LA PENITENZA NEL NUOVO TESTAMENTO – Paolo VI

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LA PENITENZA NEL NUOVO TESTAMENTO

 Paolo VI *

Cristo, che nella sua vita fece sempre ciò che insegnò, prima di dare inizio al suo ministero, trascorse quaranta giorni e quaranta notti nella preghiera e nel digiuno. Inaugurò poi la sua missione pubblica con un messaggio colmo di gioia: Il regno di Dio è vicino; ma aggiunse subito il comando: Fate penitenza e credete al Vangelo (Mc. 1,15). Si può dire che queste parole sono come il compendio di tutta la vita cristiana. Non si può accedere al regno di Cristo se non per mezzo della metànoia, cioè attraverso quell’intimo e totale cambiamento e rinnovamento dell’uomo, dei suoi pensieri, giudizi, modi di vivere. Questo rinnovamento si attua nell’uomo alla luce della santità ‘e dell’amore di Dio, che negli ultimi tempi si sono manifestate e comunicate a noi in pienezza nel Figlio. L’invito del Figlio di Dio alla metànoia ci stimola in modo più incalzante, in quanto egli non solo ce la predica, ma ce ne offre l’esempio in se stesso. Cristo infatti è modello supremo per coloro che fanno penitenza, lui che volle portare la pena non per il suo peccato, ma per quello degli altri. Dinanzi a Cristo, l’uomo viene illuminato da una luce nuova e, riconoscendo la santità di Dio, prende coscienza della gravità del peccato. La parola di Cristo gli trasmette il messaggio che invita a ritornare a Dio, e gli concede il perdono dei peccati. L’uomo riceve in pienezza questi doni nel battesimo, che lo configura alla passione, alla morte e alla risurrezione del Signore. Tutta la vita del battezzato si pone così sotto il sigillo di questo mistero. Dunque ogni cristiano, seguendo il Maestro, deve rinnegare se stesso, prendere la sua croce e partecipare alle sofferenze di Cristo. Trasformato così ad immagine della sua morte, è reso capace di meritare la gloria della risurrezione. Sempre al seguito del Maestro, deve vivere non più per sé, ma per Dio che lo ha amato e ha dato se stesso per lui; deve vivere anche per ,i suoi fratelli «per completare nella sua carne ciò che manca ai patimenti di Cristo, a vantaggio del suo corpo che è la Chiesa» (Cfr. Col. I, 24). Inoltre, poiché la Chiesa è legata a Cristo con un vincolo strettissimo, la penitenza del singolo cristiano ha un suo intimo rapporto con tutta la comunità ecclesiale. Infatti non solo per mezzo del battesimo egli riceve nella Chiesa il dono fondamentale della metànoia, ma sempre nella Chiesa, questo dono viene rinnovato e rafforzato, per mezzo del sacramento della penitenza, in quelle membra del corpo di Cristo che sono cadute in peccato. «Coloro che si accostano al sacramento della penitenza, ricevono dalla misericordia di Dio il perdono dell’offesa che gli hanno fatto e, nello stesso tempo, si riconciliano con la Chiesa che è stata ferita dal loro peccato e che coopera alla loro conversione con l’amore, l’esempio e la preghiera» (Cfr. Lumen Gentium, n. 11). E’ nella Chiesa infine che la piccola opera penitenziale, imposta ad ognuno nel sacramento, viene resa partecipe in modo speciale dell’infinita espiazione di Cristo. Il penitente poi, per una disposizione generale della Chiesa, può intimamente unire alla soddisfazione sacramentale tutto ciò che fa, soffre e sopporta. Così, il dovere di portare sempre la morte del Signore nel corpo e nell’anima, investe in ogni momento e in ogni aspetto tutta la vita del cristiano.

* Constitutio Apostolica « Paenitemini» – A.A.S. LVIII, 1966 pp. 179-180.

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