OMELIA PER IL 28 FEBBRAIO 2001 – MERCOLEDÌ DELLE CENERI – TOTUSTUUS

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OMELIA PER IL 28 FEBBRAIO 2001 – MERCOLEDÌ DELLE CENERI – TOTUSTUUS 

(le letture corrispondono con quele di domani)

NESSO TRA LE LETTURE « Vi supplichiamo, in nome di Cristo: lasciatevi riconciliare con Dio », ci esorta san Paolo nella seconda lettura (2Cor 5,20). Riconciliazione è parola chiave nella liturgia del mercoledì delle ceneri. Riconciliazione significa cambiamento « a partire dall’altro », per questo, implica la conversione a Dio e a partire da Dio, alla quale chiama il profeta Gioele nella prima lettura: « Tornate al Signore, vostro Dio ». Gesù nel vangelo interiorizza le pratiche religiose e penitenziali del giudaismo: l’elemosina deve essere nascosta; il digiuno, gioioso; e la preghiera, umile. « E il Padre, che vede ciò che è nascosto, ti ricompenserà ».

MESSAGGIO DOTTRINALE LA PRIORITÀ DEL CUORE. Con il termine cuore si vuol dire l’interiorità, non in opposizione, ma come origine di ogni azione esteriore di riconciliazione e penitenza. Per questo, non parliamo di esclusività, ma di priorità. Con una espressione molto efficace, il profeta Gioele propende per codesta priorità: « Stracciate il vostro cuore, non le vostre vesti » (prima lettura). È evidente che il profeta non intende l’espressione in modo escludente, giacché nel versetto 15 continua: « Promulgate un digiuno, purificate la comunità, tra l’atrio e l’altare piangano i sacerdoti », tutte azioni esteriori. Il testo evangelico pone davanti ai nostri occhi Gesù, che porta al massimo grado di interiorità le tre pratiche tipiche della religione giudaica – e possiamo dire di ogni religione, compresa quella cristiana: 1) l’elemosina, che oggi potremmo tradurre con carità, solidarietà, assistenza sociale, volontariato, cioè, tutte le forme possibili di aiuto al bisognoso. Gesù ci insegna lo stile proprio di fare carità: in segreto, senza alcuna ostentazione, cercando unicamente di compiacere Dio e di compiere nel mondo la sua santissima volontà. 2) La preghiera, cioè, tutto l’insieme di attività spirituali che legano l’uomo intimamente a Dio. Dalla santa Messa alla preghiera privata, dalla meditazione all’orazione liturgica, dal sacramento della penitenza alle diverse forme di religiosità popolare. Per il cristiano ciò che conta è che, qualsiasi sia l’attività spirituale, sia un vero incontro con Dio Padre nell’intimità del cuore. 3) Il digiuno, ossia, tutto ciò che implichi rinuncia a se stesso, distacco da sé per guadagnare in disponibilità nei confronti di Dio e del prossimo. Possono essere i sacrifici volontari, le piccole noie della vita di ogni giorno, l’assumere con decisione e coraggio le prove della vita, la lotta costante e coraggiosa contro le tentazioni… Qui ciò che importa è la gioia spirituale con cui si affrontano tutte queste situazioni, una gioia che si ripercuote nell’atteggiamento e nel comportamento verso Dio e verso gli uomini.

MINISTRI DI RICONCILIAZIONE. « Siamo ambasciatori di Cristo, ed è come se Dio stesso vi esortasse per mezzo di noi », ci dice san Paolo nella seconda lettura, ed aggiunge: « Giacché siamo suoi collaboratori, vi esortiamo a non accogliere invano la grazia di Dio ». San Paolo ci mostra la dimensione ecclesiale della riconciliazione. È Dio che pone nel cuore dell’uomo il dono della riconciliazione (lasciatevi riconciliare da Dio), ed è l’uomo colui che lo accoglie (o lo rifiuta), ma la Chiesa è lo strumento scelto dallo stesso Dio affinché ci ricordi, per mezzo dei suoi ministri, questo dono straordinario, ed è allo stesso tempo la mediatrice voluta da Dio di ogni riconciliazione. Per questo, per la Chiesa è un’esigenza della sua fedeltà a Dio tanto il predicare dovunque e in tutti i modi possibili la riconciliazione con Dio e tra gli uomini, quanto l’amministrare efficacemente codesta riconciliazione per mezzo del sacramento della penitenza e del perdono. La liturgia di oggi è un avvertimento nitido ai vescovi e ai sacerdoti, affinché siamo sempre preparati a promuovere la riconciliazione, e disponibili a riconciliare l’uomo con Dio e con i suoi fratelli per mezzo del sacramento.

