GIOVEDÌ E VENERDÌ SANTO CON SANT’AGOSTINO

http://www.augustinus.it/varie/pasqua/settimana_4.htm

GIOVEDÌ E VENERDÌ SANTO CON SANT’AGOSTINO

Io sono il pane vivo disceso dal cielo.
Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno
e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo.
(Gv 6, 51)

INTRODUZIONE

L’Eucarestia, « sacramento così grande e divino », è strettamente congiunta all’Incarnazione del Figlio di Dio: « Se il Signore degli angeli non si fosse fatto uomo non avremmo la sua carne; se non avessimo la sua carne, non mangeremmo il pane dell’altare ». (Serm.130, 2) Per conferire all’uomo la vita divina Cristo si è fatto sacerdote e sacrificio, offrendo – lui sommo sacerdote – il proprio corpo e sangue una volta per sempre, in un « sacrificio così sublime ed accessibile ». L’Eucarestia è la « medicina così splendida e nobile », (Serm.228/B, 1) che sprona il cristiano a seguire le orme di Cristo. Sull’altare infatti non offriamo solo la Vittima divina, ma anche noi stessi: « Questo è il sacrificio dei cristiani: Molti e un solo corpo in Cristo. La Chiesa celebra questo mistero con il sacramento dell’altare, noto ai fedeli, perché in esso si rivela che nella cosa che offre, essa stessa è offerta ». (De civ. Dei 10, 6)

Dai « Discorsi » di sant’Agostino, vescovo (Serm. 228/B, 2-3)
Il corpo di Cristo
Cristo Signore nostro dunque, che nel patire offrì per noi quel che nel nascere aveva preso da noi, divenuto in eterno il più grande dei sacerdoti, dispose che si offrisse il sacrificio che voi vedete, cioè il suo corpo e il suo sangue. Infatti il suo corpo, squarciato dalla lancia, effuse acqua e sangue, con cui rimise i nostri peccati. Ricordando questa grazia, operando la vostra salute – che poi è Dio che la opera in voi (cf. Fil 2, 12-13) -, con timore e tremore accostatevi a partecipare di quest’altare. Riconoscete nel pane quello stesso corpo che pendette sulla croce, e nel calice quello stesso sangue che sgorgò dal suo fianco. Anche gli antichi sacrifici del popolo di Dio, nella loro molteplice varietà, prefiguravano quest’unico sacrificio che doveva venire. E Cristo è nel medesimo tempo la pecora, per l’innocenza della sua anima pura, e il capro, per la sua carne somigliante a quella del peccato (cf. Rm 8, 3). E qualsiasi altra cosa che in molte e diverse maniere sia prefigurata nei sacrifici dell’Antico Testamento si riferisce soltanto a questo sacrificio che è stato rivelato nel Nuovo Testamento.
Prendete dunque e mangiate il corpo di Cristo, ora che anche voi siete diventati membra di Cristo nel corpo di Cristo; prendete e abbeveratevi col sangue di Cristo. Per non distaccarvi, mangiate quel che vi unisce; per non considerarvi da poco, bevete il vostro prezzo. Come questo, quando ne mangiate e bevete, si trasforma in voi, così anche voi vi trasformate nel corpo di Cristo, se vivete obbedienti e devoti. Egli infatti, già vicino alla sua passione, facendo la Pasqua con i suoi discepoli, preso il pane, lo benedisse dicendo: Questo è il mio corpo che sarà dato per voi (1 Cor 11, 24). Allo stesso modo, dopo averlo benedetto, diede il calice, dicendo: Questo è il mio sangue della nuova alleanza, che sarà versato per molti in remissione dei peccati (Mt 26, 28). Questo già voi lo leggevate o lo ascoltavate dal Vangelo, ma non sapevate che questa Eucarestia è il Figlio stesso; ma adesso, col cuore purificato in una coscienza senza macchia e col corpo lavato con acqua monda (cf. Eb 10, 22), avvicinatevi a lui e sarete illuminati, e i vostri volti non arrossiranno (Sal 33, 8). Perché se voi ricevete degnamente questa cosa che appartiene a quella nuova alleanza mediante la quale sperate l’eterna eredità, osservando il comandamento nuovo di amarvi scambievolmente (cf. Gv 13, 34), avrete in voi la vita. Vi cibate infatti di quella carne di cui la Vita stessa dichiara: Il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo (Gv 6, 51), e ancora: Se uno non mangia la mia carne e non beve il mio sangue, non avrà la vita in se stesso (Gv 6, 53).

