Archive pour août, 2014

CERCO I MIEI FIGLI NELLA BIBBIA ED ESULTO QUANDO LI TROVO

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CERCO I MIEI FIGLI NELLA BIBBIA ED ESULTO QUANDO LI TROVO

Luigi Accattoli
Da Il Regno 18/2009

C’è una piccola donna in Atti 12 che va alla porta, riconosce la voce di Pietro – che tutti sapevano in carcere – e “per la gioia” invece di aprirgli corre a darne l’annuncio mentre Cefa là fuori continua a bussare. Chi non ha negli occhi una ragazzina che per la gioia corre dalla parte sbagliata? E la prontezza della “servetta ebrea” della moglie di Naamàn il siro, malato di lebbra, nel Secondo libro dei Re? E la concentrazione della sorella di Mosè che in Esodo 2 osserva “da lontano” che cosa accadrà al cestello di papiro in cui la mamma ha sistemato il fratellino? Io vedo i suoi occhi che guizzano di qua e di là sull’acqua del Nilo.
Cerco le somiglianze tra la nostra umanità più genuina – che traspare dai ragazzi – e quella che anima i libri della Scrittura. Esse mi aiutano a intuire il gesto di Gesù che si “mette vicino” un bambino per spiegare chi sia “il più grande”, o il suo cuore che non si trattiene quando gli portano un ragazzo che ha cinque pani e due pesci. Ci interesseremo anche a un giovanissimo nipote dell’apostolo Paolo che ha una parte breve ma brillante in Atti 23: è sveglio come i nostri ragazzi che partono con le borse Erasmus.

Mi incanto a guardare
le figure dei piccoli
Avendo avuto figli una volta bambini e ora giovanissimi, e ricominciando il giro di giostra con i nipoti, quando leggo la Scrittura mi incanto a guardare le figure dei piccoli. “Che ne può venire”, si chiederà il lettore. Una più sveglia attenzione ai minori, intanto. E al fatto che i nostri sono gli stessi che si affollavano intorno a Gesù. Ma forse anche qualcos’altro. Io da questa ricerca ho cavato più di un profitto.
Questo è il brano che amo di più: “Appena ebbe bussato alla porta esterna, una fanciulla di nome Rode si avvicinò per sentire chi era. Riconosciuta la voce di Pietro, per la gioia non aprì la porta, ma corse ad annunziare che fuori c’era Pietro. ‘Tu vaneggi!’ le dissero. Ma essa insisteva che la cosa stava così” (Atti 12). La vedo ferma sui piedi che gesticola con tutta se stessa, piegata in avanti.
Sempre negli Atti, al capitolo 23 troviamo un sagace nipote di Paolo – è l’unico luogo dove si dica qualcosa dei suoi parenti – che fa la spola tra l’apostolo imprigionato nella fortezza Antonia di Gerusalemme e il tribuno Claudio Lisia che comanda la coorte lì acquartierata. E’ solo un ragazzo ma è introdotto in ambienti che contano e sa tenere le orecchie aperte. Forse la mamma l’ha mandato qua e là per aiutare il fratello che di nuovo si è cacciato nei guai ed egli scopre una congiura per uccidere lo zio: “Ma il figlio della sorella di Paolo venne a sapere del complotto; si recò alla fortezza, entrò e ne informò Paolo”.
E’ bello questo ragazzo che va e viene e parla e tace secondo convenienza: “Paolo chiamò uno dei centurioni e gli disse: conduci questo giovanetto dal tribuno, perché ha qualche cosa da riferirgli”. Il ragazzo svela la trama al comandante della coorte e gli suggerisce confidenzialmente di non “lasciarsi convincere” dai congiurati: “Il tribuno congedò il giovanetto con questa raccomandazione: non dire a nessuno che mi hai dato queste informazioni”. Se parla con tanta scioltezza al comandante, sarà anch’egli, come lo zio, “cittadino romano dalla nascita” (Atti 22, 28).
Quanto vorrei sapere di più su questo ragazzo: che cosa pensava della predicazione di Paolo, se anch’egli restava sulla difensiva come i nostri giovani e se la sua mamma – e sorella dell’apostolo – già credeva in Gesù.

Quel ragazzo che dorme
durante la lectio
Ma negli Atti accanto ai giovani sveglissimi ce ne sono altri che si addormentano durante le lectio di Paolo, come credo succeda persino a Enzo Bianchi quando parla nella nuova chiesa di Bose: “Un ragazzo chiamato Eutico, che stava seduto sulla finestra, fu preso da un sonno profondo mentre Paolo continuava a conversare e, sopraffatto dal sonno, cadde dal terzo piano e venne raccolto morto. Paolo allora scese giù, si gettò su di lui, lo abbracciò e disse: ‘Non vi turbate, è ancora in vita!’” (Atti 20).
Le ragazze più vispe del primo Testamento – la sorella di Mosè e la servetta della moglie di Naamàn – si presentano a noi mentre parlano a donne straniere, lontano dalla patria. Penso alle nostre figlie che vanno ospiti all’estero per “scambi culturali” e si inseriscono con naturalezza in famiglie mai viste prima.
Anche la sorella di Mosè che si sporge dal canneto lungo il Nilo mi pare d’averla vista più volte nella realtà. Eccola in Esodo 2 dopo aver aiutato la mamma a sistemare il fratellino in un cestello e a deporlo “fra i giunchi sulla riva del Nilo”: “La sorella del bambino si pose ad osservare da lontano che cosa gli sarebbe accaduto. La figlia del faraone (…) vide il cestello fra i giunchi e mandò la sua schiava a prenderlo. L’aprì e vide il bambino: ecco, era un fanciullino che piangeva. Ne ebbe compassione e disse: ‘È un bambino degli Ebrei’. La sorella del bambino disse allora alla figlia del faraone: ‘Devo andarti a chiamare una nutrice tra le donne ebree, perché allatti per te il bambino?’ ‘Và’, le disse la figlia del faraone. La fanciulla andò a chiamare la madre del bambino”. Trovo coinvolgente questo giro di donne a salvezza di un bimbo. Mi richiamano le infermiere dei reparti Maternità indaffarate intorno ai neonati che le mamme non vogliono tenere.

“Talità kum” dice Gesù
a una pinocchia affamata
Mi dispiace staccarmi dalla vispa figura di Miriam bambina, ma guardate come è pronta e sicura la sua gemella che è stata rapita da una banda aramea ed è “finita al servizio della moglie di Naamàn”. Secondo Libro dei Re 5: “Essa disse alla padrona: ‘Se il mio signore si rivolgesse al profeta che è in Samaria, certo lo libererebbe dalla lebbra’. Nàaman andò a riferire al suo signore: ‘La giovane che proviene dal paese di Israele ha detto così e così’”.
“Ha detto così e così”: che felici queste creature che riescono sempre a dire tutto senza intrecciarsi. Ma veniamo ai Vangeli e a Gesù nel mirabile racconto di Marco 5: “Presa la mano della bambina, le disse: Talità kum, che significa: ‘Fanciulla, io ti dico, alzati!’ Subito la fanciulla si alzò e si mise a camminare; aveva dodici anni. Essi furono presi da grande stupore. Gesù raccomandò loro con insistenza che nessuno venisse a saperlo e ordinò di darle da mangiare”. Vedo quella tenera sonnambula che se ne va traballando come una pinocchia per la stanza e mormora: “Che fame”.
“C’è qui un ragazzo che ha cinque pani d’orzo e due pesci” dice Andrea in Giovanni 6 a Gesù che insiste sulla singolare idea di offrire una cena alla moltitudine. Vedo il ragazzo e il cestino e quella merenda per sé e per i suoi che ancora non ha raggiunto. Teme per un momento d’averla persa e subito la ritrova moltiplicata per sé e per tutti.

Donne incinte
che parlano tra loro
Ancora più calamitante mi appare il gesto di Gesù in Luca 9: “Frattanto sorse una discussione tra loro, chi di essi fosse il più grande. Allora Gesù (…) prese un fanciullo, se lo mise vicino e disse: ‘Chi accoglie questo fanciullo nel mio nome, accoglie me; e chi accoglie me, accoglie colui che mi ha mandato. Poiché chi è il più piccolo tra tutti voi, questi è grande’”.
Questo Gesù catecheta mi ricorda papa Luciani che chiama sul palco un chierichetto per svolgere in dialogo con lui il proprio magistero. Da vaticanista dirò che ho sempre lodato i papi con i bimbi, mai trovando fuori luogo i loro atti, ma sempre guardandoli in chiave evangelica, avendo a mente Luca 18: “Gli presentavano anche i bambini perché li accarezzasse (…)‘Lasciate che i bambini vengano a me, non glielo impedite perché a chi è come loro appartiene il regno di Dio”.
Così come – e ancora di più – mi piacciono le donne incinte che parlano tra loro e delle loro pance, come tante volte si vede nelle icone e nelle pale che raffigurano la visita di Maria a Elisabetta, che è nel primo capitolo del Vangelo di Luca: “Appena la voce del tuo saluto è giunta ai miei orecchi, il bambino ha esultato di gioia nel mio grembo”.
Ma accanto all’innocenza la giovinezza conosce anche il male e non solo oggi, quando le nostre adolescenti sembrano anticipare vertiginosamente i tempi del trucco e delle occhiate. Salomè fu la loro corifea, come ci viene narrato in Marco 6: “Danzò e piacque a Erode e ai commensali. Allora il re disse alla ragazza: ‘Chiedimi quello che vuoi e io te lo darò’. La ragazza uscì e disse alla madre: ‘Che cosa devo chiedere?’ (…) Ed entrata di corsa dal re fece la richiesta dicendo: ‘Voglio che tu mi dia subito su un vassoio la testa di Giovanni il Battista’ ”.

