BENEDETTO SIA DIO… Ef.1. 3-10

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BENEDETTO SIA DIO… Ef.1. 3-10

LECTIO DIVINA 8

Introductio: Preghiamo la Madonna, con l’Ave Maria, perché ci assista nell’accogliere lo Spirito Santo.

“Vieni, Spirito Santo, nei nostri cuori e accendi
In essi il fuoco del tuo amore. Vieni, Spirito Santo,
E donaci per intercessione di Maria che ha saputo
Contemplare, raccogliere gli eventi della vita di
Cristo e farne memoria operosa, la grazia di
Leggere e rileggere le Scritture per farne anche
In noi memoria viva e operosa.
Donaci, Spirito Santo, di lasciarci nutrire da questi
Eventi e di riesprimerli nella nostra vita.
E donaci, Ti preghiamo, una grazia ancora più
Grande; quella di cogliere l’opera di Dio nella
Chiesa visibile e operante nel mondo”: Amen.

Lectio. Leggiamo il testo con attenzione
In Efeso Paolo dimorò più a lungo che in qualsiasi altra città da lui evangelizzata. “Ricordatevi che per un triennio io non ebbi requie né di giorno né di notte, ammonendo fra le lacrime ciascuno di voi” (At. 20,31), dirà più tardi accomiatandosi dagli “anziani” di quella comunità. Vi rimase ininterrottamente dal 54 al 57 circa, facendone la tappa più importante del terzo viaggio missionario (At. 19,1-20,1).
Efeso era soprattutto nota per il culto pagano della dea Artemide (At.19,28. 34-35), il cui tempio (Artemision) era stato ricostruito, dopo un incendio, co0n tanto splendore da essere considerato una delle sette meraviglie del mondo.
In tutto il lungo periodo della sua dimora in Efeso Paolo estese la sua predicazione anche nelle numerose città del retroterra asiatico (Laodicea, Colossi, ecc.), di modo che davvero “tutti gli abitanti dell’Asia poterono ascoltare la parola del Signore, sia Giudei che Greci” (At. 19,10).
Il tema centrale della lettera è quello del disegno di Dio (il mistero) fissato da tutta l’eternità, rimasto velato lungo i secoli, realizzato in Cristo Gesù, rivelato a Paolo, spiegato alla Chiesa.
Chiesa che è celebrata come una realtà universale, terrena e celeste, o meglio, come la realizzazione attuale dell’ opera di Dio, l’opera della nuova creazione. Espressione che parte da Cristo, che ne è il capo, fino alle dimensioni complete previste da Dio, costituisce la vasta prospettiva verso cui il Creatore dirige le sguardo dei credenti. Questo dinamismo si esprime nella lode, nella conoscenza e nell’obbedienza così che i cristiani diventano creature nuove, inseriti col battesimo in quell’unico corpo mistico.

