…ANNO PAOLINO UN ITINERARIO PER SPOSI E GENITORI CHE SCATURISCE DAGLI SCRITTI DELL’APOSTOLO

http://www.parrocchiadiquinto.it/sites/default/files/articoli/allegati/ART.%20DALLA%20LETTERA%20DI%20PAOLO%20AGLI%20SPOSATI.pdf

NEL CONTESTO DELL’ANNO PAOLINO UN ITINERARIO PER SPOSI E GENITORI CHE SCATURISCE DAGLI SCRITTI DELL’APOSTOLO

Dalla « lettera » di s. Paolo agli sposi e ai genitori

Dagli scritti paolini è facile accogliere spunti e provocazioni, proposte e intuizioni per elaborare comportamenti, costruire progetti e sviluppare esami di coscienza da parte delle coppie di sposi e delle famiglie. Teologia e pastorale del matrimonio in s. Paolo. Tutto si riassume nell’amore. Il rapporto genitori-figli. Da sottolineare il sano realismo mostrato dall’apostolo su questi temi. I primi seguaci di Cristo si ritrovavano nelle case. Già in Atti 2 avviene il passaggio dal tempio alla casa, con la « frazione del pane » nella dimora accogliente di un membro del gruppo di credenti: sono le prime « chiese domestiche ». L’incontro con Cristo coinvolge tutte le dimensioni del vissuto, compreso lo sposarsi e l’abitare. San Paolo, pur non essendo sposato, è vissuto con coppie di sposi. Si pensi all’anno e mezzo trascorso a Corinto in casa di Aquila e Priscilla, i due coniugi che gli hanno dato il lavoro e l’hanno aiutato con
grande generosità sul piano pastorale. L’apostolo li definisce «miei collaboratori in Cristo Gesù». In 1Cor 16,15 Paolo cita la famiglia di Stefana «primizia dell’Acaia», distintasi per il grande impegno. Molti dei 72 collaboratori dell’apostolo, menzionati negli Atti e nelle Lettere, erano sposati. È questo un segnale inequivocabile che l’attiva collaborazione tra l’apostolo e qualche precisa famiglia cristiana ha dato frutti insperati. Da qui un criterio spirituale e pastorale sempre valido: la sinergia tra istituzione (parrocchia, diocesi) e famiglia, tra sacerdote e sposi, apre le porte dell’evangelizzazione. Paolo attribuisce tanto valore all’istituto matrimoniale da scrivere: «Se qualcuno non si prende cura dei suoi cari, soprattutto di quelli della sua famiglia, costui ha rinnegato la fede ed è peggiore di un infedele»
(1Tim 5,8). La prima e più importante verifica della fede personale e dell’appartenenza alla chiesa passa
attraverso il proprio stile di vita familiare. La teologia del matrimonio Paolo non ha scritto un trattato specifico sul matrimonio, ma ha affrontato questa tematica rispondendo a quesiti postigli dalle comunità da lui fondate o prendendo posizione su situazioni reali della vita dei cristiani. Pur esaltando la verginità per i valori di libertà, di offerta totale a Dio e, quindi, di anticipo della situazione escatologica, e pur risentendo dell’impostazione tradizionale dei ruoli nella famiglia antica, l’apostolo introduce varie novità per il matrimonio. Egli ribadisce anzitutto il comando del Signore circa la fedeltà e l’indissolubilità del legame sponsale. Il coniuge è il primo prossimo da amare, fino a costituire un essere solo (Ef 5,28). Sia in Ef che in Col, Paolo modula il rapporto marito-moglie sul rapporto Cristo-chiesa: è questa la massima valorizzazione della relazione coniugale. In Ef 5,1-2.21-33 viene ripetuto per tre volte il verbo agapao: mai il mondo greco e latino aveva usato tale verbo per indicare il rapporto uomo e donna, solitamente riconducibile a
passionalità (eros). Qui invece si allude ad un amore gratuito e fedele. Il marito è sì « capo », ma solo nel modo in cui Cristo è capo e salvatore della chiesa, in quanto cioè è disposto a donare radicalmente la propria vita. È la pasqua della famiglia, con la crocifissione dell’egoismo in ciascun membro. L’amore autentico tra due coniugi diventa così partecipazione al « mistero » della comunione divina e dell’alleanza di Dio col suo popolo. Con originale profondità, Paolo immerge l’amore dei due sposi all’interno di quel grande gorgo che è l’amore infinito ed eterno di Dio.
La vita coniugale diventa pertanto una manifestazione dell’amore stesso di Dio e uno strumento di santificazione per i coniugi. Gli sposi sono chiamati ad amarsi l’un l’altro come «Cristo ha amato la chiesa e ha dato se stesso per lei» (Ef 5,25): è questo il metro di misura del loro amore. Il matrimonio è la consacrazione di un legame, che non è solo giuridico o funzionale o psicologico, ma si radica in Dio. Per sposarsi, occorre essere in cinque: lo sposo, la sposa, il Padre, il Figlio e lo Spirito. Bisognerebbe ricordarlo nella tentazione della separazione. I coniugi cristiani si amano, con le fragilità e i limiti di tutti ma, se lo fanno affidandosi al Signore, il loro amore diventa luminoso e contagioso, si trasforma in un annuncio spontaneo e quotidiano.
