Archive pour août, 2013

AMBROGIO. SULLA TRASFIGURAZIONE (6 AGOSTO)

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AMBROGIO. SULLA TRASFIGURAZIONE (6 AGOSTO)

Appaiono Mosè ed Elia, cioè la Legge e il Profeta col Verbo: di fatto la Legge non può sussistere senza il Verbo, né può essere Profeta se non colui che abbia profetizzato a riguardo del Figlio di Dio. E, certamente, quei figli del tuono hanno ammirato nella gloria del corpo anche Mosè ed Elia, ma anche noi vediamo ogni giorno Mosè insieme col Figlio di Dio; vediamo infatti la Legge nel Vangelo, quando leggiamo: Amerai il Signore Dio tuo; vediamo Elia insieme col Verbo di Dio, quando leggiamo: Ecco la Vergine concepirà nel grembo.
Perciò Luca opportunamente aggiunse che parlavano della sua dipartita che avrebbe portato a compimento a Gerusalemme. Essi infatti t’insegnano i misteri della sua dipartita. Anche oggi Mosè insegna, anche oggi Elia parla, anche oggi possiamo vedere Mosè in una gloria più grande. E chi non lo può, quando perfino il popolo dei Giudei poté vederlo, anzi lo vide davvero? Vide infatti il volto di Mosè pieno di fulgore, ma ricevette un velo, e non salì sul monte e per questo errò. Colui che ha visto soltanto Mosè, non ha potuto vedere contemporaneamente il Verbo di Dio.
Togliamo allora il velo dalla nostra faccia, affinché a viso scoperto, riflettendo come in uno specchio la gloria del Signore, veniamo trasformati in quella medesima immagine (2 Cor 3, 18). Saliamo sul monte, supplichiamo il Verbo di Dio, affinché si mostri a noi nel suo aspetto e nella sua bellezza, e si rafforzi e avanzi con successo e regni. Anche questi sono misteri e rimandano a realtà molto profonde; infatti, a seconda della tua disponibilità, per te il Verbo o diminuisce o cresce, e, se non ascendi la vetta di un più profondo discernimento, non ti si fa vedere la Sapienza, non ti si fa vedere la conoscenza dei misteri, non ti si fa vedere quant’è grande la gloria, quant’è stupenda la bellezza posta nel Verbo di Dio, ma il Verbo di Dio ti si mostra come in un corpo, come uno che non ha apparenza né bellezza, e ti si mostra come un uomo percosso, che può esser caricato delle nostre infermità, ti si mostra come una parola nata da uomo, ricoperta dall’involucro dei segni della lettera ma che non risplende della forza dello Spirito. Se invece, mentre lo consideri come uomo, tu credi ch’è stato generato da una Vergine, e a poco a poco ti asseconda la fede che è nato dallo Spirito di Dio, allora cominci a salire il monte. Se vedi ch’Egli, messo in croce, trionfa su la morte invece di essere annientato, se vedi che la terra tremò, il sole scomparì dallo sguardo, le tenebre avvolsero gli occhi degli increduli, le tombe si aprirono, i morti risorsero per dar prova che il popolo Gentile, il quale era morto per Dio, all’irrompere del fulgore della croce è risorto come se si fossero aperti i sepolcri del suo corpo; se vedi questo mistero, allora sei salito su un alto monte, e vedi una diversa gloria del Verbo.
