OMELIA 29 SETTEMBRE 2013 – 26A DOMENICA – T. ORDINARIO C : RICCHI E POVERI DAVANTI A DIO

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29 SETTEMBRE 2013  |  26A DOMENICA – T. ORDINARIO C  | OMELIA DI APPROFONDIMENTO

RICCHI E POVERI DAVANTI A DIO

Il Vangelo di Luca è quello che più insiste sulla povertà. La pagina che si legge oggi è caratteristica a questo proposito. Il racconto che oppone il ricco senza nome al mendicante Lazzaro è preparato dalle severe parole del profeta Amos contro i ricchi che, sicuri di sé, si procurano i piaceri più raffinati. Il salmo responsoriale presenta il Signore come il protettore dei poveri e degli oppressi. Paolo ci ricorda che, al di sopra di ogni soddisfazione che possono dare la ricchezza e i piaceri, stanno l’ideale e il programma di vita che impegna il cristiano di fronte a Dio e a Gesù Cristo.

« Guai a voi, ricchi! »
Questa minaccia, che Luca fa seguire alla beatitudine dei poveri (6,24), trova nella 1ª lettura e nel Vangelo una illustrazione vivida e concreta, in due quadri che, pur visti nell’ambiente e nell’epoca (regno di Geroboamo [788-753] il primo, tempi di Gesù il secondo), possono trovare una facile traduzione nell’ambiente e nel tempo nostro. Anche oggi ci sono « gli spensierati… quelli che si considerano sicuri » pensando al loro conto in banca, meglio se in banche svizzere, contando sull’appoggio di una clientela che hanno favorito magari a spese dello Stato, cioè di tutti i contribuenti; che si concedono tutte le raffinatezze della mensa e investono i loro soldi in pezzi di antiquariato, spesso rubati su commissione nelle chiese; che spendono per le vacanze somme che basterebbero a sfamare una famiglia per tutto l’anno. « Della rovina di Giuseppe », cioè del regno del nord, « non si preoccupano ». Gente che pensa a star bene, senza muovere un dito per aiutare la società che è in crisi profonda, anzi contribuendo ad accelerarne la rovina (salvo a prendere le precauzioni per scampare loro al naufragio e sfruttare a proprio vantaggio la miseria degli altri).
La presentazione che Luca fa del ricco è sobria: « C’era un uomo ricco, che vestiva di porpora e di bisso e tutti i giorni banchettava lautamente ». Ma la ricchezza e il lusso prendono risalto dal contrasto col mendicante Lazzaro. Dio fa sentire la sua minaccia contro i ricchi per bocca di Amos. Il brano comincia con un « Guai! » e si conchiude con la predizione del castigo: « Perciò andranno in esilio in testa ai deportati e cesserà l’orgia dei buontemponi ». Gesù presenta il ricco « nell’inferno tra i tormenti », assetato e torturato dalle fiamme. Sono parole chiare. Se ci fosse bisogno d’un commento, basterebbe citare s. Giacomo: « E ora a voi, ricchi: piangete e gridate per le sciagure che vi sovrastano! Le vostre ricchezze sono imputridite, le vostre vesti sono state divorate dalle tarme; il vostro oro e il vostro argento sono consumati dalla ruggine, la loro ruggine si leverà a testimonianza contro di voi e divorerà le vostre carni come un fuoco. Avete accumulato tesori per gli ultimi giorni! Ecco, il salario da voi defraudato ai lavoratori che hanno mietuto le vostre terre grida; e le proteste dei mietitori sono giunte alle orecchie del Signore degli eserciti. Avete gozzovigliato sulla terra e vi siete saziati di piaceri, vi siete ingrassati per il giorno della strage » (5,1-5).
E perché? Ascoltiamo s. Gregorio Magno: « Questo ricco non è rimproverato per aver rubato, ma per non aver dato del suo. Non si dice che abbia oppresso qualcuno con violenza ma solo che si vantava di quanto aveva ricevuto… Nessuno dunque si ritenga sicuro col dire: io non rapisco le cose altrui ma mi godo giustamente ciò che mi appartiene; poiché quel ricco non fu punito per aver tolto le cose altrui ma per essersi malamente servito delle cose ricevute ». « Ricordati », dice Abramo al ricco, « che hai ricevuto i tuoi beni durante la vita ». Dice ancora s. Gregorio: « Voi che avete dei beni in questo mondo, quando ricordate d’aver fatto qualcosa di bene, tremate per voi; la prosperità che vi è concessa potrebbe essere la ricompensa di questo bene. E quando vedete un povero qualsiasi commettere qualcosa di riprensibile, non lo disprezzate, non disperate di lui: forse quel peccato ben leggero che lo contamina viene bruciato nel crogiuolo della sua povertà ».

