L’APOSTOLO PAOLO E SANTA CATERINA (festa oggi 29 aprile)

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L’APOSTOLO PAOLO E SANTA CATERINA (festa oggi 29 aprile)

(da. Il Ponte, sett-ott.2008)

Il Santo Padre Benedetto XVI, il 28 giugno scorso, a San Paolo fuori le mura a Roma, con una toccante cerimonia ha inaugurato solennemente » l’anno paolino « . Alla cerimonia, hanno partecipato il patriarca ecumenico di Costantinopoli Bartolomeo l° e un rappresentante dell’arcive­scovo di Canterbury.
Conoscere e far conoscere sempre più San Paolo e aprirsi sul suo esempio, alla dimensione ecu­menica. (..) “ Paolo servo di Cristo Gesù ,Apostolo per vocazione. Così Paolo inizia la lettera indirizzata a quanti sono in Roma.
« lo Catarina, serva e schiava de’ servi di Gesù Cristo, scrivo a voi nel prezioso sangue suo ». Così Caterina si presenta nelle sue epistole. (..)
Ma adesso diamo uno sguardo sul rapporto tra Caterina da Siena e l’Apostolo delle genti.
Una sera del 1353 Caterina da Siena, tornando a casa col fratellino Stefano, dopo aver fatto una visita alla visita alla torre di Sant’Ansano verso Fonte Branda, ebbe una dolcis­sima visione che la segnerà per tutta la vita. Di colpo vide la monumentale Chiesa di San Dome­nico avvolta da un serafico tramonto e su, su, in alto in una luce purissima Gesù, maestoso sedu­to in trono. Vestiva abiti pontificali, in testa poggiava un’ aurea tiara, e ai suoi lati si trovavano Pietro, Paolo e Giovanni. Giovanni.
Gesù la guardava e le sorrideva. Caterina era afferrata dal suo dolce sguardo e Gesù compiaciuto, la benediceva in un incendio d’amore infinito. Caterina non aveva che sei anni. La visione di Cristo coi paramenti pontificali le dice lo stretto rapporto col suo vicario, Pietro infatti è colui che lo rappresenta qui, sulla terra. Pertanto, per lei il Papa sarà il dolce Cristo in terra. San Gio­vanni il Teologo dell’amore, l’aiuterà a penetrare il mistero di Dio – amore e l’impegno costante della carità. Paolo, l’apostolo delle genti, il grande San Paolo il Dottore, sarà il suo Maestro e sarà amato dalla nostra santa in modo singolare per via che è stato crocifisso con Cristo. Paolo le diverrà tanto familiare da meritarsi il termine confidenziale di  » Paoluccio « . La nostra Santa il 25 gennaio del 1377 durante la Messa della festa della conversione di San Paolo, in estasi pro­nunciò una bellissima preghiera, della cui trascrizione siamo debitori al Beato Raimondo da Capua.
 » Tu, o Paolo ottimo, ( … ) da poi che per esso Verbo sei stato convertito dall’ errore alla verità e dopo che hai ricevuto il dono di essere rapito dove vedesti la divina Essenza in tre Persone, spogliato di quella visione, ritornando al corpo ovvero ai sensi, rimanesti vestito solo della visio­ne del verbo incarnato. Nella quale, considerando con attenzione che lo stesso Verbo incarnato sostenendo continue pene ha operato cl’ onore del Padre e la salute nostra, tu per questo sei fatto sitibondo e desideroso di sostenere p~ne acciò che, dimentico di tutte quante le altre cose, cpn­fessassi di non sapere altro che Iesu Cristo, e questo crocifisso. ( Orazione XXIII)
Struggente e determinata come sempre, nell’0razione VIII, invoca la luce che salva a Dio, cui sono proprie misericordia e pietà, dicendo “Tu ci desti al tempo del bisogno la luce degli apo­stoli: ora in questo tempo che maggiormente aviamo bisogno del lume risuscita un Paulo che illumini tutto el mondo ». Questo ci dice ulteriormente, l’amore, l’ammirazione e la devozione che la senese nutriva verso San Paolo.