LINEE DI PASTORALE FAMILIARE
La vita dei fedeli sposati poneva ogni giorno problemi concreti, che esigevano indicazioni pratiche per vivere da cristiani in famiglia. Ecco alcuni consigli di Paolo:
- A causa del rispetto che dovete avere per Cristo, siate sottomessi gli uni agli altri (Ef 5,21). L’amore è reciproca sottomissione: il termine « coniuge » significa « stare sotto lo stesso giogo », liberamente accolto. È tener conto della volontà dell’altro, dialogare e, a volte, pure rinunciare, per il bene comune della coppia e della famiglia. ? Il corpo è per il Signore e il Signore è per il corpo (1Cor 6,13). La corporeità e la sessualità rivelano il bisogno di Dio come pienezza di comunione, e quindi non possono essere riducibili a ricerca di sé o del solo piacere egoistico. Questo postula una conversione permanente per vivere al meglio i doni di Dio.
- Non astenetevi tra voi se non di comune accordo e temporaneamente, per dedicarvi alla preghiera; ma poi ritornate insieme, perché satana non vi tenti nei momenti di passione (1Cor 7,5). Contro la tendenza spiritualista del tempo, basata sull’opposizione corpo-spirito, Paolo riconosce l’importanza dell’esercizio della sessualità nella coppia, poiché «i vostri corpi sono membra di Cristo» (1Cor 6,15).
- Non fate delle vostre membra delle armi di ingiustizia al servizio del peccato (Rm 6,13). Paolo evidenzia i peccati sessuali più diffusi: l’adulterio, il disordine nei rapporti coniugali, l’andare con prostitute, la dissolutezza, le varie forme di impurità, la passione colpevole. Libertà non equivale mai a libertinismo e certi comportamenti escludono dal Regno perché non lasciano trasparire la « nuova creatura » redenta da Cristo, ma le catene della schiavitù idolatrica.
- Purificatevi dal vecchio lievito per essere una pasta nuova (1Cor 5,7). L’amore degli sposi deve essere « casto », per diventare oblativo. Castità coniugale non è astensione, ma misura e armonia: è la vera arte di amare. La castità è un’energia che regola l’uso della sessualità come dono reciproco e come occasione di crescita umana e spirituale (1Cor 7,1-9).
- Quelli che usano del mondo è come se non ne usassero appieno (1Cor 7,31). La verginità proietta oltre il presente, ha valore escatologico. Il credente vive nella realtà quotidiana del mondo, con tutte le sue gioie e fatiche, ma la sperimenta in modo quasi verginale, non stabilendosi in essa. Anche il matrimonio e la famiglia non sono realtà ultime e definitive, in attesa della pasqua finale.
NELL’AMORE, TUTTO
Per san Paolo nulla va anteposto a Cristo e nulla va vissuto senza Cristo: dunque, anche la vita sponsale e familiare non viene né idolatrata né relativizzata, ma passata al vaglio della pasqua del Cristo crocifisso e risorto. Oggi l’apostolo inviterebbe non a « sposarsi in chiesa », come solitamente si dice, ma a sposarsi « nel Signore »: il fulcro non è sul luogo materiale, ma piuttosto sulla fede autentica in Cristo, il che poi postula anche il valore del luogo sacro per la celebrazione del sacramento. La meditazione dei testi paolini aiuterebbe i nubendi, le loro famiglie e comunità a saper distinguere l’essenziale dal relativo e il sostanziale dall’apparente, imparando a fare scelte più oculate e alternative alla sapienza di questo mondo consumistico perché povero del profumo di Cristo. Sono innumerevoli le indicazioni che l’apostolo invia alle sue comunità e che si potrebbero tranquillamente applicare alla famiglia. Citiamo, come esempio, il consiglio di essere costruttori di verità nell’amore: «Vivendo secondo la verità nella carità, cerchiamo di crescere in ogni cosa, verso di lui che è il capo della chiesa» (Ef 4,15-16). Gli antichi greci abbinavano al termine verità quello di franchezza: per loro era una conquista della democrazia e significava libertà di parola, apertura all’altro, coraggio di dire ciò che si pensa, comunicazione autentica. Senza la franchezza, i rapporti interpersonali rischiano di essere formali, convenzionali e opportunistici. È l’invito ad una comunicazione schietta e genuina, non condita da sotterfugi o doppi sensi, malizie o infedeltà. Paolo scrive questa esortazione alla chiesa nel suo insieme, affinché cresca unita edificandosi nell’amore. Ma tutto questo vale anche per la cellula più piccola della chiesa, che è la famiglia. Il consiglio
