2 NOVEMBRE – COMMEMORAZIONE DEI FEDELI DEFUNTI : IL TUO VOLTO, SIGNORE, IO CERCO.

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2 NOVEMBRE 2014 | 31A / I FEDELI DEFUNTI A | T. ORDINARIO | OMELIA DI APPROFONDIMENTO

IL TUO VOLTO, SIGNORE, IO CERCO.

La commemorazione dei fedeli defunti al 2 novembre ebbe origine net sec. X nel monastero benedettino di Cluny.
Papa Benedetto XV, al tempo della prima guerra mondiale, giunse a concedere a ogni sacerdote la facoltà di celebrare « tre messe » in questo giorno.
* La morte resta per l’uomo un mistero profondo. Un mistero che anche i non credenti circondano di rispetto.
* La morte per il cristiano non è il risultato di un gioco tragico e ineluttabile da affrontare con freddezza e cinismo.
* La morte del cristiano si colloca nel solco della morte di Cristo, per cui ne da’ senso e significato in attesa della Sua seconda venuta.
(Prima di iniziare il commento alla Parole mi sembra opportuno rilevare che tale commento si riferisce al formulario della prima Messa di questo giorno).
La prima lettura, tratta dal libro di Giobbe, è il grido di questo personaggio, Giobbe, che nonostante le ingiuste avversità che si trova ad affrontare nella prova della sua vita, non spegne la speranza in Dio, nel suo amore misericordioso e preveniente che non nega mai a nessuno, in qualunque situazione di vita ci si trovi ad essere.
La consapevolezza delle difficoltà e prove che la vita ci riserva è ben presente anche ai credenti di oggi, e forse esse sono più sottili, più subdole, ma alrettanto taglienti e sprezzanti, verso coloro che pongono la speranza in quel Maestro, Gesù di Nazaret, quell’uomo che si è detto anche Dio, ma che poi ha fatto la fine di un ladro comune, condannato a morte sul legno della croce.
Fin qui le parole umane, ma sappiamo bene che al terzo giorno, la potenza dell’amore di Dio, proprio in quel Gesù di Nazaret crocifisso « esplode » in un annuncio universale, per tutti, un annuncio di vita e non di morte, rivelando che essa, la morte, non ha l’ultima parola sulla creazione e sull’umanità.

La seconda lettura, tratta dalla lettera di San Paolo ai Romani, ci tratteggia anch’essa il cammino che non delude le attese del nostro cuore umano. Dalla grandezza dell’amore di Dio, nasce al speranza di essere amati da lui e tale speranza non delude, perché come dice l’apostolo: « l’amore di Dio è stato riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo che ci è stato dato. Ed è proprio grazie a questo Spirito che la speranza è alimentata ni credenti.
L’azione amorosa di Dio, che ci dona suo Figlio, fa sì che proprio Egli sia il realizzatore di quella speranza che da sempre è insita nel cuore dell’uomo. A questo proposito scrive Benedetto XVI nella sua Enciclica sulla Speranza cristianta: « La « redenzione », la salvezza, secondo la fede cristiana, non è un semplice dato di fatto.
La redenzione ci è offerta nel senso che ci è stata donata la speranza, una speranza affidabile, in virtù della quale noi possiamo affrontare il nostro presente: il presente, anche un presente faticoso, può essere vissuto ed accettato se conduce verso una meta e se di questa meta noi possiamo essere sicuri, se questa meta è così grande da giustificare la fatica del cammino ».

Il brano del Vangelo di Giovanni, ci ribadisce la centralità di Gesù nell’azione del Padre. E proprio come rileva l’evangelista la volontà del Padre in Gesù è proprio questa: « che io non perda nulla di quanto egli mi ha dato, ma che lo risusciti nell’ultimo giorno ». Il tema del « non perdere nulla » lo possiamo ben applicare anche al tema dell’odierna giornata.
Che cos’è infatti il ricordare i tutti i defunti se non una estensione temporale di quel « nulla vada perduto » che si stabilisce durante la vita di ciascuno, nelle proprie relazioni, nei propri legami con altre persone a cui ci si vuole bene, a cui si tiene.
Ed è proprio questo il motivo del loro ricordo in questo tempo che sono distanti da noi, ma che vivono già in quell’amore che noi viatori solo possiamo immaginare.
Ricordare chi ci ha preceduto, allora ha carattere di memoria delle nostre relazioni, consapevoli che ogni credente diventa « umano » e figlio di Dio allorquanto nel coltiva ed onora le sue relazioni, come ci ha mostrato il Figlio di Dio stesso.
Il regno del Padre, a cui tutti sono chiamati, non è un aldilà immaginario, posto in un futuro che non arriva mai; il suo regno è presente là dove Egli è amato e dove il suo amore ci raggiunge. Solo il suo amore ci dà la possibilità di perseverare con ogni sobrietà giorno per giorno, senza perdere lo slancio della speranza, in un mondo che, per sua natura, è imperfetto.
E il suo amore, allo stesso tempo, è per noi la garanzia che esiste ciò che solo vagamente intuiamo e, tuttavia, nell’intimo aspettiamo: la vita che è « veramente » vita.

Luca Desserafino sdb |

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