1 OTTOBRE: TERESA DEL BAMBINO GESU’ – DEL VOLTO SANTO

http://www.carmelosicilia.it/santa_teresina.htm

(qualcosa per la memoria di Santa Teresa, ho sicuramente già messo la biografia)

1 OTTOBRE: TERESA DEL BAMBINO GESU’ – DEL VOLTO SANTO

La Santa di Lisieux ha dato come esempio al mondo la propria totale conformazione a uno dei misteri più trascurati della vita di Cristo: quello della « infanzia di Gesù » che – dalla culla alla croce – ci ha mostrato come si diventa adulti restando sempre « figli », sempre bambini che si affidano alle braccia del loro Padre, sempre protesi a un amore obbediente.
È contemplando assieme, incessantemente, con un unico sguardo, il Bambino di Betlemme e il Volto Santo che Teresa ha compreso il mistero dell’adultezza cristiana.
 Fu a partire dal 10 gennaio 1889 che Teresa del Bambino Gesù (questo è il nome che ricevette in monastero) cominciò ad aggiungere al suo nome un nuovo « titolo »: « del Volto Santo ». Che cosa era accaduto? Perché legare l’infanzia di Gesù direttamente con la sua Passione, (tanto che ella scriveva i due « titoli » senza la congiunzione « e »)? Proprio in quel tempo il papà di Teresa cadeva in preda di una malattia che, a tratti, gli sconvolgeva la mente. Egli aveva offerto al Signore la sua vita, come le figlie, e accettava pazientemente quella umiliante malattia di cui aveva dolorosa coscienza. Nei momenti più tristi le figlie lo vedevano coprirsi il volto con un fazzoletto come se si vergognasse a farsi vedere in quello stato. Teresa – che aveva chiesto di poter partecipare alle sofferenze di Cristo – non aveva mai creduto che fosse possibile soffrire tanto, come quando vide il papà così ridotto. Ma ecco: il volto del papà era come quello che Gesù lasciò impresso nel velo della Veronica: un volto segnato dalla sofferenza e dall’umiliazione, dagli occhi abbassati, obbedienti. Allora Teresa capì che il mistero dell’infanzia di Gesù si estendeva fin sulla Croce: era là che giungeva al suo culmine l’obbedienza con cui Egli aveva accettato di farsi uomo per nostro Amore. Così, mentre Teresa si consacrava al mistero dell’infanzia di Gesù, il papà – che l’aveva condotta al Padre celeste – le dava l’ultimo insegnamento diventando anche lui, vecchio sofferente, il « bambino del buon Dio », ma anch’egli in croce.

I GRANDI PRINCIPI TEOLOGICI DI TERESA
All’inizio del 1895 (due anni e mezzo prima della morte di Teresa) Madre Agnese di Gesù (Paolina), sorella e priora della nostra Santa, le chiese «per obbedienza» di scrivere i suoi ricordi d’infanzia (il futuro «Manoscritto A»). Teresa obbedì e, introducendo la narrazione, si soffermò a precisare che avrebbe raccontato soprattutto i suoi pensieri sulla Misericordia di Dio. Senza volerlo, diede così uno splendido riassunto di quella « teologia della Misericordia » che ella avrebbe insegnato a tutta la Chiesa.
Ecco i suoi quattro grandi «principi»:

1. «La perfezione consiste nel fare la volontà di Dio: nell’essere ciò che Lui vuole che noi siamo».
2. «L’amore di Nostro Signore si rivela altrettanto bene nell’anima più semplice quanto nell’anima più sublime. E poiché è proprio dell’Amore abbassarsi misericordiosamente… quanto più il buon Dio discende fino alle anime più piccole, tanto più dimostra la sua grandezza infinita».
3. «Come il sole rischiara allo stesso tempo i grandi cedri e ogni piccolo fiore, come se ciascuno fosse solo sulla terra, così Nostro Signore si occupa in particolare di ciascuna anima, con tanto amore come se fosse unica al mondo».
4. « E come nella natura tutte le stagioni sono regolate in modo da far sbocciare nel momento stabilito anche la più umile pratolina, così tutto è regolato in modo da corrispondere al bene di ciascuna anima».
(Prologo del Manoscritto A)
 Il 25 agosto 1897 Teresa inviò al « fratello » missionario l’ultima immagine da lei dipinta nei mesi di maggio-giugno. Su di essa scrisse pochissime parole. Furono « la sua ultima lettera »:
«Io non posso temere un Dio che per me si è fatto così piccolo… io l’amo!… perchè Egli è soltanto amore e misericordia! ».