Salomè entra di corsa
e fa la sua richiesta
“Entrata di corsa fece la richiesta”: è la rapidità di Salomè che mi ammalia. Ho nella retina l’immagine di questa fanciulla danzante nei secoli com’è resa in una formella della porta in bronzo di San Zeno, a Verona: ella vortica su se stessa come un neuma musicale. Alle volte ci chiediamo da dove venga alle nostre figlie la scioltezza con cui passano da un ambiente a un altro, da una storia all’altra. Apparentemente immuni di tutto. Felici della loro noncuranza. Salomè non era diversa.
Salomè ha una parente nel primo Testamento: la figlia di Jefte che va incontro al padre vittorioso “con tamburelli e danze” in Giudici 11. Danza il suo entusiasmo di figlia che ha avvertito per prima il ritorno del padre e non sa che quel severo combattente per assicurarsi la vittoria sugli Ammoniti ha promesso di offrire in olocausto “chiunque uscirà per primo dalle porte di casa mia”. Egli vede uscire quella gioia danzante e sprofonda con la sua inconsulta promessa.
Danza l’unica figlia di Jefte e danzando va a morire, come Salomè danzando procura la morte del profeta. Pensate a quello che fate, piccole figlie di Eva, quando vi accompagnate danzando all’umana ventura.

 

Publié dans:MEDITAZIONI |on 13 août, 2014 |Pas de commentaires »

Icon of the Dormition by Theophan the Greek, 1392…leggere tutto il testo

Icon of the Dormition by Theophan the Greek, 1392...leggere tutto il testo dans immagini sacre 640px-Theofanus_uspenie

http://en.wikipedia.org/wiki/Dormition_of_the_Mother_of_God

Publié dans:immagini sacre |on 12 août, 2014 |Pas de commentaires »

INNI CANTATI AL GETSEMANI NELLA COMMEMORAZIONE DELLA SEPOLTURA DELLA SANTISSIMA THEOTOCOS

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INNI CANTATI AL GETSEMANI NELLA COMMEMORAZIONE DELLA SEPOLTURA DELLA SANTISSIMA THEOTOCOS

O Madre di Dio, nel generare hai conservato la verginità nella dormizione non hai abbandonato il mondo. Sei salita verso la vita tu che sei Madre della vita e per le tue intercessioni hai salvato le nostre anime dalla morte.
Kontakio, con musica propria. Tono 2°
Il sepolcro e la morte non prevalsero sulla Madre di Dio vigilante nell’intercedere e immutabile speranza di patrocino; infatti colui che abitò nel suo seno sempre vergine trasportò verso la vita la Madre della vita.
***
Apostoli, riuniti qui nel villaggio del Getsemani dai confini della terra seppellite il mio corpo; e tu, Figlio e Dio mio, accogli il mio spirito.
Tu che sei la dolcezza degli Angeli, gioia degli afflitti, protettrice dei cristiani, o Verginemadre del Signore, ascoltami e liberami dalle pene eterne.
Ho te come mediatrice presso Dio amante degli uomini, affinché non mi rimproveri le mie azioni davanti agli Angeli. Ti prego, o Vergine, affrettati ad aiutarmi.
O torre aurea, o città dalle dodici porte, o trono-pioggia di sole, cattedra del Re, miracolo incomprensibile, tu allatti il Signore!

L O D I
DELLA NOSTRA SANTISSIMA REGINA (SIGNORA)
MADRE DI DIO E SEMPRE VERGINE MARIA
Tono 1° largo
Oh, tu Pura, fosti deposta nel sepolcro, tu che sulla terra, incinta in modo ineffabile hai contenuto Dio nel tuo seno.
Maria, come puoi morire, come puoi abitare un sepolcro, tu che hai generato il datore della vita, colui che ha risuscitato i morti dalla corruzione?
Dio Verbo che stabilì la terra nelle sue dimensioni, o Pura, fu compreso nel tuo seno; come puoi stare in un piccolissimo sepolcro?
Colei che ha generato il più bello fra tutti gli uomini, senza timore si sottomette alle leggi della natura.
Per tuo mezzo l’Ade è stato spogliato, o Venerabile, e noi siamo stati rivestiti della gloria di Dio; come dunque ti sottometti alle leggi della natura?
O Venerabile, il pungiglione della morte è stato da te spezzato, e noi siamo stati liberati dalla corruzione della morte; come dunque sei morta e sei annoverata tra i morti?
Tu, Maria, fosti il campo del Dio immenso e suo tempio santo; ma ora il campo del Getsemani ti ricopre.
O Sposa di Dio, sei disceso sotto terra tu che sulla terra hai portato in seno Cristo bambino, per salvare gli uomini dalla morte.
Si meraviglia e la natura e la moltitudine degli esseri intelligenti, o Verginemadre, per quel mistero della tua gloriosa e ineffabile sepoltura.
O miracoli straordinari, o cose nuove! Colei che concepì il datore del mio respiro, giace senza respiro ed, morta, è sepolta.
La moltitudine degli Apostoli per volontà divina è trasportata attraverso i cieli a te, per seppellire il tuo venerabile corpo.
La moltitudine degli eserciti celesti si unisce agli Apostoli e ai santi per seppellire te, Immacolata Madre di Dio.
Le Potestà, i Troni, i Cherubini, i Serafini, le Dominazioni, i Principati con le Potestà devotamente cantano inni alla tua dormizione.
Giaci morta secondo la legge umana tu che, Madrevergine Pura con il tuo parto hai vinto i limiti della natura.
Gli eserciti celesti come ti videro giacere morta si stupirono, o Immacolata, e ti coprirono con le loro ali.
Gli Angeli con inni celesti cantavano, nei tre giorni della sepoltura, o Venerabile, e magnificavano la tua gloria.
Il santo e venerabile Getsemani divenne come un secondo cielo, quando ricevette le tue sacre spoglie, o Pura.
Dove riposa la spoglia della Madre di Dio, lá si riuniscono devotamente le moltitudini delle Potestà celesti.
Il Figlio di Dio rese il tuo seno più ampio dei cieli e il tuo utero vero trono divino.
Coloro che furono ammaestrati dal Verbo divino erano presi da stupore, o Pura, vedendoti morta, senza voce, tu che fosti Madre la vita.
Il sepolcro copre le tue spoglie, o Pura, mentre tuo Figlio raggiante abbraccia teneramente la tu anima divina.
Anche se fosti racchiusa in un piccolissimo sepolcro, sei stata veramente riconosciuta da tutta la creazione Regina del cielo e della terra, o Maria.
Anche se ti vediamo corruttibile nel sepolcro, sappiamo che sei sposa dell’Altissimo e vera Madre di Gesú Verbo di Dio.
Fiore incorrotto e Madre di Dio ti riconosciamo e predichiamo, o Illibata, anche se ti vediamo mortale nel sepolcro.
O Semprevergine, i fedeli ti riconoscono veramente come chiave del Regno di Dio, anche se il sepolcro ti ricopre morta.
Fosti generata per noi porta della salvezza e capo della rinascita spirituale, anche se ti sei sottomessa alla corruzione della natura.
Ora il sepolcro accoglie te, o Vergine, vaso che prima aveva contenuto la manna celeste causa della nostra vita.
La verga che ha fatto fiorire Cristo, fiore profumato, ora è sotterrato nel sepolcro, perchè generi il frutto della salvezza.
Vicino alla valle del pianto fu posta la tua spoglia, o Immacolata, simbolo della tua preghiera per coloro che piangono.
Dove avverrà il giudizio dei vivi e dei morti fu posta la tua spoglia, o Immacolata, perché tu muova a pietà il Giudice.
Veramente tu sola sei che risplendi come tipo della risurrezione dei mortali e tu sola sei propiziazione per i colpevoli.
Tu, o Pura, che sei trono dell’Altissimo salisti dalla terra al cielo, assunta alla vita eterna.
Quando lo stuolo degli Apostoli si trovo presente alla tua sepoltura si lamentavano piangenti e gementi per la tua perdita.
Tu che prima con il tuo parto hai dato la morte al nemico, sei salita alle tende immortali dopo esser morta secondo la legge naturale degli uomini.
O Pura, gioirono i cori degli Spiriti celesti quando, trasportata dalla terra, ti ricevettero nelle tende celesti.
Come una volta hai generato in modo inesprimibile e inintelligibile, così ora, o Immacolata, in modo meraviglioso salisti dalla terra al cielo.
Ora ti sei presentata a Dio circondata e ornata di splendori come Regina e Madre di Dio.
O Angelo di Dio tre giorni prima fu mandato da te, o Immacolata, per annunzi arti la tua assunzione.
L’Arcangelo mandato dal cielo ti porta un ramo di palma simbolo della tua assunzione.
Di che infinita gioia fosti ripiena, o Pura, quando l’Angelo Gabriele ti annunziò la tua assunzione al cielo.
Gli alberi sul monte piegano i rami, o Immacolata, e ti rendono omaggio attribuendoti onori di Regina.
Moltitudine di Spiriti insieme con il tuo Signore, o Venerabile, dal cielo sono inviati devotamente in Sion presso di te.
L’Arcangelo troncò orribilmente le mani di colui che si azzardava toccare la veneranda Arca vivente di Dio.
Con lacrime e forti gemiti tutte le tue amiche si lamentano accanto a te, non potendo sopportare che tu fosti portata via.
Come quelle allora, così ora noi ti supplichiamo caldamente, o Regina che fosti assunta, di non lasciare orfani i tuoi servi.
China il capo dal cielo, o Pura, e manda infinita misericordia a noi che sulla terra onoriamo la tua dormizione.
O Fonte di grazie e sorgente di miracoli, tu che hai misericordia infinita non smettere di aver pietà di noi.
Le predizioni di tutti i profeti si adempiono ora in te, Donna Illibata, che fosti assunta alla vita eterna.
Come ha cantato Davide tuo progenitore, o Donna da tutti celebrata, ora ti sei presentata come vera Regina al trono di Dio.
Bisognava veramente che salissi alle abitazioni e alle tende celesti con tutto il tuo corpo, che fu talamo e tenda del Verbo di Dio.
O Immacolata, Tommaso per divina disposizione è assente dalle tue esequie, affinché noi conoscessimo la tua assunzione.
Volendo anche lui venerare devotamente le tue immacolate e sante spoglie ne trovò il sepolcro vuoto.
O fedeli affrettatevi tutti e corriamo anche noi con devozione alla sepoltura della Signora che è trasportata dalla terra al cielo.
Con canti funebri innalziamo anche noi devotamente inni al sepolcro della Purissima, insieme con gli uomini che ispirati da Dio le cantarono salmi.
La tavola divina che prima portava espiazione a buon prezzo (in abbondanza) ora è trasportata alle tende divine della delizie. La santa Scala che allora Giacobbe vide chiaramente, per la quale è disceso l’Altissimo, è trasportata dalla terra al cielo.
È innalzato il ponte che trasporta dalla morte alla vita totale coloro che prima sono morti per la trasgressione di Adamo.
Ora dunque danzano insieme i celesti con i terrestri; al canto degli uomini si uniscono gli angeli a causa della tua assunzione presso Dio.
Lampada divina dalla luce inesprimibile, tu che sei buona non smettere di far scendere dal cielo la luce sui tuoi servi che sono sulla terra.
O Pura innalzata in aria come nuvola leggera presso il Dio dei tuoi dono, aspergici sempre con leggera pioggia.
Ora che sei giunta al lido sereno della gioia inesprimibile, soccorri, o Sposa di Dio, noi che viviamo ancora nella tempesta sulla terra.
Tu che abiti le tende dell’Altissimo, o Pura, proteggi la tenda nella quale Dio è magnificato liberandola dalle tentazioni.
O Pura, consolida l’autorità dei Re ortodossi e l’ala dell’essere cito del tuo popolo devoto, tu che domini tutte le cose create.
Come i naviganti guardano al punto fermo della stella polare, cosi tutti fissiamo te, o Amabile.
Sei il vanto dei sacerdoti devoti, fermo sostegno della Chiesa, protettrice dei santi asceti.
Noi ortodossi ti proclamiamo sempre Madre di Dio e Vergine Pura e glorifichiamo la tua potenza, o Venerabile.
Il tuo sepolcro anche se ora si vede vuoto della tua spoglia, fa zampillare per noi fiumi di grazie e spande rimedi salutari.
Noi fedeli confidiamo fermamente in te, che ti abbiamo mediatrice presso il Signore, invincibile e potente protezione.
O Amabile, facci degni di divenire partecipi del Regno del tuo Figlio, intercedendo continuamente presso di Lui.
Se è vero che ogni giorno sconsideratamente diventiamo trasgressori dei suoi comandamenti, però mai lo rinneghiamo.
Buona come sei, tu Madre del Figlio buono e filantropo, facci buoni anche noi, o Vergine amante del buono.
Gloria…
O Logos, tutti cantiamo inni e devotamente glorifichiamo te Dio di tutti, con il Padre e il tuo santo Spirito.
Ora…
Ci felicitiamo con te, o Pura, Madre di Dio e onoriamo la tua santa dormizione e la tua assunzione dalla terra al cielo.
Oh! Pura, fosti deposta nel sepolcro tu che sulla terra fosti incinta in modo ineffabile e hai portato Dio nel tuo seno.
Breve colletta e acclamazione
Perché il tuo nome è benedetto ed è glorificato il Regno tuo, del Padre, del Figlio e del santo Spirito, ora e sempre e nei secoli dei secoli. Amen.

