VIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO A) (26/02/2017)

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Nella prospettiva della Promessa

don Luciano Cantini

VIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO A) (26/02/2017)

Dio e la ricchezza
La nostra traduzione usa la parola ricchezza per spiegare il termine aramaico « mammona » riportato tale e quale nel testo greco. Il significato di mammona è più pregnante della semplice ricchezza perché esprime il senso di sicurezza che il denaro offre. Non è questione di quantità quanto di relazione.
Il denaro corrompe. Non c’è via d’uscita. Se tu scegli questa via del denaro alla fine sarai un corrotto. Il denaro ha questa seduzione di portarti, di farti scivolare lentamente nella tua perdizione. E per questo Gesù è tanto deciso: non puoi servire Dio e il denaro, non si può: o l’uno o l’altro. E questo non è comunismo, questo è Vangelo puro. Queste cose sono parola di Gesù (papa Francesco 20.9.13)
È sotto gli occhi di tutti il potere di corruzione del denaro, quanti imprenditori, politici e semplici cittadini sono corrotti dal denaro. Un tempo avevamo preso le banche come simbolo del nuovo tempio al dio denaro, mammona… in fondo il denaro è uno strumento di utilità, anche le banche sono utili, gli investimenti sono utili perché creano opportunità di lavoro, ma nel cuore dell’uomo degenerano, corrompono. Se osserviamo i sistemi economici di oggi vediamo quanta importanza è data al sistema finanziario, alla borsa più che al lavoro: mettere il gioco il denaro perché moltiplichi se stesso. La stessa cosa è vissuta tutti i giorni quando ci affidiamo a un « gratta e vinci » o ai pulsanti di una slot. È angosciante che in un quartiere come il nostro si trovino tre farmacie e otto sale di scommesse senza contare le salette dei bar e tabaccai. Sono queste i nuovi templi al Dio denaro.
Quando dunque abbiamo di che mangiare e di che coprirci, accontentiamoci. Quelli invece che vogliono arricchirsi, cadono nella tentazione, nell’inganno di molti desideri insensati e dannosi, che fanno affogare gli uomini nella rovina e nella perdizione. L’avidità del denaro infatti è la radice di tutti i mali; presi da questo desiderio, alcuni hanno deviato dalla fede e si sono procurati molti tormenti (1Tim 6,8-10)
Non preoccupatevi
Chi governa allora? Il denaro. Come governa? Con la frusta della paura, della disuguaglianza, della violenza economica, sociale, culturale e militare che genera sempre più violenza in una spirale discendente che sembra non finire mai. Quanto dolore e quanta paura! C’è un terrorismo di base che deriva dal controllo globale del denaro sulla terra e minaccia l’intera umanità (Papa Francesco 8.11.16)
Per ben sei volte è coniugato il verbo preoccuparsi. Non è questione di cibo o vestiti, è questione di libertà. Se ci lasciamo occupare prima (pre-occuparsi) dalle cose non c’è spazio per altro. Se le cose entrano nei nostri desideri perdiamo la libertà e il senso stesso della vita. I nostri nonni vivevano con la chiave di casa infilata nella porta, oggi abbiamo bisogno di porte di sicurezza e sistemi di allarme; per custodire le nostre « cose »: ci siamo separati dalle persone. Per non far rubare le nostre cose ci siamo rubati a noi stessi. Non è forse sintomatico della paura verso l’altro il surrogato che viene richiesto agli animali da compagnia?
Cosa succede al mondo di oggi che, quando avviene la bancarotta di una banca, immediatamente appaiono somme scandalose per salvarla, ma quando avviene questa bancarotta dell’umanità non c’è quasi una millesima parte per salvare quei fratelli che soffrono tanto? E così il Mediterraneo è diventato un cimitero, e non solo il Mediterraneo… molti cimiteri vicino ai muri, muri macchiati di sangue innocente (Papa Francesco 8.11.16).
Non valete forse più di loro?
Il rischio più grosso è il compromesso, il tenere il piede in due staffe, nascondendo con atteggiamenti religiosi la staffa su cui crediamo di avere maggiore sicurezza. Sembra invece che viviamo le molte cose della vita mettendo al centro noi stessi, o peggio i nostri interessi, come se Dio non ci fosse, come se non fossimo eredi di una Promessa a cui Dio si mantiene fedele (giustizia).
Osservate come crescono i gigli del campo: non è questione di contemplare la bellezza piuttosto la relazione con Dio, se osserviamo la complessità della natura, il tessuto sottile delle relazioni che inducono alla vita non possiamo che essere richiamati dall’Amore di Dio che a tutto provvede. Se guardiamo gli uccelli del cielo e i fiori di campo e poi contempliamo l’uomo e la sua storia, i suoi progressi, pur in mezzo a contraddizioni e peccati, non scopriamo le ricchezze del dono di Dio? E come non guardare al dono supremo del Figlio che condivide la nostra natura umana? Non farà molto di più per voi, gente di poca fede?
Non possiamo però fraintendere, Dio non è un parafulmine che fa scudo a ogni problema, non è una polizza di assicurazione. Quello che Dio fa per noi non è evitare le realtà e le angosce della vita piuttosto ci accompagna e sostiene; questa è l’esperienza di Cristo nella quotidianità della storia.
Cercare anzitutto il Regno è mettere noi, le nostre cose, la storia stessa nella prospettiva della Promessa.
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Publié dans : OMELIE, PREDICHE E ☻☻☻ |le 24 février, 2017 |Pas de Commentaires »

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