Le sue vesti sono in un modo quando Egli sta in basso e in un altro quando sta in alto. E forse le vesti del Verbo sono le parole delle Scritture e direi quasi il rivestimento dell’intelletto divino: infatti, come Egli apparve in persona a Pietro e a Giovanni e a Giacomo in un aspetto mutato, e il suo bianco vestito rifulse, allo stesso modo anche agli occhi della tua mente già comincia a divenir chiaro il significato delle letture divine. Ecco allora che le divine parole diventano come la neve, e le vesti del Verbo bianchissime…
Pietro vide questa ricchezza, la videro anche quelli che erano con lui, benché fossero oppressi dal sonno. Infatti lo splendore senza confini della divinità soverchia i sensi del nostro corpo. Se già la potenza visiva corporea non riesce a sopportare un raggio di sole in faccia agli occhi di chi guarda, come potrebbero le nostre membra corrotte sostenere la gloria di Dio? Perciò nella risurrezione viene costituito uno stato corporeo tanto più puro e sottile, quanto ormai è stata annientata la materialità dei vizi. E proprio per questo, forse, essi erano oppressi dal sonno, per poter vedere, dopo il riposo, la bellezza della risurrezione. Perciò, allo svegliarsi, videro la sua maestà; nessuno, che non sia sveglio vede la gloria di Cristo. Pietro ne provò grande gioia, e mentre le seducenti realtà di questo mondo non avevano potuto impadronirsi di lui, lo sedusse lo splendore della risurrezione.
È bello per noi, egli disse, stare qui – per lo stesso motivo scrive anche quell’altro: Partire per essere con Cristo è molto meglio (Fil 1, 23) – e non contento di aver espresso la sua contentezza si distingue dagli altri non solo per il sentimento affettuoso ma per la generosità delle opere e, per costruire tre abitacoli, quel lavoratore infaticabile promette il servizio della comune dedizione. E sebbene non sapesse quello che diceva, tuttavia prometteva un atto di amore: non era una storditaggine irriflessiva, ma una generosità intempestiva, che accresce così i proventi delle sue premure. Infatti, il non sapere era proprio della sua condizione, ma il promettere della sua devozione. Però la condizione umana non ha la capacità di costruire un’abitazione a Dio in questo corpo corruttibile, destinato alla morte. …
Mentre diceva questo venne una nube e li avvolse con la sua ombra. Siffatto avvolger d’ombra è proprio dello Spirito; esso non annebbia i sentimenti dell’uomo, ma mette in luce le realtà nascoste. Lo si trova anche in un altro punto, quando l’angelo dice: E la potenza dell’Altissimo ti adombrerà (Lc 9, 34). E si indica quale ne sia l’effetto quando si ode la voce di Dio che dice: Questi è il mio figlio diletto, ascoltatelo.
Cioè: non è Elia il figlio, non è Mosè il figlio, ma questi è il Figlio, che vedete solo. …
E mentre risonava la voce, Gesù si trovò solo. Erano in tre, uno solo rimase. Tre si vedono in principio, uno solo alla fine; infatti sono una cosa sola per la perfezione della fede. Del resto il Signore chiede anche questo al Padre, che tutti siano una cosa sola. E non soltanto Mosè e Elia sono una cosa sola in Cristo, ma anche noi siamo l’unico corpo di Cristo. Dunque anch’essi sono accolti nel corpo di Cristo perché anche noi saremo una cosa sola in Cristo Gesù, o forse perchéla Legge e i Profeti provengono dal Verbo, e ciò ch’è cominciato dal Verbo culmina nel Verbo; poiché il fine della Legge è Cristo, per la giustificazione di chiunque crede (Rm 10, 4).
(Dall’Esposizione del Vangelo secondo Luca, VII, 10-13. 17-21)

