FEDE E CULTURA NELL’ANNO DELLA FEDE

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FEDE E CULTURA NELL’ANNO DELLA FEDE

titoli proposti: 1 fede e secolarizzazione 2 fede e post-modernità 3 fede e scienza

LA MENTALITÀ SCIENTIFICA

Un ruolo molto importante, nel passaggio da un mondo sacrale a un mondo secolare, è stato svolto dallo sviluppo vertiginoso della scienza che ha caratterizzato gli ultimi secoli della nostra storia culturale.
Di per sé, lo sviluppo della scienza non dovrebbe interferire con il vissuto religioso e il mondo della fede. Scienza e fede si occupano infatti di due versanti radicalmente diversi della realtà: la scienza studia il mondo materiale, la fede illumina il senso ultimo della vita umana e orienta l’uomo a una speranza di eternità, realtà su cui la scienza non può mettere le mani.
Questa radicale distinzione di oggetto e di metodo avrebbero dovuto precludere al sapere scientifico ogni incursione nel campo della fede. E gli scienziati seri si sono attenuti in genere all’impegno di questa separazione di campi e di reciproca non interferenza.
Ma quello che non è avvenuto per la ricerca scientifica vera e propria, si è verificato per quel modo generale di pensare e di guardare alla realtà che potremmo chiamare mentalità scientifica.
I problemi che nascono dall’impatto della scienza con la fede non sono tanto di natura teorica, quanto di carattere psicologico; non sono dovuti alle scoperte scientifiche, ma al modo di pensare che esse un po’ alla volta vanno diffondendo, cioè appunto alla mentalità scientifica.
Dio non si rivela direttamente agli strumenti della scienza; tutto quello che avviene nel mondo può essere spiegato unicamente attraverso cause puramente mondane. Il cosmo non lascia più vedere Dio o almeno non lo lascia più vedere in modo diretto e immediato. Questo non porta necessariamente a negare l’esistenza di Dio, ma finisce per portare molte persone a spiegare il mondo come se Dio non esistesse.
La scienza studia il mondo prescindendo da Dio, perciò concepisce il mondo come una immensa e complicatissima macchina, in cui tutto si tiene, ma che non ha bisogno di Dio per funzionare. E la mentalità scientifica finisce per pensare che un Dio inutile è in realtà un Dio che non esiste.
L’uomo stesso non occupa più il centro di questo universo; per la scienza egli è soltanto uno dei tanti fenomeni che lo popolano, spiegabile attraverso leggi scientifiche, prodotto dalla evoluzione e dal caso.
La visione dell’uomo, propria della mentalità scientifica, non lascia molto spazio all’idea che l’uomo interessi in qualche modo a Dio.
L’uomo e la sua avventura nel mondo sono relegati nel dominio dei fenomeni fisici, Dio viene confinato in un mondo diverso, irrilevante. Lo sviluppo della scienza ha portato a dare importanza solo a ciò che è sperimentabile. La fede, per sua natura, esclude ogni possibilità di verifica o falsificazione sperimentale, perciò appare alla mentalità scientifica come un mondo separato, di opinioni personali, oggetto di scelte irrazionali, come la scelta della squadra per cui fare tifo: tu la tua, lui la sua, io nessuna. Tu credi perché vuoi credere, padrone di farlo, ma è cosa solo tua.
Nella scienza, ogni teoria è sempre provvisoria e rivedibile: pare vera oggi, domani magari sarà dimostrata falsa e abbandonata. Ma i dogmi della fede sono sempre quelli: la religione sembra arrogarsi una immutabilità e definitività che pare inconcepibile all’uomo della scienza.
Ancora: essenziale per lo sviluppo della scienza è l’esistenza di una «comunità mondiale degli scienziati» capace di verificare e convalidare tutte le nuove acquisizioni sperimentali e le nuove teorie. Il carattere universale di un simile sistema di controllo e di validazione scredita, al confronto, il disaccordo e la insuperabile litigiosità degli «esperti» del sapere religioso.
Ogni credo religioso, non esclusa le fede cristiana, costituisce per lo scienziato, una forma di sapere «confessionale», partico-laristico, cioè condiviso solo all’interno delle diverse chiese e sette, e sottratto a ogni forma di discussione aperta e di verifica pubblica.

