Archive pour août, 2013

Magnificat,

Magnificat,  dans immagini sacre magnificat
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Publié dans:immagini sacre |on 18 août, 2013 |Pas de commentaires »

PAPA FRANCESCO: « NON AVERE PAURA DI ANNUNCIARE CRISTO NELLE OCCASIONI OPPORTUNE COME IN QUELLE INOPPORTUNE »

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PAPA FRANCESCO TRAMITE CARD. BERTONE, MESSAGGIO AL MEETING DI RIMINI

« NON AVERE PAURA DI ANNUNCIARE CRISTO NELLE OCCASIONI OPPORTUNE COME IN QUELLE INOPPORTUNE »

Il Messaggio di Papa Francesco per la 34° edizione del Meeting per l’amicizia fra i popoli, inaugurato oggi a Rimini

Citta’ del Vaticano, 18 Agosto 2013 (Zenit.org) | 3 hits

Pubblichiamo di seguito il Messaggio inviato oggi da Papa Francesco a mons. Francesco Lambiasi, vescovo di Rimini, in occasione della 34° edizione del Meeting per l’amicizia fra i popoli, che si è aperta questa mattina nella città romagnola sul tema «Emergenza uomo». Il Messaggio è a firma del Cardinale Segretario di Stato, Tarcisio Bertone. Di seguito il testo integrale:

***

Eccellenza Reverendissima,
con gioia trasmetto il cordiale saluto del Santo Padre Francesco a Vostra Eccellenza, agli organizzatori e a tutti i partecipanti al Meeting per l’Amicizia fra i Popoli, giunto alla XXXIV edizione. Il tema scelto – «Emergenza uomo» – intercetta la grande urgenza di evangelizzazione di cui più volte il Santo Padre ha parlato, nella scia dei Suoi Predecessori, e ha suscitato in Lui profonde considerazioni che di seguito riporto.
L’uomo è la via della Chiesa: così il beato Giovanni Paolo II scriveva nella sua prima Enciclica, Redemptor hominis (cfr n. 14). Questa verità rimane valida anche e soprattutto nel nostro tempo in cui la Chiesa, in un mondo sempre più globalizzato e virtuale, in una società sempre più secolarizzata e priva di punti di riferimento stabili, è chiamata a riscoprire la propria missione, concentrandosi sull’essenziale e cercando nuove strade per l’evangelizzazione.
L’uomo rimane un mistero, irriducibile a qualsivoglia immagine che di esso si formi nella società e il potere mondano cerchi di imporre. Mistero di libertà e di grazia, di povertà e di grandezza. Ma che cosa significa che l’uomo è « via della Chiesa »? E soprattutto, che cosa vuol dire per noi oggi percorrere questa via?
L’uomo è via della Chiesa perché è la via percorsa da Dio stesso. Fin dagli albori dell’umanità, dopo il peccato originale, Dio si pone alla ricerca dell’uomo. «Dove sei?»– chiede ad Adamo che si nasconde nel giardino (Gen 3,9). Questa domanda, che compare all’inizio del Libro della Genesi, e che non smette di risuonare lungo tutta la Bibbia e in ogni momento della storia che Dio, nel corso dei millenni, ha costruito con l’umanità, raggiunge nell’incarnazione del Figlio la sua espressione più alta. Afferma sant’Agostino nel suo commento al Vangelo di Giovanni: «Rimanendo presso il Padre, [il Figlio] era verità e vita; rivestendosi della nostra carne, è diventato via» (I, 34,9). È dunque Gesù Cristo «la via principale della Chiesa», ma poiché Egli «è anche la via a ciascun uomo», l’uomo diventa «la prima e fondamentale via della Chiesa» (cfr Redemptor hominis, 13-14).
«Io sono la porta», afferma Gesù (Gv 10,7):io sono, cioè, il portale d’accesso ad ogni uomo e ad ogni cosa. Senza passare attraverso Cristo, senza concentrare su di Lui lo sguardo del nostro cuore e della nostra mente, non capiremmo nulla del mistero dell’uomo. E così, quasi inavvertitamente, saremo costretti a mutuare dal mondo i nostri criteri di giudizio e di azione, e ogni volta che ci accosteremo ai nostri fratelli in umanità saremo come quei « ladri e briganti » di cui parla Gesù nel Vangelo (cfr Gv 10,8). Anche il mondo infatti è, a suo modo, interessato all’uomo. Il potere economico, politico, mediatico ha bisogno dell’uomo per perpetuare e gonfiare se stesso. E per questo spesso cerca di manipolare le masse, di indurre desideri, di cancellare ciò che di più prezioso l’uomo possiede: il rapporto con Dio. Il potere teme gli uomini che sono in dialogo con Dio poiché ciò rende liberi e non assimilabili.
Ecco allora l’emergenza-uomo che il Meeting per l’Amicizia fra i Popoli pone quest’anno al centro della sua riflessione: l’urgenza di restituire l’uomo a se stesso, alla sua altissima dignità, all’unicità e preziosità di ogni esistenza umana dal concepimento fino al termine naturale. Occorre tornare a considerare la sacralità dell’uomo e nello stesso tempo dire con forza che è solo nel rapporto con Dio, cioè nella scoperta e nell’adesione alla propria vocazione, che l’uomo può raggiungere la sua vera statura. La Chiesa, alla quale Cristo ha affidato la sua Parola e i suoi Sacramenti, custodisce la più grande speranza, la più autentica possibilità di realizzazione per l’uomo, a qualunque latitudine e in qualunque tempo.
Che grande responsabilità abbiamo! Non tratteniamo per noi questo tesoro prezioso di cui tutti, consapevolmente o meno, sono alla ricerca. Andiamo con coraggio incontro agli uomini e alle donne del nostro tempo, ai bambini e agli anziani, ai « dotti » e alla gente senza alcuna istruzione, ai giovani e alle famiglie. Andiamo incontro a tutti, senza aspettare che siano gli altri a cercarci! Imitiamo in questo il nostro divino Maestro, che ha lasciato il suo cielo per farsi uomo ed essere vicino ad ognuno. Non solo nelle chiese e nelle parrocchie, dunque, ma in ogni ambiente portiamo il profumo dell’amore di Cristo (cfr 2Cor 2,15). Nelle scuole, nelle università, nei luoghi di lavoro, negli ospedali, nelle carceri; ma anche nelle piazze, sulle strade, nei centri sportivi e nei locali dove la gente si ritrova. Non siamo avari nel donare ciò che noi stessi abbiamo ricevuto senza alcun merito! Non dobbiamo avere paura di annunciare Cristo nelle occasioni opportune come in quelle inopportune (cfr 2Tm 4,2), con rispetto e con franchezza.
È questo il compito della Chiesa, è questo il compito di ogni cristiano: servire l’uomo andando a cercarlo fin nei meandri sociali e spirituali più nascosti. La condizione di credibilità della Chiesa in questa sua missione di madre e maestra è, però, la sua fedeltà a Cristo. L’apertura verso il mondo è accompagnata, e in un certo senso resa possibile, dall’obbedienza alla verità di cui la Chiesa stessa non può disporre. « Emergenza uomo », allora, significa l’emergenza di tornare a Cristo, di imparare da Lui la verità su noi stessi e sul mondo, e con Lui e in Lui andare incontro agli uomini, soprattutto ai più poveri, per i quali Gesù ha sempre manifestato predilezione. E la povertà non è solo quella materiale. Esiste una povertà spirituale che attanaglia l’uomo contemporaneo. Siamo poveri di amore, assetati di verità e giustizia, mendicanti di Dio, come sapientemente il servo di Dio mons. Luigi Giussani ha sempre sottolineato. La povertà più grande infatti è la mancanza di Cristo, e finché non porteremo Gesù agli uomini avremo fatto per loro sempre troppo poco.
Eccellenza, mi auguro che questi brevi pensieri possano essere di aiuto per coloro che prendono parte al Meeting. Sua Santità Francesco assicura a tutti la Sua vicinanza nella preghiera e il Suo affetto; auspica che gli incontri e le riflessioni di questi giorni possano accendere nei cuori di tutti i partecipanti un fuoco che alimenti e sostenga la loro testimonianza del Vangelo nel mondo. E di cuore invia a Lei, ai responsabili e agli organizzatori della manifestazione, come pure a tutti i presenti, una particolare Benedizione Apostolica.

Unisco anch’io un cordiale saluto e mi valgo della circostanza per confermarmi con sensi di distinto ossequio dell’Eccellenza Vostra Reverendissima dev.mo nel Signore.

Tarcisio Card. Bertone
Segretario di Stato di Sua Santità

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A Sua Eccellenza Reverendissima
Mons. FRANCESCO LAMBIASI
Vescovo di Rimini

Jesus Christ – The Icon of God

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Publié dans:immagini sacre |on 16 août, 2013 |Pas de commentaires »