Seconda stazione
Inizia il tropario con il coro di sinistra
Lo stesso tono
È cosa degna che magnifichiamo te che hai contenuto Dio e fosti il tesoro (banca) delle virtù e di tutte le grazie di Dio.
La Theotocos, che fu casa di Dio, che ha contenuto colui che racchiude tutte le cose, ora e trasportata ad abitare i cieli.
Ci fosti tolta, o Augusta Verginemadre, ma la tua benedizione è rimasta su di noi tuoi devoti.
Il tuo sepolcro è diventato veramente scala, o Figlia, per mezzo della quale sei salita dalla terra alla vita eterna e alla beatitudine.
È veramente cosa meravigliosa che tu, senza conoscere uomo, allatti un bambino e tu Madre di Dio hai subito la morte senza corruzione.
O Maria, ottenesti una vittoria contro la natura mortale quando senza seme hai concepito Cristo, ma muori secondo la legge fisica dei mortali.
O Santissima, il tuo sepolcro è scala che conduce a Dio coloro che ti inneggiano con fede e onorano devotamente la tua dormizione.
Così il cielo fu glorificato dalla tua salita, o Figlia, come fu illuminata prima tutta la terra con il tuo parto, o Pura.
O Figlia, inni e canti funebri quale mirra per i tuoi funerali ti offriamo e domandiamo perdono delle nostre colpe.
L’attuale abitazione dove è distesa la tua venerabile spoglia, o Immacolata, è sicuro luogo di salute per l’anima e per il corpo.
Dove stavano intorno i cori degli Apostoli e degli Angeli cantando, stiamo ora noi, o Vergine.
Noi ricordiamo quella cerimonia splendida che allora ti fecero lo stuolo degli Apostoli e degli Angeli.
Con timore e gioia anche noi, come quelli allora, stiamo intorno al tuo sepolcro, o Immacolata, pieni di stupore per la tua dormizione.
Il venerabile Getsemani, o Verginemadre, è sempre come una terra fertile per tutti quelli che vogliono cogliere la salvezza.
Laggiù (al Getsemani) il tuo sepolcro, più in alto (sul Calvario) quello di tuo Figlio, o Pura, innalzano la mente dei fedeli e la guidano dalla terra al cielo.
Il monte degli Ulivi ha il tuo sepolcro come fondamento, o Purissima, lassù (sul luogo dell’Ascensione) l’impronta del piede di tuo Figlio è come una ghirlanda che lo incorona.
È chiaro dunque o Vergine, che non ci è possibile camminare diritti sulle orme santissime di Cristo senza l’aiuto della tua mediazione.
Tu sei il nuovo libro nel quale il Logos divino ha scritto; O Pura, supplica che siano scritti nel libro della vita coloro che cantano le tue lodi.
Né abili oratori né Angeli, o Verginemadre, possono inneggiare degnamente te, degnissima Madre di Dio.
Colui che fin da principio con un solo cenno ha stabilito i confini della terra, fu contenuto bambino nel tuo seno e fece di te un altro cielo.
Tuo Figlio assume dal tuo seno l’Adamo intero, per troncare alla radice la disobbedienza che aveva germogliato in noi.
Cessò l’ombra della legge, o Verginemadre, quando hai generato il datore della legge, colui che illumina noi devoti.
Per te, o Vergine Pura, sono cambiate le leggi della natura in modo assolutamente inconcepibile, quando concepisti Dio Emmanuele.
Ci fosti mostrata come unica vita portatrice di vita, quando hai prodotto il grappolo maturo che rallegra noi, devoti.
Quella volta sul Sinai Mose vide te, o Maria, in quel roveto che non bruciava; infatti tu hai contenuto nel tuo seno senza bruciare il fuoco divino.
Il monte non tagliato che vide Daniele, sei tu, o Vergine, dal quale fu tagliato, senza aiuto di mani, l’indivisibile Cristo, la pietra della vita.
Porta spirituale dell’oriente divino, che dall’alto apparve sulla terra, sei apparsa ai fedeli, o Vergine sposa di Dio.
O Vergine, hai generato Luce da Luce illuminando fino ai confini (della terra) quelli che erranno nell’oscurità e nell’ombra e ne divenisti guida.
Sei stata posta come fortezza contro la morte e la corruzione, o Vergine, che senza seme hai concepito Dio l’immortale datore della vita.
O gloriosissima Vergine Pura, per Dio hai conservato senza macchia il corpo e l’anima; perciò Cristo s’innamorò della tua bellezza.
O Figlia sei divenuto colonna di fuoco e nuvola che porta rugiada che rinfresca le bruciature e illumina l’oscurità delle passioni.
O Pura, tutti sappiamo che sei buona terra fertile, che porti abbondanza di misericordia e di grazie, a coloro che ricorrono te.
O Pura, pur essendo campo non coltivato (da uomo), hai fatto germogliare la spiga, il Logos divino che nutre le nostre anime.
Per tutti fosti aurora luminosa o Vergine, tu che hai portato come sole Cristo, che ha disciolto la tenebra della nostra ignoranza.
Ti salutiamo Maria, per la quale brillò la gioia nel mondo e fu bandita la maledizione che pesava su di noi, quando in terra concepisti il Salvatore.
Davvero sei una meraviglia celeberrima per gli Angeli e piaga dolorosa per i demoni, o Pura Madre di Dio.
O Figlia, sei davvero un albero dai frutti splendidi dal quale si nutrono tutti i fedeli, che colgono il frutto celeste.
Altezza impraticabile ai pensieri umani, profondità inaccessibile agli occhi degli Angeli sei, o Figlia.
O Vergine, tu fosti l’unica eletta di Dio; perciò a te sola, come tu hai cantato, Dio fece cose meravigliose.
Tutta bella sei, o Vergine e in te non c’è cosa biasimevole, grida dietro te lo Sposo innamorato del decoro della tua bellezza.
Molte figlie apparvero forti davanti a Dio, o Vergine, ma tu le sorpassi tutte e sei sopra di tutte.
A te cantiamo melodie, frutto delle labbra e inneggiamo alla tua gloria, o Pura, magnificando tuo Figlio.
Tu che porti in seno il fiume della vita che fa scorrere sapienza di Dio, fa scaturire anche per noi, o Illibata, zampilli di vita.
Con il tuo parto tutti siamo divenuti partecipi della vita incorruttibile ed eterna; perciò ti cantiamo “ave o Venerabile”.
Come noi con il cuore ci prostriamo a te, così tu rivolgi a noi tuoi servi il tuo orecchio, o Signora.
O Figlia, Come i morti per tuo mezzo sono vivificati, così vivifica anche noi che siamo morti a causa di molti peccati.
Affidiamo completamente a te, o Figlia, il conoscere e il volere, la speranza e il corpo insieme con l’anima e lo spirito.
Poi che abbiamo fiducia solo nel tuo rifugio, o Figlia, fa che non veniamo meno dalla buona speranza, ma otteniamo il tuo soccorso.
O Figlia santa manda la benefica verga della fortezza a tutti noi che ricorriamo insistentemente alla tua protezione.
Infatti, o Pura, noi non conosciamo altra protettrice se non te, che hai generato il Creatore, presso il quale ti presentiamo come ardente ambasciatrice.
Arricchiscici con le conoscenze dei virtuosi, o Vergine, perché noi insensati abbiamo già fatto fallimento a causa delle trasgressioni dei divini comandamenti.
Facci entrare nelle vie del pentimento, o Figlia, tu che illumini gli occhi della mente o Maria, con le tue illuminanti mediazioni.
Regina di tutti, con le tue mediazioni rendi propizio a tutti i tuoi servi il Signore, quando dovrà giudicare tutti i mortali.
O Figlia, indirizza verso porti sicuri noi che siamo agitati nella terribile procella degli errori che corrompono le anime.
O Figlia, con la pioggia delle tue misericordie, tu che hai concepito Dio senza intervento d’uomo, irriga il solco della nostra anima disseccato dai rovi delle passioni.
O Figlia, tu che sei pronto rifugio degli uomini, aprici la porta della tua misericordia, ora che invochiamo il tuo nome.
O Figlia, accetta il tempo di digiuno che ti presentiamo al posto della mirra per la tua sepoltura, e dà morte alle nostre passioni.
Accetta anche i canti che ti offriamo, o Santissima, come mirra profumata, mentre umilmente stiamo intorno al tuo sepolcro.
Sappiamo, o Pura, che di quanto facciamo per te nulla è degno dei doni che si da, anche se ti presentiamo tanti vanti quanti sono i granelli di sabbia.
Infatti ogni inno e canto è inferiore alle tue innumerevoli grazie e ai doni che godiamo
Gloria…
Devotamente diamo gloria al Padre, al Figlio e al santo Spirito, alla santa e venerabile Trinità.
Ora…
Fedeli tutti, umilmente oggi inneggiamo la Madre di Dio con canti di retta fede e bene accetti.
È cosa degna che magnifichiamo te che hai accolto Dio e fosti il tesoro (banca) delle virtù e di tutte le grazie di Dio.
Breve colletta e acclamazione
Perché è santo il nostro Dio che riposa sul trono di gloria dei Cherubini e facciamo salire la gloria a te Padre, Figlio e santo Spirito ora e sempre e nei secoli dei secoli. Amen.

