L’EREDITÀ SPIRITUALE DELL’APOSTOLO PAOLO

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L’EREDITÀ SPIRITUALE DELL’APOSTOLO PAOLO

Bruno Simonetto

Il Papa ha concluso le catechesi su San Paolo illustrandone magistralmente la figura e l’insegnamento. La sua eredità è fondamento e nutrimento dell’intera Chiesa.

Ormai alla conclusione dell’Anno Paolino proponiamo i temi dell’Udienza che costituisce come il « canto finale » di ciò il Papa è venuto illustrando, in ben ventiquattro magistrali interventi, sulla figura e l’insegnamento Apostolo delle genti, iniziando già prima dell’indizione di quest’anno a lui dedicato.
Ma veniamo al discorso del 4 Febbraio 2009, a conclusione dell’intero ciclo di Catechesi del Papa durante l’Anno Paolino, iniziato nel 2 Luglio 2008. Benedetto XVI si è soffermato sulla morte e sull’eredità spirituale dell’Apostolo, così introducendosi: «La serie delle nostre Catechesi sulla figura di San Paolo è arrivata alla sua conclusione: vogliamo parlare oggi del termine della sua vita terrena.
L’antica tradizione cristiana testimonia unanimemente che la morte di Paolo avvenne in conseguenza del martirio subito qui a Roma. Gli scritti del Nuovo Testamento non ci riportano il fatto. Gli Atti degli Apostoli terminano il loro racconto accennando alla condizione di prigionia dell’Apostolo, che poteva tuttavia accogliere tutti quelli che andavano da lui (cfr. At 28,3031).
Solo nella Seconda Lettera a Timoteo troviamo queste sue parole premonitrici: « Quanto a me, il mio sangue sta per essere sparso in libagione ed è giunto il momento di sciogliere le vele » (2Tm 4,6; cfr. Fil 2,17). Si usano qui due immagini, quella cultuale del sacrificio, che aveva usato già nella Lettera ai Filippesi interpretando il martirio come parte del sacrificio di Cristo, e quella marinaresca del mollare gli ormeggi: due immagini che insieme alludono discretamente all’evento della morte e di una morte cruenta».

Il martirio di Paolo sulla Via Ostiense
«La prima testimonianza esplicita sulla fine di San Paolo ci viene dalla metà degli anni 90 del sec. I, quindi poco più di tre decenni dopo la sua morte effettiva. Si tratta precisamente della Lettera che la Chiesa di Roma, con il suo Vescovo Clemente I, scrisse alla Chiesa di Corinto.
In quel testo epistolare si invita a tenere davanti agli occhi l’esempio degli Apostoli, e, subito dopo aver menzionato il martirio di Pietro, si legge così: « Per la gelosia e la discordia Paolo fu obbligato a mostrarci come si consegue il premio della pazienza. Arrestato sette volte, esiliato, lapidato, fu l’araldo di Cristo nell’Oriente e nell’Occidente, e per la sua fede si acquistò una gloria pura. Dopo aver predicato la giustizia a tutto il mondo, e dopo essere giunto fino all’estremità dell’Occidente, sostenne il martirio davanti ai governanti; così partì da questo mondo e raggiunse il luogo santo, divenuto con ciò il più grande modello di pazienza » (1Clem 5, 2) (…).
Molto interessante è in questa lettera di Clemente il succedersi dei due nomi di Pietro e di Paolo, anche se l’ordine dei loro nomi verrà invertito nella testimonianza di Eusebio di Cesarea (sec. IV), che parlando dell’Imperatore Nerone scriverà: « Durante il suo regno Paolo fu decapitato proprio a Roma, e Pietro vi fu crocifisso. Il racconto è confermato dal nome di Pietro e di Paolo, che è ancor oggi conservato sui loro sepolcri in quella città » (Hist. eccl. 2, 25, 5).
Eusebio poi continua riportando l’antecedente dichiarazione di un presbitero romano di nome Gaio, risalente agli inizi del secolo II: « Io ti posso mostrare i trofei degli Apostoli: se andrai al Vaticano o sulla Via Ostiense, vi troverai i trofei dei fondatori della Chiesa » (ibid 2,25,6-7). I « trofei » sono i monumenti sepolcrali; e si tratta delle stesse sepolture di Pietro e di Paolo, che ancora oggi noi veneriamo dopo due millenni negli stessi luoghi: sia qui in Vaticano per quanto riguarda San Pietro, sia nella Basilica di San Paolo Fuori le Mura sulla Via Ostiense per quanto riguarda l’Apostolo delle genti.

