ASPETTI DELLA MARIOLOGIA DI SANT’AMBROGIO – FESTA 7 DICEMBRE

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ASPETTI DELLA MARIOLOGIA DI SANT’AMBROGIO – FESTA 7 DICEMBRE

(non metto, perché lo studio è molto lungo: 1; 2.4; 2.5;)

Patristica Dalla tesi di Magistero in Scienze Religiose di Grazia Maria Contarino, Il mistero della Vergine Madre negli scritti di Sant’Ambrogio, Facoltà Teologia di Sicilia – Istituto Superiore di Scienze Religiose « San Luca » – Catania, Anno Accademico 2010-2011, pp.53-67.

1. RIFLESSIONE MARIANA DI AMBROGIO: SCANSIONE DELLA RICERCA   2. VALORE E CARATTERI GENERALI DELLA MARIOLOGIA DI SANT’AMBROGIO  2.1. Necessità per Ambrogio di parlare di Maria Sant’Ambrogio non ha scritto un trattato speciale e distinto di Maria, ma è naturale che, svolgendo il tema dell’Incarnazione, abbia dovuto far menzione anche di Maria, la Madre di Gesù, il Verbo Incarnato. Ambrogio sente la necessità di parlare di Maria, senza di essa non ci sarebbe stata l’Incarnazione del Verbo. Maria, infatti, non ha solo prestato il corpo a Gesù, generandolo, ciò che fanno tutte le altre madri nella generazione dei loro figli, ma ne è divenuta madre con un atto della sua libera volontà.11 Fu lei che rese possibile non soltanto l’esistenza umana di Cristo, ma anche il compimento della sua opera redentrice. Dio subordinava l’esecuzione del piano dell’Incarnazione e della Redenzione al consenso di Maria: l’Angelo, infatti, non glielo impose a nome di Dio, ma la Vergine pienamente libera accettò. Con ciò non si vuole affermare che Dio, per redimere l’uomo abbia avuto bisogno di Maria e che non avrebbe potuto con altri mezzi indipendentemente da lei arrecarci la salvezza12. Altre ragioni dovevano muovere Ambrogio a trattare di Maria. Maria, come madre di Dio, comprende in sé virtualmente tutto il Cristianesimo; la Divina Maternità di Maria viene detta:  Il Libro della Fede; un tale dogma coinvolge la retta nozione dei misteri principali della nostra religione: la Santissima Trinità e l’Incarnazione del Verbo e tutto quello che con essi si connette. E’con la Maternità di Maria che si sostengono o cadono le altre verità della Fede13. Ambrogio, ha spesso argomentato contro gli avversari della fede e primi tra tutti contro gli ariani. Come prova irrefutabile mette in campo la persona della Divina Madre e la dottrina ortodossa intorno a lei. Ario riteneva il Verbo una pura creatura; il primogenito di ogni creatura più perfetta delle altre, ma pur sempre una semplice creatura; non consostanziale al Padre; era un Dio in senso metaforico, incarnandosi aveva preso un corpo senz’anima. Il Santo vescovo di Milano opporrà la Maternità Divina di Maria e la vera generazione da lei di un uomo perfetto, in corpo ed anima ragionevole, per opera dello Spirito Santo, con una testimonianza imponente di prove14. Gli errori intorno a Cristo che serpeggiavano nei primi tre secoli e che indirettamente, ma logicamente, conducevano alla negazione della Divina Maternità di Maria non erano ignoti ad Ambrogio. Nelle sue opere quali i cinque libri Della Fede, nella Esposizione del Vangelo di San Luca, nell’opera sul  Mistero dell’Incarnazione  ed in altri scritti fa sovente menzione: – degli Gnostici che, partendo dal loro erroneo preconcetto della perversità della materia, nonché del suo autore, ammettevano la materia corporale solo apparente in Gesù; – dei Doceti o Fantasiasti, un ramo gnostico, che insegnavano che l’umanità di Gesù non fu reale, ma solo apparente ed immaginaria. Il corpo umano di Gesù, a loro giudizio, era un fantasma; – degli Apollinaristi che supponevano una confusione della natura umana e divina; – dei Valentiniani che asserivano il corpo di Gesù essere stato portato dal cielo, non assunto da Maria15. L’esposizione ortodossa del dogma della Divina Maternità di Maria, chiaramente deducibile dalla Sacra Scrittura, doveva necessariamente formare la base dell’argomentazione dei Padri, poiché Maria non è Madre di Dio in quanto generò la Divinità, il che sarebbe un assurdo, ma unicamente in quanto diede a Lui l’umanità. Se questa umanità è reale, se essa è veramente umana, Gesù è un vero uomo proprio e naturale come gli altri. Perciò Ambrogio non poteva ignorare Maria in una lotta cristologica così multiforme e accanita16. Inoltre, prima di Ambrogio forse nessun Padre o Scrittore ha insistito come il Santo Vescovo di Milano sull’ideale della verginità e sulle questioni affini di purezza, di candore; sulle cause, gli effetti, i pericoli, l’eminente bellezza di una tale virtù, i modelli più insigni della medesima. Per cui come avrebbe egli in una simile trattazione potuto omettere colei che è la Vergine delle vergini e che nessuno mai uguaglierà in santità e candore? In Maria anche tutte le altre virtù hanno avuto, dopo che in Gesù, la massima espressione, lo specchio più fulgido. Era dunque evidente che il grande Moralista Milanese parlasse di Maria. L’alto concetto che egli ha della Regina dell’universo lo manifesta in mille passi delle sue opere immortali: queste pietre raccolte insieme formano un mosaico stupendo, dove campeggia colei alla quale: … guarda il Ciel dalla superna altezza con amanti pupille; e per lei sola s’apparenta dell’uom alla bassezza”17.