COMMENTO ALLA LETTURA QUOTIDIANA – LETTERA AGLI EBREI – SELEZIONE DI TESTI

http://www.parrocchiadibazzano.it/catechesi/letturaq/Lettera%20agli%20Ebrei.pdf

COMMENTO ALLA LETTURA QUOTIDIANA

LETTERA AGLI EBREI – SELEZIONE DI TESTI

Ebrei1,1-14
Il lettore/ascoltare di questa lunga e elaborata lettera/omelia deve volgere subito la sua attenzione su Gesù
Cristo “erede di tutte le cose, per mezzo del quale è stato fatto il mondo” (2). Un tempo Dio aveva parlato molte volte e in diversi modi (pensiamo agli interventi di Dio nella prima alleanza). Aveva parlato sempre “per mezzo dei profeti”: Abramo, Mosè, Davide, Geremia, ecc. “Alla fine dei tempi” ha parlato per mezzo di Gesù. A dire ormai che ogni parlare e manifestarsi di Dio va ricondotto a Gesù, sempre e definitivamente. Ma chi è Gesù? Qual è il suo “nome”, la sua dignità? Lo dice la Scrittura stessa. Gesù il “il figlio di Dio”, è della natura di Dio e quindi egli stesso Dio. Cosa ha fatto Gesù? Ha compiuto “la purificazione dei peccati” (ha dato la salvezza) e ora è “alla destra di Dio”. Egli è ben superiore ai profeti e agli angeli!
Ebrei 2,1-9
Si invita il lettore/ascoltatore ad applicarsi alle “cose udite”.
Le cose udite sono “la parola”, ovvero la predicazione di Gesù fatta al principio, e poi la predicazione dei
primi testimoni: predicazione confermata dalla presenza operante dello Spirito (1-4). Quale contenuto ha tale predicazione? Il “mondo futuro” (5), cioè il regno di Dio appartiene a Gesù e non agli angeli. Essi stessi sono sottomessi a Gesù! Per quale via è sorto il mondo futuro, ovvero il regno? Per la via della morte di Gesù, morte che egli “ha gustato a favore di tutti” (9).
Ebrei 2,10-18
Il modo col quale Dio dona la salvezza al mondo è “originale”. Ecco come può descriversi. Poiché Dio vuole portare la moltitudine dei figli alla gloria/salvezza ha unito il suo figlio Gesù alla vicenda umana, qui chiamata “carne e sangue” (14). Gli uomini hanno obbedito al diavolo e non a Dio. Per questo vivono “nel timore della morte”, cioè sono sotto il regime della morte: sono schiavi. La liberazione è avvenuta in modo “originale”. Proprio attraverso la sua incarnazione/morte Gesù ha ridotto all’impotenza la morte e il diavolo! Essendosi addossato la situazione di estrema schiavitù dell’uomo, cioè avendo accolto la morte, egli è in grado di “venire in aiuto” all’uomo, tirandolo fuori dalla morte. Con un termine appropriato l’autore della lettera dice che Gesù è diventato “sommo sacerdote misericordioso e degno di fede nelle cose che riguardano Dio”. Cosa significa? Significa che Gesù ha veramente e definitivamente espiato i peccati del popolo, peccati che creavano lo stato di “morte” in rapporto a Dio. Così Gesù ha donato la salvezza piena al mondo: la sua morte è via di salvezza!
Ebrei 3,1-19
Lo sguardo dei “fratelli santi” deve essere fissato su Gesù “apostolo e sommo sacerdote della fede professata” (1). La fedeltà a Dio da parte di Gesù è la fedeltà del “figlio” e non del servitore, come fu per Mosè. A Gesù dunque occorre aderire pienamente! Infatti a lui appartiene “la casa”. E la casa siamo tutti noi, se rimaniamo nella fede professata. In altre parole, siamo “partecipi di Cristo” se siamo saldi in quello che abbiamo ricevuto al principio. Il rischio è di udire la voce del Figlio e poi di ribellarsi. Così successe ai nostri padri nel deserto, per questo “non entrarono nel suo riposo (Terra) a causa della loro incredulità”. Attenti, dunque!
Ebrei 4,1-13
Giosuè non ha introdotto Israele nel “riposo” vero e definitivo. Come dire che Israele non ha ottenuto perfetta salvezza. E perché? Perché non ha creduto alla parola, cioè non è stato perseverante nell’aderire a Dio in fedeltà. Per questo il Signore, nell’arco della sua relazione con Israele, ha rinnovato continuamente la promessa del “riposo”, dicendo: “Oggi, se ascoltate la sua voce!” (7). L’annuncio vale per noi “oggi”! L’esortazione suona così: “Affrettiamoci a entrare in quel riposo, perché nessuno cada nello stesso tipo di disobbedienza” (11). Il Signore non parla per far passare il tempo e basta! La sua parola è “vivente ed energica” (12), proprio come lui! Attenti, perché è a Dio che bisogna rendere conto della nostra vita, vale a dire delle scelte più intime e profonde.
