LA CROCE DI CRISTO RIVELA L’AMORE DI DIO PER IL MONDO

http://www.collevalenza.it/CeSAM/08_CeSAM_0168.htm

LA CROCE DI CRISTO RIVELA L’AMORE DI DIO PER IL MONDO

Gennadios Zervos*

Se l’uomo di oggi vedrà con serenità e senza complessi la Croce di Cristo, scoprirà veramente l’ineffabile amore di Dio Trino; scoprirà che, grazie a questo amore divino, la croce di Cristo rivela a lui, in modo meraviglioso, l’acquisto della sua libertà, della sua salvezza, della sua unità con Dio.
La croce di Cristo è il mistero della divina filantropia, il pegno della divina pietà e salvezza, la più terrena e tangibile immagine della Croce celeste dell’amore[1].
In realtà è la più genuina, amorosa risposta di Dio alla pazzia dell’uomo, il quale, peccando, ha scelto da sé stesso la più pesante condanna: la morte.
La croce rivela e afferma che l’uomo è nato soltanto per desiderio dell’amore del Dio Trino e si salva nella passione del suo amore soprannaturale.
La Chiesa Ortodossa particolarmente durante la Quaresima Pasquale, dedica una settimana proprio per la venerazione della Croce[2] per far capire ai suoi fedeli-membri, due cose amabili:
1) Senza la Crocifissione è impossibile incontrare Cristo, Crocifisso e Risorto per il suo amore verso l’uomo.
2) Incoraggiare con fedeltà gli ortodossi e assicurare loro che la Crocifissione è “una morte vivificante di amore” ed “una Resurrezione che ha la forma della Croce”, la quale ha come inizio e fine l’amore del Dio Trino.
La Croce di Cristo, nella quale abbiamo la più potente rivelazione dell’amore divino, ed ancora abbiamo la più grande e la più sacra rivelazione del sacramento dell’amore, è il mistero della invincibile debolezza di Dio verso la sua prediletta creatura, l’uomo. Dio è invincibile nella sua debolezza del suo amore, il quale sulla Croce si rivela come il più vero ed unico compimento, come la più vera ed unica manifestazione di amore verso l’umanità.
Mentre sulla Croce di Cristo si rivela l’ineffabile amore di Dio, il quale, come è stato detto prima, è per l’uomo libertà, salvezza, unità e resurrezione, Dio su questo sacro legno della Croce scopre sé stesso come “Dio debole e abbandonato”.
Certamente su questa soprannaturale verità della rivelazione dell’amore di Dio per l’interesse morale e spirituale dell’uomo ed in genere per la sua salvezza, la Croce si presenta nel mondo da una parte come “follia” e “scandalo” e dall’altra come “sapienza” e “potenza”[3].
Dal punto di vista umano sotto il primo aspetto è una cosa paradossale; è una forte tentazione. Sotto il secondo aspetto è una vera testimonianza, della potenza dell’amore del Dio Trino, il quale cancella ogni oscurità, apre nuove uscite e dà la grandiosa speranza per vincere ogni ostacolo mortale ed ogni difficoltà del mondo che portano alla disperazione e alla distruzione.
L’impeccabile amore divino sulla croce libera l’uomo dalla schiavitù di satana e vince il principe della morte; vincendo con la sua filantropa sapienza il dolore e la povertà, la schiavitù e la mortalità; trasforma l’universo[4] e dona la salvezza soltanto con Cristo: «Siamo salvati non per mezzo della legge, ma per mezzo della divina compassione»; «il regno dei cieli non è la ricompensa delle nostre opere, ma la grazia del Signore preparata per i servi fedeli”[5], i quali in seguito diventano figli.
Da questo momento comincia per l’uomo una nuova vita, caratterizzata dai suoi eterni frutti: vittoria, gioia, resurrezione, immortalità, esultanza pasquale ed eternità.
Così la croce non è più il simbolo della condanna e della morte, ma il simbolo della grazia e della vita, non è più il legno della sofferenza, ma l’albero dell’immortalità, non è più lo strumento dell’infamia ma il segno della gloria; non è più disperazione e sconfitta, ma è speranza e forza; non è più causa di lutto, ma fonte della consolazione pasquale per vivere in eternità; “E infatti Cristo, nostra Pasqua, è stato immolato”[6]. Perciò la santa Croce viene celebrata inseparatamente con la Resurrezione nel mistero della Divina Economia.
