S. GIOVANNI DELLA CROCE CANTICO SPIRITUALE “B” (memoria 14 dicembre)

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S. GIOVANNI DELLA CROCE CANTICO SPIRITUALE “B”

STROFA 1
1. Dove ti sei nascosto, Amato?
Sola qui, gemente, mi hai lasciata!
Come il cervo fuggisti,
dopo avermi ferita;
gridando t’inseguii: eri sparito!
1-
2- In questa prima strofa, l’anima innamorata del Verbo Figlio di Dio, suo Sposo, desiderando unirsi con Lui mediante la visione chiara ed essenziale, espone le sue ansie d’amore, lamentandosi con Lui della sua assenza. E ciò specialmente perché, essendo ferita dall’amore suo per mezzo del quale è uscita da tutte le cose create e da se stessa, deve ancora soffrire l’assenza dell’Amato, dal momento che Egli non la discioglie dalla carne mortale per renderle possibile di goderlo nella gloria dell’eternità.
Perciò dice: Dove ti nascondesti?
3- Come se dicesse: Verbo, Sposo mio, mostrami il luogo dove stai nascosto. Con queste parole gli chiede la manifestazione della sua divina essenza, perché il luogo dove il Figlio di Dio sta nascosto, è come dice S. Giovanni (1,18), il seno del Padre, cioè l’essenza divina, la quale è lontana e nascosta ad ogni occhio mortale e ad ogni intelletto. Ciò volle dire Isaia quando affermò: Veramente tu sei un Dio nascosto (45,15).
Qui è bene notare come per quanto siano elevate le comunicazioni e gli atti delle divine presenze, alte e sublimi le notizie di Dio che l’anima ha in questa vita, tutto ciò non è essenzialmente Dio né ha a che vedere con Lui, poiché invero Egli è ancora nascosto all’anima. È necessario perciò che essa lo stimi superiore a tutte queste grandezze, lo creda nascosto e lo cerchi come tale dicendo: Dove ti nascondesti?
Poiché né l’alta comunicazione né la presenza sensibile sono indizio maggiore della sua presenza per grazia, né la mancanza di tutto ciò nell’anima ne indica l’assenza perciò il Profeta Giobbe dice: Se verrà a me, non lo vedrò; e se mi fuggirà non me ne accorgerò (9,11).
4- Queste parole ci fanno intendere come, se percepisce qualche grande comunicazione, notizia divina o qualche altro sentimento, l’anima non deve credere che ciò sia vedere chiaramente o possedere essenzialmente Dio, né pensare di essere più in Lui, per quanto grande esso sia. Se tutte queste comunicazioni sensibili e intellegibili le vengono a mancare ed essa rimanesse arida, tra le tenebre e priva di aiuto, non deve credere perciò che le manchi Dio, poiché realmente nel primo caso non può sapere con certezza di essere in grazia di Dio, e nel secondo di esserne priva, secondo quanto afferma il Savio: Nessun uomo mortale può sapere se sia degno di amore o di odio davanti a Dio (Qo 9,1).
Pertanto scopo principale dell’anima nel verso presente non è soltanto quello di chiedere solo la devozione affettiva e sensibile, in cui non v’è né la certezza né la chiarezza del possesso dello Sposo in questa vita, ma specialmente quello di domandare la presenza e la chiara visione della sua essenza con cui desidera di essere assicurata e soddisfatta nella gloria.
5- Proprio questo vuole affermare la sposa nel Cantico (1,6) allorché, desiderando di unirsi con la divinità del Verbo suo Sposo, la chiede al Padre: Mostrami dove ti pasci e dove ti riposi sul mezzogiorno. Chiedendogli dove si pasca, gli domanda di mostrarle l’essenza del Verbo divino, poiché il Padre non si pasce in altra cosa che nell’unico suo Figlio, che è la sua gloria. Pregando che le mostri dove riposa, gli chiede la stessa cosa, giacché il Padre non riposa né sta in altro luogo che nel suo unico Figlio, unica sua delizia, nel quale riposa comunicandogli tutta la sua essenza, sul mezzogiorno, cioè nell’eternità, dove sempre lo ha generato e sempre lo genera. Dunque il Verbo divino dove il Padre si pasce con gloria infinita e questo petto [letto] fiorito dove Egli prende riposo con immenso diletto amoroso, nascosto ad ogni creatura mortale, chiede qui l’anima sposa quando dice: Dove ti nascondesti?