sottolinea l’importanza dell’ascolto e della parola, del dialogo e della comprensione reciproca. Occorre mettere in disparte l’idea che l’inganno sia utile e la sincerità risulti necessariamente brutale. Nell’inno all’amore della 1Cor 13 afferma che la carità si compiace della verità, non approva mai comportamenti ingiusti, non li condivide e non li giustifica. La combinazione di gentilezza e schiettezza è la carta vincente della comunicazione e del dialogo in famiglia, della sua crescita serena. In Rom 12,1-2 Paolo chiede ai cristiani, e quindi anche alla famiglia credente, non di vivere fuori dal mondo, ma di non conformarsi allo stile di vita dominante, di non lasciarsi intossicare dalla mentalità
comune, di discernere ciò che è in linea col Vangelo e avendo il coraggio di andare controcorrente, se richiesto dalla fedeltà al Signore e dalla sintonia con il suo corpo vivente, che è la chiesa. Paolo afferma poi che il vero culto spirituale consiste nell’«offrire i propri corpi come sacrificio gradito a Dio». È la logica dell’incarnazione, che consiste nel declinare l’amore in scelte di vita quotidiana, in atteggiamenti etici concreti. Dio, facendosi uomo, ha santificato ogni ambiente, ogni momento dell’esistenza ordinaria. Spesso ci si ostina a cercare Dio nella straordinarietà, nei tempi forti, in luoghi speciali, dimenticando che egli abita nel tempio dei nostri corpi fragili e stanchi e nel tempio dei nostri
appartamenti e dei nostri uffici. Paolo apre una straordinaria prospettiva, quando suggerisce di offrire a Dio la pesantezza delle fatiche quotidiane come culto spirituale gradito a Dio! Non manca il riferimento alla preghiera perseverante e al generoso servizio del Signore, alla semplicità e al perdono, alla condivisione e all’umiltà, all’accoglienza premurosa e alla collaborazione nel bene, alle opere buone che costituiscono i monili più belli sui volti femminili. L’apostolo distingue il comandamento del Signore circa il non separarsi dal suo personale consiglio circa le possibile scelte future. Molto incoraggiante l’affermazione paolina secondo la quale il marito non credente viene
santificato dalla moglie credente e viceversa (1Cor 7,14). È il frutto maggiore della grazia di Dio, la quale trasforma un coniuge in un ponte per l’altro sulla strada salvifica che va oltre il tempo e lo spazio. Paolo non teme di affrontare con chiarezza le situazioni di scandalo (1Cor 5,1-5), suggerendo prospettive di purificazione per il soggetto e la comunità. Con interessanti consigli inoltre dimostra interesse circa il ruolo delle vedove nella comunità cristiana (1Tm 5, 3-16).
RAPPORTO GENITORI-FIGLI
Paolo tiene in tal conto l’ambiente familiare che, per descrivere l’intensità del rapporto avuto con le sue comunità, usa spesso l’analogia con l’amore di un padre e di una madre: «Siamo stati amorevoli in mezzo a voi come una madre nutre e ha cura delle proprie creature» (1Ts 2,7); «Figli miei, che io di nuovo partorisco nel dolore finché non sia formato Cristo in voi!» (Gal 4,19); «Potreste avere anche diecimila pedagoghi in Cristo, ma non certo molti padri, perché sono io che vi ho generato in Cristo Gesù, mediante il Vangelo» (Cor 4,14-15). L’apostolo in quest’ultimo testo pare affermare che un vero padre vale più di diecimila maestri! E ancora prende spunto dal latte e dal cibo solido, esperienza tipica dello svezzamento, per indicare la condizione immatura dei cristiani di Corinto, ai quali raccomanda: «Sia che
mangiate sia che beviate, tutto fate per la gloria di Dio» (1Cor 10,31. Mentre Paolo dà parecchie indicazioni e consigli ai coniugi, scrive invece poche righe (in Ef 6,1-4 e in Col 3,20-21) sul rapporto genitori-figli. Anche questa può essere un’indicazione educativa: l’amore più grande verso il proprio figlio si manifesta anzitutto nel rispetto e nell’intimità col proprio partner. Prima si è sposi e poi si diventa genitori e tra le due dimensioni vige un rapporto direttamente proporzionale: come si può essere autentici genitori, attenti e premurosi verso i figli, se non si è uniti e in cammino come sposi? Eppure, quanto è facile proiettarsi sui figli, dando per scontato il rapporto col proprio coniuge con