Terza stazione
Inizia subito con il canto il coro destro

Tutte le generazioni offrono un canto al tuo sepolcro, o Vergine.
Hai subito la morte, o Vergine, tu che hai concepito colui che ha inferto la morte agli Inferi.
Dopo la morte sei salita alle tende immortali tu che hai inferto la morte al nemico.
Palpitano i cuori di tutti i tuoi devoti nella commemorazione delle tue esequie.
È necessario che tu sia innalzata alle cose celesti tu che ti interessi delle cose di quaggiù.
Fosti assunta in cielo perché tu potessi vedere la bellezza di tuo Figlio, o Vergine.
O Vergine, hai dato vita ai confini del mondo con la tua venerabile dormizione.
Il tuo sepolcro, o Vergine, riscatta le nostre passioni e proclama la tua gloria.
La tua tomba, o Vergine, proclama il tuo seppellimento e la tua assunzione.
Vedendo le tue impronte aspiriamo a te, o santa Madre di Dio.
O Vergine, stando nel tuo tempio ci pare di essere in cielo.
Insieme con tutti i santi e i tuoi genitori, supplica il Creatore.
Affinché faccia degni di gioia indicibile tutti gli ortodossi.
O Vergine, tutti i popoli venerandoti ti chiamano Signora.
Veramente tutte le generazioni ti dicono beata, o Vergine.
Solo gli uccisori di Cristo, o Theotocos, ti voltano le spalle.
Le altre tribù e lingue stanno intorno al tuo sepolcro cantandoti inni.
O Vergine, tutti cercano la tua protezione e la tua compassione.
Chi ricorre a te, o Figlia, non si allontana da te svergognato.
A buoni e cattivi accordi suppliche, perché imitino tuo Figlio.
Infatti, vuoi che tutti si salvino e partecipino della tua grandezza.
O Figlia, noi tutti sappiamo che essendo Madre di Dio ami gli uomini.
Chi può spiegare, o unica Madre di Dio, le tue divine virtù?
Chi può enumerare i benefici che distribuisci a tutti?
Tu concedi comprensione ai vivi e ai morti che confidano in te.
Tu puoi fare tutto ciò che vuoi, perché essendo Madre dell’Altissimo tu puoi tutto.
Tu sei protettrice, o Figlia, a noi vivi e morti che ti cantiamo inni.
Liberaci, o Vergine dal fuoco eterno e dalla geenna.
Solo tu sei protettrice dei poveri orfani e delle vedove.
Tu infatti sei la dolcezza degli Angeli e la gioia degli afflitti.
Tutti ti proclamiamo protettrice e ancor più Madre dei cristiani.
O Theotocos, con le tue intercessioni solleva coloro che son caduti nelle profondità del male.
Conduci a buon fine, o Vergine, attraverso i sentieri del Signore coloro che ti venerano.
Non trascurare coloro che sono prigionieri del male, affinché non si perdano definitivamente.
Scientemente e per ignoranza ogni giorno pecchiamo contro di te e tuo Figlio.
Ma non rigettarci dal tuo cospetto, o Verginemadre.
Intenerisci tuo Figlio affinché abbia pietà di noi nel futuro giudizio.
Infatti sappiamo che ha valore la tua intercessione, o Figlia, presso colui che fu generato da te.
Quando egli si sdegna, molte volte solo tu fai che sia benigno.
Alle tue intercessioni si piega onorando ti come Madre degna di ogni gloria.
Anche noi con amore ardente ti veneriamo degnamente e ti cantiamo inni.
Il Verbo Dio infatti, o Figlia, per tuo mezzo ha rigenerato la nostra stirpe.
Per tuo mezzo infatti, salva coloro che ricorrono a te, o Madre da tutti lodata.
Infatti tu sei lo strumento eletto di Dio per la salvezza dei mortali.
Allora rende tutti buoni i tuoi servi, come sai far tu, o Vergine Madre di Dio.
Cosparsero di balsami la tua tomba coloro che hanno seppellito la tua Spoglia, o Vergine.
Coloro che ti hanno seppellita cosparsero di mirra e di fiori il tuo sepolcro.
Coloro che ti hanno seppellita, o Theotocos, cosparsero il tuo sepolcro di balsami.
Gloria
O Santissima Trinità, Padre, Figlio e Spirito salva coloro che ti adorano.
Ora
O Santissima Madre, proteggi e custodisci coloro che confidano in te.
Tutte le generazioni offrono un inno alla tua sepoltura, o Vergine. (bis)
Quindi seguono le benedizioni
Sei benedetta, o Signora; proteggi e custodisci coloro che ti cantano inni.
La moltitudine degli Angeli si stupì vedendo annoverata tra i morti te, Maria, che generasti il Salvatore degli uomini, colui che con sé ha risuscitato Adamo e ha liberato tutti dall’Ade.
Sei benedetta o Purissima; conservaci tutti senza condanna.
Perché piangete di compassione su di me che sto per morire, o donne? diceva lietamente la Vergine alle vicine che si lamentavano dolenti; smettete il pianto e rallegratevi; infatti anche se sarò morta non vi abbandonerò.
Sei benedetta, o Immacolata; conservaci tutti senza peccato.
Con molta sollecitudine gli Apostoli corsero verso di te, o Figlia, lamentandosi perché stavi per essere trasportata verso le cose del cielo e dicevano: ora è tempo di pianto; come possiamo sopportare la sofferenza di divenire orfani di te, o Illibata?
Sei benedetta, o Venerabilissima; concedi a tutti noi la salvezza.
Assumendo l’ufficio di mirofori (portatori dei balsami) portiamo al tuo sepolcro inni funebri, cantando lode a te, o Figlia, che sei stata annoverata tra i morti come essere umano, ma come genitrice di Dio sei stata assunta.
Gloria
Adoriamo il Padre, il Figlio suo e il santo Spirito, la santa Trinità, in una sola sostanza, gridando insieme con i Serafini il “Santo, santo, santo sei, Signore”.
ora
Tu che hai generato il datore della vita, o Vergine, libera Adamo dal peccato; invece di tristezza hai dato gioia a Eva; Dio uomo che da te prese carne ha indirizzato verso lei la corrente della vita.
Alleluia, alleluia, alleluia
Lode a te, o Dio (da un terzo)
Colletta e acclamazione
Perché tutte le dominazioni dei cieli cantano inni a te e rendono gloria a te Padre, al Figlio e al santo Spirito ora e sempre e nei secoli dei secoli. Amen.
Exapostilarion (Invitatorio) (Da un terzo)
Apostoli riuniti qui al villaggio del Getsemani dai luoghi lontani, seppellite il mio corpo e tu, Figlio e Dio mio, accogli il mio spirito.
Per gli inni suggeriamo versetti 4°. Tono 4°.
Come nobile nei Martiri.
Alla tua gloriosa dormizione i cieli esultano e si rallegrano gli eserciti degli Angeli. Tutta la terra gioisce indirizzandoti l’Inno di commemorazione a te, Madre di colui che governa tutte le cose, o Vergine santissima che non hai esperienza di matrimonio, tu che con decisione presa fin da principio hai liberato il genere umano. (bis)
I principi degli Apostoli a un cenno divino corsero a seppellirti e vedendoti elevata in alto dalla terra con gioia gridarono a te il saluto di Gabriele: salve cocchio di tutta la divinità; salve tu che unica con il tuo parto hai congiunto le cose terrene alle celesti.
Tu che hai generato la vita, per la tua dormizione salisti verso la vita immortale scortata dagli Angeli, dai Principati e dalle Dominazioni, dagli Apostoli e dai Profeti, mentre tra le sue purissime braccia tuo Figlio autore di tutto il creato accoglieva la tua anima senza macchia, o Verginemadre Sposa di Dio.
Gloria, e sempre. Tono 2° largo.
Alla tua immortale dormizione, Thotocos Madre della vita, le nubi trasportarono in aria gli Apostoli sparsi per il mondo e furono presenti uniti intorno al tuo corpo immacolato; questi, dopo che ti ebbero seppellito devotamente cantarono il saluto di Gabriele: Ave piena di grazia, Vergine Madre non maritata, il Signore è con te; insieme con loro prega il Figlio tuo e nostro Dio di salvare le nostre anime.
Segue la grande dossologia. Dopo aver cantato lentamente il Trisagio, sollevano il tumulo e salgono i gradini della Chiesa. Quindi andandosene cantano i seguenti tropari.
Apostoli riuniti qui nel villaggio del Getsemani dai luoghi più lontani, seppellite il mio corpo e tu Figlio e Dio mio, accogli il mio spirito.
Il gruppo degli Apostoli radunati attraverso i cieli, seppellisce degnamente la Madre del Signore, presente il Salvatore con miriadi di Angeli.
Con rumore di tuono nei cieli il Salvatore invia gli Apostoli a seppellire con amore colei che lo generò; discende anche lui scortato dagli Angeli.
Uguali tropari sono cantati ogni giorni alla fine della sacra Liturgia, quando il popolo bacia il sepolcro della Theotocos.
Tono 2°. Quando te morto dalla croce.
Dal cielo china il capo verso di noi che ci siamo riuniti in questo veneratissimo tempio e ora veneriamo il tuo sacro sepolcro, e manda ci la tua grazia, o Santissima Madre del nostro Dio, salvezza dei fedeli, affinché, illuminati da Dio siamo fatti degni di condurre a termine la nostra vita e otteniamo la gloria di tuo Figlio.
Come la moltitudine degli Apostoli alla tua dormizione si ritrovò qui dai confini delle terra per seppellire il tuo divinissimo corpo, così anche noi oggi siamo venuti a baciare con ardore il tuo sacro sepolcro; come allora hai promesso a loro mostrati mediatrice di noi tuoi servi presso tuo Figlio e nostro Dio.
Signora del mondo, Maria, Pura Genitrice di Dio, accogli benevolmente le nostre preghiere, che ti offriamo col cuore e colla bocca sul tuo sepolcro e ottienici il perdono dei nostri peccati e delle cattive tentazioni; tu infatti sei la nostra protezione e sicura salvezza nel presente secolo e nel futuro.
FINE E GLORIA A DIO

