PREGARE CON L’ICONA – IL CONCILIO DI GERUSALEMME

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PREGARE CON L’ICONA – IL CONCILIO DI GERUSALEMME

PREGARE CON L'ICONA - IL CONCILIO DI GERUSALEMME dans IMMAGINI (DI SAN PAOLO, DEI VIAGGI, ALTRE SUL TEMA) 09.Concilio_di_Gerusalemme

di Clara Olivari

Allieva della Glikophilousa

Ecco l’icona della collegialità apostolica. Essa raffigura il Concilio di Gerusalemme del 49-50, durante il quale si risolve definitivamente la questione dei rapporti tra cristianesimo e legge mosaica. Un accenno al dibattito: i pagani possono diventare cristiani senza prima farsi ebrei devoti? Ossia: la legge data da Mosè continua ad essere normativa per il cristiano? È ancora necessaria la circoncisione? Ad Antiochia ferve la polemica. Paolo e Barnaba condividono il dissenso dei pagani neo-convertiti che rifiutano la circoncisione. La questione è improcrastinabile: bisogna interpellare «gli apostoli e gli anziani», depositari del messaggio autentico del Risorto, e giungere ad un accordo. L’assemblea conciliare, presenti Paolo e Barnaba, pone fine alla spinosa vicenda. «Dopo una lunga discussione» (At 15,7) si arriva ad un accordo e all’unanimità si mette nero su bianco: «Gli Apostoli e gli anziani, vostri fratelli, ai fratelli di Antiòchia, di Siria e di Cilìcia, che provengono dai pagani, salute! […] È parso bene, infatti, allo Spirito Santo e a noi, di non imporvi altro obbligo ai di fuori di queste cose necessarie: astenersi dalle carni offerte agli idoli, dal sangue, dagli animali soffocati e dalle unioni illegittime. Farete cosa buona a stare lontani da queste cose. State bene!» (At 15,23.28-29).
Nell’icona, Gerusalemme, sede geografica del concilio e luogo spirituale di unità, è visibile dalla volta di un edificio che fa da sfondo ai convenuti. Tutti i presenti, santificati da Dio e da Lui scelti, sono circonfusi da nimbi dorati, e tra loro vicinissimi, quasi a dire: tante sono le membra, diverse le opinioni, «ma uno solo è il corpo» (1Cor 12,12) e noi siamo uno in Cristo Gesù (cfr. Gal 3,28), «ricompaginati in un’unica sottomissione, sottomessi al vescovo…nella concordia di Dio, …sotto la presidenza del vescovo che tiene il posto di Dio» (sant’Ignazio di Antiochia).
I loro volti, disposti frontalmente o a tre quarti, manifestano una luminosa limpidezza che lascia intuire la presenza dominante dello Spirito, accentuata dalla ieraticità dei corpi allungati, talora ricurvi verso il centro spirituale dell’icona, nel nostro caso, su Pietro, attorno a cui si concentra l’azione dello Spirito, come ribadisce il testo scritturistico: « È parso bene, infatti, allo Spirito Santo e a noi…» (At 15,28). E come esige l’icona, che rappresenta lo slancio dell’uomo divinizzato, i loro visi non sono colti nell’atto, ancora umano, del discutere, ma nell’atteggiamento pacato dell’unanime assenso: è il linguaggio del mondo a venire. Anche la carnagione, di una tonalità bruna molto dolce, simile al colore della terra baciata dal sole, esprime l’afflato del cuore: «L’amore del Cristo ci possiede» (2Cor 5,14). Tra loro, scrive Nicola Cabasilas, teologo laico del secolo XIV, «nessuno ha da sé la santità, ed essa non è opera di virtù umana, ma tutti la ricevono da Cristo e mediante lui; come se molti specchi fossero posti sotto il sole: tutti brillano e mandano raggi, così che crederesti di vedere molti soli, ma in realtà è unico il sole che brilla in tutti». Su una predella, segno di riconosciuta autorità, si erge Pietro, celebrato nel primato spirituale conferitogli da Gesù: «Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa» (Mt 16,18). Le insegne episcopali lo ribadiscono, così come la lettera, indirizzata ai fratelli convertiti dal paganesimo, che lui regge con la mano sinistra, mentre con la destra accenna al gesto della benedizione. La sua fisionomia iconografica corrisponde alle caratteristiche canoniche della tradizione: tratti marcati, capelli e barba grigi e un po’ ricciuti. Le vesti, che cadono sul santo con solenne gravità, non fanno emergere la sinuosità del corpo, ma esprimono la sua vocazione ed esaltano il carattere spirituale del ‘somigliantissimo’: non è più l’uomo impastato di terra, ma è terra redenta, impregnata di cielo.
Accanto a lui, a sinistra, l’apostolo Paolo, che umilmente, chinato il capo, sta in devoto ascolto. L’icona lo mostra come un virgulto fremente di vita che s’inarca flessuoso su Pietro per obbedire allo Spirito. Il suo sguardo è fisso sul rotolo dispiegato e preannuncia lo zelo con cui percorrerà le città per trasmettere ai credenti «le decisioni prese dagli apostoli e dagli anziani di Gerusalemme» perché le osservino (At 16,4). A destra, l’apostolo Giacomo indica il contenuto del cartiglio: nell’assemblea conciliare è lui che con acutezza dirime il dibattito. Ma, al contempo, ostende verso di noi la palma aperta dell’accoglienza. Anch’egli accetta come ispirata dallo Spirito la risoluzione definitiva dell’assemblea raccolta attorno a colui che – ribadisce sant’Ignazio d’Antiochia – «presiede alla carità», Pietro. Giacomo, e con lui Paolo e tutti gli altri, sembrano ribadire con forza: «Dove è Pietro, lì è la Chiesa» (sant’Ambrogio).

suor Renata Bozzetto
suor Rossana Leone

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