In breve…
Se uno vuol vivere per me, è necessario che entri in comunione con me mangiando di me; e come io, umiliato, vivo per il Padre, così egli, elevato, vive per me. (In Io. Ev. tr. 26, 19)

VENERDÌ
Il pane che noi spezziamo, non è forse comunione con il corpo di Cristo?
Poiché c’è un solo pane, noi, pur essendo molti, siamo un corpo solo:
tutti infatti partecipiamo dell’unico pane.
(1 Cor 10, 16-17)

INTRODUZIONE
Centro della chiesa è l’Eucarestia: la Chiesa fa l’Eucarestia, ovvero celebra il memoriale della morte e risurrezione di Cristo; ma al tempo stesso l’Eucarestia edifica la Chiesa. L’Eucarestia è il sacramento dove si costruisce la comunità cristiana: i diversi io che in essa convergono sono raccolti e trasformati in noi. E’ una formula tanto cara ai Padri antichi, che spesso riportano l’esempio dei molti chicchi di frumento o degli acini di uva che, fondendosi insieme, costituiscono un solo pane e un solo vino. Il discorso eucaristico in Agostino non è mai disgiunto da quello cristologico ed ecclesiologico: l’unità del Christus totus, di Cristo Capo e della Chiesa corpo è pienamente simboleggiata nei segni sacramentali del banchetto eucaristico. Ne deriva come atto pratico la difesa e la ricerca strenua dell’amore per l’unità, nota caratteristica della Chiesa. A sua volta l’unità ecclesiale è il segno visibile della carità che unisce i fratelli. « Niente deve temere un cristiano, quanto l’essere separato dal corpo di Cristo ». (In Io. Ev. tr. 27, 6)
Dai « Discorsi » di sant’Agostino, vescovo (Serm. 227, 1)