6- Affinché quest’anima sitibonda nella vita presente riesca a trovare il suo Sposo e unirsi con Lui per unione di amore, secondo quanto è possibile, e mitighi la sua sete almeno con una goccia che di Lui si può gustare in terra, sarà bene che io risponda a quello che ella chiede allo Sposo. Sostituendomi a Lui, le mostrerò il luogo più sicuro dove Egli si nasconde, perché sicuramente ve lo trovi con la maggiore perfezione e con il maggior sapore possibile in questa vita, e così non incomincerà ad andare vagando inutilmente dietro le orme delle sue compagne.
A tale scopo c’è da notare che il Verbo Figlio di Dio, insieme con il Padre e con lo Spirito Santo, se ne sta essenzialmente nascosto nell’interno [nell'intimo centro “A”] dell’anima. Quindi l’anima che vuol trovarlo, deve allontanarsi secondo l’affetto e la volontà da tutte le cose create e ritirarsi in sommo raccoglimento dentro di sé come se tutto il resto non esistesse. Perciò S. Agostino dice nei Soliloqui [Pseudo-Agostino, Soliloquiorum animæ ad Deum liber unus, c. 30, ML 40, 888] parlando con Dio: Non ti trovavo, o Signore, di fuori, perché fuori cercavo male te che stavi dentro.
Dio dunque è nascosto nell’anima, dove il bravo contemplativo deve cercarlo: Dove ti nascondesti?
7- O anima bellissima fra tutte le creature, che desideri tanto conoscere il luogo dove si trova il tuo Diletto, per trovarlo ed unirti a Lui! Ormai ti è stato detto che tu stessa sei il luogo in cui Egli dimora e il nascondiglio dove si cela. Tu puoi grandemente rallegrarti sapendo che tutto il tuo bene e l’intera tua speranza è così vicina a te da abitare dentro di te o, per dire meglio, che tu non puoi stare senza di Lui: Sappiate – dice lo Sposo – che il regno di Dio è dentro di voi (Lc 17,21) e il suo servo, l’apostolo S. Paolo soggiunge: Voi siete il tempio di Dio (2Cor 6,16).
8- È grande conforto per l’anima sapere che Dio non le viene mai meno, anche se essa è in peccato mortale; quanto meno Egli abbandonerà quella che è in grazia!
Che vuoi di più, o anima, e perché cerchi ancora fuori di te, dal momento che hai dentro di te le tue ricchezze, i tuoi diletti, la tua soddisfazione, la tua abbondanza e il tuo regno, cioè l’Amato, che tu desideri e brami? Gioisci e rallegrati con Lui nel tuo raccoglimento interiore, perché lo hai così vicino! Qui desideralo, adoralo, senza andare a cercarlo altrove, poiché ti distrarresti, ti stancheresti senza poterlo né trovare né godere con maggiore certezza e celerità, né averlo più vicino che dentro di te. Vi è un’unica difficoltà e cioè che, pur essendo dentro di te, se ne sta nascosto; però è già molto se si conosce il luogo dove sta nascosto per cercarlo con la certezza di trovarlo. È quanto tu, o anima, chiedi allorché con affetto di amore dici: Dove ti nascondesti?
9- Tuttavia mi puoi dire: se l’Amato dell’anima mia è dentro di me, perché non lo trovo e non lo sento?