il quale si è ricevuta la benedizione del Signore! Per l’apostolo i figli sono « santi » (1Cor 7,14), cioè partecipano della grazia che anima la vita dei loro genitori. La fede non è « esterna » alla coppia, ma insita nell’esperienza condivisa e trasmessa. Poi raccomanda ai figli: «Obbedite ai vostri genitori nel Signore» (Ef 6,1). Omettendo tanti precetti
sapienziali (Sir 3,1-16; 7,27-28), Paolo invita ad un atteggiamento di obbedienza con due motivazioni: perché « è giusto », in riferimento alla consueta relazione tra le generazioni e alla concezione ellenistica di virtù. La seconda motivazione rimanda al quarto comandamento, sottolineando che esso è il primo comando del Signore legato ad una promessa: una vita lunga e felice. Non ci si improvvisa pellegrini della storia, se non ci si lascia accompagnare da chi ci ha preceduto facendo tesoro della sua saggezza di vita. Umiltà e disponibilità, da una parte, e responsabilità e consegna, dall’altra, sono le condizioni per uno scambio generazionale proficuo. Il cristianesimo non ama la separazione dei giovani dagli adulti e dagli anziani, ma tende alla comunione, pur nell’originalità di ciascuna età. Paolo rivolge poi una duplice esortazione ai padri: «Non esasperate i vostri figli, ma nutriteli con l’educazione e la disciplina del Signore». Dapprima li invita a non pretendere troppo dai propri figli, a non infierire su di loro con punizioni troppo severe. Poi l’aspetto positivo e propositivo di una sana educazione, fatta di rimproveri e di incoraggiamenti, di fermezza e di tenerezza a partire « dal Signore ». La fede, con i valori umani che essa origina e purifica, illumina e feconda anche l’impegno educativo nella famiglia. La sola fermezza, infatti, inasprisce i figli, la sola tenerezza manca di robustezza interiore, così utile per affrontare la vita. Paolo perciò invita a « nutrire » i figli, cioè a coinvolgersi nel progetto educativo
familiare, non demandabile ad alcun altro. Accoglienza e amore, assieme a valori chiari e a precisi punti di riferimento, costituiscono l’argine entro il quale il fiume della vita può essere utilmente contenuto. Per san Paolo, « educare » i figli implica il « lasciarsi educare dal Signore » in un atteggiamento di ascolto e di ricerca, di fiducia e di coraggio, nella certezza che la fede aiuta l’umanità propria e altrui ad esprimersi in pienezza e a costruire un ambiente più umano. La chiesa domestica come esperta in umanità.
IL SANO REALISMO
San Paolo rifiuta lo spiritualismo asettico, il manicheismo di parte, il soggettivismo relativista. Attingendo alla propria esperienza e alla vita problematica delle sue comunità, egli conosce la fragilità di ogni persona, sebbene investita della grande vocazione sponsale e familiare. Per questo (cf. Ef 4,26) raccomanda di non peccare nell’ira. Non dice di non arrabbiarsi mai, ma di non mancare di rispetto, aggredendo, disprezzando o sminuendo il proprio partner o la propria prole. E aggiunge: «Non tramonti il sole sopra la vostra ira». In altre parole: a volte, in famiglia, sono inevitabili il conflitto e la tensione; l’importante è sapersi spiegare e riconciliarsi presto, così da dormire sereni e in pace con tutti. Nell’inno alla carità l’apostolo afferma che «l’amore non si adira». Chi ama non esaspera, non assume posizioni
rigide e intransigenti, non vive di nostalgia per un passato che inevitabilmente passa e muta, né impone scelte per un futuro che si costruisce gradualmente insieme. L’amore non aggredisce, non vuole dominare né sopraffare.
Alternanza di « bastone e carità » (1Cor 4,21): è la fatica di ogni genitore ed educatore. Anche all’emergenza educativa si applica il mistero pasquale di morte e risurrezione. Non si tratta quindi di una tecnica, ma di un’esperienza nuova, generata dallo Spirito che rende presente ed operante Cristo, signore e maestro di ogni persona. No al genitore-padrone, al genitore-amico e al genitore-rinunciatario! In molti passi Paolo consiglia la mitezza e la tolleranza, il perdono e la riconciliazione, ma anche l’esemplarità e il coinvolgimento personale, fino al dono di sé : sono questi gli atteggiamenti veramente rivoluzionari del cristiano, che portano alla civiltà dell’amore. È la semina e la testimonianza più che il risultato secondo i criteri umani. Dagli scritti paolini è facile accogliere spunti e provocazioni, proposte e intuizioni per elaborare comportamenti, costruire progetti e sviluppare esami di coscienza da parte delle coppie di sposi, delle famiglie nella loro interezza e delle comunità parrocchiali, come pure da parte delle associazioni e dei
movimenti cattolici.