Meditatio.
“Benedetto sia Dio, Padre del Signore nostro Gesù Cristo ».
La preghiera di Paolo si apre con una benedizione di Dio. Ci può sembrare inconsueto. Ma questo è solo perché la nostra preghiera si nutre troppo spesso di contenuti vaghi o di fini egoistici. La lode gratuita, lo stupore ammirato per la grandezza del Signore, per la sua meravigliosa misericordia, per il mirabile piano di salvezza da lui predisposto per il nostro bene sono troppo assenti dalla nostra esperienza spirituale. Paolo ci introduce in un atteggiamento contemplativo che percorrerà tutta la prima parte della lettera. Il suo intento è quello di avviare il nostro incontro con il Dio di Gesù, con il Padre che svela finalmente nel Figlio incarnato il suo progetto di redenzione. Dio non è un concetto vago e oscuro: egli si manifesta sul volto di Cristo: “Chi ha visto me, ha visto il Padre” (Gv.14,9).
“…che ci ha benedetti con ogni benedizione spirituale nei cieli, in Cristo”.
Alla benedizione di Paolo indirizzata verso Dio fa riscontro la sovrabbondante benedizione di Dio riversata senza misura su tutta l’umanità. Il Padre è contemplato in questo suo costante atteggiamento benevolo. Egli pensa bene e “dice bene” delle sue creature. La sua benedizione non è un semplice augurio, ma si traduce in efficace operazione di bene sulla vita dei suoi figli: “E Dio vide quanto aveva fatto, ed ecco, era cosa molto buona” (Gn. 1,31). La benedizione viene dal cielo: vale a dire che non si produce per merito della creatura. Inoltre, essa è “in Cristo”: questa formula, che si ripeterà almeno sette volte nel primo capitolo della lettera, racchiude in sé il nucleo di ciò che Paolo intende comunicare: Gesù Cristo è il centro del piano di Dio, la sua “intenzione” per così dire, il senso e lo scopo di tutto ciò che esiste.
“In lui ci ha scelti prima della creazione del mondo, per essere santi e immacolati al suo cospetto nell’amore”.
Il progetto di Dio anticipa e previene la stessa creazione.Infatti ne costituisce il senso e la finalità. Siamo abituati a pensare all’opera di Dio in termini troppo umani, frutto della nostra immaginazione. Ciascuno di noi non è, per lui, un accidente secondario, che si è determinato per caso dopo la sua azione creativa. Da sempre il Padre ci ha pensato: e tutta la creazione è stata realizzata avendo come fine la pienezza della nostra vita, modellata sull’amore di Gesù, vero Dio e vero uomo, intorno al quale e in vista del quale ogni realtà prende senso e trova la propria verità. Ci viene offerta un’immagine riassuntiva e sintetica del significato di tutte le cose: l’intera creazione gira intorno al suo centro, che è la nostra chiamata a raggiungere la perfezione (essere santi e immacolati) attraverso il dono della somiglianza con Gesù, al cospetto di Dio, nell’amore.
“Predestinandoci a essere suoi figli adottivi per opera di Gesù Cristo, secondo il beneplacito della sua volontà”
La volontà di Dio è la nostra “predestinazione” a essere suoi figli adottivi nella comunione di vita con suo Figlio Gesù. Questa predestinazione rispetta la libertà con la quale noi siamo chiamati ad accogliere il dono, ma possiamo anche respingerlo. Il dono dell’adozione a figli di Dio precede ogni nostra presunzione di merito. Esso ci è concesso, come abbiamo visto, perfino prima della creazione. Ma il “beneplacito della volontà” del Padre vuole rispettare la libertà di quella creatura che egli ha plasmato a propria immagine e somiglianza, proprio perché la risposta umana al dono di grazia non fosse un cieco destino o una conseguenza fatale della sua iniziativa, ma il frutto di una libera e riconoscente adesione. Per quanto dipende da Dio, siamo da sempre suoi figli. Da noi può solo dipendere la scelta drammatica e mortifera di sottrarci al suo amore paterno.
“E questo a lode e gloria della sua grazia, che ci ha dato nel suo figlio diletto”.
Se da un lato il centro del piano divino è la nostra chiamata a essere figli di Dio in Cristo Gesù, Paolo non dimentica che, d’altro lato, la nostra redenzione dal peccato e dalla schiavitù è tutta orientata alla manifestazione piena della gloriosa grazia di Dio. Vale a dire che Dio stesso e il suo amore gratuito per noi sono il vero e ultimo scopo della creazione. Non potrebbe essere altrimenti: creazione e redenzione sono l’opera con cui Dio espande e comunica la sua stessa bontà. La pienezza di vita e l’altissima dignità alle quali siamo chiamati hanno come scopo il dispiegarsi della gloria di Dio.
“In lui abbiamo la redenzione mediante il suo sangue, la remissione dei peccati secondo la ricchezza della sua grazia”.
La ricchezza della grazia di Dio e la profondità del suo amore si manifestano soprattutto nel fatto che l’umanità non è solo priva di meriti di fronte alla sua gratuita iniziativa, ma è carica di colpe. La salvezza non raggiunge il genere umano semplicemente in attesa del dono, ma diventa redenzione da una condizione disgraziata di peccato e di morte. Per questo motivo è stato necessario il “sangue” di suo Figlio, segno della sua morte cruenta che è seguita alla sua libera decisione di consegnarsi nelle mani dei peccatori, per sconfiggere il potere della morte. Infatti il dono redentivo dell’amore di Dio non poteva evitare di passare attraverso lo scandalo della croce.
“Egli l’ha abbondantemente riversata su di noi con ogni sapienza e intelligenza, poiché egli ci ha fatto conoscere il mistero della sua volontà, secondo quanto, nella sua benevolenza, aveva in lui prestabilito per realizzarlo nella pienezza dei tempi”.
Dobbiamo imparare a “conoscere il mistero”. Sembra un’espressione contraddittoria: ciò che si conosce non è più un mistero. Eppure la volontà di Dio è così ricca di significato che non può mai essere esaurita dalla nostra conoscenza. Di fronte alla sapienza e all’intelligenza con le quali Dio riversa su di noi la sua sovrabbondante grazia la nostra mente non deve chiudersi come di fronte a un enigma incomprensibile. Come vedremo, più volte Paolo auspica una comprensione sempre più profonda e una conoscenza sempre più viva del “mistero”. La “pienezza dei tempi”, nella quale il Padre ha realizzato il suo piano, è il momento in cui, contemplando il sangue di Cristo sparso per noi, siamo introdotti nella sapienza sempre nuova e sempre più profonda del suo amore.
“…il disegno di ricapitolare in Cristo, tutte le cose, quelle del cielo come quelle della terra”.
Ecco che, finalmente, il progetto di Dio ci viene presentato nei suoi termini essenziali: tutta la realtà e tutta la storia trovano in Cristo il proprio “capo”, cioè il punto di riferimento capace di dare a ogni cosa il suo giusto valore e il suo senso. La verità della nostra vita e dell’intera creazione è “ricapitolata” in Gesù Cristo. Egli è la fonte di ogni libertà, di ogni giustizia, di ogni valore. La fede cristiana consiste fondamentalmente nell’assenso dato a quest’unica e sintetica rivelazione: la volontà di Dio è la conformazione di ogni cosa alla persona di suo Figlio incarnato; a lui deve essere conformata ogni libertà umana, perché la vita di ogni uomo diventi un membro del corpo di cui Gesù è il capo. E attraverso la libertà umana, così redenta dal peccato, anche tutta la creazione assume da capo una forma nuova e viene salvata dalla contraddizione e dalla vanità.