Traduzione di P. Guglielmo Rossi OFM
Limassol, 29 maggio 1985

* Abbiamo presentato gli inni usati nell’ufficiatura della Chiesa Ortodossa a Gerusalemme per la festa dell’Assunzione della Beata Vergine Maria. Si tratta di testi che sono specifici della liturgia gerosolimitana; essi non si trovano nei libri liturgici di altre Chiese, né a Costantinopoli né ad Atene. Occorre anche tener presente che originariamente vennero composti sul modello di quelli per la morte di Gesù e usati il Sabato Santo nella Basilica del Santo Sepolcro.
Circa l’antichità non si può dire che essi siano antichi, al contrario sono stati composti in età abbastanza recente come dimostra il parallelismo sopra ricordato. (V. L.)

LA FINE TERRENA DI MARIA, MISTERO NASCOSTO IN DIO

http://www.stpauls.it/madre06/0607md/0607md20.htm

LA FINE TERRENA DI MARIA, MISTERO NASCOSTO IN DIO

di SIMONE MORENO

Dalla « Meryem Ana Evi », la casa di Madre Maria ad Efeso, alla « Chiesa della Dormizione » e alla « Tomba della Vergine » a Gerusalemme, fra tradizioni e mistero.

Scrivendo nel num. scorso della rivista della « tradizione di Efeso » sul rinvenimento sulla « Collina dell’Usignolo » della « Meryem Ana Evi » [la casa di Madre Maria], dicevamo anche che resta da confrontare la verità di tale tradizione efesina con quella della « Chiesa della Dormizione » e della « Tomba della Vergine » a Gerusalemme.
In fondo, non v’è in Efeso che una casa vuota; come non v’è in Gerusalemme che una tomba vuota: non si è mai trovata la vera tomba santa; anche se la presenza di Maria – ad Efeso come a Gerusalemme – è più viva e forte di qualunque assenza ‘fisica’.
Giuliano Patelli, nel suo libro « Una Madonna nuova », Edizione S. P. Self-Pubblished, 1998, dopo avere raccolto e interpretato i dati della « tradizione di Efeso », si pone una domanda problematica: « Perché una tomba [della Madonna] a Gerusalemme? » [cfr. pp. 121-125]. Ed è un interrogativo destinato a rimanere senza risposta.
Alla tradizione che vuole Maria profuga in Asia Minore con Giovanni, e forse con Maria di Magdala e altre donne galilee – scrive Patelli -, si contrappone una radicata tradizione secondo la quale la Madonna « si addormentò » proprio a Gerusalemme. Quella spelonca intagliata nella roccia, rinvenuta negli scavi del 1972 sotto la « Chiesa della Dormizione », fu veramente il luogo della temporanea sepoltura di Maria? Si tratta di una « tomba vuota », a pochi passi dal Santo Sepolcro e dal Cenacolo, ritenuto quest’ultimo luogo ospitale per seguaci del Signore.
Dopo l’evento pentecostale Maria non è più nominata nella Sacra Scrittura
Nel Nuovo Testamento non vi è traccia neppure della più piccola informazione al riguardo. Né l’indifferenza degli Ebrei per le donne, forse allora più di oggi istintiva e comunque legalizzata, basta a giustificare questo silenzio. Perché Maria era pur sempre la Madre di Gesù, figlio di Dio per i suoi seguaci e grande Profeta per tutto il popolo.
L’aedo di Maria, l’evangelista Luca, dopo avere menzionato la Madre del Signore per l’ultima volta nella riunione seguita all’Ascensione di suo Figlio [cfr. At 1, 14], di colpo la dimentica anche lui e la « estromette » da tutte le sue successive testimonianze che, pure, alle volte raccontano episodi marginali o di scarso interesse.
Impressionante lo spostamento e l’attrazione di Luca verso l’Apostolo Paolo e l’Occidente, trascurando tutti gli altri Apostoli, ad eccezione di Pietro, e lo sviluppo della Chiesa d’Oriente dove Maria era sicuramente inserita. E sarà la Chiesa d’Oriente ad iniziarne il riscatto di devota attenzione.
D’altra parte, quel gruppetto errante e senza fissa dimora, costituito dall’avanguardia del Regno dell’Amore, nel quale era celata anche la Madre di Gesù, viveva nel rischio e nell’incertezza quotidiana.
Racconta Eusebio, il grande storico della Chiesa [+ 340], che fra il 37 e il 42 d.C. tutti i discepoli di Gesù furono cacciati da Gerusalemme. L’Apostolo Giacomo il Maggiore, fratello di Giovanni, fece le spese per tutti. Erode Agrippa lo fece uccidere nel 42 a colpi di spada e, sapendo di fare cosa gradita ai Giudei, mandò ad arrestare anche Pietro, che fu salvo per un miracolo [cfr. At 12, 1-3].
Giovanni, con Maria, doveva avere già lasciato la città per altri luoghi; infatti, non è più nominato negli Atti di Luca. I riferimenti successivi agli Apostoli non dicono quanti fossero e chi fossero. Sono i grandi vuoti dell’Evangelista: la sua penna non scriverà mai più il nome di Maria, si accosterà a Paolo, l’ex-persecutore Saulo, e su di lui scriverà pagine e pagine. Perché certo Paolo lo meritava per la sua grande visione del Cristianesimo che incantava i primi seguaci e per le sofferenze tremende fino al martirio che subì per amore di Cristo; ma lo Spirito Santo lo avevano ricevuto anche gli altri Apostoli che pure predicavano la Buona Novella: Andrea, Tommaso, Bartolomeo, Taddeo, Filippo, Giovanni, Matteo, Giacomo il Maggiore, Giacomo figlio di Alfeo, Simone lo zelatore, Giuda fratello di Giacomo e Mattia.
Gesù aveva detto loro: « Andate in tutto il mondo… » [Mc 16, 15]. E di quasi tutti la predicazione è sconosciuta e ignota la fine.
È curioso notare come Luca negli Atti non nomini Pietro senza affiancargli Giovanni [cfr. At 3, 1-11; 4, 13; 8, 14-25]; e poi, all’improvviso, lo ignori per sempre. Il nome di Giovanni affiancato a quello di Pietro scompare in occasione di un viaggio di Pietro a Ioppe [l’odierna Giaffa], il porto più vicino a Gerusalemme e noto fin dall’antichità per i traffici marittimi che interessavano l’Egeo. Ancora, Pietro prosegue per l’altro importante porto di Cesarea, dove incontrerà il centurione romano Cornelio. Ma Giovanni è già scomparso.
Salpavano ogni giorno da quei porti navi onerarie con carichi di olio, grano, legname, animali, manufatti e viaggiatori occasionali diretti ai porti dell’Egeo e del Mediterraneo. Chissà se tra gli otri, le anfore e i sacchi non si nascondesse qualche personaggio a noi noto…

