Archive pour octobre, 2013

2 OTTOBRE: SS ANGELI CUSTODI

http://www.preghiereagesuemaria.it/sala/angelo%20custode.htm

2 OTTOBRE:  SS ANGELI CUSTODI

L’ANGELO CUSTODE

L’esistenza degli angeli custodi è ampiamente documentata nella Bibbia e nella tradizione cattolica, tanto che il 2 ottobre la Chiesa fa memoria dei santi Angeli Custodi e li prega con queste parole nella ­liturgia della Messa a loro dedicata: « O Dio, che nella tua misteriosa provvidenza mandi dal cielo i tuoi Angeli a nostra custodia e protezione, fa’ che nel cammino della vita siamo sempre sorretti dal loro aiuto per essere uniti con loro nella gioia eterna ».
Nella storia della salvezza Dio affidò agli angeli l’incarico di proteggere il suo popolo eletto: « Egli darà ordine ai suoi angeli di custodirti in tutti i tuoi passi. Sulle loro mani ti porteranno perché non inciampi nella pietra il tuo piede » (Salmo 90,11-12) e di condurlo verso la patria del cielo: « Ecco, io mando un angelo davanti a te per custodirti sul cammino e per farti entrare nel luogo che ho preparato » (Libro dell’Esodo 23,20-23). Pietro, in carcere, fu liberato dal suo angelo custode (Atti degli Apostoli 12,7­11. 15). Gesù, a difesa dei piccoli, disse che i loro angeli vedono sempre il volto del Padre che sta nei cieli (Vangelo di Matteo 18,10).
Anche il Catechismo della Chiesa Cattolica  testimonia con parole chiare e autorevoli l’esistenza degli angeli: « L’esistenza degli esseri spirituali, che la Sacra Scrittura chiama abitualmente angeli, è una verità di fede. La testimonianza della Scrittura è tanto chiara quanto l’unanimità della Tradizione… In quanto creature puramente spirituali, essi hanno intelligenza e volontà: sono creature personali e immortali. Superano in perfezione tutte le creature visibili. Lo testimonia il fulgore della loro gloria… Dall’infanzia fino all’ora della morte la vita umana è circondata dalla loro protezione e dalla loro intercessione. Ogni fedele ha al proprio fianco un angelo come protettore e pastore, per condurlo alla vita (Catechismo della Chiesa Cattolica 328 330 336).
Gli uomini di oggi credono troppo poco al ministero angelico dei custodi celesti che Dio ci ha posto a fianco per proteggerci e consigliarci al bene. Gli angeli custodi sono una realtà: amorosi, attivi, sapienti, vigilanti, fedeli, non mancano mai al loro compito, neppure quando la persona loro affidata li disgusta col peccato. Se invece essa vive nella grazia del Signore e lo serve con tutte le sue forze, allora, come è detto di Gesù dopo la tentazione nel deserto (Vangelo di Matteo 4,11), gli angeli la servono con somma venerazione e, da oranti, divengono adoranti, perché chi è in grazia di Dio ha Dio in sé.
La missione dell’angelo custode cessa definitivamente con grande dolore, con la morte del custodito, solo quando questi è un peccatore impenitente e viene sprofondato nell’inferno. Oppure cessa con grande gioia alla morte di un santo, che dalla terra passa al paradiso senza soste purgative. Ma la missione angelica continua ancora per coloro che dalla terra passano al purgatorio per espiare e purificarsi. Gli angeli custodi, infatti, pregano davanti al trono di Dio con amore incessante per le anime loro affidate e non ancora nella gloria, e presentano al Signore i suffragi che sulla terra applicano ad esse familiari, parenti, amici, benefattori e anime devote.
Il legame che unisce l’angelo custode con lo spirito che è in purgatorio è molto vivo, attivo, dolce, compassionevole, amoroso. Come madre che attende il ritorno della salute in un figlio che fu malato ed è convalescente; come sposa che conta i giorni che la separa dalla riunione con il suo amore lontano, così l’angelo custode attende con ansia la liberazione del suo assistito. Neppure per un attimo cessa di guardare ai palpiti della Giustizia divina e agli sforzi della volontà umana che si monda nei fuochi dell’Amore, e giubila vedendo Dio sempre più placato verso l’anima imperfetta ed essa sempre più degna del suo Dio. E quando la Luce ordina al Custode: « Vai a trarlo fuori per portarlo qui », allora, come una freccia, si precipita a portare un lampo di paradiso, che è fede, che è speranza, che è conforto, a coloro che ancora restano ad espiare in purgatorio, e stringe a sé l’anima amata per la quale ha operato e trepidato e le dà l’annuncio della sua liberazione, risalendo con lei verso la Luce e insegnandole l’osanna paradisiaco.
I due più bei momenti per l’angelo custode, i due più dolci attimi del suo compito di Protettore, sono quando la Carità gli dice: « Scendi sulla terra, ché una nuova creatura è generata e tu la devi custodire come gemma che mi appartiene », e quando gli dice: « Vai a prenderla e sali con essa da Me in cielo ». Ma il primo attimo non è così gioioso come il secondo. Nel primo, l’angelo scende timoroso sulla terra dove ci sono pericoli e tentazioni. Nel secondo, sale gioioso in cielo dove non c’è che pace e gloria. Come, infatti, lo spirito celeste trema per la nostra fragilità quando siamo presi in custodia, così esulta di gioia dopo ogni nostra vittoria. Lucifero, l’angelo cattivo, è vigile a tentare di abbattere ciò che Dio costruisce. Perciò gioioso, perfetto nella sua gioia, è l’attimo in cui entriamo nel cielo con il nostro angelo custode. Nulla può più intaccare ciò che è ormai tutto compiuto.
Gli angeli custodi sono costantemente e meravigliosamente attivi presso Dio, del quale ascoltano gli ordini e al quale offrono le nostre buone azioni, presentano e appoggiano le nostre suppliche, intercedono nelle nostre pene e difficoltà, facendoci da guide e maestri con ispirazioni, luci, consigli, richiami.
Sempre presso il suo custodito, sia che sia un santo o un peccatore, l’angelo custode è presso la creatura che il Signore gli ha affidato, dall’infusione dell’anima nella carne alla separazione dell’anima dal corpo. E questo pensiero, che ognuno di noi ha vicino un angelo, dovrebbe aiutarci ad amare il prossimo nostro, assisterlo, perdonarlo, accoglierlo con carità e rispetto, almeno per l’invisibile spirito che è al suo fianco e che merita la nostra venerazione.
A tutte le opere di misericordia che facciamo sono testimoni gli angeli: il nostro e quelli di coloro che ricevono la nostra carità o se la vedono negata. Perciò, se pensiamo che ad ogni atto compiuto verso il prossimo, oltre l’occhio onnipresente di Dio, presiedono e osservano i rispettivi angeli custodi che gioiscono o soffrono per come ci comportiamo, come saremmo più buoni con gli altri!
Anche un delinquente ha il suo angelo custode. L’angelo non diviene delinquente se cattivo è il suo custodito. Dobbiamo vedere, con fede, l’angelo custode che è al fianco di ogni persona e agire sempre come se ogni nostra azione fosse fatta al cospetto di Dio. Il nostro angelo custode e quelli di coloro che abbiamo beneficato diranno al Signore, nel momento del nostro ingresso in paradiso: « Altissimo Iddio! Costui fu sempre fedele alla carità, amando Te nelle creature e amando le creature in Te. Per questo suo amore spirituale sopportò molte offese, perdonò tutti, fu misericordioso, non si vendicò del male ricevuto, a imitazione del Figlio tuo diletto che volle convertire e salvare dal male molte persone ».
Noi siamo templi vivi in cui abita Dio (Prima Lettera ai Corinti 3,16). Se la colpa non scaccia l’Ospite divino che è in noi, ogni spirito d’uomo diviene un tabernacolo, chiuso nel tempio del suo corpo consacrato dai sacramenti, nel quale è il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo. Gli angeli gioiscono di vedere Dio in noi, e ci adorano. Quando invece una persona non è più in stato di grazia e vive in peccato grave, il suo angelo, con rammarico, non potendo più venerare il Creatore nella sua opera, venera l’opera nel suo Creatore. Non può fare altro. La venera così, come noi veneriamo un luogo un tempo abitato da Dio e poi profanato dai nemici ma sempre degno di venerazione, non perché contenga ancora il Signore, ma perché lo ha contenuto.
L’angelo custode adora sempre. Sia quando l’anima è viva e in stato di grazia, sia quando è morta e condannata alla dannazione. Ma felice quello che può dire: « Ti adoro, mio Signore, chiuso in questo tuo santo », e non ha bisogno di volare al cielo per incontrare lo sguardo dell’Altissimo! 

