DON ALFONSO CAMMARATA : « DA VASI DI IRA A VASI DI MISERICORDIA », (RM 9, 22-23)

 http://www.collevalenza.it/riviste/2007/Riv1107/Riv1107_05.htm

DON ALFONSO CAMMARATA  :  « DA VASI DI IRA A VASI DI MISERICORDIA », (RM 9, 22-23)

Estratto dalla Tesina
di Licenza presso la Pontificia Università Gregoriana
Istituto di spiritualità
Roma 2006/2007

III CAPITOLO

LA MISERICORDIA DI DIO SPERIMENTATA E PROCLAMATA DA SAN PAOLO

« Sia benedetto Dio, Padre del Signore nostro Gesù Cristo,
Padre delle misericordie e Dio di ogni consolazione,
il quale ci consola in ogni nostra tribolazione » (2Cor 1,3-4)

3.2 – Gesù Cristo, nuovo Adamo
Per San Paolo l’uomo « è immagine e gloria di Dio » (1Cor 11,7) ed è stato reso « conforme all’immagine del Figlio » (Rm 8,29). Con l’assunzione dell’umanità da parte del Verbo eterno, è redento e rinnovato il rapporto-forte,radicale: di natura- tra gli uomini e l’Incarnato. Quindi anche gli uomini, associati al Cristo, a lui conformati come figli nel Figlio, condividono la sua costitutiva capacità iconografica. E perciò è bello ed è buono che vengano iconografati.
È il destino di Adamo, creato a immagine del Creatore e restituito, nonostante il suo peccato, alla somiglianza con Dio in Cristo Gesù: Dio creò, infatti, Adamo betsalemu, nella Sua Immagine. Se Dio crea a sua immagine, vuol dire allora che Dio ha in sé, è in sé, anche l’Immagine22. L’uomo è stato plasmato sì, ma quasi come se venisse tratto fuori « dall’Immagine stessa » di Dio, piuttosto che dal fango della terra.
La creazione dell’uomo è la prima vera rivelazione dell’identità divina e cova in sé la dialettica tra alterità e somiglianza. In questo senso l’uomo è immagine di Dio soltanto indirettamente, in quanto è stato modellato a partire dall’Immagine propria di Dio, l’Immagine che gli è più intima, di cui però l’essere umano è, più che riflesso o una proiezione, quasi una riproduzione e un prolungamento.
Creando l’uomo dal suo intimo, Dio non si limita ad imprimere le sue impronte digitali al mondo, ma vi si rende presente. L’uomo è la promessa di Dio, la sua caparra data all’intera creazione, una sorta di anticipazione del dono supremo di sé nell’evento cristico.
L’Immagine di Dio è qualcosa che appartiene intimamente, sempre e comunque, a Dio stesso, ma a partire da cui l’uomo viene creato; ragion per cui la stessa Immagine di Dio, da sempre celata nelle profondità di Dio, si rende visibile allorché, a partire da essa, l’uomo viene plasmato. Da qui l’altissima dignità dell’uomo e la possibilità reale per lui, « plasmato dall’Immagine propria di Dio », di « diventare come Dio » e di giungere alla somiglianza con Lui divenendone imitatore23.
Se l’uomo vuole comprendere chi egli sia in profondità, allora, deve volgere lo sguardo al volto di Cristo.