The Holy Trinity, Unknown Ethiopian Artist

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Publié dans:immagini sacre |on 2 août, 2013 |Pas de commentaires »

DOMENICA 4 AGOSTO: COMMENTI DI MARIA NOELLE THABUT – COLOSSESI 3: 1-5. 9-11

http://www.eglise.catholique.fr/foi-et-vie-chretienne/commentaires-de-marie-noelle-thabut.html

(Traduzione Google dal francese)

DOMENICA 4 AGOSTO: COMMENTI DI MARIA NOELLE THABUT

SECONDA LETTURA – COLOSSESI 3: 1-5. 9-11

Prima osservazione: « . Quelle della terra » Paolo fa una distinzione tra quelle che chiama « le cose di lassù » e Non c’è molto da sopra o da sotto, che significa che ci sono due modi di vivere: ci sono ispirati dallo Spirito Santo e quei comportamenti che non sono ispirato da lui. Ciò che egli chiama la « cose ??di lassù » è bontà, di umiltà, di mansuetudine, di pazienza, il perdono reciproco … Tutto questo è il modo di vivere secondo lo Spirito, ciò che è o ciò che dovrebbe sempre essere il comportamento dei battezzati. Ciò che egli chiama le realtà terrene è dissolutezza, lussuria, passione, avidità, lussuria … Ovviamente, tutti questi modi, non ci sono ispirati dallo Spirito Santo.
 Il secondo punto: quando dice « siete risorti », è il nostro battesimo parla. Questo è il motivo per cui è un chiaro legame tra il nostro battesimo e il nostro stile di vita: « Voi siete risorti con Cristo. Quindi, cercare le cose di lassù « .
 Terza osservazione: parla questo per dire « sei cresciuto », tre righe in basso, invece, mi ha detto « sei morto » … Ci sentiamo vivi, ma è per dire, non ancora morto … figuriamoci risorto! Dobbiamo quindi credere che le parole non hanno lo stesso significato per lui come per noi! E poi, noi riconosciamo la teologia di Paolo. Per lui, dal momento che la risurrezione di Cristo, nulla è come prima.
 Essere il risorto, è proprio nascere un nuovo modo di vita, una vita nello Spirito, quello che lui chiama le cose di lassù. Un « cristiano » di solito è qualcuno che si trasforma, che vive e come ha fatto Cristo: egli chiama un « uomo nuovo ». Vedendo vivere e di vedere dal vivo le nostre comunità, dovremmo essere in grado di dire che c’è un prima e dopo il Battesimo. La nostra vita quotidiana non è cambiato, ma dal momento che la risurrezione di Cristo e il battesimo, c’è un nuovo modo di vivere il nostro comportamento realtà quotidiana alla maniera di Cristo.
 Tuttavia, non è affatto un disprezzo che, chiamiamo le cose della terra, invece, Paul ha appena detto più avanti nella stessa lettera: « Qualunque cosa tu possa fare o dire, fate tutto nel nome del Signore Gesù, rendendo grazie per mezzo di lui a Dio Padre. « In altre parole, Dio ci ha affidato, con le realtà della nostra vita quotidiana, non è per noi di disprezzare!
 Anche in questo caso, non è di vivere una vita diversa da quella ordinaria, ma di vivere la vita altrimenti ordinaria. E ‘questo mondo che è promessa nel Regno Unito, non è quindi da disprezzare, ma già vivere come il seme del Regno. E questo regno, che cos’è? E ‘il luogo in cui tutti gli uomini sono fratelli, come ha detto Paolo nella lettera ai Galati: « In Cristo Gesù, voi tutti siete figli di Dio mediante la fede. Infatti, siete stati battezzati in Cristo, vi siete rivestiti di Cristo non c’è né Ebreo né Gentile, non c’è né schiavo né uomo libero, non c’è più la maschio e femmina, per tutti voi, non sono più uno in Cristo Gesù. « (Gal 3, 26-28).
 Abbiamo sentito termini quasi identici nella lettera ai Colossesi (la nostra lettura di questa Domenica): « Non è più greco e Ebreo, l’Ebreo e Gentile, non c’è barbaro , selvaggio, schiavo, uomo libero, non vi è il Cristo in tutto ciò che è. « 
 Se si sente il bisogno di riprodurre quasi esattamente un intero passaggio della Lettera ai Galati è che la comunità di Colossi era probabilmente ancora gli stessi problemi di Galati. Ma questi problemi Galati, li conosciamo bene: in particolare, vi è la grande questione che ha afflitto le prime comunità cristiane dove i non-ebrei volevano diventare cristiani, Paolo, che era di origine ebraica, tuttavia, ha fatto non ritenuto opportuno imporre usanze ebraiche, le abitudini alimentari, la purificazione costumi e soprattutto la circoncisione. In Galati, come più tardi in Colossesi, così è stato nelle comunità cristiane del circonciso battezzati e altri che non lo erano. Ma i predicatori, gli ebrei originale, troppo, è venuto e pubblicamente sostenuto la tesi opposta: quando non ebrei diventano cristiani, non basta essere battezzati, dobbiamo prima fare gli ebrei dalla circoncisione .
 La risposta di Paolo ai Galati, la risposta dell’autore della Lettera ai Colossesi sono identici: il battesimo fatto di voi fratelli, nessuna delle distinzioni tra le precedenti non si può contare, tra cristiani, mentre ostracismo è mosso, lo farei hanno detto superato. Tradurre « Siete tutti battezzati », voi siete di Cristo, che è tutto ciò che conta. Ecco la vostra dignità, anche se lì le differenze di ruolo della società civile, tra uomini e donne, anche se nella Chiesa le stesse responsabilità si sono affidati in materia di fede, si sono principalmente battezzati. « Non c’è più schiavo né libero uomo » di nuovo, questo non significa che Paolo chiama la rivoluzione, ma a prescindere dalla condizione sociale di ogni altro, si per la stessa considerazione tutti sei battezzato. Non si guarda con meno rispetto e deferenza che vi appaiono meno in cima alla scala sociale: Penso che la raccomandazione è tanto per noi oggi!
 —————————