Contemplatio
Anche noi come san Paolo siamo rapiti al pensiero del meraviglioso piano di salvezza architettato da Dio fin dall’eternità e realizzato in Cristo Gesù. Noi accumuliamo parole su parole, concetti su concetti, in forma concitata che non ci lascia neppure il tempo di interrompere, con qualche pausa, questa fremente intuizione dello Spirito che si può dividere in due parti:
-Lode al Padre per averci ricolmati di ogni beneficio e specialmente per averci donato la “filiazione divina”;
-Lode al Padre per averci redenti e avere ricapitolato tutto in Cristo Gesù.
Noi ti lodiamo Padre per avere applicato questi benefici mediante la vocazione alla fede e i doni dello Spirito Santo. Noi ora sappiamo che da te ha origine tutto il piano della salvezza. “Nei cieli” (=luoghi celesti), di cui noi siamo già cittadini. Tu, Signore, distribuisci ogni abbondanza di doni “spirituali” (=sfera del divino). Conosciamo che il tutto viene a noi “in unione a Cristo”, unico intermediario fra Dio Padre e noi. E’ giusto perciò lodare e “benedire” il Padre celeste. Noi siamo consapevoli del bisogno di salvezza e lo esprimiamo nell’impegno di approfondire sempre meglio il mistero del Salvatore, come ci è stato descritto con mirabili parole da san Paolo. Perché ciò significa penetrare il mistero dell’Amore infinito che ne è l’unica spiegazione, come abbiamo visto dalla meditatio.
Noi ora sappiamo, Padre celeste, che tu sei amore: tutto ciò che opera in te e fuori da te è opera di amore. Essendo il Bene infinito, tu non puoi amare nulla fuori di te spinto dal desiderio di aumentare la tua felicità: in te hai tutto. Perciò in te Padre amare, e quindi volere le creature, è puramente espandere al di fuori di te il tuo bene infinito, le tue perfezioni, è partecipare ad altri il tuo essere, la tua felicità.
Così tu ci ami di amore eterno e, amandoci, ci hai chiamati all’esistenza dandoci la vita naturale e la vita soprannaturale. Tu, Padre, non solo hai creato dal nulla gli uomini, ma ci hai creati nella condizione di figli tuoi, destinandoci a partecipare alla tua vita intima, alla tua beatitudine eterna fin da prima della creazione. Questo è il progetto della tua immensa carità verso noi povere e deboli creature; ma quando il peccato è entrato nel mondo facendoci cadere, tu, o Padre, che ci avevi creato in un atto d’amore, hai voluto redimerci in un atto d’amore ancora più grande.
Con la lode di san Paolo, abbiamo compreso il mistero dell’Incarnazione che si è presentata come la suprema manifestazione del grande amore con il quale Tu, o Dio, ci hai amati. “In questo si è manifestato l’amore di Dio verso di noi: che Dio ha mandato il suo Figlio unigenito nel mondo, perché noi avessimo la vita per lui. In questo sta l’amore: non che noi abbiamo amato Dio, ma che lui ha amato noi e ha mandato il suo Figlio quale propiziazione per i nostri peccati” (1 Gv.4,9-10).
Dopo averci donato la vita naturale, dopo averci destinati alla vita soprannaturale, che cosa potevi fare di più per noi che darci te stesso, il tuo Verbo, fatto carne, per liberarci dalla schiavitù del peccato?
Noi sappiamo che sei carità, e non fa quindi meraviglia se la stessa tua azione a favore degli uomini è una storia d’amore, e di amore misericordioso. Il piano della creazione e della redenzione “scaturisce dall’amore nella sua stessa fonte“, cioè dalla carità tua, Padre, che…nella tua immensa e misericordiosa benevolenza ci hai creati ed inoltre gratuitamente ci chiami a partecipare alla tua vita e alla tua gloria ricapitolandoci in Cristo Gesù.

