LECTIO DIVINA : EBREI 3,1-14

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LECTIO DIVINA

EBREI 3,1-14

Invocazione A te anelo e proprio a te io chiedo gli strumenti per anelare a te. Se mi abbandoni, infatti, io muoio; ma non mi abbandonerai, perché sei il bene sommo, che sempre viene raggiunto da coloro che lo cercano rettamente. E lo cerca rettamente chiunque sia stato da te reso capace di cercare rettamente. Fa’, o Padre, che anch’io ti cerchi, preservami dall’errore: che nella mia ricerca non si presenti a me nient’altro che te. Se non desidero null’altro che te, fa’, tre ne prego, o Padre, che ti trovi. E se vi fosse ancora in me qualche desiderio superfluo, sii tu stesso a purificarmene, e rendermi capace di vederti.

Lectio La lectio è una lettura delle Scritture, ma finalizzata non tanto al conoscere o al comprendere, quanto al raccogliere messaggi, suggestioni, ispirazioni che dal testo sacro si esprimono e ci vengono incontro.

Dalla Lettera agli Ebrei Eb 3,1-14 Fratelli santi, partecipi di una vocazione celeste, fissate bene lo sguardo in Gesù, l’apostolo e sommo sacerdote della fede che noi professiamo, il quale è fedele a colui che l’ha costituito, come lo fu anche Mosè in tutta la sua casa. Ma in confronto a Mosè, egli è stato giudicato degno di tanta maggior gloria, quanto l’onore del costruttore della casa supera quello della casa stessa. Ogni casa infatti viene costruita da qualcuno; ma colui che ha costruito tutto è Dio. In verità Mosè fu fedele in tutta la sua casa come servitore, per rendere testimonianza di ciò che doveva essere annunziato più tardi; Cristo, invece, lo fu come figlio costituito sopra la sua propria casa. E la sua casa siamo noi, se conserviamo la libertà e la speranza di cui ci vantiamo. Per questo, come dice lo Spirito Santo: “Oggi, se udite la sua voce, non indurite i vostri cuori come nel giorno della ribellione, il giorno della tentazione nel deserto, dove mi tentarono i vostri padri mettendomi alla prova, pur avendo visto per quarant’anni le mie opere. Perciò mi disgustai di quella generazione e dissi: Sempre hanno il cuore sviato. Non hanno conosciuto le mie vie. Così ho giurato nella mia ira: Non entreranno nel mio riposo”. Guardate perciò, fratelli, che non si trovi in nessuno di voi un cuore perverso e senza fede che si allontani dal Dio vivente. Esortatevi piuttosto a vicenda ogni giorno, finché dura quest’ oggi, perché nessuno di voi si indurisca sedotto dal peccato. Siamo diventati infatti partecipi di Cristo, a condizione di mantenere salda sino alla fine la fiducia che abbiamo avuta da principio. Parola di Dio.