PREGHIERE ALL’ANGELO CUSTODE
Angelo di Dio, che sei il mio custode, illumina, custodisci, reggi e governa me che ti fui affidato dalla pietà celeste. Amen.
O santo Angelo Custode, abbi cura della mia anima, del mio corpo e del mio spirito. Illumina la mia mente, perché conosca meglio il Signore e lo ami con tutto il cuore. Assistimi nella mia preghiera, proteggimi nelle mie azioni, aiutami con le tue ispirazioni, difendimi da tutte le tentazioni, salvami dai pericoli di questa vita.
Supplisci alla mia freddezza nel culto del Signore: non cessare di attendere alla mia custodia, finché non mi abbia portato in paradiso ove loderemo insieme il nostro Dio per tutta l’eternità.

Publié dans:Angeli Custodi |on 1 octobre, 2013 |Pas de commentaires »

1 OTTOBRE: TERESA DEL BAMBINO GESU’ – DEL VOLTO SANTO

http://www.carmelosicilia.it/santa_teresina.htm

(qualcosa per la memoria di Santa Teresa, ho sicuramente già messo la biografia)

1 OTTOBRE: TERESA DEL BAMBINO GESU’ – DEL VOLTO SANTO

La Santa di Lisieux ha dato come esempio al mondo la propria totale conformazione a uno dei misteri più trascurati della vita di Cristo: quello della « infanzia di Gesù » che – dalla culla alla croce – ci ha mostrato come si diventa adulti restando sempre « figli », sempre bambini che si affidano alle braccia del loro Padre, sempre protesi a un amore obbediente.
È contemplando assieme, incessantemente, con un unico sguardo, il Bambino di Betlemme e il Volto Santo che Teresa ha compreso il mistero dell’adultezza cristiana.
 Fu a partire dal 10 gennaio 1889 che Teresa del Bambino Gesù (questo è il nome che ricevette in monastero) cominciò ad aggiungere al suo nome un nuovo « titolo »: « del Volto Santo ». Che cosa era accaduto? Perché legare l’infanzia di Gesù direttamente con la sua Passione, (tanto che ella scriveva i due « titoli » senza la congiunzione « e »)? Proprio in quel tempo il papà di Teresa cadeva in preda di una malattia che, a tratti, gli sconvolgeva la mente. Egli aveva offerto al Signore la sua vita, come le figlie, e accettava pazientemente quella umiliante malattia di cui aveva dolorosa coscienza. Nei momenti più tristi le figlie lo vedevano coprirsi il volto con un fazzoletto come se si vergognasse a farsi vedere in quello stato. Teresa – che aveva chiesto di poter partecipare alle sofferenze di Cristo – non aveva mai creduto che fosse possibile soffrire tanto, come quando vide il papà così ridotto. Ma ecco: il volto del papà era come quello che Gesù lasciò impresso nel velo della Veronica: un volto segnato dalla sofferenza e dall’umiliazione, dagli occhi abbassati, obbedienti. Allora Teresa capì che il mistero dell’infanzia di Gesù si estendeva fin sulla Croce: era là che giungeva al suo culmine l’obbedienza con cui Egli aveva accettato di farsi uomo per nostro Amore. Così, mentre Teresa si consacrava al mistero dell’infanzia di Gesù, il papà – che l’aveva condotta al Padre celeste – le dava l’ultimo insegnamento diventando anche lui, vecchio sofferente, il « bambino del buon Dio », ma anch’egli in croce.

I GRANDI PRINCIPI TEOLOGICI DI TERESA
All’inizio del 1895 (due anni e mezzo prima della morte di Teresa) Madre Agnese di Gesù (Paolina), sorella e priora della nostra Santa, le chiese «per obbedienza» di scrivere i suoi ricordi d’infanzia (il futuro «Manoscritto A»). Teresa obbedì e, introducendo la narrazione, si soffermò a precisare che avrebbe raccontato soprattutto i suoi pensieri sulla Misericordia di Dio. Senza volerlo, diede così uno splendido riassunto di quella « teologia della Misericordia » che ella avrebbe insegnato a tutta la Chiesa.
Ecco i suoi quattro grandi «principi»:

1. «La perfezione consiste nel fare la volontà di Dio: nell’essere ciò che Lui vuole che noi siamo».
2. «L’amore di Nostro Signore si rivela altrettanto bene nell’anima più semplice quanto nell’anima più sublime. E poiché è proprio dell’Amore abbassarsi misericordiosamente… quanto più il buon Dio discende fino alle anime più piccole, tanto più dimostra la sua grandezza infinita».
3. «Come il sole rischiara allo stesso tempo i grandi cedri e ogni piccolo fiore, come se ciascuno fosse solo sulla terra, così Nostro Signore si occupa in particolare di ciascuna anima, con tanto amore come se fosse unica al mondo».
4. « E come nella natura tutte le stagioni sono regolate in modo da far sbocciare nel momento stabilito anche la più umile pratolina, così tutto è regolato in modo da corrispondere al bene di ciascuna anima».
(Prologo del Manoscritto A)
 Il 25 agosto 1897 Teresa inviò al « fratello » missionario l’ultima immagine da lei dipinta nei mesi di maggio-giugno. Su di essa scrisse pochissime parole. Furono « la sua ultima lettera »:
«Io non posso temere un Dio che per me si è fatto così piccolo… io l’amo!… perchè Egli è soltanto amore e misericordia! ».

OFFERTA COME VITTIMA DI OLOCAUSTO ALL’AMORE MISERICORDIOSO
 Mio Dio, Trinità beata, desidero amarvi e farvi amare, lavorare per la glorificazione della santa Chiesa, salvando le anime che sono sulla terra e liberando quelle che sono nel purgatorio. Desidero compiere perfettamente la vostra volontà e arrivare al grado di gloria che m’avete preparato nel vostro regno. In una parola, desidero essere santa, ma sento la mia impotenza e vi domando, o mio Dio, di essere voi stesso la mia Santità.
Poiché mi avete amata fino a darmi il vostro unico Figlio perché fosse il mio Salvatore e il mio Sposo, i tesori infiniti dei suoi meriti appartengono a me ed io ve li offro con gioia, supplicandovi di non guardare a me se non attraverso il Volto di Gesù e dentro il suo Cuore che brucia d’Amore.
Vi offro inoltre tutti i meriti dei Santi che sono in Cielo e sulla terra e degli Angeli; vi offro infine, o beata Trinità, l’amore e i meriti della santa Vergine, mia madre diletta. A lei abbandono la mia offerta e la prego di presentarvela.
Il suo Figlio divino, mio Sposo diletto, nei giorni della sua vita mortale, ci ha detto: « Tutto ciò che domanderete al Padre in nome mio, ve lo darà! ». Sono dunque certa che esaudirete i miei desideri. Lo so, mio Dio: più volete dare, più fate desiderare. Sento nel mio cuore desideri immensi e vi chiedo con tanta fiducia di venire a prendere possesso della mia anima.
Ah, non posso ricevere la santa comunione così spesso come vorrei, ma, Signore, non siete l’onnipotente? Restate in me come nel tabernacolo, non allontanatevi mai dalla vostra piccola ostia.
Vorrei consolarvi dell’ingratitudine dei cattivi e vi supplico di togliermi la libertà di dispiacervi. Se qualche volta cado per la mia debolezza, il vostro sguardo divino purifichi subito la mia anima consumando tutte le mie imperfezioni.
Vi ringrazio o mio Dio, di tutte le grazie che m’avete accordate, in particolare di avermi fatta passare attraverso il crogiolo della sofferenza.
Sarò felice di vedervi comparire, nel giorno finale, con lo scettro della Croce e spero di rassomigliare a voi nel Cielo e di veder brillare sul mio corpo glorificato le sacre stimmate della vostra passione.
Dopo l’esilio della terra, spero di venire a godervi nella patria.
Ma non voglio ammassare dei meriti per il Cielo: voglio lavorare solo per il vostro amore, con l’unico scopo di farvi piacere e di salvare anime.
Alla sera di questa vita comparirò davanti a voi a mani vuote perché non vi chiedo, Signore, di contare le mie opere. Tutte le nostre giustizie hanno macchie ai vostri occhi. Voglio perciò rivestirmi della vostra giustizia e ricevere dal vostro amore il possesso eterno di Voi stesso.
Ai vostri occhi il tempo è nulla. Un giorno solo è come mille anni e perciò potete prepararmi in un istante a comparire davanti a voi.
Per vivere in un atto di perfetto amore, mi offro come vittima d’olocausto al vostro amore misericordioso, supplicandovi di consumarmi senza posa, lasciando traboccare nella mia anima i flutti d’infinita tenerezza che sono racchiusi in Voi. Così potrò diventare martire del vostro amore, o mio Dio!
Che questo martirio, dopo avermi preparata a comparire davanti a Voi, mi faccia morire e la mia anima si slanci senza alcuna sosta verso l’eterno abbraccio del vostro amore misericordioso.
Voglio, o mio Diletto, ad ogni battito del cuore rinnovarvi questa offerta un numero infinito di volte, fino a che, svanite le ombre, possa ridirvi il mio amore in una faccia a faccia eterno! 