 Complemento
 - Alcuni studiosi ritengono che questa cosiddetta lettera di Paolo ai Colossesi non è forse Paolo, che è anche non è mai andato a Colossus: Questo è Epafra, discepolo di Paolo che ha fondato la comunità. Secondo un just-in-processo viene accettato e la corrente nel primo secolo (e chiamato pseudepigraphy), si ipotizza (ma questa è solo un’ipotesi), discepolo di Paolo molto vicino al suo pensiero sarebbe indirizzato ai Colossesi nella veste di autorità dell’apostolo perché il tempo era grave. Se l’ipotesi è corretta, non sorprende di trovare in questa scritte frasi letterali presi in prestito da Paolo e gli altri che mostrano come la meditazione teologica, ha continuato a crescere nella comunità cristiana, Gesù aveva detto:  » Lo Spirito vi guiderà alla verità tutta intera. « E negli ultimi domeniche abbiamo già avuto occasione di sottolineare gli sviluppi teologici che ancora non sono riflesse nelle opere di Paolo stesso.

4 AGOSTO 2013 – 18A DOMENICA – TEMPO ORDINARIO C: VANITÀ – RICCHEZZA – IDOLI

 http://www.donbosco-torino.it/ita/Domenica/03-annoC/annoC/12-13/05-Ordinario/Omelie/18-Domenic-2013_C/18-Domenica-2013_C-DG.html

4 AGOSTO 2013 | 18A DOMENICA – TEMPO ORDINARIO C |  OMELIA DI APPROFONDIMENTO

VANITÀ – RICCHEZZA – IDOLI

Le tre letture di questa Domenica propongono una riflessione « sapienziale » sul valore dell’esistenza umana e delle sue realtà, in particolare il valore delle ricchezze.

1. Il fine della vita secondo la mentalità mondana.
Dobbiamo riflettere su una domanda: qual è lo scopo per cui lavoriamo, per cui ci impegniamo, per cui ci diamo da fare? La mentalità di oggi, la cultura dominante di oggi risponde: lo scopo della nostra vita è il soddisfacimento dei nostri bisogni. È il benessere, lo star bene.
Certamente questo benessere, questo star bene possono essere intesi in vari modi.
Ci si può limitare a desiderare una buona salute, una vita tranquilla e agiata.
Ma per lo più non ci si accontenta: si cercano soddisfazioni più forti. Ecco il dilagare dell’immoralità, del sesso: negli spettacoli, nella moda, nel comportamento.
Ma per soddisfare i bisogni, per condurre una vita di godimenti, ci vogliono i mezzi economici. Ecco allora l’altra caratteristica della cultura di oggi: la sfrenata ricerca del benessere economico, del guadagno.
Certo, con il denaro si può ottenere molto, se non proprio tutto: pecuniae oboediunt amnia: tutto obbedisce al denaro, dicevano gli antichi.
Anche il brano evangelico ce lo ricorda: « Anima mia, hai a disposizione molti beni, per molti anni: riposati, mangia, bevi e DATTI ALLA GIOIA! ».

