OMELIA 20 OTTOBRE 2013 29A DOMENICA : PREGARE SENZA STANCARSI

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20 OTTOBRE 2013 | 29A DOMENICA – T. ORDINARIO C | OMELIA DI APPROFONDIMENTO

PREGARE SENZA STANCARSI

« Annunzia la parola! »
« I vescovi, quali successori degli apostoli, ricevono dal Signore, cui è data ogni potestà in cielo e in terra, la missione di insegnare a tutte le genti e di predicare il Vangelo a ogni creatura, affinché tutti gli uomini, per mezzo della fede, del battesimo e dell’osservanza dei comandamenti, ottengano la salvezza (cf Mt 28,18-20; Mc 16,15-16; At 26,17) » (Lumen gentium, 24). « Tra le funzioni principali dei vescovi eccelle la predicazione del Vangelo » (Lumen gentium, 25).
« I presbiteri, nella loro qualità di cooperatori dei vescovi, hanno innanzitutto il dovere di annunciare a tutti il Vangelo di Dio, affinché seguendo il mandato del Signore: Andate nel mondo intero a predicare il Vangelo ad ogni creatura (Mc 16,15), possano costituire e incrementare il popolo di Dio » (Presbyterorum ordinis, 4).
I diaconi « servono il popolo di Dio nel ministero della liturgia, della predicazione e della carità » (Lumen gentium, 29).
Fedele alla sua missione, la Chiesa non si stanca di ripresentare agli uomini gli insegnamenti della Parola di Dio, memore della solenne affermazione del Maestro: « Il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno » (Mc 13,31). Quando proclama come primo dovere del vescovo e del presbitero il « ministero della parola » (At 6,4), essa riecheggia il chiaro ed energico ammonimento che l’apostolo Paolo, o, comunque, l’autore ispirato da Dio rivolgeva all’ »uomo di Dio » posto dallo Spirito Santo come vescovo a reggere la Chiesa (cf At 20,28): « Ti scongiuro davanti a Dio e a Cristo Gesù che verrà a giudicare i vivi e i morti, per la sua manifestazione e il suo regno: annunzia la parola, insisti in ogni occasione opportuna e non opportuna, ammonisci, rimprovera, esorta con ogni magnanimità e dottrina ». Gli ricorda il grave dovere, lo fa in nome di Cristo giudice e re, gli spiega come lo deve adempiere. Se queste parole obbligano a un severo esame di coscienza coloro che il Cristo chiama « gli araldi della fede… i dottori autentici, cioè rivestiti dell’autorità di Cristo » (Lumen gentium, 25, dei vescovi), « consacrati a predicare il Vangelo » (Lumen gentium, 28, dei presbiteri), esse suonano nello stesso tempo monito a tutti i credenti, vescovi, preti, diaconi, laici, ad ascoltare con fede la Parola di Dio: quella che è contenuta nelle Sacre Scritture, che, ispirate da Dio, ci istruiscono per la salvezza, ci insegnano, convincono, correggono e formano a una vita di giustizia, cioè retta e virtuosa, ci preparano al compimento delle opere buone.
Ma prima l’apostolo ha esortato Timoteo a rimanere saldo in ciò che ha appreso, s’intende anzitutto a viva voce, non solo da lui stesso (cf 2 Tm 1,13), ma già dall’infanzia, attraverso l’educazione ricevuta in famiglia, dove ben presto fu introdotto alla conoscenza dell’Antico Testamento. Prima aveva nominato, elogiandole per la « fede schietta » che gli avevano comunicato, la nonna di Timoteo Loide e la madre Eunice (2 Tm 1,5). Fossero così solleciti i genitori cristiani (e anche i nonni!), che troppo spesso delegano l’adempimento di questi doveri alla parrocchia, quando non lo trascurano del tutto!…