OFFERTA COME VITTIMA DI OLOCAUSTO ALL’AMORE MISERICORDIOSO
 Mio Dio, Trinità beata, desidero amarvi e farvi amare, lavorare per la glorificazione della santa Chiesa, salvando le anime che sono sulla terra e liberando quelle che sono nel purgatorio. Desidero compiere perfettamente la vostra volontà e arrivare al grado di gloria che m’avete preparato nel vostro regno. In una parola, desidero essere santa, ma sento la mia impotenza e vi domando, o mio Dio, di essere voi stesso la mia Santità.
Poiché mi avete amata fino a darmi il vostro unico Figlio perché fosse il mio Salvatore e il mio Sposo, i tesori infiniti dei suoi meriti appartengono a me ed io ve li offro con gioia, supplicandovi di non guardare a me se non attraverso il Volto di Gesù e dentro il suo Cuore che brucia d’Amore.
Vi offro inoltre tutti i meriti dei Santi che sono in Cielo e sulla terra e degli Angeli; vi offro infine, o beata Trinità, l’amore e i meriti della santa Vergine, mia madre diletta. A lei abbandono la mia offerta e la prego di presentarvela.
Il suo Figlio divino, mio Sposo diletto, nei giorni della sua vita mortale, ci ha detto: « Tutto ciò che domanderete al Padre in nome mio, ve lo darà! ». Sono dunque certa che esaudirete i miei desideri. Lo so, mio Dio: più volete dare, più fate desiderare. Sento nel mio cuore desideri immensi e vi chiedo con tanta fiducia di venire a prendere possesso della mia anima.
Ah, non posso ricevere la santa comunione così spesso come vorrei, ma, Signore, non siete l’onnipotente? Restate in me come nel tabernacolo, non allontanatevi mai dalla vostra piccola ostia.
Vorrei consolarvi dell’ingratitudine dei cattivi e vi supplico di togliermi la libertà di dispiacervi. Se qualche volta cado per la mia debolezza, il vostro sguardo divino purifichi subito la mia anima consumando tutte le mie imperfezioni.
Vi ringrazio o mio Dio, di tutte le grazie che m’avete accordate, in particolare di avermi fatta passare attraverso il crogiolo della sofferenza.
Sarò felice di vedervi comparire, nel giorno finale, con lo scettro della Croce e spero di rassomigliare a voi nel Cielo e di veder brillare sul mio corpo glorificato le sacre stimmate della vostra passione.
Dopo l’esilio della terra, spero di venire a godervi nella patria.
Ma non voglio ammassare dei meriti per il Cielo: voglio lavorare solo per il vostro amore, con l’unico scopo di farvi piacere e di salvare anime.
Alla sera di questa vita comparirò davanti a voi a mani vuote perché non vi chiedo, Signore, di contare le mie opere. Tutte le nostre giustizie hanno macchie ai vostri occhi. Voglio perciò rivestirmi della vostra giustizia e ricevere dal vostro amore il possesso eterno di Voi stesso.
Ai vostri occhi il tempo è nulla. Un giorno solo è come mille anni e perciò potete prepararmi in un istante a comparire davanti a voi.
Per vivere in un atto di perfetto amore, mi offro come vittima d’olocausto al vostro amore misericordioso, supplicandovi di consumarmi senza posa, lasciando traboccare nella mia anima i flutti d’infinita tenerezza che sono racchiusi in Voi. Così potrò diventare martire del vostro amore, o mio Dio!
Che questo martirio, dopo avermi preparata a comparire davanti a Voi, mi faccia morire e la mia anima si slanci senza alcuna sosta verso l’eterno abbraccio del vostro amore misericordioso.
Voglio, o mio Diletto, ad ogni battito del cuore rinnovarvi questa offerta un numero infinito di volte, fino a che, svanite le ombre, possa ridirvi il mio amore in una faccia a faccia eterno! 

