24 LUGLIO: SAN CHARBEL

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24 LUGLIO: SAN CHARBEL

(2007)

Oggi Santa Romana Chiesa ricorda San Charbel, santo libanese morto nel 1898.

La storia e la grandezza di questo Santo sono spesso ignorate, per questo abbiamo di ricordarlo nel giorno della Sua Memoria:

Giuseppe Makhluf, nacque nel villaggio di Biqa ’Kafra il più alto del Libano nell’anno 1828. Rimasto orfano del padre a tre anni, passò sotto la tutela dello zio paterno. A 14 anni già si ritirava in una grotta appena fuori del paese a pregare per ore (oggi è chiamata “la grotta del santo”).
Egli pur sentendo di essere chiamato alla vita monastica, non poté farlo prima dei 23 anni, visto l’opposizione dello zio, quindi nel 1851 entrò come novizio nel monastero di ‘Annaya dell’Ordine Maronita Libanese. Cambiò il nome di battesimo Giuseppe in quello di Sarbel che è il nome di un martire antiocheno dell’epoca di Traiano.
Trascorso il primo anno di noviziato fu trasferito da ‘Annaya al monastero di Maifuq per il secondo anno di studi. Emessi i voti solenni il 1° novembre 1853 fu mandato al Collegio di Kfifan dove insegnava anche Ni’matallah Kassab la cui Causa di beatificazione è in corso.
Nel 1859 fu ordinato sacerdote e rimandato nel monastero da ‘Annaya dove stette per quindici anni; dietro sua richiesta ottenne di farsi eremita nel vicino eremo di ‘Annaya, situato a 1400 m. sul livello del mare, dove si sottopose alle più dure mortificazioni.
Mentre celebrava la s. Messa in rito Siro-maronita, il 16 dicembre 1898, al momento della sollevazione dell’ostia consacrata e del calice con il vino e recitando la bellissima preghiera eucaristica, lo colse un colpo apoplettico; trasportato nella sua stanza vi passò otto giorni di sofferenze ed agonia finché il 24 dicembre lasciò questo mondo.
A partire da alcuni mesi dopo la morte si verificarono fenomeni straordinari sulla sua tomba, questa fu aperta e il corpo fu trovato intatto e morbido, rimesso in un’altra cassa fu collocato in una cappella appositamente preparata, e dato che il suo corpo emetteva del sudore rossastro, le vesti venivano cambiate due volte la settimana. Nel 1927, essendo iniziato il processo di beatificazione, la bara fu di nuovo sotterrata. Nel 1950 a febbraio, monaci e fedeli videro che dal muro del sepolcro stillava un liquido viscido, e supponendo un’infiltrazione d’acqua, davanti a tutta la Comunità monastica fu riaperto il sepolcro; la bara era intatta, il corpo era ancora morbido e conservava la temperatura dei corpi viventi. Il superiore con un amitto asciugò il sudore rossastro dal viso del beato Sarbel e il volto rimase impresso sul panno.
Sempre nel 1950 ad aprile le superiori autorità religiose con una apposita commissione di tre noti medici riaprirono la cassa e stabilirono che il liquido emanato dal corpo era lo stesso di quello analizzato nel 1899 e nel 1927. Fuori la folla implorava con preghiere la guarigione di infermi lì portati da parenti e fedeli ed infatti molte guarigioni istantanee ebbero luogo in quell’occasione. Si sentiva da più parti gridare Miracolo! Miracolo! Fra la folla vi era chi chiedeva la grazia anche non essendo cristiano o non cattolico.