L’artista che ha progettato e realizzato il mosaico della cattedrale di Monreale in Sicilia, doveva averlo capito molto bene: guardando nella navata centrale il nastro superiore del lato destro, si scorge la creazione dell’uomo. Adamo è dello stesso colore della terra-rossa: è creta, polvere, ma riceve da Dio creatore – il cui volto è quello del Cristo – un raggio che ne esprime la somiglianza, la dignità, l’appartenenza. C’è un particolare interessante: il volto di Adamo è uguale a quello del Cristo. Alla nostra origine c’è un volto, c’è una persona: Cristo e se vogliamo conoscere chi siamo, dobbiamo volgere lo sguardo a Gesù24.
Cristo è il Mistero che svela il mistero di tutti gli uomini perché è all’inizio, all’origine ed è il prototipo di tutti: Egli è il momento iniziale, centrale e finale della storia, nella cui incarnazione manifesta il volto di Dio come Padre. Nel nuovo Adamo, da semplice creatura, l’antico Adamo –e cioè ciascun uomo- si riconosce figlio. « Se a causa di un uomo, afferma Paolo, venne la morte, a causa di un uomo verrà anche la risurrezione dei morti; e come tutti muoiono in Adamo, così tutti riceveranno la vita in Cristo (1Cor 15,21-22).
Adamo, dunque è figura di colui che doveva venire (Rm 5,14):
« Il primo uomo, Adamo, divenne un essere vivente, ma l’ultimo Adamo divenne spirito datore di vita. Non vi fu prima il corpo spirituale, ma quello animale, e poi lo spirituale. Il primo uomo tratto dalla terra è di terra, il secondo uomo viene dal cielo. Quale è l’uomo fatto di terra, così sono quelli di terra; ma quale il celeste, così anche i celesti. E come abbiamo portato l’immagine dell’uomo di terra, così porteremo l’immagine dell’uomo celeste » (1Cor 15, 45-49).
San Giovanni Crisostomo, in una sua Catechesi, parlando della forza del sangue di Cristo, fa notare come l’acqua e il sangue usciti dal costato di Cristo sono simboli del Battesimo e dell’Eucarestia e proprio questi due sacramenti sono « fontes e culmines » della Chiesa. Il grande pastore continua il discorso facendo un parallelo tra Adamo e Gesù:
« È dal suo costato che Cristo ha formato la Chiesa, come dal costato di Adamo fu formata Eva. Per questo Paolo, parlando del primo uomo, usa l’espressione: « Osso dalle mie ossa, carne della mia carne » (Gn 2,23), per indicarci il costato del Signore. Similmente come Dio formò la donna dal fianco di Adamo, così Cristo ci ha donato l’acqua e il sangue dal suo costato per formare la Chiesa. E come il fianco di Adamo fu toccato da Dio durante il sonno, così Cristo ci ha donato il sangue e l’acqua durante il sonno della sua morte.
Per il suo sangue nasciamo, con il suo sangue alimentiamo la nostra vita. Come la donna nutre il figlio col proprio latte, così il Cristo nutre costantemente col suo sangue coloro che ha rigenerato ».
3.3 – L’uomo, immagine dell’Immagine
Il Padre altro non fa che chiamare alla comunione l’uomo con se stesso in Cristo che rappresenta la pienezza dell’opera iniziata da Dio nella creazione e che proseguirà fino alla fine della storia ma che è anche il mediatore dell’opera creatrice di Dio Padre

