, la nostra ricerca di fede. Maria di Magdala non si è scoraggiata quando Gesù fu condannato e abbandonato dai suoi stessi discepoli, quando lo vide morire in croce tra il sarcasmo e lo scetticismo generale. Attorno a sé percepiva molto odio, ma il suo amore è stato più forte, tanta indifferenza e ostilità ma non da farla arrendere in questo suo proposito di seguire Gesù, di dirgli il proprio grazie anche compiendo quell’ultimo atto di amore. Fino a quel mattino benedetto quando si sentì chiamare “Maria” da Gesù stesso, non più il morto che lei cercava ma il Risorto da morte.
Strano destino quello della Maddalena con tutti questi equivoci, sovrimpressioni, leggende, teorie varie, fantasie per rendere più stuzzicante la storia su di lei… così per non rimanere tristi.
Eppure i Vangeli ci dicono poche cose, ma estremamente importanti perché riguardano lei in quanto donna. E gli apostoli ed evangelisti, figli di una cultura e di una tradizione ebraica, che in genere non erano ben disposte verso la donna, forse a denti stretti avranno ammesso in seguito che la prima a vedere il Gesù Risorto (a parte Maria di Nazaret) era stata proprio una donna, lei, Maria di Magdala, e che ancora lei, Maria, era presente alla crocifissione di Gesù, quando gli altri, loro stessi, cominciando da Pietro, erano fuggiti, pieni di paura.
Perché tutto questo? Sant’Agostino scrisse che quando Pietro e Giovanni se ne tornarono a casa dopo la visita al sepolcro vuoto, Maria rimase là perché non voleva arrendersi di aver perso il suo Rabbunì, il suo “Maestro buono”, voleva cercare ancora, scoprire dove era stato posto, perché aveva un “amore più forte” degli altri discepoli (Omelia 121,1). Tanto che Gesù stesso la premiò non solo facendola la prima testimone della Risurrezione ma anche inviandola ad annunciare agli altri quello che aveva visto, rendendola cioè “Apostola degli Apostoli”. E non è poco.

MARIO SCUDU

Publié dans : LITURGIA: TEMPO DI PASQUA |le 2 avril, 2018 |Pas de Commentaires »

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