Meditatio La meditazione riguarda «l’intelligenza interiore» del testo. La meditatio è dunque ricerca della «verità nascosta», anzi è la «scoperta del tesoro nascosto» nel testo. Disponiamoci interiormente ad ascoltare la voce del Maestro e cerchiamo di specchiarci nella figura esemplare del Santo Curato d’Ars. Vogliamo «tenere fisso lo sguardo su Cristo», nostro Sommo Sacerdote, Mediatore della nuova ed eterna alleanza. Ci lasciamo guidare dalla lettera agli Ebrei, che è il documento più importante del Nuovo Testamento circa la mediazione sacerdotale di Cristo. Prima di tutto cerchiamo di contemplare e di accogliere nella fede questo nostro sommo Sacerdote (capp. 3-10). Egli possiede a perfezione le due qualità fondamentali del sacerdote, quelle cioè che lo costituiscono mediatore tra Dio e gli uomini. La prima qualità riguarda il suo rapporto con Dio. Come Mosè fu dichiarato «degno di fede» (cf. Num 12,1-8) così anche Cristo, in quanto è il Figlio glorificato, colui che «si è assiso alla destra della maestà nei cieli» (1,3), ed ora «lo vediamo coronato di gloria e di onore a causa della morte che ha sofferto» (2,9), ed è «il capo che ci guida alla salvezza» (cf. 2,10), «sempre vivo per intercedere» per noi (7,25). L’altra qualità, che completa la prima, è la misericordia. La gloria che lo avvolge “non l’ha allontanato da noi, perché è stata ottenuta per mezzo di una solidarietà estrema con noi, nell’umiltà, la sofferenza, l’ubbidienza fino alla croce” (5,5-10). Egli, dunque, è contemporaneamente il Figlio di Dio intronizzato presso il Padre e il fratello nostro, il fratello degli uomini, coi quali si è mostrato pienamente solidale fino alla morte. Intimamente unito a Dio, intimamente unito a noi, Egli è il Mediatore perfetto e va quindi riconosciuto quale «Sommo Sacerdote misericordioso e degno di fede per i rapporti con Dio» (2,17) (Vanhoye). Fratelli santi, partecipi di una vocazione celeste, fissate bene lo sguardo in Gesù, l’apostolo e sommo sacerdote della fede che noi professiamo … I cristiani sono chiamati santi poiché, in virtù della grazia battesimale e della consacrazione ricevuta da Gesù, hanno diritto a questo nome, che ricorda loro anche la perfezione spirituale cui sono chiamati (1Cor 1,2). San Giustino così scrive riguardo ai cristiani: “Noi non solo siamo popolo, ma siamo popolo santo … Non siamo quindi una plebe spregevole né una tribù barbara … ma gente scelta da Dio; a noi che non chiedevamo di lui, egli si mostrò apertamente” (Dialogo col giudeo Trifone, 119,3). 235 Il segno della croce, all’inizio della celebrazione, esprime il sigillo di Cristo su colui che sta per appartenergli e significa la grazia della redenzione che Cristo ci ha acquistata per mezzo della sua croce. L’unzione con il sacro crisma, olio profumato consacrato dal vescovo, significa il dono dello Spirito Santo elargito al nuovo battezzato. Egli è divenuto un cristiano, ossia “unto” di Spirito Santo, incorporato a Cristo, che è unto sacerdote, profeta e re. 784 Entrando nel Popolo di Dio mediante la fede e il Battesimo, si è resi partecipi della vocazione unica di questo Popolo, la vocazione sacerdotale : “Cristo Signore, pontefice assunto di mezzo agli uomini, fece del nuovo popolo “un regno e dei sacerdoti per Dio, suo Padre”. Infatti, per la rigenerazione e l’unzione dello Spirito Santo i battezzati vengono consacrati a formare una dimora spirituale e un sacerdozio santo”. 