Dagli scritti…
  « Gesù mi ha dato un mezzo semplice per compiere la mia missione. Mi ha fatto capire questa parola dei Cantici: «Attirami, noi correremo all’effluvio dei tuoi profumi». O Gesù, dunque non è nemmeno necessario dire: Attirando me, attira le anime che amo. Questa semplice parola: «Attirami» basta. Signore, lo capisco, quando un’anima si è lasciata avvincere dall’odore inebriante dei tuoi profumi, non potrebbe correre da sola, tutte le anime che ama vengono trascinate dietro di lei: questo avviene senza costrizione, senza sforzo, è una conseguenza naturale della sua attrazione verso di te. Come un torrente che si getta impetuoso nell’oceano trascina dietro di sé tutto ciò che ha incontrato al suo passaggio, così, o mio Gesù, l’anima che si immerge nell’oceano senza sponde del tuo amore attira con sé tutti i tesori che possiede…
Signore, tu lo sai, io non ho altri tesori se non le anime che ti è piaciuto unire alla mia; questi tesori, sei tu che me li hai affidati,…
Tu lo sai, o mio Dio, non ho mai desiderato altro che amarti, non ambisco altra gloria. Il tuo amore mi ha prevenuta fin dall’infanzia, è cresciuto con me, e ora è un abisso del quale non riesco a sondare la profondità. L’amore attira l’amore, perciò, mio Gesù, il mio si slancia verso di te, vorrebbe colmare l’abisso che l’attira, ma ahimè, non è neanche una goccia di rugiada perduta nell’oceano! Per amarti come mi ami tu, devo far mio il tuo stesso amore, solo allora trovo riposo. O mio Gesù, forse è un’illusione, ma mi sembra che tu non possa colmare un’anima con più amore di quello con cui hai colmato la mia; per questo oso domandarti di amare quelli che mi hai dato come hai amato me. Se un giorno, in Cielo, scoprirò che li ami più di me, ne sarò felicissima, riconoscendo fin da adesso che quelle anime meritano il tuo amore molto più della mia; ma quaggiù non riesco a concepire un’immensità di amore più grande di quella che ti sei compiaciuto di prodigarmi gratuitamente senza alcun merito da parte mia….
Madre mia, credo che sia necessario darle ancora qualche spiegazione sul brano del Cantico dei Cantici: «Attirami, noi correremo» perché quello che ho voluto dirne mi sembra poco comprensibile. «Nessuno può venire a me, ha detto Gesù, se non lo attira il Padre mio che mi ha mandato». …. Dice inoltre che tutto quello che chiederemo al Padre suo nel suo nome Egli lo concederà. Certo è per questo che lo Spirito Santo, prima della nascita di Gesù, dettò questa preghiera profetica: Attirami, noi correremo. Cos’è dunque chiedere di essere attirati, se non unirsi in modo intimo all’oggetto che avvince il cuore? ….
Madre amata, ecco la mia preghiera: chiedo a Gesù di attirarmi nelle fiamme del suo amore, di unirmi così strettamente a Lui, che Egli viva ed agisca in me. Sento che quanto più il fuoco dell’amore infiammerà il mio cuore, quanto più dirò: Attirami, tanto più le anime che si avvicineranno a me… correranno rapidamente all’effluvio dei profumi del loro Amato…. » 
  »Ho sempre desiderato di essere una santa, ma, ahimé, ho sempre constatato quando mi sono confrontata con i Santi, che tra loro e me c’è la stessa differenza che esiste tra una montagna la cui vetta si perde nei cieli e il granello di sabbia, oscuro, calpestato dai piedi dei passanti. Invece di scoraggiarmi, mi sono detta:  il buon Dio non potrebbe ispirare desideri irrealizzabili; quindi, nonostante la mia piccolezza, posso aspirare alla santità. Farmi diversa da quel che sono, più grande, mi è impossibile: mi devo sopportare per quello che sono con tutte le mie imperfezioni; ma voglio cercare il modo di andare in Cielo per una piccola via bella diritta, molto corta, una piccola via tutta nuova. Siamo in un secolo di invenzioni: oggi non vale più la pena di salire i gradini di una scala: nelle case dei ricchi un ascensore la sostituisce vantaggiosamente. Vorrei trovare anch’io un ascensore per innalzarmi fino a Gesù, perché sono troppo piccola per salire la dura scala della perfezione.
Allora ho cercato nei libri santi l’indicazione dell’ascensore, oggetto del mio desiderio e ho letto queste parole uscite dalla bocca della Sapienza Eterna: Se qualcuno è molto piccolo, venga a me. Così sono arrivata ad intuire che avevo trovato quello che cercavo. E volendo sapere, o mio Dio, che cosa faresti al molto piccolo che rispondesse alla tua chiamata, ho continuato le mie ricerche ed ecco quello che ho trovato: « Come una madre accarezza il figlio, così io vi consolerò: vi porterò in braccio e vi cullerò sulle mie ginocchia! ». Ah, mai parole più tenere, più melodiose hanno rallegrato la mia anima! L’ascensore che mi deve innalzare fino al Cielo sono le tue braccia, o Gesù! Per questo non ho bisogno di crescere, anzi bisogna che io resti piccola, che lo diventi sempre di più. O mio Dio, hai superato ogni mia aspettativa e io voglio cantare le tue misericordie ».
