17 MARZO: SAN PATRIZIO : “CRISTO CON ME, MATTINO E SERA”

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17 MARZO: SAN PATRIZIO, APOSTOLO DELL’IRLANDA, VESCOVO 390(?)-461

“CRISTO CON ME, MATTINO E SERA”

È solo una leggenda ma la trovo significativa. Narra che San Patrizio, giunto in Irlanda, prima di iniziare il suo lavoro di apostolo ed evangelizzatore degli abitanti, si fosse ritirato sulla sommità di un picco ossuto e sassoso che si affaccia sull’Oceano. Qui iniziò il suo “deserto”, fatto di digiuno, di preghiera e preparazione spirituale alla grande missione. Finita questa esperienza di solitudine Patrizio si mise a suonare la sua campana. A quel richiamo accorsero i serpenti dell’isola, per poi gettarsi dal dirupo nel mare, liberando l’Irlanda dai rettili. Una leggenda certo, ma che ci fa capire l’importanza del protagonista e di quanto sia radicato nell’immaginario collettivo degli Irlandesi. Ci spiega anche il perché ogni ultima domenica di luglio questo monte sacro, chiamato “The Reek”, sia meta di pellegrinaggi di migliaia di persone. Queste, si arrampicano sul monte, in preghiera e in silenzio, spesso a piedi nudi in segno di umiltà, talvolta portando vestiti di penitenza e grandi croci sulle spalle.
Un pellegrinaggio che si ripete da secoli anche se oggi con meno partecipazione e convinzione, anche perché l’isola è profondamente cambiata. Se ne andata l’immagine tradizionale di una Irlanda povera ma devotissima, dalla frequenza all’Eucarestia domenicale altissima (le ho viste anch’io un po’ di anni fa, a Dublino, queste chiese strapiene di gente devota e simpatica), un’isola che andava orgogliosa per il proprio attaccamento e fedeltà a Roma, ricca di vocazioni e generosa esportatrice di missionari in tutta la Chiesa (in Italia San Colombano, fondatore della celebre abbazia di Bobbio).
Quell’Irlanda non c’è più. Il grande cambiamento è avvenuto grosso modo in quest’ultimo ventennio. Non c’è più la povertà che si era patita per secoli (da qui anche la grande emigrazione in America). L’Irlanda ha saputo approfittare con intelligenza e tempismo degli aiuti provenienti dalla Unione Europea (della quale sono stati sostenitori convinti, a differenza degli Inglesi, ancora malati di nostalgia del loro ex-impero) non solo per vincere la povertà ma per diventare un’isola di benessere. Non c’è più una cultura chiusa e isolana, ma aperta alla globalizzazione, con molte aziende multinazionali che hanno fatto fare un salto di qualità all’Irlanda intera: dalla campagna alla telematica e alla “Net Economy”.
Molto profondo è anche l’influsso della cultura americana, particolarmente attraverso la televisione ed i film. Non si parla più di povertà economica ormai, ma di una certa “crisi spirituale” ed ecclesiale. Questa è stata innestata anche dai molti problemi creati dai fenomeni quali urbanizzazione, secolarizzazione e consumismo, e, non ultimo, da alcuni scandali del clero che ha intaccato la fiducia di molte persone. In alcune zone dell’isola la pratica religiosa domenicale è crollata dal 90% al 50% (comunque sempre più alta rispetto alla nostra cattolica Italia!). In alcune periferie di grandi città anche di meno. Ma per avere il quadro completo, qualche Irlandese direbbe “You have to go west” bisogna andare all’Ovest dell’isola, dove la frequenza alla messa è rimasta ancora molto alta, anche se minore rispetto al passato. Questo significa che il Cristianesimo rimane sempre la struttura portante della mentalità e della cultura della gente irlandese.
E questo è merito anche di San Patrizio e delle radici profonde che ha dato al cristianesimo dell’isola.

