XXVI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO A) (01/10/2017)

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Voi, al contrario

don Luciano Cantini

XXVI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO A) (01/10/2017)

Che ve ne pare?
Più che una richiesta di parere, Gesù chiede di entrare nella parabola che sta per raccontare, lasciarsi coinvolgere dal racconto, scoprire le somiglianze con la nostra vita. Al termine del racconto la prima domanda: che ve ne pare, si esplicita in una seconda richiesta più puntuale: Chi dei due ha compiuto la volontà del padre?
Non si tratta di un racconto astratto, lontano dall’esperienza di ciascuno, ognuno vi può trovare tratti della propria esperienza, momenti del proprio vivere che ci ha portato a formulare il proverbio: tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare.
La volontà del padre
Tutti i giorni preghiamo dicendo sia fatta la tua volontà, eppure il modo con cui preghiamo queste parole sembra simile a colui che sta alla finestra a guardare come e chi compie quella volontà, senza un coinvolgimento, una assunzione di responsabilità.
“Io prego, perché il Signore mi dia la voglia di fare la sua volontà, o cerco i compromessi perché ho paura della volontà di Dio? Un’altra cosa: pregare per conoscere la volontà di Dio su di me e sulla mia vita, sulla decisione che devo prendere adesso… tante cose. Sul modo di gestire le cose… La preghiera per voler fare la volontà di Dio, e preghiera per conoscere la volontà di Dio. E quando conosco la volontà di Dio, anche la preghiera, per la terza volta: per farla. Per compiere quella volontà, che non è la mia, è quella di Lui. E non è facile” (Papa Francesco 27.01.2015).
“Non ne ho voglia”
La risposta iniziale alla richiesta del Padre è quella più facile; è facile dire sì come è facile dire no. Il sì mette subito la coscienza a posto qualsiasi sia la decisione successiva di fare o non fare; il no, proprio per la sua caratteristica negativa, è inquietante lascia agitati, si ripropone più volte finché non trova ragione nell’azione.
Non chiunque mi dice: «Signore, Signore», entrerà nel regno dei cieli, ma colui che fa la volontà del Padre mio che è nei cieli (Mt 7,21).
Il primo figlio, quello che aveva detto “Non ne ho voglia”, ha la caratteristica di ripensarci; è proprio questo ripensamento, che è centrale nella parabola, ad aprire al cambiamento. Ciò che da principio appare negativo si tramuta in positività, e viceversa. Chi nella considerazione altrui fa la brutta figura di essere negativo trova la forza del cambiamento.
I pubblicani e le prostitute
Non possiamo prendere a cuor leggero le parole del Signore sulla “precedenza”: l’evidenza del peccato non è discriminante. Gesù porta ad esempio coloro che peccano pubblicamente o le donne straniere che si prostituiscono (le figlie d’Israele erano lapidate), celebra la rottura tra il pensiero di Dio e quello degli uomini che si lasciano abbagliare dalle belle intenzioni che rimangono tali. Infatti l’uomo vede l’apparenza, ma il Signore vede il cuore (1Sam 16,7)
Non conta la cultura, i soldi o il potere politico o religioso, neppure la provenienza o la posizione sociale, a queste cose tiene l’uomo e diventano discriminanti, Dio non rifiuta nessuno, ma mette al primo posto coloro che normalmente sono scartati dal mondo. Nell’affermazione di Gesù, vi passano avanti nel regno di Dio, sono messi sotto accusa tutti gli equilibri su cui si basa la società umana. Gesù ristabilisce la dignità umana agli ultimi che ne sono stati privati dal modo comune di considerare la vita. Quanti no pratici sono nascosti agli occhi dell’opinione pubblica, quanti delitti e infamie si nascondono dietro il perbenismo.
Voi, al contrario
Abbiamo bisogno, nella Chiesa e nel nella nostra società, di cristiani che non nicchiano, che non si trastullino tra il sì e no, che non delegano, che non lasciano fare agli altri, che non si interessano, che non stanno sulla soglia della loro casa lasciando passare la storia davanti. A volte dobbiamo avere l’umiltà di guardare all’impegno di chi si dichiara non credente ma ha a cuore la vita degli altri. Domandiamoci a cosa serve una etichetta religiosa appiccicata alla nostra vita se ne manca l’impegno.
Quando al termine dell’Eucarestia si invita andate in pace, non significa che possiamo stare tranquilli perché abbiamo già fatto tutto. La pace nasce dall’inquietudine per il mondo che ci circonda che ha trovato nel Vangelo e nella Eucarestia la forza ispiratrice dell’agire quotidiano.

Publié dans : OMELIE, PREDICHE E ☻☻☻ |le 29 septembre, 2017 |Pas de Commentaires »

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