901 “I laici, essendo dedicati a Cristo e consacrati dallo Spirito Santo, sono in modo mirabile chiamati e istruiti perché lo Spirito produca in essi frutti sempre più copiosi. Tutte infatti le opere, le preghiere e le iniziative apostoliche, la vita coniugale e familiare, il lavoro giornaliero, il sollievo spirituale e corporale, se sono compiute nello Spirito, e persino le molestie della vita se sono sopportate con pazienza, diventano “sacrifici spirituali graditi a Dio per mezzo di Gesù Cristo” ( 1Pt 2,5 ); e queste cose nella celebrazione dell’Eucaristia sono piissimamente offerte al Padre insieme all’oblazione del Corpo del Signore. Così anche i laici, operando santamente dappertutto come adoratori, consacrano a Dio il mondo stesso” [Cf Conc. Ecum. Vat. II, Lumen gentium, 33]. Sono attribuiti a Gesù i titoli di apostolo e sommo sacerdote, che illustrano la missione del Figlio nel mondo. Come apostolo Gesù è infatti il messaggero o l’inviato di Dio agli uomini; come sommo sacerdote è il rappresentante degli uomini davanti a Dio. Si può ricordare che, durante i riti del solenne Giorno dell’Espiazione, i rabbini davano al sommo sacerdote l’appellativo di messaggero di Giustizia, cioè apostolo di Dio per operare la giustificazione: “Egli annuncia ciò che bisogna conoscere ed è inviato per spiegare quello che viene annunciato, come disse lo stesso nostro Signore: «Chi ascolta me, ascolta colui che mi ha mandato» (S. Giustino). …il quale è fedele a colui che l’ha costituito, come lo fu anche Mosè in tutta la sua casa… Cristo è stato fedele a Dio Padre, che l’ha costituito apostolo e sommo sacerdote, mediatore tra Dio e gli uomini. Così Mosè è stato fedele in tutta la casa per speciale disegno del Signore poiché unicamente ed esclusivamente a lui Dio affidò la missione di dirigerla e governarla, respingendo quanti pretendevano di farsi uguali a lui: «Non così per il mio servo Mosè: egli è l’uomo di fiducia in tutta la mia casa» (Cf Nm 12,6-7). Ma in confronto a Mosè, egli è stato giudicato degno di tanta maggior gloria, quanto l’onore del costruttore della casa supera quello della casa stessa… Il paragone tra Cristo e Mosè mette in luce che ambedue furono fedeli a Dio. Cristo dimostrò la sua fedeltà, dice San Tommaso, anzitutto non attribuendo a sé la dottrina che insegnava, ma al Padre che l’aveva inviato (Cf Gv 5,41; 7,18); in secondo luogo perché cercava la gloria del Padre e non la propria (Cf Gv 8,50) e, infine, perché obbedì con assoluta fedeltà «facendosi obbediente fino alla morte» (Fil 2,8). La fedeltà di Cristo raggiunse tutte le genti, e non solo il popolo di Israele come quella di Mosè. “Cristo ha costruito la casa, cioè la Chiesa. Infatti fu Cristo, per mezzo del quale sono state fatte la grazia e la verità, a edificare la Chiesa come legislatore, mentre Mosè agì solo come intermediario della Legge” (Super Epistulam ad Hebraeos lectura, 3,1). …Mosè fu fedele in tutta la sua casa come servitore, per rendere testimonianza di ciò che doveva essere annunziato più tardi; Cristo, invece, lo fu come figlio costituito sopra la sua propria casa. E la sua casa siamo noi, se conserviamo la libertà e la speranza di cui ci vantiamo… Il Padre, che «ha costruito tutto», ha creato ogni cosa per mezzo del Figlio e Cristo è superiore a Mosè anche per il fatto di essere creatore di tutte le cose. E la sua casa siamo noi cristiani perché crediamo in Cristo e perché in noi abita Cristo. “Le pietre materiali o la struttura esterna della Chiesa debbono sempre ricordarvi che siete pietre vive (1Pt 2,5), che dovete costruirvi costantemente in Cristo, secondo la misura e l’esempio di Cristo, nella dimensione personale, familiare e sociale” (Giovanni Paolo II, Omelia Orcasitas 1982). La speranza è una virtù indispensabile, che mantiene lo sguardo fisso ai beni eterni e aiuta a percorrere il cammino. La speranza è anche un santo orgoglio che accompagna il senso della filiazione divina. “Perché questo scoraggiamento? Per le tue miserie? Per le tue