QUELLI CHE SPERANO NELL’ETERNO (ISAIA 40:30-31)

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QUELLI CHE SPERANO NELL’ETERNO (ISAIA 40:30-31)

30. I giovani s’affaticano e si stancano ; i giovani scelti vacillano e cadono, 31. Ma quelli che sperano nell’Eterno acquistano nuove forze, s’alzano a volo come aquile; corrono e non si stancano, camminano e non si affaticano.
Un famoso scienziato nel pieno della sua vita dichiarava orgogliosamente di essere ateo e di non credere all’esistenza di Dio. Alla fine dei suoi giorni, al suo capezzale, dovette confidare ad un amico di riconoscere che Dio esisteva e che aveva paura ad incontrarLo.
Nel brano citato dal libro di Isaia, il profeta poeta dell’Antico Testamento, ci mostra una raffigurazione delle varie tappe della vita umana con e senza Dio. Isaia trascura, volutamente l’ultima tappa, quella della terza età, poiché una vita con Dio escluso, rende questo periodo una continua angoscia nell’attesa/rifiuto della morte e di quello che sarà o non sarà dopo di essa. Può apparire naturale nel pieno della propria gioventù sentirsi capace di sfidare il mondo intero ed ammettere nell’età canuta invece, che « io ho veduto tutto ciò che si fa sotto il sole: ed ecco tutto è vanità e un correre dietro al vento » (Ecclesiaste 1:14).
- Ma l’attuale società, ci ha abituati a vedere giovani forti, o come li chiama Isaia « scelti » che « vacillano » e sono stanchi della vita, ancora prima di cominciare. Si bruciano presto tutte le tappe. Prima dei 18 anni un giovane ha ormai provato quasi tutto quello che la società malata moderna aveva di negativo da proporgli. I tempi di sesso, droga e rock and roll, non sono mai tramontati, sono solo cambiati i nomi e le sostanze: il sesso da quello tradizionale portato alle depravazioni sempre più originali, è passato anche a quello virtuale; è impossibile navigare in Internet senza incontrare prima o poi un sito porno. La droga tradizionale è stata affiancata già da molto tempo da droghe sempre più sofisticate, che fanno passare la tradizionale eroina come qualcosa di antico e superato e che quasi tranquillizzano perfino i genitori, che non vedono più nei buchi sulle braccia dei propri ragazzi il segno evidente che il proprio figlio è un drogato, ma che invece, l’uso esagerato di quelle simpatiche pasticche con stampato sopra deliziosi animaletti o altri simboli, sono i corresponsabili delle tante stragi del sabato sera. Questo, insieme alla musica underground sempre più assordante che più che ascoltare si subisce in discoteca rendono i nostri ragazzi degli stracci ancora prima della maggiore età per i fortunati che riescono a raggiungerla. Forse è un quadro che alcuni potrebbero definire piuttosto nero, ma io lascerei ai sociologi il pietoso tentativo di spiegare perché sempre più ragazzi si tolgono la vita, compiono omicidi in cui molto spesso sono coinvolti anche i genitori, mostrano in generale una sconcertante assenza di valori e rifiuto della vita; e mi rivolgerei piuttosto a Colui che considera preziosa la vita di ogni sua creatura e può dargli un reale senso, degna di essere vissuta.
« ma quelli che sperano nell’Eterno.. ». E’ questo il segreto per una vita esuberante e piena di significato, sperare nell’Eterno . E’ nell’affidarsi nelle amorevoli mani del Padre Celeste, l’unica ancora di salvezza da questo mal di vivere che attanaglia i giovani d’oggi. Se si avrà il coraggio di fare il primo passo, di non considerare Dio come qualcosa di superato o buono per i vecchi, il peso che si sentirà togliersi di dosso, sarà paragonabile a sentirsi come:
- « un’aquila che si alza in volo », che guarda il mondo sotto di essa e vede anche quelle montagne che sembravano insormontabili, come dei piccoli ostacoli da superare e velocemente lasciare dietro. Considerate ancora il volo delle aquile; se dovesse sfruttare solo la sua forza, non volerebbe molto a lungo data la sua mole, ma essa sfrutta le correnti ascensionali spiegando le proprie grandi ali. Così è di colui che « spera nell’Eterno », non andrebbe molto lontano se dovesse contare sulle proprie forze, ma il Padre Celeste ci ha fornito di una corrente ascensionale speciale: la potenza dello Spirito Santo, che sostiene in alto i credenti anche nei momenti in cui le forze vengono a mancare, « ..io v’ho portato sopra ali d’aquila e v’ho condotti a me. » (Esodo 19:4).
Il volo però non può restare tale per tutta la vita; l’entusiasmo iniziale può sembrare venire meno, ma il credente maturo, sa scendere a terra ed a differenza del « giovane scelto », sa « correre senza stancarsi » . Questo presuppone allenamento. L’atleta che si prepara per una gara non lo fa per arrivare ultimo, ma per vincere e per questo prepara con cura e duramente il suo allenamento. Questo vale oggi come ieri e l’apostolo Paolo ne fa un bellissimo esempio da applicarsi al cristiano: « Non sapete voi che coloro i quali corrono nello stadio, corrono ben tutti, ma uno solo ottiene il premio?…….Chiunque fa l’atleta è temperato in ogni cosa;..…..io quindi corro ma non in modo incerto… » (I Corinzi 9:24-27). Molti pretendono di correre senza allenarsi, ma i nostri avversari non sono fisici, bensì spirituali e faranno di tutto non solo per non farci vincere, ma cercheranno di non farci raggiungere affatto il traguardo. Dunque il nostro allenamento dev’essere adeguato. L’allenamento del credente è la preghiera, la lettura e meditazione della Parola di Dio, la comunione fraterna. Ci saranno alcuni che sembreranno correre più degli altri, non cerchiamo di imitarli; sono come quegli atleti, « le lepri », che nelle gare hanno solo il compito di tenere il ritmo della corsa, ma che non sono in grado di completarla. L’importante nella corsa cristiana, non è « partecipare », come cita un famoso detto, ma raggiungere il traguardo: « Io ho combattuto il buon combattimento, ho finito la corsa, ho serbata la fede. » (II Timoteo 4:7).
« Quelli che sperano nell’Eterno » infine, non hanno paura di diventare vecchi. Per la società, per la famiglia, nonostante la società stessa stia diventando sempre più composta da anziani, costoro continuano a rappresentare un peso. Per la chiesa al contrario rappresentano coloro che hanno imparato a « camminare senza affaticarsi ». Fisicamente non saranno in grado di correre come quando erano giovani, ma spiritualmente sono di esempio e stimolo ai più giovani, grazie al raggiungimento di una saggezza frutto dell’esperienza di anni di fede. Quando si corre, non si colgono i particolari che si notano e si apprezzano quando si cammina piano.
Vogliamo dunque essere di « quelli che sperano nell’Eterno », nonostante tutto, nonostante le guerre, le atrocità commesse nel mondo, possano far pensare ad un Dio che si disinteressi di esso, nonostante le religioni nel mondo praticano diversamente da quello che predicano, nonostante la promessa del ritorno di Cristo possa essere per alcuni una realtà vicina, per altri ancora molto lontana e per altri ancora, non esserla affatto, vogliamo essere tra quelli che sperano nell’Eterno e che dicono maràn-atà: vieni Signor Gesù, noi speriamo in Te.

Michele Garruto

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