Ebrei 4,14-5,10
Il sommo sacerdote, quello “grande” (Gesù alla destra di Dio), sostiene la nostra adesione a lui ovvero la professione della fede. Gesù ha sofferto in tutto come noi, ma non è stato vinto dal peccato. E’ dunque il sacerdote che occorreva, degno di fede. Accostiamoci a lui per ricevere misericordia e trovare l’aiuto opportuno. Tutta la vita terrena di Gesù, in particolare la sua sofferenza/morte, è segno di “debolezza”: una debolezza che lo unisce perfettamente all’uomo debole. Gesù ha pregato e gridato d’essere salvato “dalla morte”, cioè da una vita lontana da Dio. La sua preghiera è stata esaudita. Infatti egli ha compiuto, proprio attraverso la sofferenza/morte, la volontà di Dio (ecco dove sta l’esaudimento: l’aver compiuto con amore la volontà di Dio). Ora egli, il figlio, è trasformato in sacerdote perfetto, ed è “causa di salvezza eterna per tutti coloro che gli obbediscono” (5,10). Comprendiamo allora l’ammonimento, spesso ripetuto: “Teniamo stretta l’adesione a lui” (4,14).
Ebrei 5,11-6,8
Gli ascoltatori sono diventati “lenti nell’ascolto”, vale a dire che faticano a crescere nell’affidamento al Signore: rimangono come delle persone incompiute, “ignare della parola di giustizia”, cioè del vangelo. Si attaccano certo alle profezie (Scrittura), ma non ne vedono il compimento in Cristo. Il discorso dunque si fa difficile per persone simili! L’autore, però, non vuole tornare indietro! E’ interessante notare il cammino che viene dato come già virtualmente attuato: la conversione dalle opere morte, la fede in Dio, la dottrina dei battesimi (il senso del battesimo cristiano), l’imposizione delle mani
(dono dello Spirito), la risurrezione dei morti e il giudizio eterno. Tutte cose che possono essere altrimenti descritte così: illuminazione e partecipazione dello Spirito Santo (dono celeste), gustazione della parola di Dio e del mondo nuovo inaugurato da Cristo. Ora se uno ha fatto questo cammino e “cade”, cioè rifiuta Cristo, è impossibile portarlo a conversione. Perché? Perché di fatto non crede più in Cristo, lo ha nuovamente crocifisso! Si arriva all’assurdo di una terra che ha ricevuto l’acqua e poi produce pruni e spine. Cosa sarà di questa terra? Non vale più nulla!
Ebrei 6,9-20
Il richiamo energico ai fratelli che non crescono nella vita cristiana non può dimenticare quanti invece “camminano verso la salvezza” (9). Essi si impegnano e amano il Nome di Gesù, cioè “servono tutti i santi/fratelli di fede” (10). Bisognerebbe che tutti fossero così. Il pericolo è quello di diventare pigri. Se così succedesse, non si diventerebbe eredi
delle promesse di Dio. Guardiamo Abramo. Egli è diventato erede “perseverando … attaccato alla speranza”. La speranza, poi, non è sogno o mito o evasione, ma è cosa sicura e salda (19). Salda come un’ancora fissata “oltre il velo del santuario”, in cielo: là dove c’è il vero santuario, là dove c’è Cristo diventato somme sacerdote al modo di Melchisedek. E “nel cielo” Gesù è precursore: dopo di lui e con lui arriveremo anche noi! Afferriamoci dunque a tale speranza.
Ebrei 7,1-14
Gesù è stato chiamato sommo sacerdote “alla maniera di Mechisedek”. Che significa questo? Intanto, chi è Mechisedek? E’ uno che non appartiene al popolo di Israele (Gen 14,18), non possiede “genealogia” (non ha titoli o legami alla storia). Nello stesso tempo ha benedetto Abramo e da lui ha ricevuto la decima di tutto. Non ha “principio di giorni né fine di vita”: di lui si attesta “che vive” (8). Quindi “è fatto simile al Figlio di Dio e rimane sacerdote in eterno”(3). C’era in Israele il sacerdozio levitico “alla maniera di Aronne”, sacerdozio regolato dalla legge secondo la quale occorreva essere discendenti di Levi per esercitare il compito. Gesù, però, non era della tribù di Levi, ma di Giuda. Il suo sacerdozio, dunque, non è alla maniera di Aronne, ma alla maniera di Mechisedek: sacerdozio nuovo e che dura per sempre. Così avevano annunziato le Scritture.
Ebrei 7,15-28
