SPOGLIÀTI DELL’UOMO VECCHIO (CCC, CEI) (anche Paolo)

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SPOGLIÀTI DELL’UOMO VECCHIO (CCC, CEI)

L’incontro con Gesù cambia la vita, la rende nuova. Può accadere Che una persona, incontrando Gesù, non abbia il coraggio di fidarsi totalmente di lui e se ne vada via triste (Lc 18,18-23), oppure riconosca in lui quella novità che dà un significato profondo alla vita (Lc 19,1-10).
Il Nuovo Testamento è unanime nel sottolineare che un tratto fondamentale dell’uomo convertito, animato dallo Spirito, è l’esperienza della novità. La comunione con Cristo e l’accoglienza dello Spirito conducono ad una vita nuova. Scrive san Paolo ai cristiani di Corinto: « Se uno è in Cristo è una creatura nuova; le cose vecchie sono passate, ecco, ne sono nate di nuove » (2Cor 5,17). E ai cristiani di Colossi: « Vi siete spogliati dell’uomo vecchio con le sue azioni e avete rivestito il nuovo, che si rinnova, per una piena conoscenza, ad immagine del suo Creatore » (Col 3,9-10). La novità dello Spirito raggiunge il nucleo più profondo della persona, ristrutturandolo e rinnovandolo dall’interno (Rm 6,4).
I primi cristiani sentivano la novità di questo nuovo orientamento in modo così vivace da esprimerlo con le immagini della risurrezione, della creazione, della rinascita, del risveglio. Queste immagini sottolineano una sorta di passaggio dalla morte alla vita, dalla schiavitù alla libertà, dal chiuso dell’egoismo e dell’indifferenza agli spazi aperti della carità.
La novità dello Spirito è la novità della vita di Dio, che irrompe nell’uomo vecchio, rigenerandolo. Siamo sempre in ansiosa ricerca di cose nuove; spesso, però, appena si fanno realtà e le tocchiamo con mano, ci deludono, appaiono subito vecchie. Lo Spirito, invece, dischiude all’uomo un mondo sempre nuovo e rinnovante, pieno di sorprese; nuovo a tal punto da prefigurare « un nuovo cielo e una nuova terra » (Ap 21,1).

