2 GENNAIO: SAN GREGORIO NAZANZIENO, IL TEOLOGO Tra la pace del monastero e la lotta per la Chiesa

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2 GENNAIO: SAN GREGORIO NAZANZIENO,  IL TEOLOGO   Tra la pace del monastero e la lotta per la Chiesa

Gregorio nacque presso Nazianzo, nella Cappadocia nel 330. Era, come si dice un “filius senectutis”, arrivato un po’ tardi. I genitori, di famiglia nobile, lo accolsero come un vero dono di Dio. E la madre, sull’esempio di quella del profeta Samuele, lo consacrò subito a Dio. Il padre, dopo la conversione, era anche diventato vescovo della città. Per l’educazione di Gregorio i genitori scelsero le migliori scuole. Può veramente vantare un curricolo scolastico di prim’ordine: prima a Cesarea di Cappadocia (con Basilio), poi nella Cesarea di Palestina, quindi ad Alessandria, allora un grande centro culturale, e infine il grande salto verso la città della cultura per eccellenza:Atene (di nuovo con Basilio). Nel 361 il padre lo volle al suo fianco nel governo della diocesi. Accettò contro voglia di essere fatto prete, ma appena gli fu possibile tornò al monastero. Salvo poi venire in soccorso del padre il quale, inesperto teologicamente, aveva firmato una formula ariana. Intanto Basilio era diventato vescovo di Cesarea e dietro sua insistenza (e di suo padre) si lasci? consacrare vescovo di Sasima, un borgo non lontano da Nazianzo. Egli non ne prese mai possesso. Era troppo piccola per lui o quel paese non aveva bisogno di un vescovo? Forse un po’ tutte e due le ragioni. Morto il padre si ritirò di nuovo in un monastero, dando addio (come credeva lui) all’episcopato. Si sentiva fatto per la vita monastica non per la carriera ecclesiastica.  Aveva infatti scritto: “Niente mi sembra più meraviglioso che riuscire a far tacere tutti i sensi, e, rapito lontano da essi, dalla carne e dal mondo, rientrare in me stesso e restare in colloquio con Dio ben oltre le cose visibili”. Questo ardentemente voleva e questo quotidianamente sognava il nostro Gregorio. Ma la storia (o meglio lo Spirito Santo, che conduce la sua Chiesa) bussò di nuovo alla sua porta. Questa volta attraverso una delegazione di cattolici da Costantinopoli disperatamente alla ricerca di un … vescovo. Poverini: erano un piccolo gregge in un mare di seguaci dell’eresia ariana. Pochi ma buoni e … tosti, infatti non si arrendevano. Volevano una guida. E nella “top list” c’era proprio … lui, Gregorio. Volevano una personalità di prestigio culturale, e l’avevano trovato, grazie a Dio e a … Basilio. Questi lo esortò con molta forza ad accettare perché» ne andava di mezzo l’ortodossia. Con Gregorio gli ariani avrebbero avuto pane per i loro denti. E le componente narcisistica? Probabilmente tra le preponderanti motivazioni teologico-pastorali (e amicali) che lo convinsero c’era anche questa. Finalmente una sede degna della sua preparazione culturale. Altro che Sasima, borgo non certamente dal richiamo irresistibile. Qui c’era la corte imperiale, questa era la seconda Roma. Siamo nell’anno 379. Ma il suo narcisismo ebbe subito un smacco: di accoglienza trionfale nemmeno l’ombra, anzi gli fu impedito addirittura di entrare nella cattedrale di Santa Sofia. Dovette accontentarsi di una piccola cappella, che egli ribattezzò Anastasis (cioè Resurrezione). Qui i cattolici della città avevano finalmente un punto di riferimento affettivo ed effettivo, spirituale e culturale. Fu proprio qui che Gregorio tenne i suoi famosi 5 Sermoni sulla Trinità. Limpida dottrina, eloquenza travolgente, entusiasmo tra i fedeli alle stelle. La sua fama crebbe enormemente tanto da ribaltare la situazione . Il nuovo imperatore, Teodosio, cattolico, lo accompagnò solennemente a Santa Sofia, acclamato con entusiasmo dal popolo. Tutte le difficoltà finite finalmente? Non proprio. Dio, il sospiro di ogni creatura Due anni dopo Teodosio stesso convocò un Concilio a Costantinopoli (381). E qui Gregorio fece una mossa a sorpresa. Sapendo che alcuni vescovi dubitavano della sua legittimità come vescovo di Costantinopoli, diede con umiltà (e sincerità) le dimissioni. Ma all’unanimità i padri conciliari le respinsero e anzi, morto il moderatore del concilio Melezio di Antiochia, lo elessero presidente dell’assemblea. Tutti poterono ascoltare e ammirare il suo pensiero teologico, specialmente sulla Trinità e nella Cristologia. Gregorio difese con energia la formula neo nicena che affermava “l’articolazione trinitaria di una sostanza (ousia) divina in tre ipostasi sussistenti e collocate al medesimo livello, onore e dignitá: rispetto a Basilio, Gregorio imposta meglio la caratterizzazione delle note individuali che specificano una ipostasi rispetto all’altra…” (M. Simonetti). In campo cristologico difese energicamente (contro varie eresie) l’idea che “Cristo, al fine di redimere l’uomo nella sua totalità, ha assunto l’uomo nella sua totalità, perciò anche l’anima razionale, perché» altrimenti l’uomo non sarebbe stato integralmente salvato”. Affermò inoltre con forza “in Cristo l’unità del soggetto, con pieno equilibrio tra esigenza divisiva (due nature) e unitiva ( un solo soggetto)” (M. Simonetti). La formula sarà perfezionata poi con il Concilio di Calcedonia nel 451. Ma altre difficoltà vennero a Gregorio proprio dalla continuazione del Concilio. Erano sopraggiunti infatti altri vescovi, a quanto sembra pi_ giovani ma meno teologi, più clericalmente “politicizzati” e quindi meno equilibrati. Questi posero di nuovo la questione della sua legittimitá sulla sede di Costantinopoli. Il nostro non sopportò questo nuovo affronto. I suoi nervi cedettero e diede di nuovo le dimissioni (aveva la segreta speranza che venissero di nuovo respinte? Forse sœ, data la componente narcisistica non ancora defunta, a giudicare dalle espressioni di delusione che ebbe dopo). Gregorio aveva detto che nel Concilio “i più giovani cinguettavano come uno stormo di gazze e si accanivano come una sciame di vespe” e “i vecchi si guardavano bene dal moderali”. Parole dure, forse esagerate, dettate dalla delusione. Gregorio comunque pronunciò il suo solenne addio all’assemblea conciliare e se ne tornò a Nazianzo, frustrato e scoraggiato, deluso e invocante ‘sorella morte’. Scrisse infatti: “C’è una sola via di uscita ai miei mali: la morte. Ma anche l’aldilà mi fa paura, se devo giudicarlo dall’aldiqua”. Accettò tuttavia il governo della diocesi che fu di suo padre, in attesa che trovassero un altro vescovo. In una delle sue poesie teologiche aveva scritto a Dio: “Sii, benigno, Tu, l’al di lá di tutto”. E Dio accoglieva tra le sue braccia di Padre questo suo figlio e servo fedele che l’aveva descritto, servito e cantato in poesia con tanto amore e intelligenza. Correva l’anno 390.