Gesù è diventato sacerdote non secondo le prescrizioni della legge mosaica, ma per la potenza della sua stessa vita, “gradita a Dio” perché conforme alla sua volontà. “Sacerdozio, legge e alleanza” fanno parte ormai di un tempo imperfetto, debole e quindi superato. Con Gesù, invece, c’è un sacerdozio nuovo e una “alleanza migliore” (22). Dio stesso l’ha detto e giurato nelle Scritture sante: “Il ha giurato e non cambierà: tu sei sacerdote per sempre”. E poi, il sacerdozio di Cristo non tramonta. Per questo può salvare tutti quelli che, in ogni tempo e luogo, si accostano a Dio. Gesù infatti “è sempre vivo per intercedere a loro favore” (25). In che consiste la novità del sacerdozio di Gesù? Nel fatto che egli è santo, innocente e senza macchia; che ha offerto non delle cose o degli animali, ma “se stesso”; non tante volte, ma “una volta per tutte” (27). La
sua offerta dunque è perfetta e eterna. “Il Figlio è stato reso perfetto in eterno” (28).
Ebrei 8,1-13
L’autore dice di essere arrivato “al capo”. E il punto capitale è questo: “Noi abbiamo un sacerdote tale che si è assiso alla destra di Dio, ministro del santuario e della vera tenda che il Signore, e non un uomo, ha costruito” (1-2). Abbiamo cioè il vero e definitivo sacerdote (Gesù), e il vero e definitivo santuario (le realtà celesti o il regno). Il servizio dei sacerdoti secondo l’ordine di Aronne era soltanto una copia o imperfetta anticipazione delle realtà celesti o del regno. Ad un sacerdozio nuovo, segue un’alleanza nuova di cui Gesù è mediatore. Alleanza già promessa da Dio attraverso i profeti. Punto di partenza di questa nuova alleanza è il perdono di Dio. Punto di arrivo è la comunione di Dio col suo popolo ovvero la piena e beata conoscenza di Dio.
a prima alleanza è “sparisce ed è superata”, nel senso che ha trovato il suo compimento (13). Ebrei 9,1-14
L’alleanza “prima” (e il sacerdozio collegato) è superata e sparisce, ma con le sue norme segna una direzione e apre alla speranza. Nel Santo dei Santi entra “soltanto” il sommo sacerdote e “una volta all’anno”, portandovi del sangue per la remissione dei peccati involontari. Stando così le cose, è evidente che la via dell’incontro con Dio non è ancora aperta, soprattutto non è aperta al mondo intero. E’ una via da riformare. Il “primo” culto infatti è soltanto una figura o parabola. In Cristo Gesù la figura viene realizzata e la speranza per il mondo è compiuta. La scansione definitiva deve essere così descritta. Cristo è il sommo sacerdote. Il Santuario non è più il tempio, ma il suo corpo dato alla morte. Il sangue da introdurre nel Santo dei Santi non è più quello degli
animali, ma il suo sangue a significare la sua morte. L’offerta non è più fatta “tante volte”, ma “una volta sola”. Conclusione: per noi la redenzione è vera ed eterna (12). L’offerta che Cristo ha fatto purifica, non più il corpo, ma la coscienza; e dà di servire veramente il Dio vivente in un culto “nuovo” (14).
Ebrei 9,15-28
Cristo, dunque, è il sommo sacerdote che, avendo offerto la sua vita/morte, ha purificato la nostra coscienza (tutto il nostro essere) per servire il Dio vivente. Per questo egli è “mediatore di una nuova alleanza”, cioè di un nuovo rapporto con Dio e tra di noi, rapporto per il quale riceviamo “l’eredità che è stata promessa” (15). Tutto, dunque, acquista valore dalla morte di Gesù! Un testamento non ha forse valore soltanto dopo la morte del testatore? Anche la prima alleanza fu inaugurata dal sangue, cioè dalla morte. Morte, però, di un animale! Cristo invece, mediante la sua morte (intesa come vero “sacrificio”), ha annullato il peccato “una volta per tutte” (26). Questa è la pienezza dei tempi! La prima apparizione di Cristo nella carne umana ha voluto essere un “sacrificio”, un’offerta per togliere i peccati degli uomini. La seconda e definitiva apparizione di Cristo sarà nella sua gloria e darà salvezza piena (salute) a chi lo aspetta nell’amore.
Ebrei 10,1-18