2.2. Posto onorifico che gli compete e carattere eminentemente pratico della sua mariologia La posizione che Ambrogio occupa nella storia della Mariologia è particolarmente importante. La copia dei pensieri, l’ampiezza nell’esposizione dei misteri mariani in genere, l’impulso dato al suo culto e specialmente la novità, rispetto ai suoi tempi, di certe vie battute da lui nel dipingerci con sorprendente intuizione psicologica il ritratto della persona morale di Maria gli hanno valso il titolo di “Padre della Mariologia” e di “Patrono della Venerazione di Maria”.18  È vero che San Gerolamo fu il primo dei Padri Latini a dedicare alla Vergine uno scritto proprio e particolare19, egli fu pure uno strenuo difensore della Perpetua Verginità di Maria. È vero altresì che molti altri anche prima di Ambrogio lo «precederanno nella rivendicazione di questo dogma, sostenendo importanti polemiche e formulando conclusioni che ebbero il plauso incondizionato della posterità e che segnarono l’orientazione seguita nelle successive speculazioni. Ma il merito non piccolo del Santo di Milano fu quello di aver contribuito in una misura, che non gli può essere contesa da nessun altro, ad illustrare il grande privilegio della Benedetta tra le donne, sotto tutti i possibili aspetti […]. Vi contribuì difendendolo vigorosamente e vittoriosamente dagli assalti, coi quali al suo tempo lo si impugnava, vi contribuì infine con quel suo mirabile ed indefesso apostolato che fu una delle sue più spiccate caratteristiche, per sviluppare e moltiplicare le vocazioni di coloro che abbracciavano lo stato di volontaria e perenne verginità, ai quali poi non mancava mai di proporre come supremo, incantevole modello Maria ».20 Ma il pregio della mariologia di Ambrogio non si esaurisce nella trattazione della Verginità Mariana; tutto quello che allora entrava nell’ambito delle dispute intorno alla Madre di Dio, fu svolto da Ambrogio e, se egli prese molto a prestito dai Greci, non ne fu solo pedissequo imitatore, ma molto vi aggiunse di proprio, dove Ambrogio si afferma originalissimo e battistrada ai posteri è nel dipingerci la psicologia di Maria21. Il genio di Ambrogio è anzitutto il genio moralista. Il suo carattere di pratico romano traspare da ogni suo scritto; il vescovo conserverà il senso ed il contegno dei suoi impegni consolari precedenti. Egli sarà prima di tutto un uomo di governo, un pastore acceso di zelo, una guida illuminata delle anime. Il romano si rivela in tutte le questioni pratiche di disciplina ed ordinamento interiore della comunità. Altri Padri saranno più di lui teologi, oratori, apologisti della Fede; egli è soprattutto «Vescovo»22. È l’uomo provvidenziale della Chiesa: per il suo carattere naturale, la sua formazione di magistrato, il temperamento della razza latina, infine per quello che l’opera della grazia e lo studio conferiranno in abbondanza al suo spirito. Tutto ciò egli porrà in servizio dell’emancipazione, dell’esaltazione e, dell’organizzazione della Chiesa di Cristo. Egli, infatti, con squisita analisi psicologica ci ha regalato un ritratto delle virtù di Maria così vivo, animato e completo come mai né prima né dopo di lui fu tracciato da penna alcuna. Ambrogio studia Maria in tutte le contingenza della vita: nei suoi rapporti con Dio, con il prossimo, con se stessa. Nel primo stadio della mariologia due erano i  grandi temi: la Maternità Divina e la Perpetua Verginità23. Fonte esclusiva di tale argomenti era la Sacra Scrittura, che è relativamente parca nel discorrere di Maria quanto agli avvenimenti esterni che la riguardano;   quanto ai sentimenti poi, che ne nobilitavano l’animo, più che descriverli, ce li lascia intravedere di sotto un velo che solo un lungo studio ed un grande amore potevano togliere e rivelare al mondo le sublimi ricchezze morali che il Dio aveva concesso a colei che si era scelta per Madre. Lo studio psicologico, su così vasta scala resta una felice innovazione di Ambrogio nella mariologia. In merito a quest’osservazione un dotto teologo moderno, il Campana, scrive: «Quegli che per il primo ha saputo far germogliare e svolgersi in fiori preziosi i semi delle grandi verità, che sul conto della Madonna contengono i Libri Ispirati, merita un posto di eterna riconoscenza nella storia della Teologia Mariana. Per riguardo alla Psicologia di Maria, questa gloria spetta a Sant’Ambrogio, il quale, inoltrandosi per il primo, senza alcun anteriore esempio in questa via, la frugò con sì attenta diligenza, che vi fece scoperte rimaste definitive e la percorse tanto addentro, da togliere pressoché ogni speranza di poterlo oltrepassare. Si potrà variare i termini delle espressioni od inquadrare l’argomento in altri schemi etici o psicologici; si potranno sviluppare più ampiamente le considerazioni che il Santo Dottore accenna appena [...] ma gettare luce più schietta, più originale, più rivelatrice, di quanto egli fece, lo crediamo impossibile».24 Questo grande quadro tratteggiato con mano maestra da Ambrogio, è nell’opera che il Dottore scrisse nel terzo anno del suo episcopato, cioè nel 377, e porta il titolo:  De Virginibus ad Marcellinam sororem25. Secondo Ambrogio la Madonna prende un posto singolarissimo nel piano e nel compimento della Redenzione. La Mediazione e la Corredenzione Universale di Maria sono attestate da lui con frequenti accenni ed in questo egli supera tutti gli scrittori ecclesiastici precedenti. Anche intorno alla morte della SS. Vergine il Patrono di Milano sarà il primo che tratterà esplicitamente una tale questione, se prescindiamo da Epifanio che affrontando il problema vi rispose in senso opposto, sostenendo cioè l’immortalità corporale della Madonna26. Del nome di Maria, riferito alla Madonna, Ambrogio darà una soluzione sua propria, che, se non trovò altri fautori, è però in se stessa una fonte vivace di profonde considerazioni. Il culto, poi di Maria assume in Ambrogio una importanza del tutto nuova e capitale.