Roma è fondata su Pietro e Paolo
È interessante rilevare che i due grandi Apostoli sono menzionati insieme. Anche se nessuna fonte antica parla di un loro contemporaneo ministero a Roma, la successiva coscienza cristiana, sulla base del loro comune seppellimento nella capitale dell’impero, li assocerà anche come fondatori della Chiesa di Roma.
Così infatti, si legge in Ireneo di Lione, verso la fine del II secolo, a proposito della successione apostolica nelle varie Chiese: « Poiché sarebbe troppo lungo enumerare le successioni di tutte le Chiese, prenderemo la Chiesa grandissima e antichissima e a tutti nota, la Chiesa fondata e stabilita a Roma dai due gloriosissimi apostoli Pietro e Paolo » (Adv. haer. 3,3,2).
Ma concentriamoci sulla figura di Paolo, il cui martirio viene raccontato per la prima volta dagli Atti di Paolo, scritti verso la fine del II secolo. Essi riferiscono che Nerone lo condannò a morte per decapitazione, eseguita subito dopo (cfr. 9,5).
La data della morte varia già nelle fonti antiche, che la pongono tra la persecuzione scatenata da Nerone stesso dopo l’incendio di Roma nel luglio del 64 e l’ultimo anno del suo regno, cioè il 68 (cfr. Gerolamo, De viris ill. 5,8). Tradizioni successive preciseranno due altri elementi. L’uno, il più leggendario, è che il martirio avvenne alle « Acquae Salviae », sulla Via Laurentina, con un triplice rimbalzo della testa, ognuno dei quali causò l’uscita di un fiotto d’acqua, per cui il luogo fu detto fino ad oggi « Tre Fontane » (cfr. Atti di Pietro e Paolo dello Pseudo Marcello, del sec. V).
L’altro, del presbitero Gaio, è che la sua sepoltura avvenne non solo « fuori della Città… al secondo miglio sulla Via Ostiense », ma più precisamente « nel podere di Lucina », che era una matrona cristiana (cfr. Passione di Paolo dello Pseudo Abdia, del sec. VI). Qui, nel secolo IV, l’Imperatore Costantino eresse una prima Chiesa, poi grandemente ampliata tra secolo IV e V dagli Imperatori Valentiniano II, Teodosio e Arcadio. Dopo l’incendio del 1800, fu qui eretta l’attuale Basilica di San Paolo fuori le Mura.

Nutrimento spirituale per i fedeli di tutti i tempi
In ogni caso, la figura di San Paolo grandeggia ben al di là della sua vita terrena e della sua morte; egli infatti ha lasciato una straordinaria eredità spirituale. Anch’egli, come vero discepolo di Gesù, divenne segno di contraddizione. Mentre tra i cosiddetti « Ebioniti » – una corrente giudeo-cristiana – era considerato come apostata dalla Legge mosaica, già nel libro degli Atti degli Apostoli appare una grande venerazione verso l’Apostolo Paolo. (…)
(…) Le Lettere di San Paolo entrano nella Liturgia, dove la struttura profeta-apostolo-Vangelo è determinante per la forma della Liturgia della Parola. Così, grazie a questa « presenza » nella Liturgia della Chiesa, il pensiero dell’Apostolo diventa da subito nutrimento spirituale dei fedeli di tutti i tempi. È ovvio che i Padri della Chiesa, e poi tutti i teologi, si sono nutriti delle Lettere di San Paolo e della sua spiritualità. Egli è così rimasto nei secoli, fino ad oggi, il vero maestro e apostolo delle genti.
Il primo commento patristico, a noi pervenuto, su uno scritto del Nuovo Testamento è quello del grande teologo alessandrino Origene, che commenta la Lettera di Paolo ai Romani. San Giovanni Crisostomo, oltre a commentare le sue Lettere, ha scritto di lui sette Panegirici memorabili.
Sant’Agostino dovrà a lui il passo decisivo della propria conversione, e a Paolo egli ritornerà durante tutta la sua vita. Da questo dialogo permanente con l’Apostolo deriva la sua grande teologia cattolica e anche per quella protestante di tutti i tempi.
San Tommaso d’Aquino ci ha lasciato un bel commento alle Lettere paoline, che rappresenta il frutto più maturo dell’esegesi medioevale (…).
Resta luminosa davanti a noi la figura di un apostolo e di un pensatore cristiano estremamente fecondo e profondo, dal cui accostamento ciascuno può trarre giovamento.
Attingere è lui, tanto al suo esempio apostolico quanto alla sua dottrina, sarà quindi uno stimolo, se non una garanzia, per il consolidamento dell’identità cristiana di ciascuno di noi e per il ringiovanimento dell’intera Chiesa.
Ed è questo il frutto più bello che ci si può augurare dalla celebrazione dell’Anno Paolino che termina con la fine del mese di Giugno.

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