  »Come può un’anima così imperfetta come la mia aspirare a possedere la pienezza dell’Amore? O Gesù, mio primo, mio solo Amico, tu che io amo UNICAMENTE, dimmi che mistero è questo? Perché non riservi queste immense aspirazioni alle grandi anime, alle Aquile che si librano nelle altezze?… Io mi considero invece un debole uccellino coperto solo da una leggera lanugine. Non sono un’aquila: dell’aquila ho semplicemente gli occhi e il cuore perché, nonostante la mia piccolezza estrema, oso fissare il Sole divino, il Sole dell’Amore e il mio cuore sente dentro di sé tutte le aspirazioni dell’aquila. L’uccellino vorrebbe volare verso quel Sole brillante che affascina i suoi occhi, vorrebbe imitare le Aquile sue sorelle che vede elevarsi fino al focolare divino della Santissima Trinità… Ahimé, tutto ciò che riesce a fare è sollevare le sue piccole ali! Ma alzarsi in volo, questo non è nelle sue piccole possibilità! Che ne sarà di lui? Morirà dal dispiacere vedendosi così impotente?… Oh, no! L’uccellino non si affliggerà nemmeno. Con un abbandono audace, vuole restare a fissare il suo Sole divino. Niente potrebbe spaventarlo: né il vento, né la pioggia. E se nubi oscure vengono a nascondere l’Astro dell’Amore, l’uccellino non cambia posto, sa che al di là delle nubi  il suo Sole brilla sempre, che il suo splendore non potrebbe eclissarsi neanche un momento. Talvolta, è vero, il cuore dell’uccellino è assalito dalla tempesta: gli sembra di non credere che esista altro se non le nubi che lo avvolgono. E’ quello il momento della gioia perfetta per il povero debole esserino. Che felicità per lui restare là ugualmente, fissare la luce invisibile che si nasconde alla sua fede!!!…
Gesù, fin qui capisco il tuo amore per l’uccellino, poiché egli non si allontana da te… Ma io lo so e anche tu lo sai: spesso l’imperfetta creaturina, pur restando al suo posto (cioè sotto i raggi del Sole), si lascia un po’ distrarre dalla sua unica occupazione. Prende un granellino a destra e a sinistra, corre dietro a un vermiciattolo; poi, quando incontra una piccola pozzanghera, si bagna le penne appena spuntate; vede un fiore che gli piace e il suo piccolo spirito si occupa di quel fiore. Insomma, non potendo librarsi come le aquile, il piccolo uccellino si occupa ancora delle piccolezze della terra. Eppure, dopo tutte queste birichinate, invece di andare a nascondersi in un angolo a piangere la sua miseria e morire di pentimento, l’uccellino si gira verso il suo amato Sole, presenta ai suoi raggi benefici le sue alucce bagnate, geme come la rondine e nel suo dolce canto egli ha fiducia, egli racconta una per una le sue infedeltà, pensando nel suo abbandono temerario di acquistare più potere, di attirare più pienamente l’amore di Colui  che non è venuto a chiamare i giusti ma i peccatori… Se l’Astro adorato resta sordo ai cinguetti lamentosi della sua creaturina, se resta velato, ebbene, la creaturina resta bagnata, accetta di essere intirizzita di freddo e si rallegra anche di questa sofferenza che comunque ha meritata!…
O Gesù, come è felice il tuo uccellino di essere debole e piccolo! Che ne sarebbe di lui se fosse grande? Mai avrebbe l’audacia di comparire alla tua presenza, di  sonnecchiare davanti a te!… Sì, anche questa è una debolezza  dell’uccellino quando vuole fissare il Sole divino e le nubi gli impediscono di vedere anche un solo raggio: suo malgrado gli si chiudono gli occhietti, la sua testolina si nasconde sotto l’aluccia e il povero esserino si addormenta, credendo di fissare sempre il suo Astro amato. Al suo risveglio, non si affligge, il suo cuoricino resta in pace, ricomincia il suo compito d’amore, invoca gli angeli e i santi che si innalzano come Aquile verso la Fornace divorante, oggetto del suo desiderio e le Aquile si muovono a pietà del loro fratellino, lo proteggono, lo difendono, mettono in fuga gli avvoltoi che vorrebbero divorarlo. Gli avvoltoi, immagine dei demoni, l’uccellino non li teme: non è affatto destinato a diventare loro preda, bensì preda dell’Aquila che egli contempla al centro del Sole dell’Amore.
O Verbo divino, sei tu l’Aquila adorata che amo e che mi attira; sei tu che, lanciandoti verso la terra d’esilio, hai voluto soffrire e morire per attirare le anime fino al seno dell’eterna Fornace della beata Trinità; sei tu che, risalendo verso la Luce inaccessibile che sarà ormai la tua dimora, resti ancora nella valle di lacrime, nascosto sotto l’apparenza di un’ostia bianca!… Aquila eterna, tu vuoi nutrire della tua sostanza divina proprio me, povero piccolo essere, che tornerei nel nulla se il tuo sguardo divino non mi donasse la vita in ogni istante!… O Gesù, lasciami nell’eccesso della mia riconoscenza, lasciami dire che il tuo amore arriva alla follia!… Come vuoi che, davanti a questa follia, il mio cuore non si slanci verso di te? Come potrebbe avere limiti la mia fiducia?… Ah, per te, lo so, anche i santi hanno fatto follie, hanno fatto grandi cose, perché erano aquile!…
Gesù, io sono troppo piccola per fare grandi cose! E la mia follia è di sperare che il tuo Amore mi accetti come vittima!… La mia follia consiste nel supplicare le aquile mie sorelle di concedermi la grazia di volare verso il Sole dell’Amore con le stesse ali dell’Aquila divina!…
Per tutto il tempo che vorrai, o mio Amato, il tuo uccellino resterà senza forze e senza ali, egli terrà sempre gli occhi fissi su di te: vuole essere affascinato dal tuo sguardo divino, vuole diventare la preda del tuo Amore!… Un giorno, ne ho la speranza, Aquila adorata, tu verrai a prendere il tuo uccellino e, risalendo con lui alla Fornace dell’Amore, lo immergerai per l’eternità nell’Abisso ardente di quell’Amore al quale si è offerto come vittima!… »