I cori Bizantini della Chiesa Ortodossa cantano durante la terza settimana della Quaresima Pasquale: “Venite ad adorare l’amore della nostra vita… la Croce di Cristo, nostro Dio, per cui la morte è stata colpita… per noi volontariamente ha sofferto tutto per salvare il mondo”.
Un altro antico inno della Chiesa Ortodossa, che si canta nella terza Domenica della Quaresima Pasquale, dice: “Cristo, il Re della gloria che volontariamente stese le mani (sulla croce) ci ha esaltati fino all’originaria beatitudine: noi ce (eravamo stati) conquistati all’inizio dal nemico per mezzo del piacere, il quale ci ha esiliati da Dio”[7].
“Vediamo oggi compiersi un tremendo e straordinario mistero! L’inafferrabile viene arrestato; colui che libera Adamo dalla maledizione viene legato; colui che scruta i cuori e i nervi ingiustamente è sottoposto ad inchiesta. E’ chiuso in prigione colui che chiude l’abisso. Compare davanti a Pilato colui davanti al quale stanno tremanti le potenze celesti. Il creatore è schiaffeggiato dalla mano della creatura. E’ condannato al legno colui che giudica i vivi e i morti. Viene chiuso nel sepolcro lo sterminatore dell’Ade. Gloria a te, Signore, paziente che sopporti tutto con amore per salvare tutti dalla maledizione”[8].
S. Giovanni Damasceno insegna che “ogni azione e ogni miracolo di Cristo è divino e meraviglioso, però il più meraviglioso di tutti è la sua Croce; perché nessun‘altra cosa ha domato la morte, ha espiato la prima coppia, ha spogliato l’Ade, ha portato la resurrezione, ha donato la forza di vincere la stessa morte, ha preparato il nostro ritorno alla primiera benedizione, ha aperto la porta del paradiso, ha messo la nostra natura a sedersi alla destra di Dio e ci ha fatto suoi figli, quanto la Croce del nostro Signore Gesù Cristo”[9].
Infatti la pienezza della rivelazione della Croce che è la rivelazione dell’amore di Dio nel mondo per l’uomo consiste nel fatto che sul legno non è stata crocifissa una qualsiasi persona, un uomo innocente, ma il “Re della Gloria”, il Dio dell’amore e della salvezza.
Il vescovo Ilia Miniatis, grande predicatore durante i tempi della schiavitù turca, dice: «Il mondo ha visto due cose straordinarie e curiose: un Dio che è diventato uomo e questo stesso Dio e Uomo che si è innalzato sulla croce per la salvezza dell’uomo».
La Croce da una parte, secondo S. Giovanni Crisostomo è l’”inizio della salvezza dell’uomo”, “causa di innumerevoli beni”[10], perché “salvò e trasformò il mondo, scacciò l’errore, introdusse la verità, cambiò la terra in cielo, fece gli uomini angeli”[11]. E dall’altra parte secondo S. Cirillo di Gerusalemme “ogni opera di Cristo è gloria della Chiesa universale, ma gloria delle glorie è la Croce”[12] rivelando (essa) nel mondo il suo infinito amore per l’uomo, riconcilia di conseguenza l’amore con l’immortalità che possedeva l’uomo prima della sua caduta nel peccato e l’immortalità con la vita, che sono frutti eterni, doni divini, dati dal Dio Trino all’uomo salvato.
Desidero chiudere questo nostro incontro, questa nostra conversazione con quei filantropi e amorosi detti del Grande Martire della salvezza dell’umanità, con gli ultimi sette sapienti discorsi d’amore, benché il maggior tempo del suo martirio sulla croce l’ha passato in silenzio, discorsi detti da Lui che “non commise peccato e non si trovò inganno sulla sua bocca”[13].
Questi ultimi sacri discorsi dell’amore crocifisso sono in verità un testamento autentico, una ricapitolazione della dottrina del Salvatore dell’umanità; è la più profonda e la più grande espressione e manifestazione dell’amore di Dio verso l’umanità; è il corollario dell’amore di Dio che si rivela nel mondo.
l regno”[16].
3) “Donna, ecco il tuo Figlio!” – “Ecco la tua Madre”[17].