Ciò accade perché Egli se ne sta nascosto e tu non ti nascondi per trovarlo e per sentirlo. Infatti chi vuol trovare una cosa nascosta deve entrare fino al nascondiglio dove quella si trova e, quando la trova, anch’egli è nascosto con lei. Dunque poiché il tuo Sposo amato è il tesoro nascosto nel campo dell’anima tua, per il qual tesoro l’astuto mercante vendette tutti i suoi beni (Mt 13,44) sarà necessario che tu, per trovarlo, dimenticando tutte le cose e allontanandoti da tutte le creature ti rifugi nel nascondiglio interiore del tuo spirito (Mt 6,6) e serrata la porta dietro di te, vale a dire chiusa la tua volontà a tutte le cose, preghi occultamente il Padre tuo (Ibid.). Allora, rimanendo nascosta con Lui, lo sentirai e lo amerai di nascosto, lo godrai e ti diletterai con Lui di nascosto, ossia in maniera superiore ad ogni espressione e sentimento umano.
10- Orsù, anima bella, poiché ora sai che il Diletto tanto desiderato dimora nascosto nel tuo seno, procura di essere bene nascosta con Lui e così lo abbraccerai e lo sentirai con affetto d’amore nel tuo seno. Ricordati che Egli ti invita a questo nascondiglio per mezzo di Isaia il quale dice: Vai, entra nel tuo nascondiglio chiudi dietro di te le tue porte, cioè tutte le tue potenze a tutte le creature, nasconditi per un momento (26,20), vale a dire per questo momento della vita temporale. Poiché se nella brevità della vita presente, come dice il Savio, tu, anima fortunata, custodirai con ogni cura il tuo cuore (Pr 4,23), indubbiamente il Signore ti concederà quanto promette per mezzo di Isaia: Ti darò gli occulti tesori e ti svelerò la sostanza dei segreti e dei misteri (45,3), sostanza la quale è Dio stesso, poiché Egli è la sostanza e il concetto della fede, e questa è il segreto e il mistero. Quando verrà rivelato e manifestato quanto la fede ci tiene nascosto, cioè la perfezione di Dio, come dice S. Paolo (1Cor 13,10), allora all’anima sarà manifestata la sostanza dei misteri segreti.
Anche se in questa vita, per quanto si nasconda, l’anima non può giungere mai a conoscere le profondità come nell’altra, tuttavia, se come Mosè si rifugerà nella caverna della pietra (Es 33,22-23), cioè nell’imitazione vera della vita del Figlio di Dio, suo Sposo, con l’aiuto della destra di Dio, meriterà di vedere le spalle di Lui, vale a dire di raggiungere in terra tanta perfezione da unirsi e trasformarsi per amore nel Figlio di Dio, suo Sposo. In tal modo ella si sente tanto unita con Lui e così sapientemente istruita nei suoi misteri che per quanto riguarda la conoscenza di Lui in questa vita, non ha bisogno di dire: Dove ti nascondesti?
11- È già stato detto, o anima, il metodo che ti conviene seguire per trovare lo Sposo nel tuo nascondiglio. Ma se vuoi che io te lo ripeta, ascolta una parola ricca di sostanza e di verità inaccessibile: cercalo con fede e con amore, senza cercare soddisfazione in cosa alcuna, e senza desiderare di gustarla e intenderla fuori di quanto è necessario; queste due cose, come la guida del cieco, ti condurranno per vie a te ignote, al nascondiglio di Dio. Infatti la fede, cioè il segreto di cui si è parlato, è simile alle gambe delle quali l’anima si serve per andare verso Dio, e l’amore è la guida che ve la conduce, di modo che, trattando i misteri e i segreti della fede, meriterà che l’amore le manifesti quello che tale virtù racchiude in sé, vale a dire lo Sposo che ella desidera in terra per mezzo della grazia speciale dell’unione divina e in cielo per mezzo della gloria essenziale, godendo non più nascostamente, ma faccia a faccia.
Intanto, quantunque l’anima arrivi a tale unione, che è lo stato più alto a cui si può giungere in questa vita, poiché lo Sposo è nascosto nel seno del Padre, dove desidera goderlo nell’altra, ella continua a dire: Dove ti nascondesti?