La legge o l’economia della prima alleanza erano soltanto una “ombra” delle realtà di salvezza; non erano la “icona”, cioè la realtà stessa di salvezza. L’economia antica, non potendo dare salvezza piena coi sacrifici di animali, rimandava anno dopo anno a qualcosa o a “qualcuno”. Questo qualcuno è il Cristo. Cristo è venuto in mezzo a noi, facendosi uomo. Ha offerto “volontariamente” il suo corpo/umanità. E’ per questa offerta “volontaria” che noi siamo salvati pienamente. Tale offerta ha tolto valore, o meglio, ha portato a compimento l’antica economia o legge. Conclusione. Cristo ha offerto un unico sacrificio per i peccati: il sacrificio è la sua stessa vita donata. Tale sacrificio lo ha compiuto una volta per sempre. In questo modo ha reso perfetti o ha dato salvezza piena a quelli che si lasciano incontrare da lui (santificati). E’ giunto finalmente “il perdono”: grande, vero e definitivo. Stando così le cose (essendo stato perdonato definitivamente il peccato), non c’è più bisogno di “offerta per il peccato”. La legge antica è superata. C’è la nuova, scritta nella mente e nel cuore.
Ebrei 10,19-39
Le esortazioni che ascolteremo di seguito sono legate e discendono da due eventi collegati e precedentemente narrati: la vita (carne) e la morte (sangue) di Gesù hanno aperto una “via nuova” che permette a tutti gli uomini di entrare nel Santuario, cioè incontrare Dio; Gesù è “sacerdote grande sopra la casa di Dio (noi)”. Accostiamoci, dunque, a Dio “con cuore sincero nella pienezza della fede, e teniamo ferma/sicura la speranza. Da parte sua, Dio è fedele! Soprattutto cerchiamo di “stimolarci a vicenda nell’amore che è fatto di opere buone”. Non disertiamo le nostre riunioni, separandoci dalla chiesa. Sarebbe terribile peccare volontariamente, dopo essere stati salvati gratuitamente. Chi calpesta il Figlio di Dio, chi deride la sua morte e disprezza lo Spirito della grazia, cosa può aspettarsi se non un tremendo giudizio? Dobbiamo essere “uomini di fede” che, dopo essere stati illuminati, sono pronti ad accettare la lotta che viene dalla persecuzione. Abbiamo solo bisogno “di costanza, perché dopo avere fatto la volontà di Dio raggiungiamo la promessa” (39).
Ebrei 11,1-16
La fede ci dà di conoscere (fondamento) e gustare in anticipo (speranza) le cose di Dio, quelle che non si vedono. L’approvazione di Dio è su tutti coloro che hanno questo tipo di fede. Innanzitutto i padri. Abele che offrì a Dio il vero sacrificio. Enoch che fu gradito a Dio e non vide la morte. Noè, giusto secondo la fede. E poi il padre Abramo, il pellegrino che aspettava la città dalle salde fondamenta. Sara che diventò madre a motivo della fede. Tutti costoro sono vissuti nella fede attendendo la promessa di Dio. Sono vissuti come pellegrini sulla terra.
Eb 11,17-40
La fede condusse Abramo a consegnare Isacco a Dio, capace di risuscitare dai morti. La fede guidò Mosè che abbracciò le sofferenze di Cristo. La fede salva noi che abbiamo ricevuto la pienezza della promessa: Cristo. Eb 12,1-13 Gesù è accanto a noi. Egli genera e sostiene il cammino della fede. Ma il peccato ci seduce! Bisogna scaricare il peccato guardando a Gesù che ha lottato fino a morire per noi. Nella lotta Dio come Padre Buono educa e corregge e ci rende suoi veri figli.
Eb 12,14-29
Cercate la pace e la santificazione. Nessuno abbandoni la grazia, cioè la via della fede, profanando l’opera di Dio, come fece Esaù. Infatti vi siete accostati a Cristo mediatore della nuova alleanza e alla città del Dio vivente. Dio ha parlato dal cielo attraverso Cristo: non rifiutiamo colui che parla. Restiamo nella grazia che ci è stata data e rendiamo a Dio un culto gradito con riverenza e timore, perché il nostro Dio è un fuoco divoratore.
Eb 13,1-16
Le ultime esortazioni partono dal chiedere di “perseverare nell’amore fraterno”, per discendere alla ospitalità e finire nel ricordo dei carcerati. Il matrimonio sia rispettato da tutti. Attenti poi a non amare il denaro. Attacchiamoci a chi ci ha annunciato la parola di Dio. Il cuore di questa parola è l’averci detto che Gesù ha inaugurato un sacerdozio nuovo. Usciamo dunque anche noi dallo schema antico e offriamo a Dio il sacrificio della vita. In altre parole, cerchiamo sempre di fare il bene. E’ questo il sacrificio che piace a Dio.
Eb 13,17-24
La lettera si conclude con l’ammonizione ad obbedire a coloro che ci guidano, nello stesso tempo a pregare per loro. Il Signore che ha fatto uscire dallo stato di morte il pastore grande Gesù vi renda perfetti. La perfezione consiste nel compiere la volontà di Dio. Tutta la lettera è presentata come “parola di esortazione”: esortazione a perseverare nella novità di vita inaugurata dal sacerdote grande, Cristo Gesù Signore nostro.