Abbandonare l’uomo vecchio
Non è però possibile essere uomini e donne nuovi senza un coraggioso abbandono dell’uomo vecchio, l’uomo inautentico, ripiegato su se stesso. La novità dello Spirito è insieme dono e compito: « Dovete deporre l’uomo vecchio con la condotta di prima, l’uomo che si corrompe dietro le passioni ingannatrici. Dovete rinnovarvi nello spirito della vostra mente e rivestire l’uomo nuovo, creato secondo Dio nella giustizia e nella santità vera » (Ef 4,22-24).
Uomini e donne nuovi si diventa quando si ha il coraggio di una conversione profonda, di una scelta netta e definitiva. L’azione trasformante dello Spirito non rinnega nulla di quanto nell’uomo è autentico, né trascura alcuna delle sue profonde aspirazioni, ma tutte porta a insospettata pienezza. Richiede però che ci si lasci alle spalle le opere dell’egoismo, per gustare i frutti dello Spirito.
Uomo « vecchio » è il giovane che cerca la novità per se stessa e si affanna a inventare il cambiamento per il cambiamento, immergendosi così in una vita sradicata, ridotta a continua esplorazione senza meta in una sorta di soggettività « senza dimora ». Una vita così sradicata affonda poi nel rincorrere impressioni e sensazioni sempre nuove, bloccata nelle secche dell’effimero.
Uomo « vecchio » è il giovane che affida la sua fame di novità a desideri senza limite, come se in essi ci sia una promessa di eternità. Nasce allora l’illusione di possedere certezze e soluzioni per un mondo nuovo, solo perché lo si sa immaginare in termini astratti. Ma la vera novità della pace, della giustizia, della libertà rimane lontana. L’utopia si rivela illusoria; rimane la novità dei piccoli appagamenti, dei bisogni soddisfatti; il sogno ricade su una quotidianità divorata dalla noia.
Uomo « vecchio » è il giovane che si lascia imbrigliare dalle opere dell’egoismo: « fornicazione, impurità, libertinaggio, idolatria, stregonerie, inimicizie, discordia, gelosia, dissensi, divisioni, fazioni, invidie, ubriachezze, orge e cose del genere » (Gal 5,19-21). L’elenco che Paolo offre trova purtroppo facili attualizzazioni: avidità di denaro e conseguenti atti delinquenziali per ottenerlo, disprezzo della propria e altrui vita, tempo libero vissuto nella noia, uso di droghe, violenza e libertinaggio sessuale, fragilità e suicidio, sfruttamento dei genitori, sincretismo religioso, satanismo e magia, rigurgiti razzisti e disprezzo degli immigrati, cecità di fronte alle tragedie umane…
« Vecchio » e « nuovo », « carne » e « Spirito », sono fra loro in antitesi: « La carne ha desideri contrari allo Spirito e lo Spirito ha desideri contrari alla carne » (Gal 5,17). Non sono possibili patteggiamenti, né illusioni. Si impone una scelta chiara e coraggiosa: « Quelli infatti che vivono secondo la carne, pensano alle cose della carne; quelli che vivono secondo lo Spirito, alle cose dello Spirito » (Rm 8,5).
La radice della novità è l’esperienza profonda, viva e attuale dello Spirito di Gesù. La novità per l’uomo non consiste nelle cose che egli può inventare, produrre, mettere sul mercato, godere… Consiste nella novità che è la persona stessa di Gesù: in lui e solo in lui è possibile inventare una storia nuova, una vicenda umana inedita, segnata dalla grazia. È lo Spirito di Gesù che rende nuove tutte le cose e dona ai credenti « amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mitezza, dominio di sé » (Gal 5,22).
I giovani che vivono secondo lo Spirito ne esprimono i frutti in volontariato, servizio ai poveri, servizio educativo, slancio e impegno per la pace, preparazione alla vita di famiglia, generosa risposta a una vocazione di speciale consacrazione, impegno missionario, apertura alla vita anche dopo esperienze di fallimento, slancio per i valori della giustizia, generosità di offrirsi gratuitamente, entusiasmo per le mete più alte…

Lo Spirito di Gesù in noi
Gesù, il risorto e il vivente, è presente nella Chiesa e nel mondo; lo Spirito ci mette in comunione con lui, delinea in noi i suoi lineamenti.
Il Vangelo di Giovanni sottolinea l’insostituibile funzione dello Spirito: « Il Consolatore, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, egli v’insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto » (Gv 14,26); « Molte cose ho ancora da dirvi, ma per il momento non siete capaci di portarne il peso. Quando però verrà lo Spirito di verità, egli vi guiderà alla verità tutta intera, perché non parlerà da sé, ma dirà tutto ciò che ha udito e vi annunzierà le cose future. Egli mi glorificherà, perché prenderà del mio e ve l’annunzierà » (Gv 16,12-14).
Lo Spirito non dice parole proprie, ma ripete quelle già dette da Gesù: « Non parlerà da sé, ma dirà tutto ciò che ha udito ». Lo Spirito non si distacca dalla storia di Gesù e dalla tradizione vivente della Chiesa. C’è una perfetta comunione tra lo Spirito e Gesù, tanto che l’insegnamento dello Spirito è il medesimo insegnamento di Gesù; meglio, il suo insegnamento è Gesù. Lo Spirito svela la persona di Gesù e la sua comunione con il Padre.
L’insegnamento dello Spirito non è ricordo ripetitivo, non è semplice memoria. Non aggiunge nulla alla rivelazione di Gesù, però la interiorizza e la rende presente in tutta la sua pienezza; ristruttura la nostra personalità offrendole un nuovo centro e un solido fondamento, la vita stessa di Gesù. Lo Spirito fa incontrare Gesù: l’orientamento di vita che ne scaturisce diventa punto di unificazione della personalità e criterio per ogni scelta e decisione. Uomini e donne nuovi sono allora giovani vivi, ricchi di umanità, piegati fino in fondo al servizio e all’amore, alle prese con i problemi, le difficoltà, gli entusiasmi e le incertezze di ogni giorno, che si affidano e fanno riferimento esplicito a Gesù di Nazareth e al suo progetto di vita, radicati dal suo stesso Spirito su di lui, roccia indistruttibile. Per questo Gesù precisa: lo Spirito « v’insegnerà ogni cosa » e « vi guiderà alla verità tutta intera » (Gv 14,2616,13).
Questa è la fede dei primi cristiani e della Chiesa di ogni tempo: soltanto lo Spirito consente di comprendere le parole e ricordare i gesti di Gesù come realtà presenti e operanti, come inesauribile « sorgente di acqua che zampilla per la vita eterna » (Gv 4,14): « È lo Spirito che dà la vita, la carne non giova a nulla; le parole che vi ho detto sono spirito e vita » (Gv 6,63).