12- Fai molto bene, o anima, a cercarlo sempre nascosto, poiché facendo così glorifichi Dio e ti avvicini molto a Lui stimandolo per l’essere più alto e profondo di tutti quelli che tu puoi raggiungere. Non ti fermare quindi né molto né poco in ciò che le tue potenze possono comprendere, vale a dire, non ti volere mai appagare di ciò che puoi intendere di Dio, ma piuttosto di ciò che di Lui non puoi capire. Non ti fermare mai nell’amore e nel diletto di ciò che intendi e senti di Dio, ama e dilettati solo in ciò che di Lui non puoi né intendere né sentire: questo vuol dire cercarlo in fede. Essendo Dio inaccessibile e nascosto, come è stato detto, anche se ti sembra di trovarlo, di sentirlo e di capirlo, lo devi ritenere sempre per nascosto e come tale lo devi servire in occulto. Non voler essere come i molti insipienti i quali, avendo un concetto volgare di Dio, allorché non lo intendono, non lo gustano e non lo sentono, credono che Egli sia lontano e nascosto, mentre è piuttosto vero il contrario e cioè che quanto meno distintamente l’intendono, più si accostano a Lui, poiché come dice il Profeta David: Pose il suo nascondiglio nelle tenebre (Sal 17,12). Così avvicinandoti a Lui, il tuo occhio fiacco deve necessariamente essere colpito dalle tenebre.
Dunque fai molto bene in ogni tempo, sia nelle avversità che nelle prosperità spirituali o temporali, a considerare Dio come nascosto e ad invocarlo dicendo: Dove ti nascondesti?, …… in gemiti lasciandomi, o Diletto?
13- Lo chiama Diletto per commuoverlo e spingerlo ad esaudire la sua preghiera poiché, se è amato, il Signore con grande facilità ascolta la preghiera di chi lo ama. Lo dice Egli stesso in S. Giovanni: Se rimarrete in me, chiedete ciò che volete e vi sarà dato (15,7). L’anima quindi lo può chiamare veramente Amato allorché dimora interamente con Lui, non avendo il cuore attaccato ad altra cosa all’infuori di Lui e volgendo ordinariamente a Lui il pensiero. Perciò Dalila dice a Sansone, il cui affetto era privo di ciò: Come puoi dire di amarmi, mentre il tuo animo è lontano da me? (Gd 16,15), animo che include il pensiero e l’affetto.
Dunque alcuni chiamano Amato il loro Sposo, ma non lo amano veramente, poiché il loro cuore non è tutto per Lui e quindi la loro richiesta non ha molto valore al cospetto di Dio e non viene esaudita finché perseverando nella loro orazione, non riescono ad intrattenere a lungo in Lui il loro animo e a stabilirvi il cuore con affetto totale, perché dal Signore niente si ottiene se non per mezzo dell’amore.
14- Riguardo a quanto l’anima dice subito: In gemiti lasciandomi, bisogna notare come l’assenza dell’Amato causa un gemito continuo nell’amante poiché, dato che ama solo Lui, all’infuori di Lui non trova alcun riposo e sollievo. Indizio certo per sapere se uno ama veramente Dio è quindi quello di vedere se si contenta di cose inferiori a Lui.
Ma cosa dico: – si contenta? Poiché anche se possedesse tutte le cose insieme, non sarebbe soddisfatto; anzi, la sua soddisfazione sarebbe minore, quanto maggiori fossero le cose possedute, poiché il cuore non si contenta di possedere le cose, ma di essere privo di tutto e povero di spirito. Giacché in questa povertà consiste la perfezione dell’amore in cui si ha il possesso di Dio con vincolo stretto e con grazia speciale, l’anima, una volta che l’abbia raggiunta, vive in terra con una certa soddisfazione, che però non è sazietà piena, simile a David il quale, pur essendo tanto perfetto, aspettava di essere soddisfatto in cielo dicendo: Mi sazierò quando apparirà la tua gloria (Sal 16,15).