La « Tradizione Gerosolimitana »
Così dobbiamo arrivare soltanto al secolo VI per trovare l’Imperatore d’Oriente Mauro che fissa, con Decreto particolare, al 15 Agosto la celebrazione liturgica del Transito o Dormizione di Maria [cfr. Hist. Eccl., XVII, 28, pp. 147-292].
Le varie Liturgie successive [nelle Chiese Orientali Armena, Copta, Abissina, Siriaco-Giacobita] non esprimeranno in modo inconfutabile il concetto di un’Assunzione di Maria come è sancito nel dogma cattolico, mentre faranno riferimento ad una morte miracolosa. Ma dove, come e quando? Non lo sappiamo.
In assenza di qualsiasi documento storico, è peraltro prodigiosa l’intuizione dell’immane schiera di devoti di Maria che, nel corso dei secoli, hanno creduto che a questa « divina creatura » non sia toccato, alla fine, il medesimo destino dei comuni mortali, soggetti alla corruzione della morte.
E tuttavia ci dobbiamo rassegnare al fatto che, mentre per l’Ascensione di Gesù al Cielo c’è una cronaca dei Vangeli [cfr. Mc 16, 19; Lc 24, 51] e degli Atti [cfr. At 1, 6-11], e c’è la testimonianza degli Apostoli, per la dipartita della Madre del Signore da questa terra è steso un velo oltre il quale nulla ci è dato di vedere.
Come ha scritto Epifanio di Salamina a quei tempi, e l’Abbé René Laurentin ha riassunto ai nostri giorni: « Siamo cauti in tali questioni, perché ignoriamo quasi tutto: sia il meccanismo della morte della Vergine, l’esperienza dell’aldilà ed il modo esatto della risurrezione [dei corpi], sia la fine terrena del destino di Maria, interamente ignorato dalla storia. La morte di Maria è verosimile senza dubbio; verosimiglianza resa rispettabile dall’ondata di Autori che l’hanno accettata. Ma si è in diritto di pensare con Epifanio che la fine di Maria resti un mistero nascosto in Dio, che ci dobbiamo rassegnare a ignorare quaggiù ».

Il racconto di K. Emmerick
Quasi in appendice, e a puro titolo di curiosità – perché si tratta comunque di una « rivelazione privata » – riportiamo alcuni passi del racconto della « Morte e Assunzione della Vergine Maria » fatto dalla monaca stigmatizzata tedesca Anna Katharina Emmerick e raccolto da Clemens Brentano [cfr. cap. 10 della "Vita della Santa Vergine Maria", Ed. "San Paolo" 2004, pp. 207-226].
Si narra della Madonna a Efeso sul letto di morte, attorniata dagli Apostoli, chiamati dai diversi luoghi della loro missione evangelizzatrice per assistere alla sua dipartita da questo mondo.
« … Verso sera, quando si rese conto che la sua ora si avvicinava, la Santa Vergine, secondo la volontà di Gesù, volle prendere congedo dagli Apostoli, dai discepoli e dalle donne presenti […].
La Santa Vergine pregò e benedisse ognuno con le mani disposte a croce, toccando con queste a tutti la fronte. Parlò poi a tutti e fece esattamente come Gesù a Betania le aveva detto di fare. Dopo gli Apostoli si avvicinarono a lei i discepoli, che ricevettero anch’essi la sua benedizione […]. Intanto era stato predisposto l’altare per il Sacrificio e gli Apostoli avevano indossato i loro lunghi abiti bianchi […]. Pietro le amministrò l’Unzione con l’olio santo e le portò la Particola consacrata. Ella era come in estasi, con lo sguardo rivolto verso l’alto […].
Ed ecco – aggiunge la Emmerick – che mi è apparso qualcosa di commovente e meraviglioso. Il soffitto sopra alla stanza di Maria scomparve e la Gerusalemme celeste discese su di lei. Ho visto nubi luminose e tanti Angeli divisi in due Cori, e dalle nubi un raggio di luce raggiunse Maria. Ella stese le braccia con indicibile nostalgia e ho osservato il suo corpo librarsi al di sopra del giaciglio, totalmente sollevato in aria. Ed ecco che la sua anima uscì dal corpo come una piccola purissima figura di luce, con le braccia tese verso l’alto e salì verso il cielo, condotta dal raggio di luce […]. Era come Gesù quando era asceso al cielo.
Quindi le donne coprirono il santo corpo con un lenzuolo e gli Apostoli e i discepoli si recarono nella parte anteriore della casa: in una grotta là presso, non spaziosa, le donne deposero la bara con il corpo della Santa Vergine che Pietro e Giovanni avevano portato a spalla, percorrendo la piccola « Via Crucis » ricostruita sulla « Collina dell’Usignolo », dove la Santa Vergine aveva trascorso i suoi ultimi anni […].
Dopo alcuni giorni dal « transito » della Madre del Signore, gli Apostoli e i discepoli tornarono alle loro case e alle loro terre di missione… ».
Ma anche alla fine del « racconto » di Anna Katharina Emmerick rimaniamo con il nostro dubbio: come conciliare la « tradizione di Efeso » con quella di Gerusalemme? Rimane un mistero che noi devotamente veneriamo sia ad Efeso, presso la « Meryem Ana Evi », la casa di Madre Maria, sia a Gerusalemme, nella « Chiesa della Dormizione » presso il Santo Sepolcro e nella « Tomba della Vergine » [nella "Chiesa dell’Assunzione"], tagliata e isolata dalla roccia circostante e con tutte le caratteristiche di una tomba del I sec. d. Cr.
Di fede c’è soltanto l’affermazione dogmatica della Cost. Ap. « Munificentissimus Deus » di Pio XII che, proclamando il 1° Novembre 1950 il dogma di Maria Assunta in Cielo, scrive: « … compiuto il corso della sua vita terrena, la Beata Vergine Maria fu assunta alla gloria celeste in anima e corpo ». Dove, come e quando, non ci è dato davvero di conoscere.