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18 AGOSTO 2013 – 20A DOMENICA – T. ORDINARIO C : GESÙ, SEGNO DI CONTRADDIZIONE

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18 AGOSTO 2013  |  20A DOMENICA – T. ORDINARIO C  | OMELIA DI APPROFONDIMENTO

GESÙ, SEGNO DI CONTRADDIZIONE

Nel 1976 il cardinale Karol Wojtyla predicò gli esercizi spirituali alla presenza di Paolo VI e della Curia romana, raccogliendo poi le 22 meditazioni in un libro dal titolo: « Segno di contraddizione ». Si riferiva alle parole dette da Simeone a Maria quando fu presentato al tempio Gesù, bambino di 40 giorni: « Egli è… segno di contraddizione » (Lc 2,34). Tale fu veramente Gesù in tutta la sua vita e tale è ancora nella storia della Chiesa che lo rende perennemente presente al mondo. È un insegnamento di fondo che emerge dalla parola di Dio proclamata nella Messa di questa domenica. La vicenda di Gesù è in certo modo anticipata da quanto accadde al profeta Geremia. I capi del popolo lo accusavano di disfattismo perché, obbedendo alla voce di Dio che voleva evitare agli Israeliti peggiori sciagure, sconsigliava la resistenza ad oltranza a un nemico troppo superiore di forze. I suoi avversari s’impongono al re Sedecia, e il profeta viene calato in una cisterna dove « non c’era acqua ma fango », condannato a morire di fame. Poi, in seguito a un contrordine del re, meglio consigliato, il profeta sarà tratto in salvo. Segno di contraddizione, non solo in quell’occasione, ma, prima e dopo, solo perché vuol adempiere fedelmente la missione che Dio gli ha affidato.
Segno di contraddizione sarà Gesù, come risulta, fra l’altro, dalle sue parole riferite nel Vangelo di oggi: « Pensate che io sia venuto a portare la pace sulla terra? No, vi dico, ma la divisione ». Divisione, continua, che metterà gli uni contro gli altri le persone della stessa famiglia: « Padre contro figlio e figlio contro padre, madre contro figlia e figlia contro madre, suocera contro nuora e nuora contro suocera ». Segno di contraddizione, nella sua passione, a cui allude parlando d’un battesimo che deve ricevere e che egli attende con angoscia finché non sia compiuto.
Segno di contraddizione è stato Gesù durante la sua vita, fino al momento in cui doveva compiere il suo « battesimo » nell’umiliazione e nelle atroci sofferenze della sua passione. Un discepolo che lo tradisce, lo vende ai capi del popolo che da tempo tramano per eliminarlo, e ora cercano falsi testimoni, lo accusano di bestemmia, lo denunciano al tribunale romano come sovversivo, aizzano contro di lui la folla che ne reclama la crocifissione. Pilato è obbligato a riconoscere l’innocenza di questo singolare imputato, ma finisce col cedere per evitare guai e firma la condanna a morte. Ma non mancano, anche se sono pochi, i fedeli che lo seguono fino al Calvario: un gruppetto di donne che da tempo gli sono vicine, uno dei discepoli, Giovanni, e soprattutto Maria, la Mater dolorosa.

Gesù, oggi
Gesù è segno di contraddizione. Anche oggi egli sopporta « contro di sé una così grande ostilità dei peccatori ». Ci sono i nemici dichiarati, i militanti dell’ateismo che lottano per cacciarlo dalla società, e che, non potendo cancellare il nome dalle coscienze, consentono che qualcuno si ricordi di lui nel chiuso dei luoghi di culto. Ci sono quelli che lo riconoscono come un giusto e un benefattore degli uomini, ma non come Dio fatto uomo. Ci sono quelli che si servono del suo nome come d’una bandiera per giustificare la sovversione e la violenza, spesso contro quelli che, al contrario, vorrebbero fare di Cristo e del suo Vangelo un puntello d’un preteso « ordine » che è « disordine stabilito », d’una autorità che è tirannia e violenza legalizzata, strumento di sfruttamento dell’uomo e di oppressione.

La Chiesa, segno di contraddizione
Segno di contraddizione è la Chiesa. Nessuna meraviglia, dal momento che la sua missione è annunziare il messaggio di Cristo, renderlo perennemente presente al mondo, operare perché arrivi a tutti gli uomini la salvezza portata da Cristo. La Chiesa, ci ha detto Giovanni Paolo II, « desidera servire quest’unico fine: che ogni uomo possa ritrovare Cristo, perché Cristo possa, con ciascuno, percorrere la strada della vita, con la potenza di quella verità sull’uomo e sul mondo, contenuta nel mistero dell’Incarnazione e della Redenzione, con la potenza di quell’amore che da essa irradia » (Redemptor hominis, 13).
Anche la Chiesa è odiata e combattuta da molti, che non sanno o non vogliono riconoscerla come opera di Cristo e continuatrice della sua missione, che vorrebbero far tacere la sua voce quando richiama la legge del Vangelo, legge di giustizia, di solidarietà, di amore, di rispetto dell’uomo, di tutti gli uomini, in primo luogo dei poveri, dei deboli, degli emarginati, degli indifesi. Uomini e donne fedeli a questo impegno pagano ancora oggi la loro fedeltà con le denigrazioni e le calunnie di cui sono bersaglio, con la prigionia, le torture, l’internamento in ospedali psichiatrici, talvolta con la vita, ma anche con l’ostilità esercitata in modo subdolo e insidioso.