sconfitte, talvolta ripetute? Per un tonfo grande, grande, che non ti aspettavi? Sii semplice. Apri il tuo cuore. Guarda che nulla ancora è perduto. Puoi ancora andare avanti, e con più amore, con più affetto, con più fortezza. Rifugiati nella filiazione divina: Dio è il tuo Padre amatissimo. Questa è la tua sicurezza, il fondale in cui gettare l’àncora, succeda quel che succeda alla superficie del mare della vita. E troverai gioia, fortezza, ottimismo, vittoria!” (Via Crucis, VII, 2). Guardate perciò, fratelli, che non si trovi in nessuno di voi un cuore perverso e senza fede che si allontani dal Dio vivente… La Chiesa insegna ai suoi figli che bisogna serbare fedeltà alla fede anche a prezzo della vita. Tale è stato lo spirito vissuto fin dalle origini dai martiri e dai confessori della fede; con santo orgoglio uno di quei martiri poteva scrivere: “Veniamo decapitati, inchiodati in croce, veniamo buttati alla fiere… e veniamo sottoposti a ogni genere di tormenti: ma è visibile a tutti che non rinneghiamo la nostra fede. Anzi, quanto più grandi sono le nostre sofferenze, tanto più si moltiplicano coloro che abbracciano la fede e il culto per il nome di Gesù” (Dialogo col giudeo Trifone, 110,4). I cristiani devono, oggi, fronteggiare non tanto la persecuzione violenta, ma il timore del ridicolo e la tentazione di nascondere la loro condizione o le proprie convinzioni dinanzi agli increduli. Queste parole ci ricordano che c’è il pericolo che il timore della burla e del disprezzo produca che molti cristiani si scandalizzino di Cristo o neghino addirittura di conoscerlo. “Senza fede è impossibile essere graditi a Dio” (Eb 11,6): è affermata l’assoluta necessità della fede per la salvezza. La fede va cercata incessantemente, instancabilmente, senza sentirsi mai arrivati, mettendo in conto la fatica della ricerca e il rischio dello sbaglio, perché la fede è un bene troppo grande per rinunciarvi a cuor leggero: essa infatti “è fondamento delle cose che si sperano e prova di quelle che non si vedono” (Eb 11,1). La fede va coltivata: con la frequentazione assidua della Parola rivelata, con la meditazione e la preghiera, con l’umiltà di chi sa che essa è anzitutto dono di Dio, con l’esercizio “orante” della ragione. La fede va custodita in mezzo alla prove, alle tentazioni, alle tempeste della vita: Paolo, alla fine della sua travagliata esistenza, ha potuto dire “ho conservato la fede” (2Tm 4,7). Non è acquisita una volta per sempre, ma viene frequentemente messa alla prova, passata al crogiolo della tentazione. Le tentazioni e le tribolazioni servono a verificarla, a purificarla, a custodirla. La fede va difesa, diffusa e condivisa, È il modo più certo di conservarla ed è amore agli uomini e fedeltà a Cristo. La fede conosce la prova della crisi, ha le sue grandi distese di luce, ma anche la sue notti buie. È relazione col Signore che conosce momenti di dolcezza, di gioia, di fiducia, ma è anche fatica e sofferenza. È grazia grande ricordarci, nella prova, dell’esempio e dell’insegnamento di Cristo” (G. Costanzo). Siamo diventati infatti partecipi di Cristo, a condizione di mantenere salda sino alla fine la fiducia che abbiamo avuta da principio. Questa partecipazione alla grazia di Cristo è un bene che portiamo in «vasi di creta» (2Cor 4,7) e che possiamo perdere in qualunque momento con il peccato. Dobbiamo aver cura di questo bene per conservare integra la fede, con sforzo e vigilanza, lungo tutta la nostra vita: “Siamo divenuti partecipi della morte insieme a Cristo Signore mediante il santo Battesimo e siamo stati sepolti con lui; siamo divenuti partecipi della sua Risurrezione a condizione che manteniamo salda la nostra fede” (Interpretatio Ep. Ad Hebr., III).