Perciò la pace, la tranquillità e la soddisfazione del cuore, a cui può giungere in terra, non sono sufficienti perché l’anima cessi di emettere nell’intimo qualche gemito, anche se pacifico e non penoso, prodotto dalla speranza di ciò che le manca. Il gemito infatti è congiunto alla speranza, come quello che, al dire di S. Paolo, emettevano lui e gli altri, quantunque perfetti: Noi stessi, che godiamo le primizie dello spirito, gemiamo dentro di noi, aspettando l’adozione dei figli di Dio ( Rm 8,23).
Tale gemito quindi emette l’anima nel suo cuore innamorato, poiché il gemito scaturisce colà dove si ha la ferita d’amore. Ella grida sempre addolorata per la mancanza dello Sposo, specialmente se, dopo aver gustato qualche dolce e saporosa sua comunicazione, improvvisamente si trova arida e sola.
Perciò soggiunge: Come il cervo fuggisti.
15- C’è da osservare che nel Cantico (2,9) la sposa paragona lo Sposo al cervo e alla capra selvatica dicendo: Il mio Amato è simile alla capra e al figlio dei cervi. Afferma ciò non solo perché, come il cervo, egli se ne sta remoto, solitario ed evita la compagnia, ma anche a causa della velocità con cui l’Amato si nasconde e si mostra durante le visite che fa alle anime devote per ricrearle e animarle e negli smarrimenti e nelle assenze che fa percepire ad esse dopo tali visite per provarle e ammaestrarle. E così fa in modo che esse ne sentano più dolorosamente l’assenza, secondo quanto fa intravedere l’anima quando dice: Dopo avermi ferito,
16- come se dicesse: Non mi basta la pena e il dolore che ordinariamente soffro per la tua assenza poiché, dopo avermi ferito di più d’amore con la tua freccia ed avermi accresciuto la passione e il desiderio della tua vista, fuggi con leggerezza di un cervo e non ti lasci prendere neppure per un istante.
17- Per spiegare maggiormente questo verso è bene notare come, oltre a molti altri generi di visite che Dio fa all’anima, mediante le quali la piaga ed eleva in amore, Egli suole accordarle anche alcuni tocchi d’amore i quali, come saette di fuoco, la feriscono e la trapassano, lasciandola cauterizzata con fuoco amoroso. Queste vengono dette con proprietà ferite d’amore e di esse parla ora l’anima. Esse accendono tanto in affetto la volontà, da fare in modo che l’anima bruci nel fuoco ardente di amore talché le sembra di consumarsi in quella fiamma, la quale la fa uscire fuori di sé, rinnovare tutta e passare ad un nuovo modo di essere, simile alla fenice che brucia e rinasce di nuovo. Parlando della cosa David dice: il mio cuore si infiammò; i miei reni si cambiarono, io fui annichilito e non seppi. (Sal 72,21-22).
18- Gli appetiti e gli affetti che il Profeta comprende sotto il termine di reni, si commuovono tutti, mutandosi in divini durante quell’incendio amoroso del cuore, e l’anima per amore si riduce a niente, non sapendo null’altro che amare. Avviene ora il cambiamento dei reni, accompagnato da un grande tormento ansioso di vedere Dio, in modo che all’anima sembra intollerabile il rigore usato dall’amore con lei. Le accade ciò non perché è stata ferita dal Signore (infatti ella ritiene salutari queste ferite d’amore), ma perché è stata lasciata in preda alla sofferenza, mentre avrebbe dovuto ferirla a morte, onde potersi unire con Lui nella chiara visione dell’amore perfetto.