SUGGERIMENTI PASTORALI GLOBALIZZARE LA RICONCILIAZIONE. Con questo termine si cerca di estendere la riconciliazione a tutti gli uomini, in tutte le latitudini e in qualsiasi strato della società. Come cattolici, dobbiamo riconciliarci innanzitutto con noi stessi, con la nostra coscienza posta davanti a Dio e alla sua volontà. Allo stesso tempo, dobbiamo cercare la riconciliazione entro la stessa Chiesa cattolica, dato che una persona o una comunità non riconciliate non potranno nemmeno riconciliare altri. Sotto l’impulso e la guida del Santo Padre e dei nostri Vescovi, dobbiamo promuovere la riconciliazione con tutte le comunità cristiane separate della Chiesa cattolica: con la nostra preghiera, con la nostra testimonianza, con la nostra solidarietà., con il nostro aiuto materiale o spirituale. Si deve promuovere allo stesso modo la riconciliazione con i membri di altre religioni (ebrei, musulmani, buddisti, induisti,…). È probabile che entro le nostre stesse parrocchie ci siano membri di altre Chiese cristiane, o di altre religioni: dovrà iniziare per mezzo loro l’impulso e il desiderio di riconciliazione. Come? Cercando di realizzare le forme che i nostri vescovi o parroci ci segnalano: ma altresì, lo Spirito ispirerà a ciascuno altri modi concreti, personali o collettivi. La riconciliazione globale comprende tutti i settori della vita, oltre a quello religioso: riconciliazione del Nord più sviluppato e del Sud, che lo è di meno, a livello mondiale o a livello nazionale; riconciliazione tra laici, non poche volte ostili ad ogni senso religioso, e credenti, che a volte esagerano i comportamenti laici; riconciliazione tra gli emigrati, provenienti da paesi in guerra o in condizioni economiche minime, e gli abitanti dei paesi che li accolgono; riconciliazione negli stadi di calcio tra i tifosi di una squadra o dell’altra, della squadra nazionale di diversi paesi… Una cosa inoltre resti chiara: la globalizzazione della riconciliazione esclude qualsiasi conseguenza negativa.

LA RICONCILIAZIONE PERMANENTE. Il fenomeno della globalizzazione reclama una riconciliazione permanente, in costante riciclaggio. L’uomo, le comunità umane non si riconciliano una volta per sempre, ma hanno necessità di mantenersi in atteggiamento continuo di riconciliazione. Nella riconciliazione succede la stessa cosa che accade in amore: se non lo si alimenta, si raffredda, diventa abitudine, e muore. Giorno dopo giorno si deve rinnovare l’atteggiamento dell’anima verso la riconciliazione, e ci si deve esercitare in atti di riconciliazione, per quanto siano piccoli, per mantenerla viva e per farla crescere. Quante occasioni hai al giorno di praticare la riconciliazione? Non lo so, ma sicuramente più di una. Non lasciarla passare. Traine profitto. Per giungere a creare nell’anima un atteggiamento di riconciliazione, si richiede di averla praticata, senza stancarsi, in molte occasioni. Perché non riflettere, al termine della giornata, se hai avuto qualche opportunità di riconciliarti con Dio, perché hai commesso qualche mancanza, o sei stato meno generoso con Lui? Se hai avuto qualche occasione di praticare la riconciliazione con gli altri (familiari, vicini, emigranti, cristiani di altre Chiese, mendicanti…) e se hai saputo approfittarne? Una riflessione che può cambiare abbastanza la tua vita e quella di chi ti sta intorno!

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