Charbel Makhlouf, il santo libanese dai miracoli eclatanti, non cessa di manifestarsi con segni tangibili a chi ricorre a lui con fiducia. I miracoli registrati presso la sua tomba, nel convento san Marone di Annaya, sono oltre seimila. La sua intercessione si sperimenta rivolgendosi a lui con la preghiera, o utilizzando anche l’olio, l’acqua e l’incenso benedetti e distribuiti dal convento di Annaya, visitando la sua tomba e attraverso le sue immagini. Alcuni sono stati operati direttamente da lui e riportano anche i segni chirurgici, come è accaduto alla signora Nohad el-Chamy, che vive nei pressi del convento e conserva le cicatrici dell’intervento eseguito senza anestesia dal Santo apparsole mentre era paralizzata a letto, che le ha restituito la salute. Altre guarigioni sono avvenute suo tramite in modo meno traumatico. Molte le conversioni e le vocazioni sacerdotali nate sotto il segno di Charbel. Alcuni affermano di averlo visto in sogno, altri da svegli, dopo averlo invocato. Moltissimi dicono di aver visto illuminarsi la sua immagine. Sul registro del convento di Annaya si legge la testimonianza di Jean-Pierre Abboud, che a gennaio 2006 ringrazia il santo per averlo guarito dalla sordità, causata da una malattia infantile. Sostiene di avere recuperato l’udito dopo essersi strofinato sulle orecchie del cotone imbevuto con l’olio benedetto di san Charbel. Il 23 marzo 2006 ad Annaya, anche il signor Freddy Mansour registra la sua sconvolgente testimonianza. In vista di un rischioso intervento cardiaco, il devoto di Charbel teneva sul cuore un’immagine del Santo, confidando nel suo aiuto. Dieci giorni prima del ricovero iniziò la novena in suo onore. Il nono giorno, dopo avere acceso una candela davanti al quadro di Charbel, vide davanti a sé un uomo vestito da medico, che indicando l’immagine che teneva sul cuore, gli disse: “È lui che ti ha guarito” e disparve. Il giorno seguente i medici constatarono la sua completa guarigione. Claude Massouh è tornato a ringraziare san Charbel, dopo essersi specializzato in biologia in Francia. Per un tragico errore, durante gli esperimenti nel suo laboratorio, non erano stati spenti i raggi ultravioletti a cui lo studente era rimasto esposto inconsapevolmente. Quando se ne accorse era ormai troppo tardi. Prima di recarsi all’ospedale, corse a lavarsi gli occhi con acqua benedetta di san Charbel. I medici riscontrarono gravissime lesioni alla retina, ma ciò che non sapevano spiegarsi era come mai Claude ci vedeva bene, un fatto inspiegabile per la scienza. Terminati gli studi in Francia, nell’aprile 2006, il miracolato è tornato ad Annaya, per ringraziare il Santo presso la sua tomba. Paul Azzi, il postulatore generale dell’ordine libanese maronita di Roma, sostiene che più lo si invoca, più il Santo si manifesta con segni concreti a chi ricorre a lui e che l’ultimo miracolo di cui è stato messo al corrente riguarda una donna cilena di religione cattolico-melchita, ridotta a trenta chili di peso a causa di un tumore ai polmoni al quarto stadio, guarita contro ogni speranza dopo essersi rivolta a san Charbel. Un sacerdote ha invece raccontato di un ragazzo uscito dal coma il nono giorno della novena al santo, recitata dai familiari. Un’infermiera si è spaventata vedendo il quadro di Charbel illuminarsi all’improvviso nel buio della stanza, un’esperienza sperimentata da moltissimi suoi devoti, e una donna di Pescara mi ha riferito una serie di problemi familiari molto gravi che si sono risolti dopo avere invocato il santo con fiducia, come se una mano misteriosa li avesse sciolti uno dopo l’altro. Un’anziana sola al mondo, a 85 anni di età, venutasi a trovare in gravi difficoltà economiche è ricorsa a San Charbel, trovando in pochi giorni la soluzione al problema, piovuta proprio dal cielo. Moltissimi sono coloro che testimoniano benefici per intercessione del santo libanese che entra nella loro vita e nel loro cuore, come un amico di vecchia data.
Alcune sperimentazioni effettuate dagli istituti di ricerca di Mosca e Tbilisi. Ad esempio l’Istituto di Informazione e Tecnologie Elettromagnetiche ha scoperto che i ritratti di San Charbel irradiano incredibilmente onde elettromagnetiche come ogni normale essere vivente.

Tanti altri miracoli sono stati attribuiti a san Charbel; conversio­ni, apparizioni e mirabolanti guarigioni come quella di Nouhad Al-Chami, la donna che soffriva di emiplegia con doppia ostruzione alla carotide. Lei stessa e la sua famiglia erano prostrati dalla disperazio­ne, perché Nouhad non si muoveva più e stava cessando di cibarsi, non riuscendo più a deglutire… I dottori le avevano consigliato un’operazione con esito dubbio; una notte, però, (era il 21 gennaio 1993), dopo che suo figlio le aveva frizionato la gola con dell’olio benedetto proveniente dal Monastero di San Charbel, si addormen­tò per poi destarsi di colpo e rammentare di aver visto san Charbel ed un altro monaco avvicinarsi al suo capezzale ed averla operata alla gola. Improvvisamente si alzò, corse in bagno e davanti allo specchio notò due cicatrici ai lati della gola di dodici centimetri ciascuna, coi punti di sutura e del filo chirurgico nero che fuoriusciva, mentre il collo e la cami­cia da notte erano imbrattati di sangue. Vi lascio immaginare lo stupore e lo spavento del marito vedendola in piedi e tutta insanguinata… Lo stesso mattino la famiglia di Al-Chami si recò al Monastero di Annaya per testimoniare l’accaduto al superiore, mentre i medici dell’Ospedale di Beirut tolsero increduli i punti di sutura dal collo di Nouhad, certificando­ne l’avvenuta guarigione.

***
Il Signore ha creato ogni essere umano affinché risplen­da, per illuminare il mondo; voi siete la luce del mondo. Ogni esse­re umano è una lanterna destinata a risplendere; il Signore ha provveduto che ogni lanterna disponga di vetri chiari e trasparen­ti, per permettere a questa luce di risplendere e di illuminare il mondo; ma la gente si cura del vetro, dimenticandosi della luce; si interessa dell’aspetto del vetro, lo colora e lo decora, finché esso diventa torbido, opaco, impedendo così alla luce di risplendere attraverso, e di conseguenza il mondo è sprofondato nell’ignoranza. Il Signore insiste nel voler illuminare il mondo. I vostri vetri devo­no ridiventare trasparenti. Dovreste realizzare il proposito per il quale siete nati in questo mondo »
San Charbel

Publié dans : SANTI, SANTI :"memorie facoltative" |le 24 juillet, 2014 |Pas de Commentaires »

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