“Io, Patrizio, vado avanti sostenuto dalla forza di Dio”
Patrizio nacque attorno al 390 a Bannavem Taberniae, un villaggio della Britannia Romana, sulla costa occidentale dell’Inghilterra. Possiamo dire che era un “figlio d’arte” perché suo nonno era prete e il padre era un diacono e nello stesso tempo decurione civile, incaricato cioè della riscossione dei tributi. Ma quando Patrizio era ancora un ragazzo le legioni romane cominciarono a ritirarsi dalla Britannia, lasciandola indifesa. E in quegli anni hanno inizio le incursioni, dal continente, di altri popoli quali gli Angli, i Sassoni, gli Juti (che più tardi si stabiliranno nell’isola che diventerà così la “Terra degli Angli” (England), con una popolazione in prevalenza quindi anglo-sassone.
Ma le incursioni non arrivavano solo dal continente, ma anche dalla vicina grande isola. Ed in una di queste razzie di pirati irlandesi, Patrizio venne rapito, a sedici anni, e portato in Irlanda a fare il pastore, proprio tra quelle popolazioni che diventeranno il terreno della sua missione evangelizzatrice. Si vede proprio che le vie della Provvidenza sono infinite, e si serve anche di una apparente disgrazia (essere rapiti) per i propri progetti di salvezza. Patrizio cominciò così a conoscere e studiare l’indole ed il carattere, gli usi e i costumi di quelle popolazioni. Questo avvenimento doloroso interruppe la sua formazione scolastica (e di questo si rammaricherà spesso dichiarando di essere rimasto purtroppo “ignorantissimo”), ma nello stesso tempo fu “provvidenziale”. Scrisse lui stesso nella sua “Confessio”:
“Arrivato in Irlanda, ogni giorno portavo al pascolo il bestiame, e pregavo spesso nella giornata; fu allora che l’amore e il timore di Dio invasero sempre più il mio cuore, la mia fede crebbe, e il mio spirito era portato a fare circa cento preghiere al giorno, e quasi altrettante la notte, e stavo nelle foreste e sulle montagne, e mi alzavo prima dell’alba a pregare, e nonostante la neve, il gelo e la pioggia non sentivo alcun male, e non c’era in me pigrizia alcuna, come vedo ora, perché allora il mio spirito era pieno di ardore”.
Dopo alcuni anni riuscì a fuggire dall’Irlanda e le notizie che si hanno su questo buco di circa vent’anni della sua vita sono controverse. Si sa che Patrizio si preparò a diventare diacono e prete, e che seguì poi il vescovo Germano ad Auxerre, nella Gallia romana. Germano era una figura importante: una specie di Ambrogio di Milano. Era stato infatti funzionario imperiale, chiamato poi dal popolo all’episcopato. Aveva fatto anche dei viaggi apostolici in Britannia (nel 430 e nel 445) predicando ed insegnando. Patrizio lo scelse come suo maestro e lo seguì nella città chiamata oggi Auxerre (qualche studioso afferma che sia stato anche a Roma).