Publié dans:FESTE DI MARIA, MARIA VERGINE |on 12 août, 2014 |Pas de commentaires »

Santa Chiara d’Assisi

Santa Chiara d'Assisi dans immagini sacre

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Publié dans:immagini sacre |on 11 août, 2014 |Pas de commentaires »

SANTA CHIARA DI ASSISI: ALLA SEQUELA DI CRISTO POVERO

http://www.donbosco-torino.it/ita/Kairos/Santo_del_mese/07-Luglio/Santa_Chiara_di_Assisi.html

SANTA CHIARA DI ASSISI: ALLA SEQUELA DI CRISTO POVERO

Ha destato molta sorpresa nel marzo scorso la decisione di Giovanni Paolo II di avviare subito il processo di beatificazione di Madre Teresa di Calcutta a nemmeno due anni dalla scomparsa. Quanta fretta, avrà pensato qualcuno. E poi la Chiesa ne ha già tante di sante e santi: lasciamo maturare i tempi (anche quelli burocratici dell’apparato della Chiesa, lunghi per definizione).
È umanamente comprensibile la “santa fretta” di Giovanni Paolo II di vedere presto santa una donna che lui conosceva e stimava molto.
Ancora “peggiore” il caso di Chiara di Assisi. Morta nel 1253, dopo soli due anni fu proclamata santa da Alessandro IV e proposta all’imitazione di tutta la Chiesa.
Chiara nacque ad Assisi nel 1194. Non solo è compaesana di San Francesco, ma la sua vita è stata grandemente influenzata da lui. Non pensiamola però completamente all’ombra, seppure santa, di Francesco. Anche lei aveva una forte personalità: la manifestò nel portare avanti la sua decisione di consacrarsi a Cristo nonostante le molte difficoltà.
Chiara aveva tutti gli ingredienti per vivere una vita agiata e felice. Era una bella ragazza, di famiglia benestante con genitori di nobile casato. Poteva quindi aspirare ad un matrimonio di alto rango. Niente di tutto questo.
All’età di 18 anni Chiara fuggì da casa per coronare il suo sogno di consacrarsi a Cristo. Una decisione improvvisa, frutto di una incosciente fretta adolescenziale o di una precoce esaltazione spirituale? No, sapeva quello che faceva.
Sua madre, Ortolana, buona e molto religiosa, l’aveva educata cristianamente. Ma l’esempio decisivo le venne dalla scelta di Francesco di vendere tutte le proprie sostanze per seguire Cristo povero. Chiara aveva approvato il gesto del suo compaesano, e aspettava il momento giusto per imitarlo. Ricordo un brevissimo colloquio tra i due, nel famoso film di F. Zeffirelli “Fratello Sole, Sorella Luna”. Francesco, dopo la scelta radicale di seguire Cristo, le disse: “La gente non mi ha capito.
Ora tutti credono che sia diventato pazzo”. E Chiara di rimando: “Per me eri pazzo prima non adesso”.

Nella domenica delle Palme del 1212 Chiara fuggì da casa
e andò alla Porziuncola presso Francesco e i suoi amici. Probabilmente anche lei, poco tempo prima aveva venduto i propri beni, rompendo con la famiglia. Di qui anche l’ostilità dei parenti. Francesco l’accolse, e dopo averle tagliato i capelli e rivestita di un saio, per simbolizzare il nuovo stato di vita, la condusse in un monastero benedettino. Qui subì il tentativo dei parenti di ricondurla a casa con la forza. Chiara resistette e dopo poco tempo fu raggiunta da alcune sue amiche e dalla stessa sorella Agnese, fuggita anch’essa di casa. In seguito arrivarono l’altra sorella Beatrice, ed infine dopo alcuni anni sua madre. Tutte affascinate dalla predicazione e dall’esempio di Francesco, dei suoi frati, e dalla decisione coraggiosa di Chiara. La piccola comunità aveva ormai un posto sicuro, presso la chiesa di san Damiano, in Assisi. Per questo furono chiamate Damianite dal popolo, Povere Dame da Francesco e in seguito Clarisse. Chiara e le sue amiche non “fuggivano dal mondo”, non si imboscavano lontano dalle difficoltà quotidiane della gente. Volevano vivere ritirate sì, ma sostenute dal proprio lavoro, immerse nella preghiera per sé e per gli altri, ponendosi al servizio della chiesa, preoccupandosi davanti a Dio della salvezza di tutti.
La sistemazione sicura e stabile a San Damiano diventò per Chiara anche l’inizio della seconda tappa della sua vita. Dopo il periodo della “conversio ad Deum”, della ricerca di Dio, cominciava la seconda parte: quella della “conversatio cum Deo”, cioè del “dialogo con Dio” nella sua vita religiosa.

Alla sequela del Cristo povero
A San Damiano è presente sì lo spirito di Francesco, ma è Chiara che dà l’impronta decisiva alla sua comunità. Sarà lei stessa con coraggio a “resistere” alle pressioni del papa Gregorio IX, che insisteva nel persuaderla a possedere qualche proprietà proponendo una dispensa dal voto di povertà. Lei stessa gli dirà con decisione “Santo Padre, a nessun patto e mai, in eterno, desidero essere dispensata dalla sequela di Cristo”. Il Cristo di Chiara era quello povero, da seguire integralmente, anche se lei stessa scriveva ad Agnese di Praga che “non abbiamo un corpo di bronzo né la nostra è la robustezza del granito”. Il papa in seguito le concederà il “privilegio della povertà”.
Questo le arrivava a due anni dalla morte del grande Francesco. Per lei aveva grande importanza. “La difesa dell’ideale pauperistico ed il mantenimento a pieno titolo dell’Ordine Damianita nell’alveo del movimento francescano, stelle polari dell’esistenza di Chiara, furono dunque motivo di tenaci e prolungati confronti con la Sede Apostolica… Nel contesto della tradizione monastica, la scelta di povertà era per Chiara l’unico modo per preservare una sua specifica identità” (S. Brufani).
Grandi la fede e la devozione di Chiara a Gesù nell’Eucaristia. Confinata a letto per tanti anni a causa di una malattia, ricamò con maestria finissimi corporali per adornare gli altari di varie chiese di Assisi e dintorni. Famoso poi è rimasto l’episodio, narrato da un testimone, dell’allontanamento dei Saraceni dal monastero. Quando arrivarono gli invasori chiamarono Chiara. Ella andò alla porta del refettorio e fece portare la cassetta contenente l’Eucaristia, si prostrò davanti e piangendo implorò: “Signore, guarda tu queste tue serve, perché io non le posso guardare”. Si udì una voce di grande soavità che disse: “Io ti difenderò sempre”. Poi Chiara implorò la stessa grazia per la città. La voce rispose: “La città patirà molti pericoli, ma sarà difesa”. Ed i Saraceni se ne andarono.
Chiara morì l’11 agosto 1253 dopo lunghi diciannove anni di malattia, due giorni dopo l’approvazione della sua Regola. Al funerale partecipò, in segno di grande stima e ammirazione, il papa e alti esponenti della Curia papale. Due anni dopo era già scritta nell’albo dei santi con la bolla pontificia “Clara claris praeclaris meritis”. Qui ella viene definita “una innamorata ed indefessa seguace della povertà”: la povertà per amore del vangelo viene quindi per la prima volta valutata ed esaltata come virtù determinante per una canonizzazione.
Un’ultima annotazione. Pochi sanno che nel 1958 il papa Pio XII la proclamò “Patrona della Televisione”. Questo per ricordare un miracolo di cui ella fu protagonista. Era la notte di Natale, essendo Chiara a letto perché malata, non poteva essere presente alla suggestiva liturgia nella Notte Santa. Tuttavia ella seguì miracolosamente la celebrazione che avveniva a grande distanza come fosse presente. Il giorno dopo la raccontò alle consorelle.

MARIO SCUDU

Pensieri di Santa Chiara
1. Sì, è ormai chiaro che l’anima dell’uomo fedele, che è la più grande di tutte le creature, è resa dalla grazia di Dio più grande
del cielo.
2. Medita e contempla e brama di imitare Cristo. Se con Lui soffrirai, con Lui regnerai; se in compagnia di Lui morirai sulla croce della tribolazione, possederai con Lui le celesti dimore nello splendore dei santi, ed il tuo nome sarà scritto nel Libro della vita e diverrà famoso tra gli uomini.
3. Da quando ho conosciuto la grazia del Signore nostro Gesù per mezzo di quel suo servo Francesco, nessuna pena mi è stata molesta, nessuna penitenza gravosa, nessuna infermità mi è stata dura.
4. A se stessa morente: Va’, perché colui che t’ha creata, ti ha santificata, e sempre guardandoti come una madre suo figlio, ti ha amata con tenero amore.

GENESI 15: IL PATTO DI DIO CON ABRAMO

http://www.adi-novamilanese.org/studiEtesti/studiGenesi12.htm

GENESI 15: IL PATTO DI DIO CON ABRAMO

Il Signore vuole parlare ai suoi servi e lo fa in diverse maniere.

Nei tempi passati la parola scritta non era ancora il mezzo principale per ricevere la guida, la formazione e l’esortazione.

