VIVERE DIO IN UN MONDO SECOLARIZZATO: DIETRICH BONHOEFFER († 9 aprile 1945)

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VIVERE DIO IN UN MONDO SECOLARIZZATO: DIETRICH BONHOEFFER († 9 aprile 1945)

sintesi della relazione di Paolo Ricca
Verbania Pallanza, 20 aprile 1996
un profilo di Bonhoeffer

1.- la parabola di un’esistenza
Bonhoeffer è uno dei pochi teologi martiri di tutta la storia cristiana. Poiché i teologi sono intellettuali, come tutti gli intellettuali sono esperti nell’evitare le tempeste della storia e inclini al pensiero cortigiano, cioè quel pensiero che finisce per aderire o non contrastare il potere esistente.
In Italia solo 13 docenti universitari rifiutarono di prestare giuramento al fascismo. Bonhoeffer è una di queste mosche bianche: è passato dalla cattedra all’università di Berlino, raggiunta da giovanissimo, alla forca di Flossembürg
Ha vissuto quello che scrisse nella lettera a suo nipote in occasione del battesimo: « Abbiamo vissuto troppo intensamente nel pensiero ed abbiamo creduto che fosse possibile garantire in precedenza, mediante una ricognizione di tutte le possibilità, il risultato di qualsiasi azione, in modo tale che essa si compia in conclusione da sola. Un po’ troppo tardi abbiamo imparato che non il pensiero, ma l’assunzione della responsabilità è l’origine dell’azione. Per voi » dice rivolgendosi al nipote « pensiero ed azione entreranno in una relazione nuova. Penserete esclusivamente ciò di cui vi renderete responsabili agendo. Per noi il pensiero era spesso il lusso dello spettatore, per voi sarà interamente al servizio dell’azione. »
Bonhoeffer, proprio perché ha pensato esclusivamente ciò di cui si è reso responsabile attraverso l’azione, è vissuto solo 39 anni. E il suo pensiero manifesta una crescente giovinezza.
Nella prima fase, quella dell’università, Bonhoeffer si rende conto che la teologia accademica non è in grado di produrre un cristianesimo militante capace di fronteggiare vittoriosamente il paganesimo nazista. Per questo abbandona l’Università, troncando una brillante carriera, per buttarsi nella lotta della Chiesa Confessante. Dichiara, con grande scandalo, che fuori della Chiesa Confessante non c’è salvezza. Sostiene che la Chiesa Evangelica rimodellata secondo le direttive del Führer è una pseudochiesa, che offre una pseudosalvezza.Viene considerato un fanatico. Ma anche la Chiesa Confessante viene giudicata inadeguata, perché pensa solo a se stessa, tradendo il mandato divino.
E allora l’attenzione si sposta dalla chiesa al mondo, al mondo diventato adulto, a Dio. Dalla cella del carcere ripensa al cristianesimo globalmente considerato, al rapporto tra Dio e il mondo in termini nuovi.
Queste tre fasi della vita di Bonhoeffer sono anche rilette dal pastore André Dumas con la metafora di Nietzsche sulle metamorfosi dello spirito umano, che prima diventa cammello (accumula un sapere universitario di cui presto riconosce la sterilità), poi si trasforma in leone (cioè da accademico diventa un militante che lotta nella Chiesa Confessante. Si oppone al « paragrafo ariano », accettato dalla Chiesa del Reich e rifiutato dalla Chiesa Confessante. Mentre però la Chiesa Confessante si oppone perché il paragrafo lede l’autonomia della Chiesa, Bonhoeffer lo rifiuta perché snatura la chiesa) e infine diviene bambino (c’è una presa di distanza dalla Chiesa Confessante, una emigrazione interiore, accolta senza rimpianti dalla stessa chiesa. Bonhoeffer diventa un cristiano senza chiesa).
Attorno a Bonhoeffer, in carcere, si forma una nuova chiesa sui generis, che comprende non solo cristiani di diverse confessioni, ma anche comunisti russi di formazione atea. Bonhoeffer presiede un piccolo culto, il giorno prima della morte, tra persone votate alla morte per la resistenza al nazismo, sia credenti che non credenti. Segno della chiesa di domani. Qui Bonhoeffer diventa bambino, rinasce in qualche modo di nuovo, con un nuovo sguardo sul mondo e su Dio: è un mondo senza Dio, ma amato da Dio. Nasce un nuovo linguaggio.
2.- alcune tensioni nel pensiero di Bonhoeffer
Il pensiero di Bonhoeffer esercita un grande fascino sia perché è incompiuto sia perché ricco di tensioni molto vive.
Innanzitutto la tensione tra il suo appartenere alla grande borghesia e la sua immersione nella condizione proletaria (vive per qualche tempo in un quartiere proletario), per la consapevolezza di quanto l’appartenenza ad una classe sociale influenzi il modo di intendere e di esprimere la fede religiosa.
Poi la tensione tra il rapporto intenso con il proprio passato, le radici, la famiglia e la vitalità e il coraggio di leggere e di vivere il presente.
Inoltre Bonhoeffer era un uomo molto pio, religioso, devoto (molta preghiera, lettura della bibbia due volte al giorno) ed insieme è stato il grande teologo della profanità, del ricercatore di un linguaggio non religioso per poter parlare all’uomo adulto.
È stato uno dei piò grandi teologi pacifisti, che dichiarava nel 1934: È giunto il tempo per noi di non vergognarci di chiamarci pacifisti, firmando così la sua condanna a morte, l’accusa di traditore della nazione. Non ha esitato, nello stesso tempo, a partecipare alla cospirazione politica per eliminare Hitler.
Bonhoeffer è stato un teologo luterano e insieme un pensatore ecumenico, elaborando un pensiero capace di superare i confini del cristianesimo e della religione.
Bonhoeffer infine è stato un teologo molto legato alla sua terra, al suo popolo, ma insieme ha sviluppato una forte coscienza internazionalista.
3.- eredità teologica di Bonhoeffer
Anzitutto il tema della debolezza e impotenza di Dio. Solitamente Dio e onnipotenza sono ritenuti sinonimi. Dio si identifica totalmente con la condizione umana e quindi con la sua debolezza. Dio inoltre si oppone al Dio forte dei nazisti. Il tema della debolezza di Dio è estremamente presente nelle riflessione teologica di oggi.
Altro aspetto centrale è la fedeltà alla terra. Il primo interesse per il cristianesimo deve essere non l’esperienza religiosa dell’uomo, ma quello della salvaguardia e promozione della vita umana, della giustizia. Famosa è la sua affermazione sul compito dei cristiani: pregare e operare tra gli uomini secondo giustizia. Solo passando attraverso il mondo, assumendone pene, sofferenze, contraddizioni, si può entrare in un giusto rapporto con Dio.
Occorre poi pensare il cristianesimo a partire dalla coscienza dell’uomo diventato adulto, prescindendo da una visione del mondo costruita a partire dall’ipotesi Dio. L’uomo contemporaneo organizza il mondo come se Dio non ci fosse. L’avvento di una coscienza secolare, nonostante gli attuali ritorni di Dio, si è verificata. Infatti per l’uomo contemporaneo, adulto, Dio non è piò un presupposto. Allora come parlare di Dio in termini non religiosi?
Inoltre l’uomo contemporaneo ha una visione unitaria della realtà (non piò questo mondo e un mondo altro).
Da ultimo Bonhoeffer ci invita a diventare umani per diventare cristiani. Gesò non ci chiama ad una nuova religione, ma alla vita. Nell’umanità di Gesò c’è il modello dell’uomo che vive il trascendente.
vivere Dio in un mondo secolarizzato