Dagli scritti…
  « Gesù mi ha dato un mezzo semplice per compiere la mia missione. Mi ha fatto capire questa parola dei Cantici: «Attirami, noi correremo all’effluvio dei tuoi profumi». O Gesù, dunque non è nemmeno necessario dire: Attirando me, attira le anime che amo. Questa semplice parola: «Attirami» basta. Signore, lo capisco, quando un’anima si è lasciata avvincere dall’odore inebriante dei tuoi profumi, non potrebbe correre da sola, tutte le anime che ama vengono trascinate dietro di lei: questo avviene senza costrizione, senza sforzo, è una conseguenza naturale della sua attrazione verso di te. Come un torrente che si getta impetuoso nell’oceano trascina dietro di sé tutto ciò che ha incontrato al suo passaggio, così, o mio Gesù, l’anima che si immerge nell’oceano senza sponde del tuo amore attira con sé tutti i tesori che possiede…
Signore, tu lo sai, io non ho altri tesori se non le anime che ti è piaciuto unire alla mia; questi tesori, sei tu che me li hai affidati,…
Tu lo sai, o mio Dio, non ho mai desiderato altro che amarti, non ambisco altra gloria. Il tuo amore mi ha prevenuta fin dall’infanzia, è cresciuto con me, e ora è un abisso del quale non riesco a sondare la profondità. L’amore attira l’amore, perciò, mio Gesù, il mio si slancia verso di te, vorrebbe colmare l’abisso che l’attira, ma ahimè, non è neanche una goccia di rugiada perduta nell’oceano! Per amarti come mi ami tu, devo far mio il tuo stesso amore, solo allora trovo riposo. O mio Gesù, forse è un’illusione, ma mi sembra che tu non possa colmare un’anima con più amore di quello con cui hai colmato la mia; per questo oso domandarti di amare quelli che mi hai dato come hai amato me. Se un giorno, in Cielo, scoprirò che li ami più di me, ne sarò felicissima, riconoscendo fin da adesso che quelle anime meritano il tuo amore molto più della mia; ma quaggiù non riesco a concepire un’immensità di amore più grande di quella che ti sei compiaciuto di prodigarmi gratuitamente senza alcun merito da parte mia….
Madre mia, credo che sia necessario darle ancora qualche spiegazione sul brano del Cantico dei Cantici: «Attirami, noi correremo» perché quello che ho voluto dirne mi sembra poco comprensibile. «Nessuno può venire a me, ha detto Gesù, se non lo attira il Padre mio che mi ha mandato». …. Dice inoltre che tutto quello che chiederemo al Padre suo nel suo nome Egli lo concederà. Certo è per questo che lo Spirito Santo, prima della nascita di Gesù, dettò questa preghiera profetica: Attirami, noi correremo. Cos’è dunque chiedere di essere attirati, se non unirsi in modo intimo all’oggetto che avvince il cuore? ….
Madre amata, ecco la mia preghiera: chiedo a Gesù di attirarmi nelle fiamme del suo amore, di unirmi così strettamente a Lui, che Egli viva ed agisca in me. Sento che quanto più il fuoco dell’amore infiammerà il mio cuore, quanto più dirò: Attirami, tanto più le anime che si avvicineranno a me… correranno rapidamente all’effluvio dei profumi del loro Amato…. » 
  »Ho sempre desiderato di essere una santa, ma, ahimé, ho sempre constatato quando mi sono confrontata con i Santi, che tra loro e me c’è la stessa differenza che esiste tra una montagna la cui vetta si perde nei cieli e il granello di sabbia, oscuro, calpestato dai piedi dei passanti. Invece di scoraggiarmi, mi sono detta:  il buon Dio non potrebbe ispirare desideri irrealizzabili; quindi, nonostante la mia piccolezza, posso aspirare alla santità. Farmi diversa da quel che sono, più grande, mi è impossibile: mi devo sopportare per quello che sono con tutte le mie imperfezioni; ma voglio cercare il modo di andare in Cielo per una piccola via bella diritta, molto corta, una piccola via tutta nuova. Siamo in un secolo di invenzioni: oggi non vale più la pena di salire i gradini di una scala: nelle case dei ricchi un ascensore la sostituisce vantaggiosamente. Vorrei trovare anch’io un ascensore per innalzarmi fino a Gesù, perché sono troppo piccola per salire la dura scala della perfezione.
Allora ho cercato nei libri santi l’indicazione dell’ascensore, oggetto del mio desiderio e ho letto queste parole uscite dalla bocca della Sapienza Eterna: Se qualcuno è molto piccolo, venga a me. Così sono arrivata ad intuire che avevo trovato quello che cercavo. E volendo sapere, o mio Dio, che cosa faresti al molto piccolo che rispondesse alla tua chiamata, ho continuato le mie ricerche ed ecco quello che ho trovato: « Come una madre accarezza il figlio, così io vi consolerò: vi porterò in braccio e vi cullerò sulle mie ginocchia! ». Ah, mai parole più tenere, più melodiose hanno rallegrato la mia anima! L’ascensore che mi deve innalzare fino al Cielo sono le tue braccia, o Gesù! Per questo non ho bisogno di crescere, anzi bisogna che io resti piccola, che lo diventi sempre di più. O mio Dio, hai superato ogni mia aspettativa e io voglio cantare le tue misericordie ».
  »Come può un’anima così imperfetta come la mia aspirare a possedere la pienezza dell’Amore? O Gesù, mio primo, mio solo Amico, tu che io amo UNICAMENTE, dimmi che mistero è questo? Perché non riservi queste immense aspirazioni alle grandi anime, alle Aquile che si librano nelle altezze?… Io mi considero invece un debole uccellino coperto solo da una leggera lanugine. Non sono un’aquila: dell’aquila ho semplicemente gli occhi e il cuore perché, nonostante la mia piccolezza estrema, oso fissare il Sole divino, il Sole dell’Amore e il mio cuore sente dentro di sé tutte le aspirazioni dell’aquila. L’uccellino vorrebbe volare verso quel Sole brillante che affascina i suoi occhi, vorrebbe imitare le Aquile sue sorelle che vede elevarsi fino al focolare divino della Santissima Trinità… Ahimé, tutto ciò che riesce a fare è sollevare le sue piccole ali! Ma alzarsi in volo, questo non è nelle sue piccole possibilità! Che ne sarà di lui? Morirà dal dispiacere vedendosi così impotente?… Oh, no! L’uccellino non si affliggerà nemmeno. Con un abbandono audace, vuole restare a fissare il suo Sole divino. Niente potrebbe spaventarlo: né il vento, né la pioggia. E se nubi oscure vengono a nascondere l’Astro dell’Amore, l’uccellino non cambia posto, sa che al di là delle nubi  il suo Sole brilla sempre, che il suo splendore non potrebbe eclissarsi neanche un momento. Talvolta, è vero, il cuore dell’uccellino è assalito dalla tempesta: gli sembra di non credere che esista altro se non le nubi che lo avvolgono. E’ quello il momento della gioia perfetta per il povero debole esserino. Che felicità per lui restare là ugualmente, fissare la luce invisibile che si nasconde alla sua fede!!!…
Gesù, fin qui capisco il tuo amore per l’uccellino, poiché egli non si allontana da te… Ma io lo so e anche tu lo sai: spesso l’imperfetta creaturina, pur restando al suo posto (cioè sotto i raggi del Sole), si lascia un po’ distrarre dalla sua unica occupazione. Prende un granellino a destra e a sinistra, corre dietro a un vermiciattolo; poi, quando incontra una piccola pozzanghera, si bagna le penne appena spuntate; vede un fiore che gli piace e il suo piccolo spirito si occupa di quel fiore. Insomma, non potendo librarsi come le aquile, il piccolo uccellino si occupa ancora delle piccolezze della terra. Eppure, dopo tutte queste birichinate, invece di andare a nascondersi in un angolo a piangere la sua miseria e morire di pentimento, l’uccellino si gira verso il suo amato Sole, presenta ai suoi raggi benefici le sue alucce bagnate, geme come la rondine e nel suo dolce canto egli ha fiducia, egli racconta una per una le sue infedeltà, pensando nel suo abbandono temerario di acquistare più potere, di attirare più pienamente l’amore di Colui  che non è venuto a chiamare i giusti ma i peccatori… Se l’Astro adorato resta sordo ai cinguetti lamentosi della sua creaturina, se resta velato, ebbene, la creaturina resta bagnata, accetta di essere intirizzita di freddo e si rallegra anche di questa sofferenza che comunque ha meritata!…
O Gesù, come è felice il tuo uccellino di essere debole e piccolo! Che ne sarebbe di lui se fosse grande? Mai avrebbe l’audacia di comparire alla tua presenza, di  sonnecchiare davanti a te!… Sì, anche questa è una debolezza  dell’uccellino quando vuole fissare il Sole divino e le nubi gli impediscono di vedere anche un solo raggio: suo malgrado gli si chiudono gli occhietti, la sua testolina si nasconde sotto l’aluccia e il povero esserino si addormenta, credendo di fissare sempre il suo Astro amato. Al suo risveglio, non si affligge, il suo cuoricino resta in pace, ricomincia il suo compito d’amore, invoca gli angeli e i santi che si innalzano come Aquile verso la Fornace divorante, oggetto del suo desiderio e le Aquile si muovono a pietà del loro fratellino, lo proteggono, lo difendono, mettono in fuga gli avvoltoi che vorrebbero divorarlo. Gli avvoltoi, immagine dei demoni, l’uccellino non li teme: non è affatto destinato a diventare loro preda, bensì preda dell’Aquila che egli contempla al centro del Sole dell’Amore.
O Verbo divino, sei tu l’Aquila adorata che amo e che mi attira; sei tu che, lanciandoti verso la terra d’esilio, hai voluto soffrire e morire per attirare le anime fino al seno dell’eterna Fornace della beata Trinità; sei tu che, risalendo verso la Luce inaccessibile che sarà ormai la tua dimora, resti ancora nella valle di lacrime, nascosto sotto l’apparenza di un’ostia bianca!… Aquila eterna, tu vuoi nutrire della tua sostanza divina proprio me, povero piccolo essere, che tornerei nel nulla se il tuo sguardo divino non mi donasse la vita in ogni istante!… O Gesù, lasciami nell’eccesso della mia riconoscenza, lasciami dire che il tuo amore arriva alla follia!… Come vuoi che, davanti a questa follia, il mio cuore non si slanci verso di te? Come potrebbe avere limiti la mia fiducia?… Ah, per te, lo so, anche i santi hanno fatto follie, hanno fatto grandi cose, perché erano aquile!…
Gesù, io sono troppo piccola per fare grandi cose! E la mia follia è di sperare che il tuo Amore mi accetti come vittima!… La mia follia consiste nel supplicare le aquile mie sorelle di concedermi la grazia di volare verso il Sole dell’Amore con le stesse ali dell’Aquila divina!…
Per tutto il tempo che vorrai, o mio Amato, il tuo uccellino resterà senza forze e senza ali, egli terrà sempre gli occhi fissi su di te: vuole essere affascinato dal tuo sguardo divino, vuole diventare la preda del tuo Amore!… Un giorno, ne ho la speranza, Aquila adorata, tu verrai a prendere il tuo uccellino e, risalendo con lui alla Fornace dell’Amore, lo immergerai per l’eternità nell’Abisso ardente di quell’Amore al quale si è offerto come vittima!… »