IL NOSTRO DIO È UN COMUNICATORE
Il Signore parla ad Abramo per mezzo di una visione; “Dopo questi fatti, la parola del SIGNORE fu rivolta in visione ad Abramo, dicendo: «Non temere, Abramo, io sono il tuo scudo, e la tua ricompensa sarà grandissima»” Genesi 15:1

EGLI PROMETTE PROTEZIONE
“Non temere”: questa frase è stata di conforto a uomini e donne che si sono trovati nel timore. Per la fede essa è diventata un breve ma potente messaggio. Dio si è rivolto in questo modo a re, profeti, conduttori e al Suo popolo in ogni tempo; “Nel giorno che io ti ho invocato ti sei avvicinato; tu hai detto: «Non temere!»” Lamentazioni 3:57

EGLI USA SIMBOLI
Il simbolo dello scudo
Questo strumento di guerra è uno strumento di difesa: la salvezza, la santità e la fede sono necessarie per dire di possedere lo scudo, se ne togliamo anche soltanto una lo scudo diventa inefficace.
- La salvezza: “Tu m’hai anche dato lo scudo della tua salvezza, la tua destra mi ha sostenuto,la tua bontà mi ha reso grande” Salmo 18:35
- La santità: “Egli tiene in serbo per gli uomini retti un aiuto potente, uno scudo per quelli che camminano nell’integrità” Proverbi 2:7
- La fede: da quello che leggiamo nel Nuovo Testamento sappiamo di avere uno scudo messo a nostra disposizione da Dio ed è la fede. Non ci saranno nemici che potranno trapassare uno scudo così, neanche con frecce infuocate; “Prendete oltre a tutto ciò lo scudo della fede, con il quale potrete spegnere tutti i dardi infocati del maligno” Efesini 6:16
- La gioia: chi possiede realmente lo scudo è al sicuro ed esulta cantando; “Il SIGNORE è la mia forza e il mio scudo; in lui s’è confidato il mio cuore,e sono stato soccorso; perciò il mio cuore esulta, e io lo celebrerò con il mio canto” Salmo 28:7
“Ogni parola di Dio è affinata con il fuoco. Egli è uno scudo per chi confida in lui” e Salmo 115:9-11 “O Israele, confida nell’Eterno! Egli è il loro aiuto e il loro scudo. O casa d’Aronne, confida nell’Eterno! Egli è il loro aiuto e il loro scudo. O voi che temete l’Eterno, confidate nell’Eterno! Egli è il loro aiuto e il loro scudo.” . Proverbi 30:5
Abramo era ritornato da una grande vittoria, da una grande benedizione. Il suo cuore doveva confidare in Dio non in se stesso in quel momento più che mai. Se in noi non opera la fede e la completa dipendenza da Dio lasceremo spazio al solito “cristianesimo fai da te” che si può identificare con il proverbio popolare “aiutati che Dio ti aiuta”.

LE PROMESSE DI DIO SONO ILLOGICHE PER LAMENTE UMANA
Abramo aveva circa 85 anni quando Dio gli appare in una visione. Abramo guardava al presente ma Dio guarda al futuro. Dio continua a rinnovare le Sue promesse ( “E l’Eterno apparve ad Abramo e disse: ’Io darò questo paese alla tua progenie’ ” Genesi 12:7, Genesi 13:14-17 “E l’Eterno disse ad Abramo dopo che Lot si fu separato da lui ’Alza ora gli occhi tuoi e mira, dal luogo dove sei, a settentrione, a mezzogiorno, a oriente, a occidente. 15 Tutto il paese che vedi, lo darò a te e alla tua progenie, in perpetuo. 16 E farò si che la tua progenie sarà come la polvere della terra: in guisa che, se alcuno può contare la polvere della terra, anche la tua progenie si potrà contare. 17 Levati, percorri il paese quant’è lungo e quant’è largo, poich´ io te lo darò’”, Genesi 15:7 “Il SIGNORE gli disse ancora: «Io sono il SIGNORE che ti ho fatto uscire da Ur dei Caldei per darti questo paese, perch´ tu lo possegga» e Genesi 15:2-5 “Abramo disse: «Dio, SIGNORE, che mi darai? Poich´ io me ne vado senza figli e l’erede della mia casa è Eliezer di Damasco». 3 E Abramo soggiunse: «Tu non mi hai dato discendenza; ecco, uno schiavo nato in casa mia sarà mio erede». 4 Allora la parola del SIGNORE gli fu rivolta, dicendo: «Questi non sarà tuo erede; ma colui che nascerà da te sarà tuo erede»).
Abramo guardava a terra ma Dio gli disse di guardare al cielo “Poi lo condusse fuori e gli disse: «Guarda il cielo e conta le stelle se le puoi contare». E soggiunse: «Tale sarà la tua discendenza»” . Genesi 15:5

LA FEDE DI ABRAMO È DONO DI DIO
La fede che serve per credere è la stessa che si appropria di ciò che Dio ha detto e del Suo programma, per questa fede Dio ritenne giusto Abramo bench´ non avesse fatto nulla di meritevole. La fede opera in un momento specifico quando Dio ci apre gli occhi per farci comprendere il Suo piano; “Egli credette al SIGNORE, che gli contò questo come giustizia” Genesi 15:6
Il Nuovo Testamento approfondisce questo concetto in Romani 4:1-3 e Galati 3:5-14.

UNA NECESSITÀ DI CONTINUE GARANZIE
Abramo chiese un segno per garanzia; “Abramo chiese: «Dio, SIGNORE, da che cosa posso conoscere che ne avrò il possesso?» 9 Il SIGNORE gli rispose: «Prendimi una giovenca di tre anni, una capra di tre anni, un montone di tre anni, una tortora e un piccione». 10 Egli prese tutti questi animali, li divise nel mezzo e pose ciascuna metà di fronte all’altra; ma non divise gli uccelli” . Genesi 15:8-10

IL SIGNORE FECE PREPARARE LA CERIMONIA PER LA CONFERMA DEL PATTO
Abramo fece ciò che Dio gli ordinò: divise le bestie nel mezzo. Questa usanza era una cerimonia utilizzata nella conferma dei patti (Geremia 34:18,19). Nello stesso modo Dio ha preso parte al patto fatto con noi, per mezzo del sacrificio di Suo figlio, sacrificio eccellente, per il quale Gesù è intermediario fra Dio e noi. Tutti quelli che credono hanno, come Abramo, un segno o una “caparra” del dono dello Spirito per cui possono sapere che erediteranno la Canaan celeste (I Corinzi 11:25).

IL PATTO DEVE ESSERE DIFESO
“Or degli uccelli rapaci calarono sulle bestie morte, ma Abramo li scacciò”. Genesi 15:11
Dobbiamo impedire a ogni cosa di portarci via la realtà della salvezza in Cristo (Romani 8:31-39).
Abramo rimase lì fino al tramonto del sole, fino a che un profondo sonno cadde su di lui ; “Al tramonto del sole, un profondo sonno cadde su Abramo; ed ecco uno spavento, una oscurità profonda cadde su di lui”. Genesi 15:12 .

UNA PROFEZIA SULLA SUA DISCENDENZA
“Il SIGNORE disse ad Abramo: «Sappi per certo che i tuoi discendenti dimoreranno come stranieri in un paese che non sarà loro: saranno fatti schiavi e saranno oppressi per quattrocento anni; ma io giudicherò la nazione di cui saranno stati servi e, dopo questo, se ne partiranno con grandi ricchezze” Genesi 15:13,14

UNA PROFEZIA PERSONALE
“Quanto a te, te ne andrai in pace presso i tuoi padri e sarai sepolto dopo una prospera vecchiaia. Alla quarta generazione essi torneranno qua” Genesi 15:15-16
Il peccato del popolo degli Amorei in quelle terre avrebbe raggiunto il colmo durante la lontananza del popolo eletto, per lasciare poi posto al giudizio “…perch´ l’iniquità degli Amorei non è giunta finora al colmo»” Genesi 15:16
Durante la notte più profonda due figure passano in mezzo agli animali consumandoli: una fornace e una fiamma di fuoco“Or come il sole fu tramontato e venne la notte scura, ecco una fornace fumante e una fiamma di fuoco passare in mezzo agli animali divisi”. Genesi 15:17
La fornace “che io comandai ai vostri padri il giorno che li feci uscire dal paese d’Egitto, dalla fornace di ferro, dicendo: ’Ascoltate la mia voce e fate tutto quello che vi comanderò,voi sarete mio popolo e io sarò vostro Dio’” Geremia 11:4
La fornace rappresentava le grandi sofferenze del popolo di Dio in Egitto e la fiamma di fuoco la gloriosa liberazione degli Israeliti con la sua potenza ed i suoi aiuti (I Pietro 4:12-19).

VENGONO PRECISATI I CONFINI DELLA TERRA CONCESSA
“In quel giorno il SIGNORE fece un patto con Abramo, dicendo: «Io do alla tua discendenza questo paese, dal fiume d’Egitto al gran fiume, il fiume Eufrate; i Chenei, i Chenizei, i Cadmonei, gli Ittiti, i Ferezei, i Refei, gli Amorei, i Cananei, i Ghirgasei e i Gebusei»”. Genesi 15:18-21
Dio fece dei patti incondizionati sia con Abramo che con Davide, nessuno di questi però si è adempiuto pienamente o permanentemente. N´ Abramo n´ nessun altro Israelita fino ad oggi l’ha realizzato. Il governo letterale e fisico di Cristo è l’unico modo in cui i patti possano essere adempiuti così come promesso da Dio.
La promessa fatta a Davide riguardo a un re che siederà per sempre sul suo trono e la promessa fatta ad Abramo in Genesi 15 si adempiranno durante il millennio menzionati in Apocalisse 20:1-7: Cristo regnerà letteralmente 1.000 anni sulla terra. Tutte le profezie dell’Antico Testamento sulla prima venuta di Gesù sono state adempiute letteralmente, dunque anche le profezie riguardanti la Sua seconda venuta si adempiranno letteralmente.

LE PROMESSE DI POSSESSO MATERIALE FATTE AD ISRAELE SONO PROMESSE DI POSSESSO SPIRITUALE PER I CRISTIANI

“Quanto a noi, la nostra cittadinanza è nei cieli, da dove aspettiamo anche il Salvatore, Gesù Cristo, il Signore” Filippesi 3:20
“Ma, secondo la sua promessa, noi aspettiamo nuovi cieli e nuova terra, nei quali abiti la giustizia” II Pietro 3:13
Anche se il credente passerà per l’oscurità e il dolore dovrà essere sempre accompagnato dalla potente fiamma dello Spirito Santo.
Nel piano di Dio non c’è la volontà di gettarci nello scoraggiamento ma di renderci più puri per essere adatti a rappresentare Colui che ci ha chiamati.

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