19- Pertanto, per mettere in risalto il suo dolore, ella dice: Dopo avermi ferita, cioè, dopo avermi lasciata così ferita da morire per amor tuo, ti sei nascosto con la velocità del cervo. Questo dolore è così forte, perché in quella ferita d’amore ricevuta da Dio, l’anima con velocità sublime dirige l’affetto della volontà verso il possesso dell’Amato di cui ha sentito il tocco. Con la stessa velocità però ne percepisce e si accorge che in terra non lo può possedere come desidera. Al tempo stesso questa assenza le fa emettere un gemito, poiché le visite di cui si parla non sono come le altre in cui Dio solleva l’anima e la rende contenta; esse vengono fatte per ferire più che per sanare, per affliggere più che per recare sollievo, poiché servono per avvivare la notizia, per accrescere il desiderio e quindi l’ansia dolorosa di vedere Dio.
Queste, che vengono dette ferite spirituali di amore, sono molto gustose e desiderabili per l’anima, la quale quindi vorrebbe morire mille volte sotto i colpi di questa lancia, perché la fanno uscire da sé e penetrare in Dio. Parla della cosa il verso che segue: ti uscii dietro gridando: ti eri involato.
20- Nessuno, se non chi le ha inflitte, può trovare una medicina per ferite di amore. Perciò l’anima trafitta, spinta dalla forza del fuoco della ferita, è uscita dietro al Diletto da cui era stata colpita, gridando perché la risanasse.
È necessario notare che ella può uscire per andare a Dio in due maniere: prima, uscendo da tutte le cose disprezzandole e aborrendole; seconda, uscendo da se stessa per mezzo dell’oblio di sé, cosa che si attua per amore di Dio.
E così è come se dicesse: Sposo mio, con quel tocco e con quella ferita di amore, hai allontanato l’anima mia non solo da tutte le cose, ma anche da se stessa (in verità sembra che la tragga fuori anche dal corpo) e mi hai elevato a te, mentre io, già distaccata da tutto, gridavo dietro a te per unirmi a te. Ti eri involato!
21- Come se dicesse: Quando ho voluto impadronirmi della tua presenza, non ti ho trovato e sono rimasta vuota e distaccata da tutto, penando nell’aura amorosa, priva del tuo e mio appoggio.
Ciò che l’anima dice uscire per andare verso Dio, la sposa dei Cantici chiama «levarsi» dicendo: Mi alzerò e andrò in giro per la città; per le vie e per le piazze cercherò colui che l’anima mia ama; l’ho cercato e non l’ho trovato e mi ferirono (3,2; 5,7). Il termine «alzarsi» va qui preso in senso spirituale, significa andare dal basso verso l’alto ed equivale a quello di «uscire» usato dall’anima, uscire cioè dal proprio amore imperfetto a quello perfetto di Dio. come innalzarsi dal basso verso l’alto, che è uguale ad uscire da sé, vale a dire, dai propri modi di agire e dall’amore imperfetto a quello perfetto di Dio.
Ma nel testo la sposa afferma di essere rimasta piagata perché non ha trovato lo Sposo; anche nella strofa l’anima dice di essere stata abbandonata dopo essere stata ferita d’amore. Quindi chi ama vive sempre in pena per la lontananza dell’Amato, poiché, essendosi donato a colui che ama, ne spera il contraccambio, spera cioè che Egli faccia lo stesso, mentre invece non le si dona. E perciò, se da una parte è già è perduto a se stesso e a tutte le cose per l’Amato, dall’altra non ha trovato nessun guadagno da tale perdita, perché è ancora privo di Lui.
22- Tale sentimento doloroso dell’assenza dell’Amato, al tempo di questa divina ferita, in coloro che si avvicinano alla perfezione è così grande che, se il Signore non provvedesse altrimenti, essi cesserebbero di vivere. Infatti, avendo la volontà sana e lo spirito puro e sano, ben disposto verso Dio, e gustando nello stato attuale qualche dolcezza dell’amore di Dio, verso il quale tendono sopra tutto, tali anime soffrono in maniera indicibile e perché, come da uno spiraglio, intravedono un bene immenso che viene loro negato.

Publié dans : SANTI, Santi - scritti |le 14 décembre, 2015 |Pas de Commentaires »

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