Pregare con fede
La Parola di Dio è d’una ricchezza inesauribile. Per le verità che ci fa conoscere: al centro, Gesù Signore, il Figlio di Dio fatto uomo, morto e risorto per noi, che ci rivela il Padre e ci conduce a lui nello Spirito Santo. Per la via dei suoi comandamenti ch’egli ci fa conoscere, per la quale ci invita e ci aiuta a « correre » dilatando il nostro cuore (cf Sal 118,27.32). Così si vive la vita cristiana che, diceva s. Ignazio d’Antiochia, ha come principio la fede e come fine l’amore.
In questa domenica, la 1ª lettura e il Vangelo ci propongono un tema di massima importanza nella vita del cristiano: la preghiera. E come pregare? Fra le varie risposte che si potrebbero dare ne scegliamo due che in questi passi hanno particolare rilievo. La prima risposta è: pregare con fede. « Se manca la fede », afferma perentoriamente s. Agostino, « non c’è preghiera ». E cita Paolo: « Chiunque invocherà il nome del Signore sarà salvato. Ora, come potranno invocarlo senza aver prima creduto in lui? » (Rm 10,13-14).
Prega con fede Mosè, che, mentre ordina a Giosuè di uscire in battaglia contro gli Amaleciti, sceglie per sé la parte dell’orazione.
Dirà Paolo: « Voglio che gli uomini preghino, dovunque si trovino, alzando al cielo mani pure senza ira e senza contese » (1 Tm 2,8). Pregare con le braccia aperte, alzando gli occhi al cielo (come Gesù, Gv 17,1), è un gesto menzionato spesso dalla Parola di Dio, vivo ancora nella liturgia, nelle orazioni presidenziali, nel canone, nel Padre nostro. Pregare con fede. Come il Salmista. Egli si domanda: « Da dove mi verrà l’aiuto? » e risponde senza esitazione: « Il mio aiuto viene dal Signore, che ha fatto cielo e terra ». E l’interlocutore (se dobbiamo vedere in questo salmo un dialogo) risponde riaffermando con entusiasmo la sua fede e la sua fiducia nell’aiuto di Dio: « Non lascerà vacillare il tuo piede, non si addormenterà il tuo custode… Il Signore è il tuo custode, il Signore è come ombra che ti copre… Il Signore ti proteggerà da ogni male, egli proteggerà la tua vita ». Pregare con fede. Perché è « per mezzo della fede in Cristo Gesù che si ottiene la salvezza ».
Abbiamo qui un’eco della dottrina che Paolo considera capitale, specialmente nelle lettere ai Galati e ai Romani. Sappiamo che « l’uomo non è giustificato dalle opere della legge, ma soltanto per mezzo della fede in Gesù Cristo » (Gal 2,16); « Tutti voi siete figli di Dio per la fede in Cristo Gesù » (3,26); « Noi infatti per virtù dello Spirito, attendiamo dalla fede la giustificazione che speriamo », da quella fede che « opera per mezzo della carità » (5,5-6), che ci fa camminare secondo lo Spirito (cf 5,16), che ci fa crocifiggere la nostra carne con le sue passioni e i suoi desideri, vivere dello Spirito e camminare secondo lo Spirito (cf 5,24-25).
Poveri noi se, dimenticando che siamo « giustificati gratuitamente per la sua grazia, in virtù della redenzione realizzata da Gesù Cristo » (Rm 3,24), che Gesù « è stato messo a morte per i nostri peccati ed è stato risuscitato per la nostra giustificazione » (4,25), che « Dio dimostra il suo amore verso di noi perché, mentre eravamo ancora peccatori, Cristo è morto per noi » (5,8), confidiamo nelle nostre opere buone, prescindendo dalla fede in colui che è il solo « mediatore fra Dio e gli uomini, l’uomo Cristo Gesù, che ha dato se stesso in riscatto per tutti » (1 Tm 2,5-6).
Vogliamo ascoltare uno dei tanti commenti che fa s. Agostino a questi e altri passi simili di san Paolo? « Non dimentichiamo quanto ci dice l’apostolo: « Per questa grazia siete salvi mediante la fede; e ciò non viene da voi, ma è dono di Dio, né viene dalle opere, perché nessuno possa vantarsene » (Ef 2,8-9). Ribadisce: « Per grazia siete stati salvati » (Ef 2,5). In realtà non vi era in precedenza nella nostra vita nulla di buono, che Dio potesse apprezzare e amare, quasi avesse dovuto dire a se stesso: « Andiamo, soccorriamo questi uomini, perché la loro vita è buona ». Non poteva piacergli la nostra vita col nostro modo di agire, però non poteva dispiacergli ciò che egli stesso aveva operato in noi. Pertanto condannerà il nostro operato, ma salverà ciò che egli stesso ha creato ». Continuerà ammonendo: « Questa è la grazia che abbiamo ricevuto. Viviamo perciò in modo degno di essa, per non fare oltraggio a un dono sì grande. Ci è venuto incontro un medico tanto buono e valente da liberarci da tutti i nostri mali. Se vogliamo di nuovo ricadere nella malattia, non solo recheremo danno a noi stessi, ma ci dimostreremo anche ingrati verso il nostro medico ».
Pregare con fede. Perché la nostra preghiera si rivolge a Dio giusto, che « farà grazia ai suoi eletti ». Il brano evangelico si conclude con una interrogazione di cui non è facile capire il senso preciso: « Ma il Figlio dell’uomo, quando verrà, troverà la fede sulla terra? ». Si riferirà forse a un tempo di persecuzione, quando professare la fede sarà diventato difficile e molti cederanno di fronte alle minacce, al pericolo della vita? (È la condizione in cui si trovano anche oggi non pochi nostri fratelli). O vorranno esprimere, queste parole, l’angoscia di Gesù che si interroga sul risultato dell’annuncio messianico, lui che lascia agli uomini la libertà di rispondere con un sì o con un no alla sua parola? In ogni caso, è anche questa una viva e preoccupata esortazione alla fede, come tante volte si ode dalla bocca del Maestro.