Lo Spirito ci fa figli del Padre
Comunicandoci la conoscenza e l’amore di Gesù, il Figlio amato, lo Spirito ci inserisce nel dialogo di conoscenza e amore che corre tra il Padre e il Figlio, aprendoci a un nuovo e inaspettato rapporto con Dio: « Dio ha mandato nei nostri cuori lo Spirito del suo Figlio che grida: Abbà, Padre! Quindi non sei più schiavo, ma figlio » (Gal 4,6-7). L’uomo animato dallo Spirito non sta più davanti a Dio nel timore e nella paura, ma nella libertà. Sa di stare a cuore a Dio, di potersi consegnare alla sua affidabile cura e di affidarsi a lui anche oltre la morte.
L’obbedienza a Dio non è più vissuta come legge, ma come libertà; non più come mortificazione, ma come dono. La preghiera rivolta a Dio è segnata dalla coraggiosa confidenza dei figli. La preghiera, infatti, è un punto nodale e rivelatore dell’esistenza. Manifesta il modo con cui l’uomo si pone davanti a Dio, a se stesso, al mondo.
Lo Spirito crea in noi quella segreta familiarità che ci consente di riconoscere nella voce di Dio la voce amica di un Padre: « Abbà, Padre! Lo Spirito stesso attesta al nostro spirito che siamo figli di Dio » (Rm 8,15-16). Questa confidenza di fronte a Dio, una confidenza che è obbedienza e libertà, è il segno dell’autenticità della preghiera, non più fatta di molte parole, ma di sereno abbandono: « Voi dunque pregate così: Padre nostro… » (Mt 6,9). Questa libertà di fronte a Dio, che si manifesta nella preghiera e si esprime nella vita, è la libertà più alta donata all’uomo.