« Mi sono chiesta a lungo perché il Buon Dio facesse delle preferenze, perché tutte le anime non ricevessero un uguale grado di grazie; mi stupivo vedendolo elargire favori straordinari ai Santi che l’avevano offeso, come San Paolo e Sant’Agostino e che Egli costringeva, per così dire, a ricevere le sue grazie; o leggendo la vita dei Santi che Nostro Signore si è compiaciuto di coccolare dalla culla alla tomba, senza lasciare sul loro cammino alcun ostacolo che impedisse loro di elevarsi verso di Lui, e prevenendo queste anime con favori tali che non potevano fare a meno di conservare immacolato lo splendore della loro veste battesimale.
Mi domandavo perché i poveri selvaggi, per esempio, morivano così numerosi prima di aver solo sentito pronunciare il nome di Dio…
Gesù si è degnato di istruirmi su questo mistero, ha messo davanti ai miei occhi il libro della natura, e ho capito che tutti i fiori che ha creato sono belli, che lo splendore della rosa e il candore del Giglio non cancellano il profumo della piccola violetta o la semplicità incantevole della margheritina…
Ho capito che se tutti i fiorellini volessero essere delle rose, la natura perderebbe il suo manto primaverile, i campi non sarebbero più smaltati di fiorellini… anche la più umile margheritina, allo stesso modo tutto concorre al bene di ogni anima ».
Così accade nel mondo delle anime che è il giardino di Gesù. Egli ha voluto creare i grandi Santi che possono essere paragonati al Giglio e alle rose, ma ne ha creati anche di piccoli, e questi devono accontentarsi di essere delle pratoline e delle violette, destinate a rallegrare lo sguardo del Buon Dio quando lo abbassa ai suoi piedi; la perfezione consiste nel fare la Sua volontà, nell’essere quello che Lui vuole…
Ho capito anche che l’amore di Nostro Signore si rivela tanto all’anima più semplice, che non oppone alcuna resistenza alla sua grazia, quanto all’anima più sublime; infatti, dato che il gesto più proprio dell’amore è di abbassarsi, se tutte le anime assomigliassero a quelle dei Santi dottori che hanno illuminato la Chiesa con lo splendore della loro dottrina, il Buon Dio non scenderebbe abbastanza in basso giungendo fino al loro cuore; ma Egli ha creato il bambino che non sa niente e fa sentire solo deboli grida, ha creato il povero selvaggio che è guidato solo dalla legge naturale ed è fino al loro cuore che Egli si degna di abbassarsi, sono proprio questi i suoi fiori di campo la cui semplicità lo rapisce…
Discendendo in questo mondo il Buon Dio mostra la sua grandezza infinita.
Come il sole rischiara sia i cedri sia ogni fiorellino, come se esso fosse l’unico sulla terra, così Nostro Signore si occupa in modo particolare di ogni anima con tanto amore, quasi fosse la sola a esistere »

