CAPITOLO PRIMO – LA PERSONALITÀ DI SAULO/PAOLO

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CAPITOLO PRIMO – LA PERSONALITÀ DI SAULO/PAOLO

Carlo Ghidelli  – Arcivescovo di Lanciano – Orlona

Fin dall’inizio del nostro cammino penso sia utile delineare, sia pure a grandi tratti, la personalità di Paolo apostolo: una personalità certamente poliedrica e complessa, che tuttavia si lascia « leggere » anche da noi, dal momento che egli ha trovato in Cristo il centro unificatore di tutte le sue passioni, di tutte le sue esperienze. Il suo « biglietto da visita » lo troviamo in Filippesi 3,5-7. Se parlo di « passioni » lo faccio di proposito perché Saulo, diventato Paolo, non ha certamente cambiato temperamento o carattere ma, con l’aiuto della grazia, ha saputo orientare tutte le sue energie fisiche e spirituali verso una nuova meta: conquistare Cristo dopo essere stato conquistato da Cristo (cfr. Fil3,8). Sta tutto qui il segreto della felicità per ogni essere umano: cercare e possibilmente trovare un centro unificato re attorno al quale far girare tutta la propria vita. Allora tutto, o quasi tutto, diventa più chiaro, tutto finisce col piacere e riusciamo a superare anche le prove più terribili che immancabilmente la vita riserva. I tratti della personalità di Paolo mi sembra di poterli riassumere così: anzitutto egli era una persona estremamente volitiva. Solo una persona come lui poteva reggere all’urto subito a Damasco, dove la sua umanità è stata messa a dura prova. Qui però emerge anche la sua grande onestà; gli premeva mettersi a servizio della verità e ora, avendola scoperta, si sente in dovere di cambiare strada: questa è onestà a prova di bomba. Questa forza di volontà Paolo la esprime anche quando entra in polemica con i suoi avversari, non certo per odio verso di loro, ma piuttosto per un amore incondizionato alla verità. Di questo amore Paolo è testimone credibile. Infatti, esortando i cristiani di Efeso a costruire la Chiesa nell’unità, scrive: «Questo affinché non siamo più come fanciulli sballottati dalle onde e portati qua e là da qualsiasi vento di dottrina, secondo l’inganno degli uomini, con quella astuzia che tende a trarre nell’errore. Al contrario, vivendo secondo la verità nella carità, cerchiamo di crescere in ogni cosa verso di lui, che è il capo, Cristo»(Ef 4,14-15). «Fare la verità nella carità»: così suona il testo greco che potrebbe essere tradotto « inverare la carità », o ancora « vivere nell’amore autentico », nel senso che questi due sommi valori non possono vivere l’uno senza l’altro. In secondo luogo a Paolo dobbiamo riconoscere un temperamento passionale: direi che lo è stato nel bene e nel male. Riferendosi al suo passato scrive: «lo che per l’innanzi ero stato un bestemmiatore, un persecutore e un violento» (1Tm 1,13). Ebbene, la violenza di un tempo Paolo l’ha poi messa a servizio del Vangelo, dimostrando di saper sopportare le prove più tremende (si veda ad esempio 2Cor 11,16 ss.). È proprio per questo suo temperamento passionale che l’apostolo delle genti ha speso il resto dei suoi anni in una serie interminabile di viaggi missionari, che ne caratterizzano il servizio apostolico. Attraverso gli scritti di Paolo possiamo rilevare una persona dall’intelligenza veramente eccezionale: all’occorrenza egli sa entrare in polemica con gli avversari, negatori della verità, come sa discorrere serenamente con chi è disposto al dialogo per amore della verità; sa interpretare correttamente le profezie dell’Antico Testamento mostrandone l’attualizzazione in Cristo, come sa dimostrare la ragionevolezza del credere in Cristo e la libertà dell’atto di fede; sa confutare chi pretende di dire la verità mentre sta seminando menzogna e zizzania, come sa esortare con la parola ma anche e soprattutto con l’esempio di una vita totalmente dedita al Vangelo; sa scrivere pagine di alta ispirazione poetica, come sa addentrarsi in discussioni teologiche specialistiche. Intelligenza acuta, quella di Paolo: dono di natura e di grazia, difficilmente eguagliabile, che egli ha saputo finalmente mettere a servizio della verità. Infine Paolo ha dimostrato di essere un amico fedele: mi si passi questa espressione. Intendo dire che, una volta conosciuto Cristo Signore attraverso una rivelazione dal carattere miracoloso, egli non ha mai cessato di coltivare questa amicizia straordinària, e di onoraria anche a costo di pagare di persona: lo ha dimostrato in diverse circostanze fino al martirio. A questo proposito è molto bello ascoltare la sua testimonianza diretta: « Quanto a me, il mio sangue sta per essere sparso in libagione ed è giunto il momento di sciogliere le vele. Ho combattuto la buona battaglia, ho terminato la mia corsa, ho conservato la fede. Ora mi resta solo la corona di giustizia che il Signore, giusto giudice, mi consegnerà in quel giorno» (2Tm 4,6-8). Parole estremamente lucide, quasi una profezia di quanto accadrà, non molti anni dopo, a Roma, quando sarà decapitato (intorno all’anno 64), degno compagno di Pietro: il loro sangue infatti, versato per amore di Cristo, è stato seme fecondo per la Chiesa di Roma. Con queste pennellate essenziali penso di aver colto e presentato un po’ anche la psicologia di Paolo, cioè qualcosa del suo modo di essere e di vivere, qualcosa del suo modo di pensare e di parlare, qualcosa del suo modo di agire e di reagire, qualcosa del suo modo di amare e di « odiare »: tutto questo emerge – e non può non emergere – dai suoi scritti perché questi, lo si voglia o no, tradiscono in modo evidente la psicologia dell’autore. 

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