2. Insufficienza della concezione mondana.
Però, questa concezione della vita, che mette come scopo ultimo, come meta di ogni attività umana, lo star bene, il benessere, ha dei gravi inconvenienti:
a) In primo luogo non vale per tutti: non vale per gli emarginati, per gli handicappati, per gli anziani… Che senso ha dire a un paralizzato su di un letto: lo scopo , il significato ultimo della vita è quello di star bene, di godere?
b) Inoltre, anche per quelli che possono raggiungere il benessere, si vede che questo non è sufficiente. La prova è che proprio quando aumenta il benessere, aumentano la delinquenza, la droga, il numero dei suicidi.
Tutti segni del fallimento della prospettiva di un benessere puramente terreno. Per cui risultano quanto mai profonde e attuali le parole del Qoèlet che abbiamo sentito nella prima Lettura: « Vanità delle vanità, tutto è vanità ». Parole che colpivano tanto anche Giacomo Leopardi, che parlava della « infinita vanità del tutto ».

3. La risposta cristiana:
Diversa è la risposta cristiana. La troviamo esposta in maniera particolarmente incisiva nel brano di San Paolo che abbiamo letto (II Lettura): « Fratelli, se siete risorti con Cristo, cercate le cose di lassù, dove si trova Cristo assiso alla destra di Dio; pensate alle cose di lassù, non a quelle della terra ».
« Se siamo risorti… »… Tutto nasce di qui. San Paolo aveva visto Gesù risorto sulla via di Damasco. Si era poi incontrato con gli Apostoli e i discepoli, che a loro volta, avevano visto Gesù risorto.
Il cristianesimo nasce qui, Da questa esperienza. Gesù, il crocifisso, è risorto, vive una vita nuova, la vera vita. Egli non muore più!
Anche noi siamo chiamati a unirci a Lui, a vivere della sua vita. E’ vero che siamo ancora immersi nelle tribolazioni, nelle prove, nelle difficoltà, nelle tentazioni della vita mortale.
Ma è anche vero che attraverso la grazia abbiamo già in noi un germe di immortalità, noi viviamo già della stessa vita divina di Gesù: Se siete morti con Cristo… E San Paolo prosegue: « Voi siete morti, e la vostra vita è ormai nascosta con Cristo in Dio. Quando si manifesterà Cristo, la vostra vita, allora anche voi sarete manifestati con Lui nella gloria.
Mortificate dunque quella parte di voi che appartiene alla terra: fornicazione, impurità, passioni, desideri cattivi e quella avarizia insaziabile che è idolatria ».
Ecco un insegnamento diametralmente opposto a quello del mondo, e in particolare a quello della cultura di oggi, di cui parlavamo all’inizio. Il piacere, il denaro, supremi ideali per la mentalità mondana…
San Paolo, invece, ci esorta a mortificare l’avarizia, che è idolatria.
Ricordate gli Ebrei nel deserto: si fecero costruire da Aronne un vitello d’oro e poi lo adorarono. Chi è avaro, adora il denaro come proprio idolo.
Ecco allora che giunge a proposito la parola di Gesù nel Vangelo di oggi: « Guardatevi e tenetevi lontani da ogni cupidigia, perché anche se uno è nell’abbondanza, la sua vita non dipende dai suoi beni ».
Segue poi la parabola: la campagna di un uomo ricco aveva dato buon raccolto. Demolirò i miei magazzini, ne costruirò dei nuovi… « Anima mia, hai molti beni: mangia, bevi e godi! ».
Ma Dio gli disse: « Stolto, questa notte morrai ».
Non accumulare quindi tesori per sé, ma arricchire davanti a Dio. La lezione è molto chiara: per quanti beni abbiamo, non possiamo prolungare la nostra vita neppure di un secondo.
Quindi: non creiamoci idoli con le ricchezze, con i beni di questo mondo.
Idoli possono essere anche il nostro « io », le nostre passioni, i nostri capricci. Non adoriamo gl’idoli, ma Dio. Amiamo Gesù e serviamo a Lui solo: il resto è tutta vanità. E’ purtroppo molto facile attaccarci ai beni di questa terra. Si attribuisce a Alessandro Magno un detto curioso:
« In una città assediata, difficilmente potrà penetrare un filo di paglia; entrerà, però, sempre, un asino con un carico d’oro ».
L’oro cioè è una chiave magica che chiude e apre a suo piacimento anche le porte più ben sbarrate. Basta un piccola moneta messa davanti all’occhio per togliergli la vista del sole.
Si racconta che il feroce Ezzelino da Romano mandò una borsa piena d’oro a Sant’Antonio da Padova, dicendo ai suoi sicari:
- State bene attenti. Se egli lo accetta, tagliategli la testa, se la rifiuta, buttatevi in ginocchio, perché è davvero un Santo.
E Sant’Antonio rifiutò l’oro che gli veniva offerto.
Siccome non siamo puri spiriti e abbiamo tutti i nostri bisogni economici, la tentazione è sempre presente. E’ facile che il nostro cuore, quasi senza che ce ne accorgiamo, palpiti non per il Padre che è nei cieli, ma per il portafoglio che è nella tasca o per la cassaforte che è nell’ufficio. I beni non sono da disprezzare, ma da utilizzare bene.
Dinanzi alla folla immensa che, attratta dalla sua divina parola, l’aveva seguito nel deserto, Gesù ha forse esclamato: « Beati i poveri, perché possono morire di fame? ».
No. E’ uscito piuttosto in questa sublime esclamazione: « Misereor super turbam: ho compassione di questa folla », e la sfamò nel deserto…
Non dobbiamo attaccarci alle ricchezze, ma utilizzarle bene: per i poveri…