1.- vivere Dio nell’al di qua
La religione si caratterizza nel produrre uno sdoppiamento della realtà in due mondi, per favorire il distacco interiore da questo mondo passeggero oscuro caduco al mondo definitivo luminoso permanente.
Per Bonhoeffer l’Evangelo non propone un distacco da questo mondo, ma, secondo la linea dell’Incarnazione, l’immersione in questo mondo. L’Evangelo unifica la realtà: Dio nel mondo , non Dio e il mondo.
Anche per la coscienza secolarizzata il mondo è uno, ma senza Dio, dato Dio che appartiene all’aldilà. Il cristianesimo scopre Dio nell’al di qua. Su questa scoperta si incentra la ricerca di Bonhoeffer. La ricerca di Dio non può avvenire lontano dal mondo, evadendo dalle realtà storiche.
Per imparare a credere occorre evitare una duplice fuga: la fuga religiosa che si sottrae dal mondo e la fuga secolare che si libera da Dio per muoversi agevolmente nel mondo. Dio e mondo sono congiunti, sono riconciliati in Gesò Cristo.
Nel prendere le distanze da una concezione di un Dio separato dal mondo Bonhoeffer segnala tre forme inautentiche di conoscenza di Dio: la concezione del Dio come onnipotente (solo Dio nell’aldilà), del Dio tappabuchi, che colma i buchi della nostra ignoranza, del Dio scappatoia come risorsa estrema a cui ricorrere nei momenti critici della vita (morte, sofferenza e colpa). Dio non vuole essere accettato per disperazione.
Occorre vivere Dio interamente nell’aldiqua.
2.- vivere Dio nell’al di qua secondo Bonhoeffer
Innanzitutto per Bonhoeffer vivere Dio nell’al di qua vuol dire scoprire la polifonia della vita. Noi alberghiamo in noi stessi Dio e il mondo intero. Dio può essere paragonato al cantus firmus, al tema dominante della vita, rispetto al quale tutti gli altri temi musicali si muovono e si intrecciano, in autonomia e in segreto rapporto con il tema dominante. È la trascendenza dell’al di qua, che si manifesta nell’avvicinarsi all’altro. Trascendenza nell’al di qua è scoprire tutte le dimensioni della vita. La religione non è un settore, ma una dimensione della realtà.
Per un certo tempo l’essere cristiani dovrà consistere nel pregare e nel praticare la giustizia tra gli uomini. Questa concentrazione dovrà dar luogo alla nascita di un nuovo linguaggio.
Nessuna chiesa ha osato mettere in pratica questa indicazione di Bonhoeffer di una doppia ascesi, l’ascesi della parola, riservata alla preghiera, l’ascesi dell’azione, riservata esclusivamente alla pratica della giustizia in mezzo agli uomini.

Publié dans : BONHOEFFER |le 8 avril, 2015 |Pas de Commentaires »

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