Il pane dell’unità
Ricordo la mia promessa. A voi che siete stati battezzati avevo promesso un discorso in cui avrei esposto il sacramento della mensa del Signore, che ora voi vedete anche e a cui la notte scorsa avete preso parte. Bisogna che sappiate che cosa avete ricevuto, che cosa riceverete, che cosa ogni giorno dovrete ricevere. Quel pane che voi vedete sull’altare, santificato con la parola di Dio, è il corpo di Cristo. Il calice, o meglio quel che il calice contiene, santificato con le parole di Dio, è sangue di Cristo. Con questi segni Cristo Signore ha voluto affidarci il suo corpo e il suo sangue che ha sparso per noi per la remissione dei peccati. Se voi li avete ricevuti bene voi stessi siete quel che avete ricevuto. L’Apostolo infatti dice: Poiché c’è un solo pane, noi, pur essendo molti, siamo un corpo solo (1 Cor 10, 17). È così che egli espone il sacramento della mensa del Signore. Poiché c’è un solo pane, noi, pur essendo molti, siamo un corpo solo. E in questo pane vi viene raccomandato come voi dobbiate amare l’unità. Infatti quel pane è forse fatto di un sol chicco di grano? Non erano molti i chicchi di frumento? Ma prima di diventare pane erano separati e sono stati uniti per mezzo dell’acqua dopo essere stati in qualche modo macinati. Se il grano non viene macinato e impastato con l’acqua, non prende quella forma che noi chiamiamo pane. Così anche voi prima siete stati come macinati con l’umiliazione del digiuno e col sacramento dell’esorcismo. Poi c’è stato il battesimo e siete stati come impastati con l’acqua per prendere la forma del pane. Ma ancora non si ha il pane se non c’è il fuoco. E che cosa esprime il fuoco, cioè l’unzione dell’olio? Infatti l’olio, che è alimento per il fuoco, è il segno sacramentale dello Spirito Santo. Fateci caso negli Atti degli Apostoli, quando vengono letti; ora infatti comincia la lettura di questo libro: proprio oggi comincia il libro che s’intitola: Atti degli Apostoli. Chi vuol far progressi, qui ha modo di trarre profitto. Quando vi radunate nella chiesa, mettete da parte le chiacchiere frivole e state attenti alle Scritture. I vostri codici siamo noi. State dunque attenti e fate caso come verrà a Pentecoste lo Spirito Santo. Egli verrà così: si manifesta con lingue di fuoco. Infatti ispira quella carità che ci fa ardere del desiderio di Dio, ci fa disprezzare il mondo, fa bruciare le nostre scorie e purificare il cuore come l’oro. Dunque viene lo Spirito Santo, il fuoco dopo l’acqua e voi diventate pane, cioè corpo di Cristo. In questo modo è simboleggiata l’unità. I segni sacramentali, nel loro svolgimento, li conoscete. Anzitutto, dopo la preghiera, venite ammoniti di tenere in alto i vostri cuori; questo conviene a delle membra di Cristo. Se siete infatti diventati membra di Cristo, il vostro capo dov’è? Le membra hanno il capo. Se il capo non andasse avanti, le membra non potrebbero andargli dietro. Il nostro capo dov’è andato? Nel Simbolo che cosa avete recitato? Il terzo giorno risuscitò dai morti, sali al cielo, siede alla destra del Padre. Dunque il nostro capo è in cielo. Perciò quando vien detto: In alto i cuori, voi rispondete: Sono rivolti al Signore. E affinché questo avere il cuore in alto verso il Signore non lo attribuiate alle vostre forze, ai vostri meriti, ai vostri sforzi (l’avere il cuore in alto infatti è un dono di Dio), dopo che il popolo ha risposto: Sono in alto, rivolti al Signore, il vescovo o il presbitero che presiede continua dicendo: Rendiamo grazie al Signore nostro Dio; appunto per il fatto che noi teniamo il cuore in alto. Rendiamo grazie perché, se lui non ci avesse fatto questo dono, noi avremmo il cuore sulla terra. E anche voi confermate dicendo che è cosa buona e giusta rendergli grazie, per averci fatto tenere i cuori in alto presso il nostro capo. Quindi, dopo la santificazione del sacrificio di Dio, siccome egli ha voluto che anche noi fossimo coinvolti in questo sacrificio – e questo è chiaramente indicato nel momento in cui viene posto sull’altare il sacrificio di Dio e noi, ossia il segno e la cosa significata, che siamo noi -, ecco, dopo fatta la santificazione, diciamo l’Orazione del Signore che voi avete ricevuto e reso. E dopo si dice: La pace sia con voi, e i cristiani si scambiano un bacio santo. È il segno della pace; quel che esprimono le labbra deve essere nella coscienza; ossia come le tue labbra si accostano alle labbra del tuo fratello, così il tuo cuore non sia lontano dal suo cuore. Grandi misteri dunque, veramente grandi! Volete sapere come ci sono stati raccomandati? Dice l’Apostolo: Chi mangia il corpo di Cristo o beve il calice del Signore indegnamente sarà reo del corpo e del sangue del Signore (1 Cor 11, 27). Che vuol dire ricevere indegnamente? Ricevere con derisione, ricevere senza convinzione. Non ti sembri di poco valore per il fatto che lo vedi. Quel che tu vedi, passa; ma l’invisibile che viene espresso nel segno, quello non passa, rimane. Vedete, esso si riceve, si mangia, si consuma. Ma si consuma forse il corpo di Cristo? Si consuma la Chiesa di Cristo? Si consumano le membra di Cristo? Niente affatto. Qui esse vengono mondate, lassù coronate. Perciò quello che viene espresso nel segno rimarrà, anche se quel che lo esprime sembra che passi. Perciò ricevetelo, ma pensando a quel che siete, conservando l’unità nel cuore, tenendo il cuore sempre fisso in alto. La vostra speranza non sia sulla terra, ma nel cielo; la vostra fede sia ferma in Dio, accettevole da parte di Dio. E così quel che ora non vedete e tuttavia credete, lassù lo vedrete e senza fine ne godrete.

In breve…
O sacramento di pietà! O simbolo di unità! O vincolo di carità! Chi vuol vivere, ha dove vivere, ha di che vivere. S’avvicini, creda, entri a far parte del Corpo e sarà vivificato. Non disdegni di appartenere alla compagine della membra, non sia un membro infetto che si debba amputare, non sia un membro deforme di cui si debba arrossire. Sia bello, sia valido, sia sano, rimanga unito al corpo, viva di Dio per Iddio; sopporti ora la fatica in terra per regnare poi in cielo. (In Io. Ev. tr. 26, 13)

 

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