Contemplatio La contemplatio mette a frutto qualcuna delle verità teologiche da essa emerse. Stringendovi a lui, pietra viva, rigettata dagli uomini, ma scelta e preziosa davanti a Dio, anche voi venite impiegati come pietre vive per la costruzione di un edificio spirituale, per un sacerdozio santo, per offrire sacrifici spirituali graditi a Dio, per mezzo di Gesù Cristo. (1Pt 2,4-5)

Collatio La collatio (da “colligere”, raccogliere), di antica tradizione monastica, si manifesta corrispondente all’attuale desiderio di dialogo, di riflessione di gruppo, di conversazione fraterna, di ricerca comunitaria. È l’apporto di ognuno circa la propria comprensione della Parola, messo a confronto con la comprensione degli altri, al fine di giungere ad una vicendevole chiarificazione delle difficoltà incontrate e all’arricchimento reciproco mediante una testimonianza personale, proposta senza ostentazione. La collatio insegna la disponibilità ad imparare ed è un passaggio utile verso i successivi momenti dell’«oratio» e dell’«operatio».

Oratio Costituisce il momento essenzialmente complementare dei precedenti, nei quali Dio mi ha rivolto la sua Parola. Nella lectio Dio parla a noi, nell’oratio noi parliamo a Dio. In Gesù ogni uomo ha la forza di mantenere la propria libertà anche di fronte alle seduzioni del peccato che conducono alla più radicale delle schiavitù. Preghiamo insieme e diciamo: Mantienici nella tua fedeltà, Signore. 1. Perché, sappiamo sempre credere nella forza dell’unione che c’è tra noi e Te, più stabile delle distrazioni che comportano le tentazioni del momento. Preghiamo. 2. Perché siamo capaci di ribellarci al male presente nel mondo e che agisce anche in noi. Preghiamo. 3. Perché la coscienza del fatto che tu ci sei sempre vicino, anche nei momenti semplici e quotidiani, e soprattutto nei momenti bui di sofferenza, ci accompagni sempre. Preghiamo. 4. Perché la paura e la stanchezza non ci portino mai ad accettare compromessi e surrogati al Tuo amore per noi. Preghiamo. 5. Perché quest’anno di preghiera per la santificazione dei sacerdoti porti frutti di bene in chi si è consacrato al servizio di Dio è, di conseguenza, faccia crescere tutta l’umanità. Preghiamo. O Padre, tu sei l’unico Signore che lascia liberi i suoi servitori, aiutaci a non cercare gloria lontano da te per trovare poi solo catene e disperazione. Te lo chiediamo per Cristo nostro Signore.

Operatio Gregorio Magno diceva: «Dobbiamo comprendere e riferire a noi stessi ciò che leggiamo nella Scrittura» perché «tutta la Scrittura è scritta proprio per noi». Dio mi parla e si rivela personalmente a me, ammaestrandomi sul credere e sull’agire chiedendomi «l’obbedienza della fede» (Rom 16,26) e cioè che tutto in me – il pensare, il parlare, il discernere, il giudicare, l’agire – sia una risposta di fede. Per quanto la Chiesa universale di Dio sia ordinata in gradi distinti in modo che l’integrità del suo corpo sussiste per membra diverse, tuttavia tutti noi, come dice l’Apostolo, siamo una cosa sola in Cristo (1Cor 12,13): nessuno è tanto staccato dall’ufficio altrui che qualsiasi per quanto umile parte non sia intimamente connessa al capo. Nell’unità della fede e del battesimo, dunque, la nostra unione è indistinta, o carissimi, e la nostra dignità è comune, come ci ripete la voce santissima del beatissimo apostolo Pietro: E voi, come pietre viventi, venite usati nella costruzione di abitazioni spirituali, di un sacerdozio santo, offrendo ostie spirituali accette a Dio per Gesù Cristo (1Pt 2,5), e in seguito: Ma voi siete una stirpe eletta, un sacerdozio regale, una gente santa, un popolo riscattato (1Pt 2,9). Tutti coloro che sono stati rigenerati in Cristo, il segno della croce li rende re e l’unzione dello Spirito Santo li consacra sacerdoti; così, oltre allo speciale servizio del nostro ministero, tutti coloro che sono cristiani nello spirito, nel profondo, riconoscano d’essere di stirpe regia e di partecipare all’ufficio sacerdotale. Cos’è più regale, infatti, di un animo che impera sul proprio corpo, nella soggezione a Dio? E cos’è più sacerdotale che offrire al Signore una coscienza pura, offrirgli vittime immacolate di devozione sull’altare del cuore? Leone Magno, Sermoni, 4

Promemoria: “Per mezzo della nostra adesione a Cristo, il suo Cuore diventa nostro, perché siamo resi partecipi di Cristo (Eb 3,14). Così e soltanto così si attua per noi la nuova alleanza: avere la legge di Dio iscritta nel cuore (Ger 31,33), avere un cuore nuovo (Ez 36,26) rinnovato dallo Spirito di Dio (Ez 36,27). La trasformazione dell’uomo in Cristo (Eb 5,8-9) diventa nostra (Eb 10,14)” (A. Vanhoye S.J.).

Publié dans : Lettera agli Ebrei |le 18 février, 2014 |Pas de Commentaires »

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