« Ora lui è consolato »
Luca non indugia nella descrizione dell’aldilà. Solo presenta la sorte dei defunti come passati per sempre, per il ricco senza cuore nei tormenti che non trovano sollievo, per chi nella vita ha soltanto sofferto, ha avuto « i suoi mali », accanto ad Abramo, a un posto d’onore nel soggiorno dei giusti, a quel banchetto messianico di cui parla volentieri Gesù, contrapposto ai banchetti che si concedeva il ricco. Gesù privilegia i poveri. Egli è stato mandato « per annunziare ai poveri un lieto messaggio » (Lc 4,18). Queste parole del Terzo Isaia (61,1), che Gesù applica a sé nella sinagoga di Nazaret, anticipavano il Vangelo presentando Dio come il difensore e l’amico dei poveri. Così il Sal 145, in parte richiamato oggi a commento della 1ª lettura: « Il Signore libera i prigionieri… Il Signore protegge lo straniero, egli sostiene l’orfano e la vedova, ma sconvolge le vie degli empi ». C’è una differenza, osserva sempre s. Gregorio Magno, fra il comportamento di Dio e quello che è abituale fra gli uomini. Il Vangelo dice il nome del povero, non quello del ricco. Di solito la gente conosce il nome dei ricchi più che dei poveri (il papa Gregorio faceva questa predica quando non c’era la cronaca nera del giornale, dove i nomi degli apprendisti scippatori vengono regolarmente pubblicizzati, mentre non si dicono mai i nomi della gente « bene » implicata nello sfruttamento delle « lolite »…): ma « Dio conosce gli umili e li approva, mentre i superbi li ignora ». Maria proclama con forti parole i disegni di Dio: « Ha disperso i superbi nei pensieri del loro cuore; ha rovesciato i potenti dai troni, ha innalzato gli umili; ha ricolmato di beni gli affamati, ha rimandato a mani vuote i ricchi » (Lc 1,51-53).
Tutto questo dev’essere motivo di fiducia per chi è povero: di denaro, di salute, di appoggi, di potere, di amicizia, di cultura. Per tutti quelli che soffrono nella solitudine, nell’abbandono, nell’oppressione, nell’emarginazione. Stimolo a tutti a imitare Dio che ama i poveri, gli umili, i sofferenti, adoperandoci a sollevarli dall’indigenza, a recare loro aiuto e conforto, a lavorare e lottare per cambiare quelle strutture sociali che sono un insulto alla giustizia, al senso di umanità, al Vangelo che proclama tutti gli uomini figli di Dio e fratelli in Cristo. La fede in Dio che ama i poveri e i sofferenti illumina il significato della povertà e del dolore accettati, quando li incontriamo sul nostro cammino e non è in nostro potere liberarcene, come momenti di un disegno divino che è sempre ispirato dall’amore, come via per giungere alla « vita eterna » alla quale siamo stati chiamati (2ª lettura). Non dimentichiamo poi che se Gesù volle essere povero, se « in cambio della gioia che gli era posta innanzi si sottopose alla croce, disprezzando l’ignominia » (Eb 12,2), c’è una vocazione alla povertà volontaria, alla sofferenza accettata con amore, che è dono di Dio.

« Al cospetto di Dio… e di Gesù Cristo »
Se l’essere ricco e potente, se il godersi la vita non è ciò che veramente conta per l’uomo, non è nemmeno l’essere povero e sofferente, come puro fatto che prescinde dalla disposizione di chi ne è il soggetto, che decide sul senso e sul valore dell’uomo e del cristiano. Bisogna completare gli insegnamenti attinti alla 1ª lettura e al Vangelo riflettendo sull’esortazione di Paolo a Timoteo: « Tendi alla giustizia, alla pietà, alla fede, alla carità, alla pazienza, alla mitezza. Combatti la buona battaglia della fede ». Sono le disposizioni che dobbiamo alimentare in noi nei rapporti con Dio e col prossimo. Ognuna delle virtù che raccomanda qui l’apostolo meriterebbe un serio esame di coscienza: « Cerca di raggiungere la vita eterna alla quale sei stato chiamato ». Nella luce della vita eterna che ci attende, denaro, potere e piacere si mostrano come cose che contano ben poco, che non estinguono la sete di felicità che portiamo in noi, che, in ogni caso, sono destinate a scomparire presto. Quello che veramente conta è la « manifestazione del Signore nostro Gesù Cristo, che al tempo stabilito sarà a noi rivelata dal beato e unico sovrano, il re dei regnanti e signore dei signori ». Allora si svelerà il vero senso e valore della nostra esistenza, nel momento in cui ci incontreremo con Gesù Cristo: « Tutti infatti dobbiamo comparire davanti al tribunale di Cristo, ciascuno per ricevere la ricompensa delle opere compiute finché era nel corpo, sia in bene che in male » (2 Cor 5,10).
Allora si deciderà la nostra sorte per l’eternità. Allora capiremo l’energica protesta di Paolo: « Quello che poteva essere per me un guadagno, l’ho considerato una perdita a motivo di Cristo. Anzi, tutto ormai io reputo una perdita di fronte alla sublimità della conoscenza di Cristo Gesù, mio Signore, per il quale ho lasciato perdere tutte queste cose e le considero come spazzatura, al fine di guadagnare Cristo e di essere trovato in lui, non con una mia giustizia derivante dalla legge, ma con quella che deriva dalla fede in Cristo, cioè con la giustizia che deriva da Dio, basata sulla fede. E questo perché io possa conoscere lui, la potenza della sua risurrezione, la partecipazione alle sue sofferenze, diventandogli conforme nella morte, con la speranza di giungere alla risurrezione dai morti » (Fil 3,7-11). Perciò Paolo esorta, anzi scongiura il suo discepolo « al cospetto di Dio che dà vita a tutte le cose e di Gesù Cristo », ricordando la passione nella quale egli « ha dato la sua bella testimonianza davanti a Ponzio Pilato »: testimonianza di fedeltà alla sua missione, di obbedienza al Padre, di amore per gli uomini. Nel nome di lui e con l’aiuto che ci viene da lui siamo chiamati a liberarci dalla schiavitù del denaro, dell’orgoglio e del potere, a vivere nella povertà e nell’umiltà, ad amare come fratelli i poveri e gli umili.

Da: PELLEGRINO M., Servire la Parola, Anno C

Publié dans : OMELIE, PREDICHE E ☻☻☻ |le 27 septembre, 2013 |Pas de Commentaires »

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