L’ATTUALITÀ DELLA REGOLA DI S. BENEDETTO – SAN BENEDETTO E L’EUROPA

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L’ATTUALITÀ DELLA REGOLA DI S. BENEDETTO – SAN BENEDETTO E L’EUROPA

Dalla storia passata alla storia futura, per una nuova Europa

Estratto dal libro « SAN BENEDETTO dal passato al futuro dell’Europa » di Reginald Gregoire O.S.B.

- Edito dall’Abbazia San Benedetto – Seregno

Un progetto, un ideale, una attesa, una utopia, una profezia: l’Europa sarà nuova in quanto accetterà il cristianesimo, cioè il riferimento al Dio incarnato, all’Eterno assoluto. Il momento attuale è propizio per stimolare gli Europei (o per lo meno tanti europei) a respingere l’apostasia e la non-cristianità del continente. Come si presenterebbe un’Europa senza cristianesimo nella presente fase evolutiva? Certo, l’Europa non vive di immagini di un passato solo accettato, ma essa sarà o no capace di scoprire nella drammatica immanenza del presente un ruolo specifico nella liberazione dell’uomo e nell’evoluzione del creato? O si dovrà giudicare tutto e preparare il futuro, escludendo questa Europa stanca e invecchiata, conservandone tuttavia i valori universali di civiltà e di fede che l’hanno sempre aiutata a ritrovare pace e vigore?

La soluzione di tali problemi è ardua; san Benedetto non li avrà probabilmente mai sognati, perché nel suo tempo, che è il V-VI secolo, il cristianesimo non si era compromesso con la situazione storica. E’ fuorviante asserire che il monachesimo sia nato e si sia sviluppato come atteggiamento di contestazione e di rifiuto nei confronti di una Chiesa « costantiniana » e « teodosiana ». Altre erano allora le responsabilità, altre sono le nostre; altre saranno quelle dei nostri successori.
L’Europa non è un mito conclusivo, un fine ideale o reale; ciò che invece e definitivo è una civiltà elaborata sul Vangelo, in cui la presenza cristiana nel concreto storico insisterà sui diritti dell’uomo e sulla giustizia (ciò significa anche corresponsabilità nello sviluppo planetario). Il monastero era una « piccola società ideale », nel senso dell’indipendenza di quella struttura comunitaria, in cui ogni persona era perfettamente integrata In quel senso, san Benedetto ha meritato davvero di essere guida e patrono dell’Europa nuova, senza mai aver sollecitato quella responsabilità e quel destino…
Oggi è in discussione il ruolo storico del cristianesimo nella civiltà europea, e non solo quello del monachesimo. Non è data per scontata l’esistenza di punti di riferimento culturali ancora validi attualmente, come lo furono verso l’XI secolo. In quell’epoca, l’Europa si trovò (e si sentì) cristiana, e un Papato energico riusciva a stringere rapporti tra tutte le Chiese occidentali, delle quali rispettò le peculiarità: strutturali. Le grandi università poi – la prima università « statale » è creata da Federico II a Napoli, nel 1224 – organizzano il sapere. Il sistema comunale democratico e libero riprende anche il modello delle assemblee monastiche; nasce una economia cristiana che respinge l’usura. In tutti i settori esistenziali, il cristianesimo è entrato; il volto dell’Europa non è più « latino » o occidentale, bensì cristiano. E lo sarà più tardi ancora, per esempio, quando sarà avvertita l’urgenza della questione sociale, nel secolo XIX.
Non si tratta di scegliere semplicemente tra paganesimo e cristianesimo, o tra Vangelo e Corano; ma l’unico dilemma è rintracciato nel bivio: Cristo o l’indifferenza. Si sceglierà pertanto l’universalismo, come l’Europa non è europeistica, ma universale. San Benedetto è anteriore a tutte le fratture ecclesiali, ecclesiologiche e dommatiche, culturali e politiche. La Regola non accenna a situazioni politiche e religiose, culturali e filosofiche. Ma il suo pensiero presenta un’etica cristiana e sviluppa un progetto di uomo sociale », non di « uomo-isola »; allora anche l’Europa nuova respingerà il nichilismo collettivista, che degrada l’uomo a mezzo e non rispetta la sua identità di fine.
Secondo la Regola, la società significa comunione e corresponsabilità, simultaneità della crescita personale e dello sviluppo comunitario. Gli « strumenti delle buone opere » (cap. 4) insegnano un massimo di libertà nel rispetto di tutti e di tutto; e questa personalizzazione è diametralmente opposta allo sfruttamento e alle disuguaglianze, perché crea comunicazione e integrazione, senza distinzione di razze, di culture, di ruoli, di appartenenza sociale ed economica. Benedetto aveva ideato nella Regola un progetto che è stato vissuto e applicato laddove è arrivato il suo monachesimo. Il modello di società cristiana è la comunità, l’essere insieme. Questo cristianesimo, che è una fede, non si è mai identificato con un cristianesimo-umanesimo, perché il Vangelo non trasmette una cultura, bensì una fede. Questa fede è personale, ma questa morale non insegna l’individualismo.
***
L’Europa nuova sarà un’Europa libera; la libertà non è un regalo, è un dovere e un diritto che non ammette condizionamenti ideologici. Con il Vangelo, san Benedetto vuole uomini liberi e semplici, accoglienti e disponibili. I suoi riferimenti dottrinali e teologici sono i Padri della Chiesa (cap. 73), cioè quegli scrittori che hanno accolto tutto il pensiero filosofico e scientifico accumulato dal tardo Impero e dalla civiltà greco-romana, e l’hanno incorporato nella interpretazione della Verità rivelata e incarnata, cioè del Dio manifestato nella Parola e comunicato nei sacramenti. L’orizzonte della storia è una pienezza; il prologo della Regola benedettina insiste nel proclamare la conclusione – la Risurrezione, il Regno – attraverso la Croce, cioè l’umiltà e l’obbedienza o, se si preferisce, la disponibilità e la gratuità. E’ il pensiero di san Paolo che riconosceva l’evoluzione universale verso una totalità, cioè verso il « pleroma » (Ef. 1). Infine, questa Europa nuova dimostrerà la capacità del pluralismo, che ammette la pluralità: non nel senso della convivenza o connivenza tra verità e errore, tra giustizia e ingiustizia, e altri contrasti analoghi, ma nella proclamazione di una unità di morale e di speranza, nel servizio e nella sussidiarietà. La quarantunesima Settimana sociale dei cattolici italiani, svoltasi a Roma dal 2 al 5 aprile 1991, ha realizzato un esame di una problematica importante nella presente fase storica: « I cattolici italiani e la nuova giovinezza dell’Europa ». In particolare si chiede di porre attenzione agli aspetti religiosi del « problema Europa », all’esigenza di un ricentramento evangelico; e si conclude: « Il nostro sforzo comune è orientato all’elaborazione di una nuova pedagogia di trasmissione della visione evangelica della vita, affinché questa penetri e fermenti, liberi e potenzi ogni esperienza umana ».

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