«Che gioia passare per pazze agli occhi del mondo! Si giudicano gli altri secondo se stessi e siccome il mondo è insensato, pensa naturalmente che le insensate siamo noi! Ma dopo tutto, noi non siamo le prime. Il solo crimine che fu rimproverato a Gesù, da Erode, fu quello di essere pazzo, e io la penso come Erode! Sì, era pazzia cercare i poveri piccoli cuori dei mortali… Era pazzo il nostro Dio a venire sulla terra per cercare dei peccatori allo scopo di farne i suoi amici, i suoi intimi, i suoi simili.
E non siamo delle fannullone!
Gesù ci ha difese nella persona di Maria Maddalena. Egli era a tavola, Marta serviva, Lazzaro mangiava con Lui e i discepoli. Quanto a Maria, non pensava a prendere cibo, ma a far piacere a Colui che amava. Così prese un vaso colmo di un profumo di grande valore e, spezzando il vaso, lo sparse sul capo di Gesù… Allora tutta la casa fu invasa da quel profumo, ma gli APOSTOLI mormorarono contro Maddalena!…
E proprio come per noi: i cristiani più fervorosi, i sacerdoti trovano che siamo esagerate, che dovremmo servire con Marta invece che consacrare a Gesù i vasi delle nostre vite, con i profumi che vi sono racchiusi…
E tuttavia che importa che i nostri vasi siano spezzati se Gesù è consolato e il mondo, suo malgrado, è costretto a sentire i profumi che ne esalano e che servono a purificare l’aria avvelenata che esso continuamente respira?»
(Lettera 169, del 19 agosto 1894)