Aggiornare la propria conoscenza della fede

II discredito della fede che caratterizza tanta parte del mondo della scienza, è accresciuto dal carattere elementare e spesso penosamente infantile della conoscenza del messaggio cristiano

posseduta dalla grande maggioranza dei credenti. Una conoscenza così sommaria e inadeguata della fede non può resistere alle difficoltà, alle obiezioni, ai problemi che la mentalità scientìfica suscita oggi inevitabilmente in tutte le persone adulte e colte.
Quelle forme elementari di conoscenza dei dati della fede che potevano bastare all’interno del mondo prescientifico, e che permettevano anche alla gente del popolo un vissuto cristiano di buon livello, non bastano più per far fronte alle difficoltà sempre nuove che la mentalità scientifica pone alla fede.
Il fatto di vivere in un mondo segnato profondamente dallo sviluppo della scienza esige, quindi, da ogni credente un impegno di conoscenza, approfondimento, ricomprensione della propria fede, che sia almeno proporzionato alla sua cultura. Ignorare queste esigenze di aggiornamento, equivale troppo spesso ad esporsi al rischio colpevole di perdere la propria fede.
Ugualmente importante sarà, per tutta la comunità di fede nel suo insieme, ma soprattutto per coloro che nella comunità di fede hanno compiti di magistero e di guida, l’impegno di liberare il messaggio rivelato dall’involucro prescientifico in cui ci è stato trasmesso in passato, ma che non appartiene alla sua vera essenza (pensiamo al dogma dell’ascensione al ciclo, del peccato originale, così come vengono spesso ancora troppo ingenuamente raccontati). Illudersi di poter continuare a trasmettere ai cosiddetti «semplici fedeli» un cristianesimo così rozzamente popolare, è una scelta che non premia. Coltivare una simile forma di cristianesimo nell’epoca della scienza è mancare di fiducia nel cristianesimo stesso, nella sua capacità di far fronte vittoriosamente e sul suo stesso terreno, al mondo del sapere scientifico.
La necessità di dover fare i conti con la mentalità scientifica dell’uomo contemporaneo, imporrà ai catechisti e ai predicatori una maggiore preoccupazione di serietà metodologica e di sobrietà ed essenzialità del linguaggio.
Certe forme di dilettantismo o addirittura di retorica deteriore tolgono credibilità alle nostre omelie e alla nostra catechesi. Le nostre omelie sono troppo spesso scontate, ingenue, noiose, screditate, inutili, e magari stupidamente lunghe, perché non teniamo conto dei tempi rapidi, propri della comunicazione massmediale, cui oggi sono invece abituati i fedeli.

Il dialogo con la scienza

D’altra parte, le scienze non si limitano a porre alla fede difficoltà e problemi; offrono anche preziose occasioni di migliore comprensione e di arricchimento, che possono facilitare il modo di incarnarla nel mondo in cui siamo chiamati a viverla. Il credente dovrà quindi evitare la tentazione della fuga dal mondo della scienza in nome di una difesa integralistica della sua fede.
È nostro dovere evitare di confinare la fede in una specie di ghetto, in cui sia precluso ogni accesso al mondo della scienza, ogni dialogo con essa.
Il «tutto è vostro» di S. Paolo ci impegna a coltivare, compatibilmente con la nostra professione e le condizioni del nostro stato sociale, un interesse profondo per le conoscenze scientifiche.
Del sapere scientifico fa oggi parte integrante lo stesso uomo: sono le cosiddette «scienze dell’uomo»: il sapere della fede è perciò chiamato a intessere un dialogo difficile ma arricchente, più ancora che con le scienze della natura, con le diverse e complementari scienze dell’uomo.
Le scienze dell’uomo possono offrirci una più chiara consapevolezza dei dinamismi della nostra vita psichica e sociale, illuminando meglio la dimensione psicologica della nostra stessa fede e della vita morale in cui essa è chiamata ad esprimersi ed autenticarsi.
Il dialogo della fede con la scienza potrà facilmente creare nei credenti un penoso sentimento di inferiorità e di frustrazione: da un punto di vista puramente umano, infatti, il sapere della fede e la sua elaborazione dotta (la teologia), se confrontati con l’organizzazione mondiale della ricerca scientifica, con la complessità e finezza degli strumenti di questa ricerca, con la massa e la qualità dei dati, delle teorie e delle ipotesi circolanti all’interno della comunità scientifica mondiale, appaiono sproporzionatamente deboli e poveri. È bene rendersene conto.

( Guido Gatti docente di teologia morale )

Chiesa di san Rocco D.Franco

Publié dans : ANNO DELLA FEDE |le 30 octobre, 2014 |Pas de Commentaires »

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