TRIPLICE GLORIA DELLA CROCE – DAI «DISCORSI» DI SAN VINCENZO FERRER, SACERDOTE

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TRIPLICE GLORIA DELLA CROCE

DAI «DISCORSI» DI SAN VINCENZO FERRER, SACERDOTE

« Lungi da me di gloriarsi se non dalla croce di nostro Signore Gesù Cristo ». Così sta scritto nella lettera ai Galati (6,14). Questo è il tema del nostro discorso. Anzitutto le parole «Lungi da me» vanno applicate alla stessa persona di Cristo che muore in croce. Appare chiaro dalla sacra Scrittura che Cristo fu molte volte in pericolo di morte da parte dei Giudei, che fecero vari attentati alla sua vita,
ma a lui non piacque alcun altro modo di moire se non in croce, sottraendosi agli altri modi con la fuga o con altri mezzi. Una prima volta fu in pericolo di morte appena nato. Regnava allora lo straniero Erode, che col favore dell’imperatore romano ottenne il dominio dei Giudei. Costui, udita dai Magi la nascita del re dei Giudei e informatosi del luogo dai rabbini ebraici, decise di ucciderlo… Ma l’angelo del Signore apparve a Giuseppe e gli disse di fuggire in Egitto col Bambino e con sua Madre. Così Cristo fu salvo. E si adempì la profezia di Giobbe: «Colpirono i bambini di spada, e io solo scampai» (cfr. Gb 1,15).
Egli cominciò a predicare e a operare miracoli nella città di Cafarnao. Allora i Giudei dissero: «Le grandi cose che abbiamo sentito operate da te in Cafarnao, falle anche qui nella tua patria» (Lc 4,23). Gesù rispose loro con un proverbio che non le meritavano, perché non credevano in lui, anzi lo disprezzavano dicendo: «Non è costui il figlio dell’artigiano e di sua moglie Maria?» (Mt 13,55). E tutti pieni di ira, si sollevarono, lo cacciarono fuori di città, e lo menarono sul ciglio del monte, dove era costruita la loro città, per precipitarlo giù. Egli però si rese invisibile; onde essi l’andavano in cerca ripetendo: E dov’è? «Gesù invece se ne andava passando in mezzo a loro» (Lc 4,30). Perché non volle morire in questo modo? Se l’avesse voluto, anche con tale morte avrebbe salvato tutto il mondo. Ma non volle morire così per darci una lezione. Una terza volta corse il pericolo di morire lapidato. Come scrive l’evangelista Giovanni. Fu quando Cristo predicava ai Giudei della sua città dicendo: «In verità, in verità vi dico, se uno osserverà la mia parola, non vedrà la morte in eterno» (Gv 5.24).
Infine Cristo incorse nel rischio di morire in croce, cioè crocifisso. Questo modo di morirgli piacque, l’accettò. Vedendo i Giudei che non avevano potuto ucciderlo precipitandolo, lapidandolo, né avvelenandolo, dissero: «Muoia crocifisso, ossia confitto in croce» (Gv 19,6), e gli apparecchiarono una croce. Allora Cristo predicava nella regione della Galilea, e sapendo che ormai i Giudei gli avevano apparecchiato una croce, disse ai discepoli:
«Sù, saliamo a Gerusalemme, e il Figlio dell’uomo sarà consegnato ai capi dei sacerdoti agliscribi, e lo condanneranno a morte» (Mc 10,33). Quindi non per forza, ma per sua concessione andò alla morte di croce e, pronunziata la sentenza da Pilato, non si appellò, né si scusò, ma Giovanni dice che « portandosi la croce uscì verso il luogo detto del Calvario » (Gv 19,17).
Perché questo modo di morire lo preferì a tutti gli altri? Già lo sapete, ogni male sia delle anime —come l’ignoranza, le prave inclinazioni — sia anche dei corpi — come le malattie, i travagli, le fatiche, e infine la morte — tutto deriva dal peccato di Adamo e di Eva, perché il peccato nacque dall’aver colto il frutto proibito. Cristo quindi venne a riparare tutti i mali e delle anime e dei corpi. Egli è appunto quel frutto, di cui è detto alla Vergine Maria: «Benedetto il frutto del tuo grembo» (Lc 1,42). Questo frutto è tornato al suo albero. Perciò antiche storie greche riferiscono che l’albero della croce era ricavato dalla stessa pianta, da cui Adamo colse il frutto. Quindi quando Cristo fu su l’albero della croce, allora fu restituito all’albero il frutto, ed egli riparò tutti i mali derivati dal peccato di Adamo nel giusto ordine, prima quelli dell’anima, poi quelli del corpo. Sicché Cristo eliminò i mali delle anime, dando come rimedio il battesimo, per cui sono rimessi tutti i peccati, e ci restituì la scienza, annunciadoci la gloria del paradiso. Quando poi ritornerà, e ben presto, per il giudizio universale, allora eliminerà anche i mali dei corpi, giacché risorgeremo impassibili e immortali. Ecco perché volle morire in croce. »

Dai «Discorsi» di san Vincenzo Ferrer, sacerdote (Disc. suIla Croce, Festivale, serm .44, ed. Ehrard, 1729, p. 145 ss).

A cura dell’Istituto di Spiritualità:
Pontificia Università S. Tommaso d’Aquino

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