Guglielmoni L. – Negri F.

DECALOGO PER LA COPPIA (da 1Cor 13,4-8)
1. L’amore è paziente: «Siate impegnati, non pigri: pazienti nelle tribolazioni, perseveranti nella preghiera» (Rom 12,11-12). «La chiave che apre ogni porta è la pazienza. Ottieni la gallina covando l’uovo, non rompendolo» (A. Glasow).
2. L’amore è benevolo: «Il vostro amore sia sincero. Fuggite il male, seguite fermamente il bene» (Rom 12,9). «Il Signore ci ha creati per fare cose piccole con grande amore. Questo amore deve cominciare dalla nostra casa, dalla porta del vicino… Siate l’espressione vivente della gentilezza di Dio» (Madre Teresa).
3. L’amore non è invidioso, né geloso: «Siate premurosi nello stimarvi gli uni gli altri» (Rom 12,10). «Tenetevi gli uni accanto agli altri, ma non troppo vicini, così come il cipresso e la quercia non crescono l’una all’ombra dell’altra» (K. Gibran).
4. L’amore non si vanta, non si gonfia: «Andate d’accordo tra voi. Non inseguite desideri di grandezza, volgetevi piuttosto verso le cose umili» (Rom 12,16). «Matrimonio riuscito: la condizione di una piccola comunità costituita da un padrone, una padrona e due servi: in tutto, due persone» (Anonimo).
5. L’amore non manca di rispetto: «Ciascuno ami la propria moglie come se stesso e la donna sia rispettosa verso il marito» (Ef 5,33). «Tratta tua moglie come se fosse un purosangue e non sarà mai una donna rozza» (Anonimo).
6. L’amore non cerca il suo interesse: «Dio vi ha scelti e vi ama. Perciò abbiate sentimenti nuovi: misericordia, bontà, umiltà, pazienza e dolcezza» (Col 3,12). «Se ciascun partner è disposto a dare il 75% di se stesso in un rapporto, si avrà il 50% in più di quello che serve per un’unione perfetta» (Leo Buscaglia).
7. L’amore non si adira: «Nessuna parola cattiva esca più dalla vostra bocca, ma piuttosto parole buone che possono servire per la necessaria edificazione» (Ef 4,29). «Liberatevi dalle piccole seccature. Certo, siete diversi: ma non è per questo che vi siete innamorati?» (Anonimo).
8. L’amore non tiene conto del male ricevuto: «Sopportatevi a vicenda: se avete motivo di lamentarvi gli uni degli altri, siate pronti a perdonare, come il Signore ha perdonato a voi» (Col 3,13). «Chiedere scusa è la supercolla della vita: può riparare quasi tutto» (Lynn Johnston).
9. L’amore non gode dell’ingiustizia: «Vostra cintura sia la verità, vostra corazza le opere giuste» (Ef 6,14). «Una coppia di novelli sposi chiese al maestro di spiritualità: « Cosa dobbiamo fare perché il nostro amore duri? ». Rispose il maestro: « Amate insieme altre cose »» (A. De Mello).
10. L’amore si compiace della verità: «Bando alla menzogna: dite ciascuno la verità al proprio prossimo, perché siamo membra gli uni degli altri… Il vostro parlare sia sempre con grazia, condito di sapienza (Ef 4,25.15). «Il solo modo di dire la verità è parlare con amore» (D. Thoreau). L’amore tutto copre, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta. Inseguite l’amore (1Cor 14,1).

Vous pouvez répondre, ou faire un trackback depuis votre site.

Laisser un commentaire

Une Paroisse virtuelle en F... |
VIENS ECOUTE ET VOIS |
A TOI DE VOIR ... |
Unblog.fr | Créer un blog | Annuaire | Signaler un abus | De Heilige Koran ... makkel...
| L'IsLaM pOuR tOuS
| islam01