OMELIA DEL PADRE CUSTODE PER LA FESTA DELL’IMMACOLATA CONCEZIONE 2011 – anno A – 2011

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OMELIA DEL PADRE CUSTODE PER LA FESTA DELL’IMMACOLATA CONCEZIONE 2011 – anno A

8 DICEMBRE 2011

“DOVE SEI?” “ECCOMI”

FRA PIERBATTISTA PIZZABALLA – CUSTODE DI TERRA SANTA

La prima lettura e il vangelo ci parlano di due dialoghi. In Genesi è Dio stesso che parla con Adamo, con l’uomo; in Luca è l’inviato di Dio, l’angelo Gabriele, che dialoga con Maria. Prima di riflettere un po’ sul contenuto di questi due dialoghi, vorrei fermarmi sul dialogo in sé, sul fatto che Dio scelga di instaurare con l’uomo una relazione di dialogo. Dialogo è la forma di una relazione d’amore, per cui quando c’è una fatica con l’altro, la prima cosa è evitare di parlargli, togliergli la parola. Dare all’altro la propria parola significa riconoscere la sua esistenza, la sua dignità, la sua importanza. È scegliere la relazione con lui, è scegliersi nella relazione con lui, e quindi riconoscersi bisognosi di questa relazione per poter esistere, per essere se stessi. Dio parla con l’uomo, sceglie di parlargli, lo crea con la Sua Parola; e continua a parlargli anche quando con l’uomo inizia ad esserci qualche problema … Anche lì, Dio non interrompe il dialogo, non lascia l’uomo solo nel proprio peccato, ma va a cercarlo e gli parla. • Se si vuole, la Bibbia è la storia di questo dialogo, continuamente offerto all’uomo, perché è sempre Dio che prende l’iniziativa di dialogare, questa è la particolarità della fede ebraica e poi cristiana, che Dio interpella l’uomo. Lo crea per entrare in dialogo con Lui, e continuamente sollecita questo dialogo. o È molto bello quanto dice un rabbino ebreo (Neher) a proposito di Giobbe. Per cui Giobbe, che si ostina a rimanere in dialogo con Dio, che non si accontenta delle risposte dei propri amici, alla fine di tutto il suo percorso potrebbe dire una cosa così: “Signore, quando parlavano i miei amici, io capivo tutto, ma non mi dicevano niente. Ora che Tu parli, io non capisco niente, ma mi basta che Tu mi parli”. Per dire che noi siamo questo dialogo con Dio, se Lui non ci parla, dice un salmo, noi siamo come chi scende nella fossa, noi siamo morti. • E questo dice qualcosa anche delle relazioni tra noi, e di come sia importante la parola, il dialogo. Non è tutto, non è l’unica forma di comunicazione, ma è importante, ed è importante innanzitutto perché è la forma che il Signore ha scelto per entrare in relazione con noi.

Ora veniamo ai dialoghi di cui ci parla la Parola di oggi. Genesi ci dice che, dopo il peccato, Dio va a parlare con l’uomo. Ma l’uomo non ha molta voglia di parlare con Dio, perché ha in cuore un’altra parola, quella del serpente. • Ed è interessante che il peccato è segnato da un’assenza di dialogo tra la donna e l’uomo: la donna ascolta il serpente, poi vede il frutto, lo prende, lo mangia e ne dà al marito, senza che tutto questo percorso sia accompagnato da una parola. Il racconto non riporta nessuna parola tra i due, e … ce ne sarebbe stato molto bisogno … ! Il peccato è già di per sé assenza di parola, è solitudine; e la solitudine, l’assenza di parola è già peccato, perché comandamento di Dio è che l’uomo non sia solo, che l’uomo parli, che sia in relazione … E dunque, l’uomo che ha peccato sente Dio, sente la presenza di Dio, ma fugge dall’intimità con Lui. Ha paura, perché la paura è il primo e naturale frutto del peccato. L’uomo ha lasciato che un altro, che non fosse Dio, gli desse un’altra legge. Dio aveva detto: questo non è bene. Il serpente gli dice: questo è bene. L’uomo ha già scelto un altro dio, un altro principio, un’altra libertà; ha ascoltato un altro. E Dio non ha già più posto, ha già perso il suo posto di partner primo di questo dialogo, di questa relazione. L’uomo ha paura perché ha spostato Dio, e non sa più come stare in relazione con Lui. E si nasconde, perché l’uomo, senza Dio, non ha casa, non ha vita. Ma Dio non si rassegna a scomparire così dalla propria creazione, e viene, e cerca l’uomo, e, appunto, di nuovo gli parla: “Dove sei?”(Gn 3,9). E l’uomo risponde dicendo la verità, dicendo ciò che resta di lui, e cioè di qualcuno che sente la presenza di Dio come una minaccia. La verità dell’uomo, dopo il peccato, è la sua paura di Dio, e la vergogna di se stesso, della propria nudità. La verità dell’uomo, dopo il peccato, è quella di essere solo e di non avere la speranza che Dio possa di nuovo incontrarlo, per cui va a cercare altri dialoghi … In realtà, il dialogo ricomincia, perché Dio ricomincia, ma nel cuore dell’uomo rimane la paura, il dubbio, che questo non sia possibile. L’uomo si porta dentro questa tendenza ad ascoltare altro, a trovare altri dialoghi, a lasciarsi dire altre verità. Il rapporto con Dio rimane una lotta, un cammino non più scontato, il cui esito non è più sicuro. Rimane un uomo in fuga, che si nasconde. E rimane un Dio che deve sempre ricominciare a cercare l’uomo, a parlargli. Potremmo dire che questa domanda, “dove sei?” percorre il tempo, i secoli, la storia, sempre alla ricerca dell’uomo, alla ricerca di ricostruire questo dialogo interrotto. Dio persegue con tenacia il suo progetto di relazione, d’amore, e va a cercare Abramo, i patriarchi, Mosè, Davide, i profeti … E arriva fino a Maria.