« Mi sono chiesta a lungo perché il Buon Dio facesse delle preferenze, perché tutte le anime non ricevessero un uguale grado di grazie; mi stupivo vedendolo elargire favori straordinari ai Santi che l’avevano offeso, come San Paolo e Sant’Agostino e che Egli costringeva, per così dire, a ricevere le sue grazie; o leggendo la vita dei Santi che Nostro Signore si è compiaciuto di coccolare dalla culla alla tomba, senza lasciare sul loro cammino alcun ostacolo che impedisse loro di elevarsi verso di Lui, e prevenendo queste anime con favori tali che non potevano fare a meno di conservare immacolato lo splendore della loro veste battesimale.
Mi domandavo perché i poveri selvaggi, per esempio, morivano così numerosi prima di aver solo sentito pronunciare il nome di Dio…
Gesù si è degnato di istruirmi su questo mistero, ha messo davanti ai miei occhi il libro della natura, e ho capito che tutti i fiori che ha creato sono belli, che lo splendore della rosa e il candore del Giglio non cancellano il profumo della piccola violetta o la semplicità incantevole della margheritina…
Ho capito che se tutti i fiorellini volessero essere delle rose, la natura perderebbe il suo manto primaverile, i campi non sarebbero più smaltati di fiorellini… anche la più umile margheritina, allo stesso modo tutto concorre al bene di ogni anima ».
Così accade nel mondo delle anime che è il giardino di Gesù. Egli ha voluto creare i grandi Santi che possono essere paragonati al Giglio e alle rose, ma ne ha creati anche di piccoli, e questi devono accontentarsi di essere delle pratoline e delle violette, destinate a rallegrare lo sguardo del Buon Dio quando lo abbassa ai suoi piedi; la perfezione consiste nel fare la Sua volontà, nell’essere quello che Lui vuole…
Ho capito anche che l’amore di Nostro Signore si rivela tanto all’anima più semplice, che non oppone alcuna resistenza alla sua grazia, quanto all’anima più sublime; infatti, dato che il gesto più proprio dell’amore è di abbassarsi, se tutte le anime assomigliassero a quelle dei Santi dottori che hanno illuminato la Chiesa con lo splendore della loro dottrina, il Buon Dio non scenderebbe abbastanza in basso giungendo fino al loro cuore; ma Egli ha creato il bambino che non sa niente e fa sentire solo deboli grida, ha creato il povero selvaggio che è guidato solo dalla legge naturale ed è fino al loro cuore che Egli si degna di abbassarsi, sono proprio questi i suoi fiori di campo la cui semplicità lo rapisce…
Discendendo in questo mondo il Buon Dio mostra la sua grandezza infinita.
Come il sole rischiara sia i cedri sia ogni fiorellino, come se esso fosse l’unico sulla terra, così Nostro Signore si occupa in modo particolare di ogni anima con tanto amore, quasi fosse la sola a esistere »