L’ABBANDONO
1 – Su questa terra c’è un albero meraviglioso; la cui radice o mistero! si trova in cielo. Sotto quell’ombre mai, nulla potrà ferire; e senza timor di tempesta vi si può riposare. Amore è il nome di quest’albero ineffabile; e il suo frutto dilettevole si chiama abbandono.
2 – Questo frutto mi dà felicità, nella vita; e l’odor suo divino mi rallegra l’anima. Se lo tocco, mi pare un tesoro; se l’assaggio, mi è anche più dolce. Mi da un oceano di pace in questo mondo; una profonda pace in cui sempre riposo.
3 – Soltanto l’abbandono mi cede alle tue braccia, Gesù; e mi fa vivere del pane dei tuoi eletti: divino Sposo, a te m’abbandono! E non bramo che il dolce tuo sguardo. Addormentandomi sul tuo cuore voglio sempre sorridere; e là, sempre ridire che t’amo, Signore!
4 – Anch’io, come la pratolina, schiudo il mio calice al sole…mio dolce sole di vita, amabile Re! L’ostia divina è piccola come me…ma la sua fiamma celeste, il luminoso suo raggio, mi fa nascer nell’anima il perfetto abbandono…
5 – Tutte le creature possono trascurarmi; vicino a te non ne trarrò un lamento. E se anche tu, o divino Tesoro, mi lasci, priva delle tue carezze voglio sorridere ancora: e attendere in pace, Gesù mio, il tuo ritorno, perpetuando il mio canto d’amore.
6 – Nulla mi inquieta, e nulla può turbarmi, la mia anima vola più alta dell’allodola…il cielo è sempre azzurro al di là delle nubi, presso le rive eterne dove regna il buon Dio! E in pace attendo la gioia delle stanze celesti, mentre qui nel ciborio trovo il dolce frutto dell’amore.

Publié dans:SANTI, Santi - biografia |on 1 octobre, 2013 |Pas de commentaires »
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