2. 3.  Compendio della mariologia ambrosiana Come sintesi della dottrina mariologica di Ambrogio si possono riportare le parole del Rauschen nel luogo dove egli afferma: «Non a torto Ambrogio è proclamato Patrono del Culto di Maria: “egli descrive l’ideale della Verginità di Maria; la sua vita come scuola di virtù. Ella è senza macchia del peccato; è apportatrice della salvezza; debellatrice gloriosa del demonio; si oppone ad Eva e a Sara; è il tipo della Chiesa. Ambrogio però ammonisce di guardarsi dal tributarle un culto di latria».27 In conclusione Ambrogio ha avuto una parte molto attiva ed originale nello sviluppo della mariologia. È vero che talvolta anche Ambrogio nella soluzione dei problemi mariologici arrivi a risultati non sempre felici, ma la spiegazione erronea che egli dà, per esempio circa la stirpe davidica e circa l’etimologia del Nome di Maria, non gli sono imputabili a rigore. Esse sono un’inevitabile conseguenza  del difetto di opere e codici critici di alcuni autori neoplatonici28 ai quali Ambrogio aveva creduto di poter attribuire altrettanto coscienziosità nelle loro asserzioni. Quanto alla fisionomia speciale della mariologia ambrosiana, essa è quella che contraddistingue tutta la sua opera. Non incline per temperamento alla metafisica troppo sottile e a questioni troppo astratte, Ambrogio non si abbandonerà ad inquisizioni filosofiche astruse, ma attingerà alla fonte perenne della Sacra Scrittura, della quale dimostra un’ottima conoscenza, se si tiene conto della rapidità della sua preparazione dottrinaria, degli insegnamenti fecondi della sua morale diretta al bene delle anime. Le sue esposizioni mariane susciteranno un’ eco profonda in tutto il mondo d’allora, tanto da condurre all’imitazione di Maria uno stuolo sterminato di anime29. La speculazione non sarà totalmente esclusa, ma avrà un’importanza secondaria; qui egli si lascerà guidare da Clemente Alessandrino, da Origene, in ciò che egli ha di ortodosso, da San Basilio, da Didimo e con minore predilezione anche da Filone ed Ippolito. La parte preponderante delle proprie considerazioni d’ordine pratico e pastorale caratterizzano la peculiarità ed il valore della mariologia di sant’Ambrogio30.

2.4. Solida impostazione dei problemi mariani in relazione con il complesso degli altri dogmi

2.5. Autorevole giudizio di San Gerolamo in favore dei pregi di tale dottrina

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