«Che gioia passare per pazze agli occhi del mondo! Si giudicano gli altri secondo se stessi e siccome il mondo è insensato, pensa naturalmente che le insensate siamo noi! Ma dopo tutto, noi non siamo le prime. Il solo crimine che fu rimproverato a Gesù, da Erode, fu quello di essere pazzo, e io la penso come Erode! Sì, era pazzia cercare i poveri piccoli cuori dei mortali… Era pazzo il nostro Dio a venire sulla terra per cercare dei peccatori allo scopo di farne i suoi amici, i suoi intimi, i suoi simili.
E non siamo delle fannullone!
Gesù ci ha difese nella persona di Maria Maddalena. Egli era a tavola, Marta serviva, Lazzaro mangiava con Lui e i discepoli. Quanto a Maria, non pensava a prendere cibo, ma a far piacere a Colui che amava. Così prese un vaso colmo di un profumo di grande valore e, spezzando il vaso, lo sparse sul capo di Gesù… Allora tutta la casa fu invasa da quel profumo, ma gli APOSTOLI mormorarono contro Maddalena!…
E proprio come per noi: i cristiani più fervorosi, i sacerdoti trovano che siamo esagerate, che dovremmo servire con Marta invece che consacrare a Gesù i vasi delle nostre vite, con i profumi che vi sono racchiusi…
E tuttavia che importa che i nostri vasi siano spezzati se Gesù è consolato e il mondo, suo malgrado, è costretto a sentire i profumi che ne esalano e che servono a purificare l’aria avvelenata che esso continuamente respira?»
(Lettera 169, del 19 agosto 1894)