Egli è immagine del Dio invisibile,
generato prima di ogni creatura;
poiché per mezzo di lui
sono state create tutte le cose,
quelle nei cieli e quelle sulla terra,
quelle visibili e quelle invisibili:
Troni, Dominazioni,
Principati e Potestà.
Tutte le cose sono state create
per mezzo di lui e in vista di lui.
Egli è prima di tutte le cose
e tutte sussistono in lui.
Egli è anche il capo del corpo, cioè della Chiesa;
il principio, il primogenito di coloro
che risuscitano dai morti,
per ottenere il primato su tutte le cose.
Perché piacque a Dio
di fare abitare in lui ogni pienezza
e per mezzo di lui riconciliare a sé tutte le cose,
rappacificando con il sangue della sua croce,
cioè per mezzo di lui,
le cose che stanno sulla terra e quelle nei cieli
(Col 1,15-20)

Cristo è l’immagine di Dio, l’invisibile ed è anche il primogenito, non nel senso che è il primo di una serie di uguali e neppure il primo in senso cronologico, ma che è il mediatore della stessa creazione: in Lui, nel piano del creato, Dio dà coerenza e consistenza in Cristo; per mezzo di Lui, Cristo è colui per mezzo del quale tutto è stato fatto; verso di Lui, Cristo è il modello e l’archetipo dal quale il Padre si è ispirato, ma anche è il destino verso il quale tutta la creazione è attirata e dove essa troverà il suo compimento definitivo.
L’uomo, allora, può essere immagine di Dio solo perché partecipa di colui che è l’Immagine: la creatura umana più che semplicemente l’immagine di Dio può essere definito come l’immagine dell’Immagine che Cristo stesso è in riferimento a Dio25.
« Facciamo l’uomo a nostra immagine e somiglianza »(Gn 1,26-27)26. L’uomo è chiamato a svolgere nel creato il dominio e la signoria di Dio: sarebbe il rappresentante di Dio, colui che affermerebbe il diritto di sovranità del creatore nel mondo (Von Rad). Inoltre, Dio fa l’uomo per se stesso, perché esista e sia in grado di stargli di fronte, capace di relazionarsi con Lui, di rispondergli e di sceglierlo e di amarlo (Westermann). Ogni uomo è sì immagine, vale a dire copia conforme l’originale per rappresentare visivamente Dio in terra, ma anche somiglianza, cioè apparenza, forma analoga o corrispondente ma non coincidente in tutto e per tutto27.
Ogni uomo e ogni donna sono « icona di Dio », quindi la vita proviene da Dio, è suo dono ed è sottratta al potere dell’uomo e della donna. La vita allora va vissuta nell’ascolto della Parola e del progetto di Dio su ognuno e su tutta l’umanità e nella capacità di sapervi rispondere con responsabilità. Dal momento che ogni persona umana è progettata sulla misura di Dio, allora l’esistenza diventa un continuo specchiarsi in Dio e attendere da Lui la pienezza della vita. Lo specchio dell’uomo è Dio: conoscendo il suo Creatore, la creatura comprende meglio se stessa, la sua identità e la sua missione
« Per conoscere l’uomo vero, l’uomo completo, bisogna conoscere Dio. Ma possiamo egualmente affermare: per conoscere Dio occorre conoscere l’uomo » (Paolo VI)
Nella misura in cui approfondiscono e vivono la relazione con Dio come fondamento e sorgente della propria esistenza, ogni uomo e ogni donna impareranno ad apprezzarsi e a stimarsi: ognuno porta in sé una parte della sua gloria. Afferma San Bonaventura a tal proposito che in ogni persona umana è im-pressa ed es-pressa una partecipazione singolare e unica allo stesso essere divino, per cui uno è « immagine somigliantissima di Dio » sia nella sua identità (im-pressa) che nel suo agire (es-pressa)28.
La sessualità è per l’incontro nella comunione reciproca e per permettere che l’amore di Dio si manifesti nella donazione e nella fecondità della vita. Per poter entrare in quest’ottica – oggi alquanto disattesa da una cultura che cerca prevalentemente la soddisfazione dei bisogni personali immediati, senza tener conto del prezzo che fa pagare all’altro/a – è necessario, se prendiamo seriamente il testo biblico:
• Ascoltare e percepire come rivolto a se stessi quel « facciamo adam »: se colloco il mio nome proprio al posto del generico adam, infatti, potrò gustare la bellezza dell’essere desiderato e creato da Dio così come mi scopro, con potenzialità e limiti;
• Imparare a guardarsi con gli occhi stessi di Dio, che « vide quanto aveva fatto, ed ecco era cosa molto buona »: nessun disprezzo di sé, dunque, ma apprezzamento pur costatando limiti, mancanze e peccati, fino a dire con il salmista: « Ti lodo, perché mi hai fatto come un prodigio » (Sal 139,14);
• Lasciarsi guardare da Dio e dalle persone che, quali suoi rappresentanti, ci amano davvero, come uomini e donne create « a sua immagine somigliantissima », senza scappare o aver paura del suo sguardo, perché è l’unico capace di guidarci sulla via della vera vita (Sal 139)29.
L’uomo che è stato voluto come il « tu » di Dio, trova il significato più profondo del suo esistere nel « Tu » di Cristo, vera e unica immagine di Dio.
L’immagine perfetta di Dio è Gesù e, secondo San Paolo, Adamo che incarna l’idea di uomo secondo l’A.T. e anche l’immagine di Dio, è stato semplicemente « figura » di colui che doveva venire (Rm 5,14). Per di più questo Adamo avrebbe deformato l’immagine con il peccato, il che rendeva necessaria la presenza del « vero » Adamo, l’uomo nuovo in cui si poteva riflettere in modo perfetto e pieno l’immagine di Dio. Soltanto Cristo, in quanto risuscitato dai morti, porta l’impronta della divina maestà e santità, cioè « della gloria di Dio che rifulge sul volto di Cristo » (2Cor 4,6) e manifesta in modo visibile e senza ambiguità il suo essere divino « immagine del Dio invisibile » (Col 1,15). Egli solo è il volto su cui risplende il potere assoluto di Dio, ne è la sua essenza resa visibile: è il volto di Dio diventato volto umano e storicamente incontrabile; è il cuore di Dio diventato cuore umano.
Cristo svela l’uomo all’uomo perché è generato prima di ogni creatura e non si può prescindere da lui per definire e svelare il mistero dell’uomo quale immagine di Dio.
Michelangelo nella Cappella Sistina dipinge l’uomo quasi colto in un dialogo intimo col suo creatore. L’uomo è partner di Dio, capace di stargli di fronte e di parlargli, di rispondergli e di amarlo. L’uomo creato ha i tratti molto rassomiglianti al Cristo dipinto nel Giudizio: sembra che Michelangelo voglia illustrare in filigrana tutto il tema della mediazione creatrice del Cristo e pare voglia già mostrare la strada all’uomo per trovare la propria identità: figlio a immagine del Figlio, dall’Adamo al nuovo Adamo.
La scena originaria della creazione, in cui le mani dei due interlocutori tendevano l’una all’altra senza giungersi a toccarsi e contemporaneamente definendo l’identità dell’uomo (creato per stare di fronte a Dio nella modalità della figliolanza, chiamato alla libertà) e quella stessa di Dio (il Padre e il generatore, l’interlocutore dell’uomo), è presto dimenticata dall’uomo e dalla sua progenie. Si renderà necessaria una nuova grande opera di Dio per ristabilire questa identità perduta, servirà l’immensa opera della redenzione per metterli di nuovo di fronte alla scena originaria della loro identità.
Il Cristo Giudice che è il centro sia dinamico dell’affresco, sia centro teologico, domina dall’alto; tutte le folle sono rivolte a Lui o da Lui volutamente respinte. Tutto l’essere dell’uomo fatto di corpo, anima e spirito è chiamato alla vita gloriosa e nulla andrà perso. Anche il corpo è destinato alla vita e questo corpo è come il corpo di Cristo, un corpo pneumatico privo di ogni decadimento originato dal tempo che passa o subordinato alla condizione terrena segnata dal peccato. La vita dell’uomo sarà assunta e trasformata nella risurrezione dei morti: oltre ai « cieli e terre nuove » ci verrà donata la vita del nuovo Adamo; con la totalità della nostra umanità purificata, verrà assunto anche tutto ciò che è riconducibile all’amore che avremo vissuto e donato, così come i segni della croce – il vertice dell’amore di Cristo – sono ancora visibili sul corpo del Cristo della Gloria30.