E noi?
Che fare? Per ciò che riguarda Cristo come segno di contraddizione, ricordare ch’egli stesso ci ha messo in guardia: « Beato colui che non si scandalizza di me » (Mt 11,6). Ricordarci che Cristo dobbiamo riconoscerlo nel suo Vangelo, come ce lo presenta la Chiesa, e non nelle deformazioni di chi, colpevolmente o senza colpa, ce lo presenta travisato. Quando, all’udirlo parlare della sua carne come nostro cibo, del suo sangue come nostra bevanda, molti lo abbandonano, Gesù domanda ai suoi: « Forse anche voi volete andarvene? », Pietro risponde: « Signore, da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna » (Gv 6,67-68).
Questa dev’essere la nostra risposta. L’ostilità e la lotta contro Cristo, l’indifferenza verso di lui maestro e salvatore, dev’essere stimolo a un amore più vivo, ardente e generoso.
Quando vediamo la Chiesa, a qualsiasi livello e in qualsiasi paese, combattuta e perseguitata, dobbiamo sentire maggiormente il dovere di amarla e d’impegnarci per renderla migliore, anzitutto in noi stessi, e prendere responsabilmente il nostro posto nella preghiera e nell’apostolato. Se poi noi stessi siamo coinvolti nell’ostilità più o meno aperta, se siamo anche noi segno di contraddizione, ricordiamo la parola di s. Pietro: « Nessuno di voi abbia a soffrire come omicida o ladro o malfattore o delatore. Ma se uno soffre come cristiano, non ne arrossisca; glorifichi anzi Dio per questo nome » (1 Pt 4,15-16).
Ricordiamo, in ogni caso, l’incoraggiamento che ci viene dalla Parola di Dio: non stancarci perdendoci d’animo: « Non avete ancora resistito fino al sangue nella vostra lotta contro il peccato ». Preghiamo, se ci sentiamo deboli, col salmista: « Io sono povero e infelice; di me ha cura il Signore. Tu, mio aiuto e mia liberazione, mio Dio, non tardare ».
Infine, facciamo nostro il programma che ci propone ancora il Papa nell’enciclica già menzionata: « Essere come quei « violenti di Dio » che abbiamo tante volte visto nella storia della Chiesa e che scorgiamo ancor oggi, per unirci consapevolmente nella grande missione, e cioè: rivelare Cristo al mondo, aiutare ciascun uomo perché ritrovi se stesso in lui, aiutare le generazioni contemporanee dei nostri fratelli e sorelle, popoli, nazioni, stati, umanità, paesi non ancora sviluppati e paesi dell’opulenza, tutti insomma, a conoscere le « imperscrutabili ricchezze di Cristo », perché queste sono per ogni uomo e costituiscono il bene di ciascuno » (Redemptor hominis, 11).

 Da: P. PELLEGRINO M.

Publié dans:OMELIE, PREDICHE E ☻☻☻ |on 16 août, 2013 |Pas de commentaires »

The Dormition of Mary – Hagia Maria Sion Abbey, Jerusalem

The Dormition of Mary - Hagia Maria Sion Abbey, Jerusalem dans immagini sacre dormitio

Die Entschlafung (Dormizione) Mariens – Abtei Dormitio, Jerusalem

 
http://www.spurensuche.de/05_meditationen/08_2008/m_2008_08_10.html

Publié dans:immagini sacre |on 14 août, 2013 |Pas de commentaires »

PREGHIERA A MARIA ASSUNTA DI PAOLO VI

http://www.assisiofm.it/allegati/212-Preghiera%20a%20Maria%20Assunta%20di%20Paolo%20VI.pdf

PREGHIERA A MARIA ASSUNTA DI PAOLO VI

O Maria Immacolata Assunta in cielo,
tu che vivi beatissima nella visione di Dio:
di Dio Padre che fece di te alta creatura,
di Dio Figlio che volle da te
essere generato uomo e averti sua madre,
di Dio Spirito Santo che in te
compì la concezione umana del Salvatore.
O Maria purissima
o Maria dolcissima e bellissima
o Maria donna forte e pensosa
o Maria povera e dolorosa
o Maria vergine e madre
donna umanissima come Eva più di Eva.
Vicina a Dio nella tua grazia
nei tuoi privilegi
nei tuoi misteri
nella tua missione
nella tua gloria.
O Maria assunta nella gloria di Cristo
nella perfezione completa e trasfigurata
della nostra natura umana.
O Maria porta del cielo
specchio della luce divina
santuario dell’Alleanza tra Dio e gli uomini,
lascia che le nostre anime volino dietro a te
lascia che salgano dietro il tuo radioso cammino
trasportate da una speranza che il mondo non ha
quella della beatitudine eterna.
Confortaci dal cielo o Madre pietosa
e per le tue vie
della purezza e della speranza
guidaci un giorno
all’incontro beato con te
e con il tuo divin Figlio
il nostro Salvatore Gesù.
Amen!

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