Conclusio.
Mio Dio: fammi degno di conoscere maggiormente il mistero che operò l’ineffabile carità tua infiammante, dispensata dalla stessa Trinità fin dall’inizio dei tempi: il mistero della tua Incarnazione che facesti per me , per noi, per l’umanità intera e fu l’inizio della salvezza degli uomini.
Signore, ti lodo e benedico come san Paolo, ti ringrazio per il tuo amore. Tu mi hai amato tanto che per amor mio ti sei fatto nel tempo, tu che hai fatto i tempi; e nel mondo eri minore di età a molti tuoi servi, tu che sei più antico del mondo; e ti sei incarnato, tu che hai fatto l’uomo; sei stato creatura di madre da te creata, e sei stato portato fra mani da te formate, e hai succhiato a un petto da te ricolmato, e hai vagito quale neonato nella mangiatoia, tu che sei il Verbo, senza del quale è muta l’umana eloquenza.
Gesù, lasciami dire, nell’eccesso della mia riconoscenza, lasciami dire che il tuo amore arriva nella profondità del mio essere…Come vuoi che, dinanzi a questo amore, il mio cuore non si slanci verso di te abbracciandoti? Come potrebbe avere limiti la mia fiducia?

Lode e gloria a te Gesù. Amen.

Publié dans : Lettera agli Efesini |le 5 février, 2015 |Pas de Commentaires »

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