« Pregare sempre, senza stancarsi »
Il Vangelo parla chiaro: mentre altre volte il significato, la « morale » della parabola viene indicata come conclusione del racconto o affidata all’intelligenza degli uditori, qui è dichiarata già da principio: « Gesù disse ai suoi discepoli una parabola sulla necessità di pregare sempre, senza stancarsi ». Ma ritorniamo alla 1ª lettura. Qui si dice apertamente che « Mosè sentiva pesare le mani dalla stanchezza ». Ma l’importante è che egli, sostenuto dai fedeli Aronne e Cur, non desistette da quell’atteggiamento di preghiera « fino al tramonto del sole ». E fu esaudito: « Giosuè sconfisse Amalek e il suo popolo ». L’insegnamento della parabola evangelica è ancora più chiaro. Quella povera vedova, vittima di gente ingiusta e senza scrupoli, come càpita spesso a chi è debole e solo, non si limita a mandare una supplica al giudice: « Andava da lui e gli diceva: Fammi giustizia contro il mio avversario ». I suoi ripetuti tentativi sembravano inutili. Forse, nella piccola città in cui quel tale faceva da padrone, lo sapevano tutti che egli era un uomo senza timor di Dio e che non rispettava nessuno. Quanti si saranno rassegnati a subire l’ingiustizia dopo aver bussato invano a quella porta! Forse quella vedova si sarà sentita dire: « Non ti rendi conto che batti la testa contro un muro? ». Ma non si perse d’animo; alla fine, il giudice, non per rimorso di coscienza o per buon cuore, ma solo per levarsi d’intorno una noia, si decise a farle giustizia.
Gesù non voleva certo raffigurare Dio, giusto e infinitamente buono, nella persona del giudice iniquo. Voleva dirci: se persino costui, che era quello che sapete, alla fine ha dato ascolto alle preghiere di quella poveretta, potreste dubitare che Dio esaudisca la vostra preghiera, quando pregate con fede e senza stancarvi? Quanto più se preghiamo, come nella celebrazione dell’Eucaristia, « per Cristo, con Cristo e in Cristo », presente sull’altare come nel cielo, « sempre vivo per intercedere » a nostro favore (Eb 7,25).

Da: PELLEGRINO M., Servire la Parola, Anno C,

Publié dans : OMELIE, PREDICHE E ☻☻☻ |le 18 octobre, 2013 |Pas de Commentaires »

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