 MARIO SCUDU SDB    Dio ti chiede solo amore Riconosci l’origine della tua esistenza, del respiro, dell’intelligenza, della sapienza, ci? che più conta, della conoscenza di Dio, della speranza del Regno dei cieli, dell’onore che condividi con gli angeli, della contemplazione della gloria, ora certo come in uno specchio e in maniera confusa, ma a suo tempo in modo più pieno e più puro. Riconosci, inoltre, che sei divenuto figlio di Dio, coerede di Cristo e, per usare un’immagine ardita, sei lo stesso Dio! Donde e da chi vengono a te tante e tali prerogative? Se poi vogliamo parlare di doni più umili e comuni, chi ti permette di vedere la bellezza del cielo, il corso del sole, i cicli della luce, le miriadi di stelle e all’armonia ed ordine che sempre si rinnovano meravigliosamente nel cosmo, rendendo festoso il creato come il suono di una cetra? Chi ti concede la pioggia, le fertilità dei campi, il cibo, la gioia dell’arte, il luogo della tua dimora, le leggi, lo stato, e aggiungiamo, la vita di ogni giorno, l’amicizia e il piacere della tua parentela?… Fu Dio. Ebbene, egli in cambio di tutto ci? che cosa ti chiede? L’amore. Richiede da te continuamente innanzitutto e soprattutto l’amore a lui e al prossimo. L’amore verso gli altri egli lo esige al pari del primo  (Dal Discorso 14 Sull’amore verso i poveri)   Cristo è sulla terra, gridate la vostra gioia Cristo è nato, rendetegli onore. Cristo è disceso dai cieli, venite a incontrarlo; Cristo è sulla terra, gridate la vostra gioia. Canta al Signore tutta la terra. Anch’io proclamerò la grandezza di questo giorno: l’immateriale si incarna, il Verbo si fa carne; l’invisibile si mostra agli occhi; colui che le nostre mani non possono raggiungere può ora essere toccato, l’intemporale ha un inizio, il Figlio di Dio diventa Figlio dell’uomo: E’ Gesù Cristo colui che ieri, oggi e nei secoli è per sempre. Ecco dunque la solennità che celebriamo: l’arrivo di Dio presso gli uomini, perché noi possiamo andare a Dio piuttosto o più esattamente, perché noi ritorniamo a Lui…  (Dal Sermone sulla teofania) Tu, l’al di là di tutto Tu sei l’al di là di tutto … Tutte le cose ti cantano… Comuni sono i desideri, di ogni essere creato. Comuni i gemiti che tutt’attorno ti circondano. Te chiama con supplice preghiera, il tutto. A te è diretto un inno di silenzio: lo pronunciano tutti gli esseri che contemplano il tuo ordine. E’ per te solo che tutto permane. E’ per te solo che tutto si muove, del moto universale. E di ogni cosa Tu sei il compimento: uno, tutto, nessuno, anche se non sei nè unico nè tutti.. Sii benigno, Tu, l’aldilà di tutto …  (Poesie I.1.29)    

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