L’ABBANDONO
1 – Su questa terra c’è un albero meraviglioso; la cui radice o mistero! si trova in cielo. Sotto quell’ombre mai, nulla potrà ferire; e senza timor di tempesta vi si può riposare. Amore è il nome di quest’albero ineffabile; e il suo frutto dilettevole si chiama abbandono.
2 – Questo frutto mi dà felicità, nella vita; e l’odor suo divino mi rallegra l’anima. Se lo tocco, mi pare un tesoro; se l’assaggio, mi è anche più dolce. Mi da un oceano di pace in questo mondo; una profonda pace in cui sempre riposo.
3 – Soltanto l’abbandono mi cede alle tue braccia, Gesù; e mi fa vivere del pane dei tuoi eletti: divino Sposo, a te m’abbandono! E non bramo che il dolce tuo sguardo. Addormentandomi sul tuo cuore voglio sempre sorridere; e là, sempre ridire che t’amo, Signore!
4 – Anch’io, come la pratolina, schiudo il mio calice al sole…mio dolce sole di vita, amabile Re! L’ostia divina è piccola come me…ma la sua fiamma celeste, il luminoso suo raggio, mi fa nascer nell’anima il perfetto abbandono…
5 – Tutte le creature possono trascurarmi; vicino a te non ne trarrò un lamento. E se anche tu, o divino Tesoro, mi lasci, priva delle tue carezze voglio sorridere ancora: e attendere in pace, Gesù mio, il tuo ritorno, perpetuando il mio canto d’amore.
6 – Nulla mi inquieta, e nulla può turbarmi, la mia anima vola più alta dell’allodola…il cielo è sempre azzurro al di là delle nubi, presso le rive eterne dove regna il buon Dio! E in pace attendo la gioia delle stanze celesti, mentre qui nel ciborio trovo il dolce frutto dell’amore.

Publié dans : SANTI, Santi - biografia |le 1 octobre, 2013 |Pas de Commentaires »

Vous pouvez laisser une réponse.

Laisser un commentaire

Une Paroisse virtuelle en F... |
VIENS ECOUTE ET VOIS |
A TOI DE VOIR ... |
Unblog.fr | Créer un blog | Annuaire | Signaler un abus | De Heilige Koran ... makkel...
| L'IsLaM pOuR tOuS
| islam01