(segue)
22 Già l’anonimo autore dello scritto A Diogneto, alla fine del II secolo, aveva affermato che « Dio formò gli uomini dalla sua propria Immagine ». L’anonimo amalgamava così i due diversi racconti della creazione di Gn 1,26-27 e Gn 2,7 prendendo dalla prima versione il sostantivo eikon e dalla seconda il verbo plasso e facendo reggere eikon dalla preposizione ek piuttosto che da katà.
23 Cfr. M. NARO, La grande agiografia, in IDEM, Anelli tutti di una sola catena. I santi nei mosaici del Duomo di Monreale, Fondazione culturale « Salvatore Sciascia », Caltanissetta 2006, 23-25.
24 Cfr. V. METALLI, Cristo rivelatore del mistero dell’uomo. Prospettive di cristologia contemporanea, in AA.VV., Mistero di Cristo, mistero dell’uomo, Paoline, Milano 2005, 146.
25 Nell’A.T. il termine immagine (tselem) ricorre 17 volte, di cui cinque nel testo di Genesi: 1,26.27; 5,1.3; 9,6. La LXX usa il termine eikon che è riconducibile alla perfetta corrispondenza con l’originale, qualcosa di molto simile al ritratto. Quindi si tratta di una manifestazione visibile dell’essenza della cosa rappresentata e come tale comporta anche una partecipazione sostanziale all’oggetto o alla persona raffigurata. Non si tratta di una semplice copia o un mero riflesso speculare distinto dal soggetto raffigurato ma della proiezione nel visibile della sua stessa intima realtà.
26 Tutto ha inizio da una parola di quel Dio che vuole profondamente l’esistenza dell’umanità sulla terra. Prima di tutto, infatti, il termine ebraico adam non è un nome proprio (come da Gn 4,25 in poi) quanto collettivo e indica il genere umano, gli abitanti della terra, ogni uomo e ogni donna. In secondo luogo, la volontà di Dio è espressa nel verbo « facciamo »: si tratta di un plurale consultivo-deliberativo, scorgendo nel testo un Dio che dialoga con se stesso, con la profondità del suo essere, come fa una persona quando sta per prendere una decisione importante
27 La tradizione ebraica lo interpreta nel senso della missione: essere capace di fare quello che fa Dio, imitarlo nel suo agire nella storia come « Liberatore » e « Creatore », seguire il suo esempio nel prendersi cura con misericordia e tenerezza di tutti gli esseri creati. I Cristiani, invece, hanno sempre posto la loro attenzione sull’identità dell’essere umano. E’ immagine somigliantissima di Dio per la sua parte spirituale, vale a dire perché dispone dell’intelletto e della ragione e perché ha l’anima immortale ed è capace di amare come Dio. Guardando al contesto, ci si accorge che il brano vuole mettere in risalto la funzione degli esseri umani: essere « icona di Dio in terra » nel dominare e soggiogare ogni creatura e nel popolare la terra. La tradizione cristiana sostiene che ogni uomo e ogni donna sono chiamati a sviluppare la propria identità di essere « immagine somigliantissima di Dio » che è Amore e ad esprimerlo nelle relazioni reciproche e con il creato. Del resto, il volto del Dio Creatore non è forse misericordia e perdono, benevolenza e tenerezza? Di « questo » Dio ogni uomo e ogni donna sono rappresentanti. G. CAPPELLETTO, Genesi (Capitoli 1-11), Messaggero, Padova 2005, 50-53.
28 Afferma Giovanni Paolo II che è soltanto grazie alla dualità del maschile e del femminile che l’umano si realizza appieno. Non solo, ma in una dualità che non è competizione ma comunione. Tertulliano affermava « caro salutis cardo », la carne è il cardine della salvezza: è un invito a guardare in modo positivo la sessualità che si esprime nel maschile e nel femminile, e ogni sua espressione capace di rispondere positivamente al progetto del Signore di donare la vita e umanizzare il mondo. Cfr. Ibid., 56-58.

Publié dans : Lettera ai Romani |le 18 juillet, 2013 |Pas de Commentaires »

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