ROMEI E GIUBILEI

http://www.scudit.net/mdviaggiareromei.htm

ROMEI E GIUBILEI (materiali didattici)

Quando visitare i « luoghi santi » era l’unico modo per vedere il mondo: santuari e pellegrini nel Medioevo.

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Il turismo di massa, con grandi folle di persone che si spostano da un luogo all’altro, ha un suo lontano antenato nei pellegrinaggi medievali.
Certo, allora la ragione principale per mettersi in viaggio era la fede: visitare i luoghi dove era vissuto e morto Cristo, pregare sulle tombe degli apostoli e dei santi. Ma viaggiare era, allora come oggi, una opportunità di scambio e di incontro tra popoli e culture diverse. Ha scritto Goethe, che di viaggi se ne intendeva: « La coscienza dell’ Europa è nata peregrinando tra i popoli latini, germanici, celti, anglosassoni e slavi ».
Naturalmente le mete di viaggio erano diverse da quelle odierne. Le principali erano: Gerusalemme e i Luoghi Santi della Palestina; il santuario dell’apostolo san Giacomo Maggiore in Spagna (Santiago de Compostela); Roma, con le tombe degli apostoli Pietro e Paolo e, dall’anno 1300, come luogo del Giubileo.
Chi si metteva in viaggio non era un turista, ma un pellegrino, parola che significa « straniero ». Ad essere pignoli, la parola pellegrino indicava proprio chi andava a Compostela: infatti San Giacomo, che aveva portato il cristianesimo dalla Palestina alla Spagna, era l’incarnazione del pellegrino, di chi si mette in cammino. Invece quelli che andavano a Gerusalemme erano chiamati palmieri , perché riportavano dal loro viaggio i rami di palma della Terra Santa, mentre romei erano i visitatori di Roma e romea o francigena era la strada che dal nord Europa arrivava nell’Urbe attraversando il « paese dei Franchi ».
Tutti i turisti, o quasi, stringono nelle mani una guida per orientarsi in una nuova città. Anche i pellegrini avevano le loro, degli itinerari che riguardavano soprattutto la Terra Santa e Roma. Il più antico itinerario romano è del VII secolo, la Notitia ecclesiarum urbis Romae (letteralmente « lista delle chiese
della città di Roma »). Risale invece al XII secolo un itinerario romano che accanto ai luoghi di culto elenca anche i principali monumenti pagani: si tratta dei Mirabilia urbis Romae (Cose meravigliose della città di Roma), scritto forse dal canonico Benedetto, a Roma, negli anni 1140-43: questo itinerario sarà poi riprodotto da molti autori italiani e stranieri con aggiunte, modifiche e rimaneggiamenti per meglio adattarlo a guida per visitatori.
I turisti spesso si riconoscono dall’abbigliamento: scarpe da ginnastica, abiti « comodi », un kway per la pioggia, una piccola borsa con dentro soldi e documenti appesa alla cintura. Lo stesso era per i pellegrini medievali: un mantello di tessuto ruvido, il cappello a larghe falde, una bisaccia dove tenere un po’ di cibo e gli spiccioli per l’elemosina e, in mano, il bordone, un lungo bastone con un puntale di ferro per aiutarsi nel camminare e, in caso di necessità, per difendersi dagli animali e dai malintenzionati.
Sì, perché diversamente da oggi, partire per un viaggio era una vera impresa: il cammino era faticoso e pieno di pericoli. Si viaggiava soprattutto a piedi percorrendo trenta / quaranta chilometri al giorno in pianura e venti / trenta in zone montuose o particolarmente difficili. Boschi e montagne non solo erano difficili da attraversare, ma erano molto adatti per gli agguati dei briganti: chi perdeva i soldi ma salvava la vita poteva considerarsi fortunato. E chi sfuggiva ai briganti, qualche volta moriva per il freddo, o per l’attacco dei lupi.
Proprio per questo si preferiva viaggiare in gruppo. Per le donne viaggiare in compagnia (del marito o, le più ricche, di una scorta) era obbligatorio: dai racconti di alcune di loro, come l’inglese Margery Kempe, emerge il terrore di essere violentate lungo il cammino.
Anche le città lungo le strade erano fonte di pericoli: molti albergatori imbrogliavano sul prezzo, sulla qualità del cibo e sul cambio delle monete; e non di rado bisognava dividere il medesimo letto con degli sconosciuti. Giunti alla meta dopo un lungo cammino, un altro pericolo attendeva i poveri viandanti: i venditori di reliquie, di immagini di santi, di candele, di ampolle per l’olio delle lampade che illuminavano le tombe dei santi, di ricordini… insomma, i venditori di souvenir.
Un vero inferno. Bisognava stare sempre all’erta. Proprio per questo molti pellegrini facevano testamento prima di mettersi in viaggio e le proprietà di chi partiva per il pellegrinaggio erano considerate sotto la protezione della Chiesa. Addirittura, i ricchi qualche volta pagavano altre persone perché facessero il pellegrinaggio al posto loro! Ma queste difficoltà erano la ragione stessa del viaggio: lasciare la propria patria e gli affetti, affrontare rischi e pericoli, sfuggire alle tentazioni lungo il cammino erano una specie di penitenza da fare per purificarsi dei propri peccati.

  

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