SUL MONTE DI MARIA – IL MONTE CARMELO

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SUL MONTE DI MARIA – IL MONTE CARMELO

di fra Rosario Pierri ofm

Quello che comunemente è chiamato Monte Carmelo non è che il promontorio di una catena montuosa di 150 chilometri quadrati, sulle cui pendici costiere si estende la città di Haifa. La cima della collina più a sud-est della catena è alta 482 metri ed è chiamata el-Muhraqa, «il Sacrificio». Qui la tradizione pone il luogo dove si riunirono il popolo e i profeti di Baal convocati dal profeta Elia.
La tradizione ebraica lega strettamente la vicenda del profeta dalla sua apparizione al suo rapimento in cielo al Carmelo (2Re 18.21; 2Re 1-2). Elia, che significa «il mio Dio è proprio il Signore», è il campione per eccellenza della resistenza all’idolatria, e questa sua missione egli l’affida al suo successore Eliseo (1Re 2,1-18). Il Carmelo fa da sfondo anche ad alcuni episodi della vita di quest’ultimo (2Re 4,8-37).
Tradizione monastica. La storia del Carmelo a partire dal quarto secolo d.C. è indissolubilmente connessa al monachesimo, che in Palestina fiorì tra il quarto e il settimo secolo su impulso di san Caritone e sant’Ilarone.
L’Anonimo di Piacenza (ca. 570) dice di aver visto il «Monastero di Eliseo». È probabile che il piacentino abbia visto piuttosto il monastero di Elia, l’antico monastero del Beato Brocardo, i cui resti sono visibili nel Wadi ‘ain es-Siah «Valle dei martiri», località a 5 chilometri dal santuario Stella Maris. Le fonti ricordano che nello stesso sito sorse intorno al 1200 un monastero dedicato a santa Margherita o santa Marina. Va detto che la fase antica di questi siti è molto complessa e difficile da ricostruire. L’essenziale è sapere che i luoghi principali intorno a cui ruota la storia dei santuari cristiani del Carmelo sono due, Wadi ‘ain es-Siah (monastero di Santa Margherita) e la spianata del Monte Carmelo (santuario Stella Maris), a cui si può unire la Grotta di Elia, chiamata el Khader («il verdeggiante») dai musulmani. Questo sito si trova ai piedi del promontorio, in corrispondenza del faro.
I pellegrini. Con la conquista musulmana, i pellegrini diretti a Gerusalemme che percorrevano la via marittima, giunti a Haifa potevano visitare e fare sosta in diversi luoghi, tra i quali la Grotta di Elia e l’abbazia di santa Margherita. A Wadi ‘ain es-Siah i pellegrini erano accolti dai Carmelitani, potevano attingere acqua alla Fonte di Elia e visitare le grotte di Elia e Eliseo. In questo stretto wadi i Carmelitani eressero una chiesa e un monastero.
I Carmelitani. L’ordine dei Carmelitani è nato in Terra Santa proprio sul Monte Carmelo. Fu il patriarca di Gerusalemme Alberto a dare una «regola» a un gruppo di eremiti latini che dimoravano presso la Fonte di Elia. Per quale motivo Elia aveva attratto lungo i secoli monaci bizantini ed eremiti latini? Perché nella tradizione cristiana il profeta era diventato un modello della vita religiosa. Girolamo (347-419/20) e Cassiano (360-435), infatti, vedevano in Elia ed Eliseo gli iniziatori della vita religiosa. La spiritualità carmelitana, perciò, porta l’impronta di Elia, considerato fondatore dell’Ordine. Il nesso è naturale: a partire da Elia, senza interruzione, avevano vissuto sul Monte Carmelo una schiera di suoi seguaci, dei quali gli eremiti latini facevano parte. L’approvazione della regola di Alberto da parte di papa Onorio diede un’identità definitiva a questo gruppo di religiosi.
Maria. La costruzione di una chiesa in onore di Maria presso la Fonte di Elia rivela un tratto interessante della storia della spiritualità carmelitana. La fusione della tradizione di Elia e quella della Vergine si deve principalmente a due carmelitani che vissero in Europa. Il primo, John Baconthorpe, nei primi decenni del 1300, applicò a Maria il testo di Isaia 35,2, dove si profetizza che a Gerusalemme «è dato lo splendore del Carmelo». Maria è presentata, dunque, come Signora del monte. Qualsiasi avvenimento compiuto sul monte nel passato, concludeva il frate, era stato fatto in onore di Maria. Elia ed Eliseo, inoltre, prefiguravano Cristo, figlio di Maria. Jean de Cheminot, una cinquantina d’anni più tardi, affermò che Elia e Maria appartenevano alla tribù di Aronne e che entrambi avevano professato la verginità. Siccome, poi, Maria era apparsa più volte agli eremiti, in suo onore costoro avevano eretto una chiesa vicino a una fonte.
Il santuario. Alla conquista dei Mamelucchi nel 1291 seguì la distruzione di tutti i monasteri cristiani disseminati sul Monte Carmelo e il martirio dei religiosi. A causa dell’eccidio i Carmelitani si trasferirono in Europa, ma il desiderio di ritornare al luogo delle origini non venne mai meno, anche se il ritorno fu tutt’altro che semplice. Solo nel 1627 la Congregazione di Propaganda Fide permise ai Carmelitani di ritornare al Carmelo, non prima però di aver assicurato ai religiosi l’appoggio diplomatico della Francia.
Il principale promotore della ricostruzione dei conventi e delle chiese fu padre Prospero dello Spirito Santo, che iniziò la sua opera nel 1631. Nel 1719 si fece strada il progetto di costruire un convento sulla spianata del promontorio. Della sua realizzazione fu incaricato padre Filippo di san Giovanni, che nel 1762 riprese innanzitutto possesso delle proprietà. Nell’attesa di edificare il nuovo convento sulla spianata, padre Filippo decise di eseguire alcuni lavori urgenti al convento costruito da padre Prospero. Ben presto padre Filippo e il nuovo arrivato, fra Giambattista di sant’Alessio, si concentrarono sulla costruzione del convento sulla spianata. L’inaugurazione del santuario avvenne il 16 luglio 1768, nel giorno della solennità della Madonna del Santo Carmelo.
Il convento fu poi distrutto da Abdallah, il pascià di Acco. Nel giugno del 1827 fu posta la prima pietra di un nuovo edificio, che per volontà del re di Francia, doveva servire da santuario, convento, ospizio per pellegrini, ospedale e fortezza.

Publié dans : ORDINI RELIGIOSI, TERRA SANTA (LA) |le 15 juillet, 2014 |Pas de Commentaires »

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