Eccoci dunque al Vangelo di Luca. Chi è Maria? È innanzitutto una donna che non si nasconde, che entra in dialogo con Dio. Quando Dio la cerca, e le chiede “dove sei?”, la sua risposta non è la paura. Certo, sente tutto il peso di questa sproporzione, tra lei e Dio, ma non si ferma lì. È bello, perché anche in lei c’è il turbamento, c’è il timore. Ma questo non le impedisce di ascoltare. E Maria ascolta veramente, cioè si lascia convincere dalla verità di Dio, da ciò che Dio le dice, e cioè semplicemente di non aver paura: “Non temere, perché hai trovato grazia presso Dio” (Lc 1,30). Come la paura è il frutto del peccato, la fiducia è il frutto della grazia. Questa è la cosa nuova, la nuova creazione che Dio compie in Maria, una donna nuovamente capace di fidarsi di Dio. Per cui Maria dice “sì”, e dice “sì” ad essere ciò per cui l’uomo era stato creato in principio, ovvero ad essere luogo della Parola, terra che accoglie la Parola di Dio. Ad essere una donna completamente aperta e disponibile a questo dialogo, libera di essere solo questo ascolto. La festa di oggi ci dice una cosa molto bella, ovvero che questo passaggio, dalla paura alla fiducia, dalla solitudine alla relazione, è possibile solo per grazia. Non è possibile per un eventuale sforzo dell’umanità che, da sola, riesce a ristabilire una relazione giusta con Dio, ma perché Dio stesso sceglie una creatura e la rende capace di nuovo di una relazione piena con Lui, una relazione libera dalle conseguenze del peccato. Una creatura capace di nuovo, semplicemente, di fidarsi. E questo significa che la santità è più una questione di fiducia che di altro …, che la libertà è più una questione di ascolto che di altro. La festa di oggi ci dice che la grazia di Cristo, la novità della Pasqua, è così immensa, che è capace di questo. Perché anche la Pasqua è questo, è quest’uomo, Gesù, capace di ascolto, di fiducia, di stare nella volontà del Padre, e di trovare lì la vita. L’Immacolata è una festa vicina al Natale, ma vicina soprattutto alla Pasqua, e che si “capisce” solo alla luce della Pasqua. La grazia della Pasqua ci libera veramente dal male, dal peccato, non nel senso che il peccato scompare, ma nel senso che è di nuovo possibile una fiducia più grande. Che il peccato non domina più, non ha più l’ultima parola dentro la relazione tra Dio e l’uomo. Che lo spazio della distanza tra l’uomo e Dio può di nuovo essere colmato di fiducia.

Dunque, Maria è la verità dell’uomo. Nel senso che la verità dell’uomo non è il suo peccato, il suo limite, il suo male, ma la grazia di Dio che nell’uomo, dentro questo uomo, sovrabbonda. Per cui, alla domanda di Dio: “Dove sei?”, noi possiamo rispondere che siamo dentro la Sua grazia, dentro il Suo amore, non per merito nostro, ma per la Pasqua di Gesù, per questo Suo donarsi fiducioso e definitivo al Padre, che riapre per sempre la strada al dialogo tra Dio e l’uomo.

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