Cristo sulla Croce considerando sé stesso abbandonato da Dio-Padre, nella solitudine della sua Passione, dimenticando sé stesso, non avendo nessun altro aiuto, rivolge i suoi pensieri agli altri. Quando l’hanno crocifisso, lui era mediatore per i suoi crocifissori. Quando lo rimproveravano, lui dava promessa al ladro riconoscente. Quando era l’ora di consegnare il suo spirito dimentica il suo dolore, la sua sofferenza e pensa con amore particolarmente a sua madre.
4) “Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?”[18].
Senz’altro questo meraviglioso discorso racchiude in sé un oceano intero di teologia.
Anche con questo discorso la croce rivela in verità l’amore ineffabile di Dio verso la sua creatura.
Cristo sulla Croce soffre per i peccati dell’uomo e per salvare l’uomo è diventato “maledizione”. E’ possibile dimenticare questo sacrificio di amore genuino?
5) “Ho sete”[19].
La croce rivela anche questa volta questo amore superumano: il Crocifisso ha sete per la salvezza dei suoi crocifissori, per la diffusione del vangelo, per l’unità dell’umanità.
6) “Tutto è compiuto”[20], in greco: “Tetélestai”.
Il tremendo martirio con le diverse sofferenze si è compiuto. Però con il compimento del martirio e la fine della sua salvifica missione è stato sconfitto satana, e il sangue di Cristo ha purificato l’uomo e l’ha fatto diventare figlio di Dio, donando la salvezza.
7) “Padre nelle tue mani consegno il mio spirito”[21].
Questo discorso è una voce trionfale, piena di amore infinito, da una parte, verso il Padre, perché “mostra che l’anima del Signore gode di nuovo della paterna comunione e serenità”[22], compiendo così la grandissima opera della volontà di Dio e dall’altra parte verso l’uomo, perché quando prima Cristo, invocando il Padre, diceva: “Dio mio, Dio mio perché mi hai abbandonato” mostrandosi così come “garante, pagando il debito[23] dell’uomo, ha inizio la Redenzione, il glorioso preludio della Resurrezione che vince sul peccato e sulla morte e dona all’uomo la vita. Così come canta la Chiesa Ortodossa: “Cristo è risorto dai morti, calpestando la morte con la morte e donando la vita ai morti nei sepolcri”[24]; “Festeggiamo la morte della morte, la distruzione dell’Ade, l’inizio della vita diversa, eterna, e con esultanza inneggiamo a Colui che ne è la causa, l’unico Dio benedetto dai Padri e glorificato”[25]; “Venite nel lieto giorno della Resurrezione a partecipare vivamente al frutto della vite, alla divina esultanza, al regno di Cristo, inneggiando a lui, Dio nei secoli”[26].
Con questo ultimo discorso che è soltanto una frase in cui abbiamo la pienezza dell’amore divino ed ancora un capolavoro modello di preghiera e di comunione con Dio, la croce di Cristo che in verità rivela al mondo l’amore e la verità, la speranza e la pace, la salvezza e l’eternità, oggi si presenta nel mondo come una contestazione permanente all’anormale situazione dei cristiani ancora divisi.
Però nello stesso tempo è un appello potente, senz’altro l’unico alla ricomposizione della piena unità. E’ un appello continuo a portare ai popoli l’annuncio della riconciliazione, della pace, dell’amore e dell’unità, opera di Cristo per mezzo della sua Croce.
Un uomo spirituale induista, in una conversazione privata, confessava ad un Arcivescovo Ortodosso che Cristo Crocifisso, dal punto di vista della sua religione, era la verità più forte del cristianesimo. Se i fedeli delle varie Chiese, diceva e, perché no, delle varie religioni venissero a scambiare le loro riflessioni ai piedi della croce, allora forse si incontrerebbero sull’essenziale per il bene, la pace, l’amore e l’unità del mondo.
E’ cosa buona che la Cristianità divisa, vivendo oggi la tragedia della separazione, ma anche la necessità di superare quest’anormale situazione nel seno della Chiesa di Cristo, approfondisca il senso spirituale della Croce, la quale costituisce l’unico inizio, il vero mezzo ed il fine principale per realizzare la volontà di Dio: “Che tutti siano una sola cosa”.

* Omelia di Zervos S.E. Mons. Gennadios, vescovo ortodosso di Kratias, nella celebrazione ecumenica, commentando: Is. 49, 14-16; Sal 102; Rom. 5, 6-11; Gv. 3, 14-17

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