Testimoni liberi di fronte al mondo: il coraggio della missione
Un altro importante tratto dell’uomo nuovo è la testimonianza. Nei discorsi di addio, narrati nel Vangelo di Giovanni, Gesù avverte i discepoli che saranno odiati dal mondo e perseguitati, ma insieme li assicura che, dinanzi all’odio del mondo e alla persecuzione, saranno sorretti dalla testimonianza dello Spirito:
« Lo Spirito di verità che procede dal Padre, egli mi renderà testimonianza; e anche voi mi renderete testimonianza, perché siete stati con me fin dal principio » (Gv 15,26-27). Il cristiano spesso deve compiere scelte contro corrente, trovandosi di fronte a chi non riesce a capire, perché bloccato dall’accomodante: « Fanno tutti così! » e dai sondaggi d’opinione.
Nel grande processo tra Cristo e il mondo, che si svolge entro la storia, lo Spirito depone in favore di Gesù. Davanti all’ostilità che incontrano, anche i discepoli sono esposti al dubbio, allo scandalo, allo scoraggiamento (Gv 16,1-4). Ma lo Spirito custodirà la loro fede, li renderà sicuri nel loro opporsi alla logica del mondo. Quando i discepoli avranno bisogno di certezza, lo Spirito gliela offrirà. Lo Spirito è il testimone intimo e segreto che crea nei discepoli la sicurezza di essere con Dio e dona il coraggio della libertà.
« Dove c’è lo Spirito del Signore c’è la libertà », scrive Paolo con molta convinzione (2Cor 3,17). Di questa libertà il Nuovo Testamento offre ampie testimonianze. La parola greca che preferibilmente la esprime è « parresìa »; un termine che indica la libertà di parola e di coscienza, il coraggio di esprimere, di fronte a chiunque, la propria convinzione e il proprio dissenso.
Questa « franchezza » permette il superamento della paura, uno dei segni rivelatori dell’uomo vecchio, l’uomo ricattabile, perché prigioniero della stima del mondo ed eccessivamente preoccupato di sé, incapace di affrontare la solitudine in cui spesso il cristiano deve vivere i propri ideali. L’incontro con il Signore risorto libera il cuore dell’uomo dal timore del mondo e da tutti i suoi ricatti. Trasforma un cuore ricattabile in un cuore libero. I discepoli di Gesù sono liberi dentro, orgogliosi di appartenere a Cristo, incapaci di tenere per sé il dono e l’esperienza della fede. Sono appassionati per la grande causa del vangelo, come lo è Gesù per il regno di Dio.
Questo miracolo lo può compiere soltanto Gesù risorto. Di questa vittoria sulla paura parla spesso il libro degli Atti. Qui il cristiano è presentato nel vivo degli avvenimenti, non chiuso nella tranquillità della sua casa, separato in piccoli gruppi, ma presente sulle piazze, sulle strade, nelle sinagoghe, nei tribunali, in tutti i luoghi dove gli uomini vivono, dialogano, si incontrano e si confrontano. Sono uomini e donne pieni di fede, convinti di essere sorretti dalla presenza dello Spirito e di possedere un messaggio di salvezza di cui il mondo intero ha bisogno, lieti anche di subire persecuzioni « per amore del nome di Gesù » pur di non venir meno al compito « di insegnare e di portare il lieto annunzio che Gesù è il Cristo » (At 5,41-42). I cristiani sono pieni di slancio e in perenne cammino missionario: testimoni di Cristo « a Gerusalemme, in tutta la Giudea e la Samaria e fino agli estremi confini della terra » (At 1,8).
È sempre grande il numero di giovani che hanno sete di Dio e non trovano fontane a cui estinguere la loro sete; a volte hanno una domanda religiosa, ma non incrociano le proposte della comunità cristiana e disperdono l’intensità della ricerca nei rivoli delle sètte, della superstizione e della magia. Ancora più grande è il numero di coloro che ancora non conoscono il Signore; abitano in terre lontane o sono venuti ad abitare nella casa accanto. Cristiano è colui che senza stancarsi sa annunciare a tutte le genti la gioia sperimentata in Gesù.
Nel libro degli Atti, Luca tratteggia questa figura di cristiano, moltiplicando gli esempi, per mostrare ai suoi lettori che la risurrezione di Gesù ha introdotto nel mondo un radicale cambiamento. Non quello, certo, di far cessare le persecuzioni, che anzi sembrano insorgere più di prima, ma quello di suscitare, in ogni tempo e in ogni luogo, uomini liberi e coraggiosi, obbedienti a Dio piuttosto che agli uomini (At 4,19).

I doni dello Spirito
I cristiani possono contare sulla potenza dello Spirito che si comunica loro mediante i suoi doni. La tradizione della Chiesa ne enumera sette, ispirandosi a Is 11,2: sapienza, intelletto, consiglio, fortezza, scienza, pietà e timore di Dio.
Con la ricchezza e la novità dei suoi doni, lo Spirito offre a ciascuno lo spazio per seguire la propria vocazione, esprimere la propria originalità ed esercitare il proprio servizio. Ai cristiani di Corinto Paolo scrive che « a ciascuno è data una manifestazione particolare dello Spirito per l’utilità comune » (1Cor 12,7).
L’uomo nuovo non si appiattisce nell’anonimato, ma riconosce e difende la propria originalità. Al tempo stesso, però, sente la passione della comunione e non fa della sua originalità un motivo per dividere, per contrapporsi o per elevarsi sopra gli altri, ma ne fa un dono per tutti, un servizio per la crescita comune.
L’uomo nuovo non è senza volto, non è anonimo: è una persona creativa e originale. E tuttavia non cammina da solo, ma con gli altri. L’uomo nuovo, contemplando la croce di Gesù, non vive per se stesso, nella difesa egoistica della propria vita, ma nel dono di sé. E questo il « perdersi per ritrovarsi » di cui parla Gesù nel Vangelo (Mc 8,35).

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