22 OTTOBRE 2017 | 29A DOMENICA T. ORDINARIO – A | OMELIA

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22 OTTOBRE 2017 | 29A DOMENICA T. ORDINARIO – A | OMELIA

« Il mio Regno non è di questo mondo »

Ai Farisei ed a quelli del partito di Erode, che lo mettono alla prova con la domanda-tranello: è lecito o no pagare il tributo a Cesare?. Gesù risponde: date a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio. In altre parole, Gesù vuole indicare che il Regno di Dio è superiore a qualsiasi potere terreno; è Dio che dirige la vita degli uomini.
Il brano del Profeta Isaia, riportato nella 1a lettura, ci aiuta a comprendere, nel modo esatto, la risposta di Gesù.
Dio si serve di Ciro, di un re pagano di Persia, per realizzare il suo progetto, la liberazione cioè del popolo di Israele, deportato schiavo in Babilonia. Siamo nel 500 a. C. quando Ciro sconfigge i Babilonesi e, nella sua astuta politica, fa rimpatriare gli ebrei esiliati, e li aiuta a ricostruire le mura ed il Tempio di Gerusalemme.
Non si tratta certo di un atto di magnanimità o di particolare umanità; a Ciro è maggiormente utile che gli ebrei ricostituiscano il loro stato nella Palestina, anziché rimangano deportati in Babilonia. Potranno essere così una testa di ponte del suo potere tra i popoli che li circondano.
Ma al di là di queste motivazioni, sta il fatto che Ciro è divenuto strumento, sia pure inconsapevole, nelle mani di Dio, per realizzare il progetto della liberazione del suo popolo dalla schiavitù.
« Per amore di Giacobbe, mio servo, e di Israele mio eletto, io ti ho chiamato per nome, ti ho dato un titolo, sebbene tu non mi conosca ». Sono le parole che il Signore pronuncia nei riguardi del re Ciro.
Dio può servirsi di tutti, anche di un re pagano, per realizzare i suoi piani; dietro agli avvenimenti umani c’è sempre una Provvidenza divina che guida e governa.
Ai tempi di Gesù, il tributo o la tassa da pagare all’Imperatore di Roma costituiva per molti abitanti della Giudea, unita alla Provincia romana di Siria, un vero e proprio problema di coscienza: pagare le tasse con moneta recante la figura dell’Imperatore pagano, non significava implicitamente riconoscere la sua sovranità su Israele? Per loro l’unico re di Israele era Dio, od un suo rappresentante, e non un Imperatore pagano. Ecco quindi giustificata la domanda posta a Gesù.
In realtà però, il vero motivo della domanda, per i farisei, contrari all’Imperatore di Roma, e per quelli del partito di Erode, favorevoli invece all’attuale potere, era quello di tendere un tranello a Gesù, per coglierlo in fallo e poterlo comunque deferire all’autorità ed eliminarlo. Se risponde « è lecito » scontenta la gran parte del popolo contrario a Roma, se risponde « non è lecito », si pone contro il potere e rischia la morte.
Gesù non dà solo una risposta intelligente che lo toglie di imbarazzo, ma pone in chiaro l’ordine delle cose.
Si fa mostrare la moneta del tributo: « Di chi è questa immagine e l’iscrizione? « Di Cesare » « Rendete a Cesare quello che è di Cesare ». In altre parole vuole dire: « voi utilizzate per i vostri scambi, i vostri commerci, la moneta di Cesare; ricevete dei servizi da parte di Cesare, rendetegli quello che gli è dovuto », ma « Rendete a Dio, quello che è di Dio » riconoscete cioè anche i diritti di Dio, del Regno di Dio che si presenta a voi nella mia persona.
L’invito fondamentale che viene dalla risposta di Gesù è quindi quello di accogliere il Regno di Dio che egli è venuto ad inaugurare: un Regno che non è di carattere politico, come essi pensano, ma essenzialmente spirituale: « il mio Regno non è di questo mondo »; un regno che non mira direttamente alla liberazione politica, come essi invece si attendono, ma mira a cambiare l’uomo dall’interno, a renderlo più buono, più giusto; un invito a riconoscere lui Gesù come Messia, come l’inviato del Padre, per salvare l’umanità.
L’invito di Gesù è rivolto naturalmente anche a noi, a non confondere le cose materiali e le cose dello spirito, dando la precedenza, secondo l’inclinazione nostra, alle cose che piacciono, dimenticando quelle che fanno parte dei nostri doveri di uomini e di cristiani. Non lasciamoci dominare dagli istinti e dai sensi; non dimentichiamoci che abbiamo un’anima spirituale, da salvare per l’eternità.
Oggi è la 91a Giornata Missionaria Mondiale. Il Papa nel suo messaggio ci ricorda ancora una volta: « Il mondo ha essenzialmente bisogno del Vangelo di Gesù Cristo. Egli, attraverso la Chiesa, continua la sua missione di Buon Samaritano, curando le ferite sanguinanti dell’umanità, e di Buon Pastore, cercando senza sosta chi si è smarrito per sentieri contorti e senza meta. E grazie a Dio non mancano esperienze significative che testimoniano la forza trasformatrice del Vangelo. Penso al gesto di quello studente Dinka che, a costo della propria vita, protegge uno studente della tribù Nuer destinato ad essere ucciso. Penso a quella celebrazione eucaristica a Kitgum, nel Nord Uganda, allora insanguinato dalla ferocia di un gruppo di ribelli, quando un missionario fece ripetere alla gente le parole di Gesù sulla croce: « Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato? », come espressione del grido disperato dei fratelli e delle sorelle del Signore crocifisso. Quella celebrazione fu per la gente fonte di grande consolazione e tanto coraggio. E possiamo pensare a tante, innumerevoli testimonianze di come il Vangelo aiuta a superare le chiusure, i conflitti, il razzismo, il tribalismo, promuovendo dovunque e tra tutti, la riconciliazione, la fraternità e la condivisione ».
Sentiamoci anche noi missionari, con la vita e con la preghiera; sosteniamo quelli che sono in prima linea con la nostra collaborazione, ma soprattutto con la nostra testimonianza di vita.

Don Mario MORRA SDB

 

 

Publié dans : OMELIE, PREDICHE E ☻☻☻ |le 20 octobre, 2017 |Pas de Commentaires »

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