Piergiorgio Frassati, laureando ingegnere, morì a 24 anni, « alla vigilia della sua laurea ». Figlio del senatore Frassati, ricchissimo. Piergiorgio bello, robusto, generoso, amava la vita, il più mattacchione. Le sue risate erano celebri. Era bello andare in montagna con lui, che sapeva comportarsi bene con tutti, anche con le compagne di gita: si sarebbe sposato, era un uomo completo, come si dice.
Ebbene, dal papà negli anni 1920-14, riceveva in media mille lire al mese per i suoi minuti piaceri (oggi corrisponderebbero ad alcuni milioni). Ebbene, come li spendeva? Tranne qualche mezzo toscano in montagna (però lo spegneva quando vedeva qualche povero per la strada), tutto il resto lo donava ai poveri di Torino un carità nascosta.
Piergiorgio amava, amava tanto il mondo e amava tanto anche la sua purezza. Pur avendo una tessera con la quale avrebbe potuto andare in tutti i teatri e i cinema varietà… lo credete? Non se ne servì mai!
Quando morì Piergiorgio, tutti i poveri di Torino erano presenti ai suoi funerali! Quanti ne aveva soccorsi! Diceva 8e sarebbe stato capace di farlo): « Papà morendo mi lascerà tanti milioni; io li darò tutti ai poveri, scenderò con la mia laurea di ingegnere minerario per lavorare con loro ».
Piergiorgio aveva compreso bene l’insegnamento di Gesù: « Non accumulate tesori per voi stessi, ma arricchitevi davanti a Dio », soccorrendo i poveri.
Piergiorgio non ha fatto della ricchezza un idolo, ma considerò i poveri i suoi veri tesori.
Chiediamo alla Madonna che ci aiuti a distaccare il nostro cuore dai beni della terra, per attaccarlo unicamente a Gesù, che è il nostro vero tesoro e che sarà per sempre la nostra gioia.


 D. Severino GALLO sdb,

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