Patrizio evangelizzatore e vescovo di tutta l’Irlanda
Patrizio non è stato il primo evangelizzatore. Prima di lui era arrivato Palladio, britannico come Patrizio, inviato dal papa Celestino I. Gli Annali Irlandesi parlano anche di altri tre vescovi provenienti dal continente per predicare il Vangelo nell’isola. Ma questi sono stati solo i primi tentativi. Patrizio portò a compimento la sua missione, diventando il vero e grande apostolo di tutta l’Irlanda.
Alla morte di Palladio, Germano consacrò Patrizio vescovo e lo inviò nell’isola. Per lui era stata terra di prigionia, ora diventava terra di missione. E a questo si dedicò con tutto se stesso. Cominciò il suo lavoro apostolico nel nord, ed in seguito fissò sua sede episcopale ad Armagh. Particolare interessante, visto che parliamo molto di Unione Europea. Patrizio portò con sé un “team” multinazionale di collaboratori: c’erano Romani, Britanni, Galli, Franchi. Il risultato di questo lavoro “europeo” fu splendido. Da vecchio, Patrizio si definiva “peccator rusticissimus” (peccatore ignorantissimo), ma il suo spendersi senza risparmio e con intelligenza diffuse la fede cristiana nell’isola dandole una forte organizzazione. Nella sua predicazione ebbe un primo obbiettivo:
“Il modo di operare di Patrizio fu quello di convertire i figli e le figlie dei re (se non proprio il re stesso). E lui stesso dice che molti di questi diventarono monaci e monache, tutti dedicati a Dio. E questo sostiene bene l’idea che la cultura druidica di allora era già ben sviluppata, e pronta a quell’ultimo passo della fede, in cui la grazia poteva costruire sulla base umana già molto alta. Questi due aspetti spiegherebbero il grande successo dell’inculturazione della fede nell’Irlanda di allora” (Pat Egan SDB).
Con i suoi collaboratori seppe infondere in tutti e in tutto una particolare energia che renderà l’Irlanda una “isola di santi e di dotti” facendone sentire l’influsso anche sul continente europeo. Darà poi agli irlandesi l’orgoglio della propria identità come un popolo unificato dalla stessa fede cristiana.
Ma chi era Patrizio? Di sé parla nella Confessio. “Traspare dagli scritti la figura di un uomo molto sensibile… Ma gli elementi del carattere che risaltano di più sono una franchezza disarmante, un senso acuto dei propri limiti, e insieme la coscienza di aver ricevuto una missione alla quale consacrarsi con uno zelo smisurato, una generosità istintiva, una vera e propria passione per il Vangelo, unita alla venerazione per tutta la Scrittura, senza trascurare l’attaccamento affettuoso alle persone da lui battezzate ordinate, che traspare con tutta la forza dell’emozione soprattutto nell’Epistola” (Domenico Pezzini).
Patrizio fu specialmente un apostolo, un evangelizzatore ed un grande catecheta, molto vicino alla gente semplice, che egli sapeva capire e dalla quale si faceva capire, anche quando parlava di grandi temi teologici, quali la Trinità. Di essa è rimasta celebre la spiegazione che diede al popolo: “Le Persone della Trinità sono distinte tra loro, come queste foglioline di trifoglio sul loro stelo. Ma unica è la loro sostanza: ciascuna Persona è Dio, come ciascuna fogliolina è erba”. Qualche teologo non sarà certo felice della espressione, ma il popolo semplice intravedeva il significato del grande mistero trinitario e ne era felice. Da qui viene anche la tradizione degli Irlandesi che nel giorno della sua festa, il “Saint Patrick’s Day”, ancora oggi portano all’occhiello un trifoglio. Per ricordare e per ringraziare il grande santo che portò il Vangelo alla loro verde isola.

Mario Scudu SDB ***

*** Questo e altri 120 santi e sante sono nel volume di :
MARIO SCUDU, Anche Dio ha i suoi campioni, Editrice Elledici, Torino

Cristo davanti a me e dietro di me
Io, Patrizio, vado avanti per la mia strada, sostenuto dalla forza di Dio.
La potenza di Dio mi protegge, la saggezza di Dio mi guida,
L’occhio di Dio mi indica la via, l’orecchio di Dio è testimone delle mie parole.
Le parole di Dio siano sulle mie labbra, la mano di Dio mi sostenga,
si apra dinanzi a me la via che conduce a Dio, lo scudo di Dio mi difenda
l’armata invisibile di Dio mi salvi dalle insidie del demonio,
dai difetti che mi imprigionano, da tutti coloro che mi vogliono ingannare.
Durante il mio viaggio, breve o lungo, da solo o accompagnato da molti,
Cristo mi protegga sulla mia via,
perché una messe abbondante sia il frutto della mia missione.
Cristo davanti a me, Cristo dietro di me,
Cristo sotto e sopra di me, Cristo dentro e di fianco a me,
Cristo attorno a me dappertutto, Cristo con me mattino e sera.
Cristo nel cuore di chi pensa a me, Cristo sulle labbra di chi parla di me,
Cristo nello sguardo di chi mi guarda, Cristo negli orecchi di chi mi ascolta.
San Patrizio d’Irlanda

 

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