San Giovanni Crisostomo definì San Paolo  » Voce di Dio », « Gran vascello dello Spirito Santo « , lo definì invece, Dante Alighieli. Sant’Agostino lo presentò come: » Vaso d’elezione e Maestro del mondo » mentre Santa Caterina lo chiama » Paolo ottimo « . Ma cerchiamo ancora negli scritti della nostra Mistica.
La lettera 226 indirizzata al Beato Raimondo da Capua per spronarlo ulteriormente verso l’ a­more di Dio e del prossimo, esprime tutta l’ammirazione versata in lirica nei confronti dell’ Apostolo « Così fece il dolce banditore di Paolo, che si vestì di Cristo crocifisso, e spogliato fu del diletto della divina essenza. Vestesi di Cristo uomo, cioè delle pene, obbrobri di Cristo crocifisso; e in altro modo non si vuole dilettare; anzi dice:  » lo fuggo di gloriarmi se non nella Croce di Cristo crocifisso ». E tanto gli piacque che, come disse una volta esso Apostolo a una serva sua: « Dolce figliola mia, tanto me l’ho stretto ‘l detto piacere col legame dell’affetto e dell’amore, che mai da me non si partì, né punto allentò, se non quando mi fu tolta la vita ». ( … ) Ed è fatto vasello di dilezione; pieno di fuoco, a portare, e a predicare la parola di Dio. Adunque non più negligenza, né dormire nell’ignoranzia, ma con acceso e ardito cuore distendere i dolci e amoro­si desideri ad andare a dare l’onore a Dio e la fadiga al prossimo; non partendovi mai dall’obiet­to nostro, Cristo crocifisso.
Chiunque si accosti agli scritti della nostra Mistica,anche semplicemente sfogliando il Dialogo, si accorge come a partire dal capitolo tre, citi l’Apostolo, per evidenziare in modo eloquente, la centralità di Cristo Crocifisso nella sua dottrina. Il Papa Benedetto XIV elevò tali lodi della mirabile dottrina di Caterina, ricca di sapienza, da fargli dire che, a somiglianza di San Paolo, tale dottrina è « accesa del fuoco della carità « . (Cfr. S. Caterina nei documenti papali P.Alfredo Scarciglia). A Benedetto XIV, nel 1995, fa eco Giovanni Paolo II, quando nella Lettera Aposto­lica, all’ Arcivescovo di Siena dice: « Infiammata dallo stesso ardore di San Paolo, Caterina non sa che predicare Cristo e Cristo crocifisso, nel cui sangue si sente a lui sposa e nel cui sangue scrive, da madre e sorella, il suo epistolario « Per Caterina il Cristo Crocifisso stà in su la croce beato e doloroso, perché è amante dell’umanità ed è il redentore nostro. Per Caterina il Cristo Crocifisso è altresì l’Agnello svenato e consumato d’amore, ed è dato a noi in cibo nell’Eucari­stia. Anche nelle sue lettere mette bene in evidenza la centralità di Cristo Crocifisso tant’ è, che le sue lettere iniziano » nel nome di Cristo Crocifisso » e terminano nel nome di Gesù dolce, Ge­sù amore.
È fuor d’ogni dubbio, che Caterina ami d’amore singolare  » l’ottimo Paolo » soprattutto per la sua scelta preferenziale che è quella di amare Cristo Crocifisso, che è scelta di sofferenza per amore, fino a con­fonnarsi a Lui. « Sono stato croci­fisso con Cristo e non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me. Questa vita nella carne, io la vivo nella fede del Figlio di Dio, che mi ha amato e ha dato se stesso per me. (Galati 2,19 -20)
(P.Alfredo Scarciglia o.p.)

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