SAN PAOLO APOSTOLO E MAESTRO – Mons. Giuseppe Petralia (2009)

http://www.diocesipatti.it/Prefazione%20Petralia.pdf

SAN PAOLO APOSTOLO E MAESTRO

Patti 2009

Mons. Giuseppe Petralia
Vescovo di Agrigento

PREFAZIONE
di S. E. Mons. Ignazio Zambito

È nel tempo del Concilio Vaticano II, nella stagione in cui la Chiesa si dischiude agli orizzonti della contemporaneità, che San Paolo, apostolo e maestro vede la luce. Un libro sorprendente per essenzialità teologica e qualità letteraria, chetrova vasta eco in ambito cattolico e laico.
Autore è Giuseppe Petralia, vescovo di Agrigento, impegnato, sin dagiovane, nel mondo della cultura come giornalista e scrittore, contribuendo al rinnovamento della Chiesa italiana.
La sua riflessione biblica, volta alla riscoperta della Parola incarnatanella storia di ieri e d’oggi, si rapporta all’ansia di verità, all’inquietudine esistenziale, all’invocazione angosciata del secolo breve, traversatoda guerre mondiali e indicibili orrori, di cui sono testimoni, soprattutto,
poeti, filosofi e narratori. Di questi Giuseppe Petralia diviene, nel ruolo di sacerdote, interprete
lungo un itinerario di dubbi, rischiarato dal baluginio della fede. Compagno umile di intellettuali alla ricerca di Dio, scrive per loro pagine di limpida spiritualità, la cui ragione si radica nella persona di Cristo con un linguaggio che rifugge dall’accademismo ed è in grado di comunicare empaticamente alla mente e al cuore. Quando, nel 1964, pubblica San Paolo, apostolo e maestro Petralia lo dedica ‘ai miei antichi allievi di Teologia, ai chierici del mio Seminario di Agrigento, a quanti mi seguono e mi confortano nella mia modesta ma vigile opera di Pastore’.
Il libro, tuttavia, appare consustanziale all’intelligenza di quanti si trovano extra moenia per la sintesi espositiva della personalità di Paolo e delle problematiche del cristianesimo.  Una visione globale, non generica, che penetra l’azione e il pensiero del vinto di Damasco, il cui universalismo si esplicita nell’annunzio di una salvezza che coinvolge uomini e donne, ebrei e romani, barbari e greci, schiavi e liberi. È cosmopolita Paolo: giudeo della diaspora, romano secondo il diritto,per cultura ellenista. Supera i limiti geografici della Palestina per raggiungere l’Asia minore, la Grecia, Roma, la Spagna nella estrinsecazione di una koiné che se d’un canto unisce le diversità culturali, dall’altro lesublima nell’idea della grazia divina.Succede spesso che testi di teologi, rigorosi per trattazione, risultino difficili per i non addetti ai lavori, riservati quindi a specialisti di esegesie filologia. Raro è il caso che il saggio di un biblista o di un liturgista avvinca perla materia significata e per la bellezza della scrittura, tale da impossessarsi dell’interlocutore. Il San Paolo di Petralia possiede questa specificità perché generato dalla
penna di un poeta, vissuto a lungo nell’esercizio del giornalismo, avendoa modello i classici e i maestri della narrativa e della critica contemporanea. Peculiarità che rende persuasivo il volume aulico nella concinnitas, moderno per la forma vibrante, teso alla presentazione della figura e della dottrina dell’apostolo delle genti, lungi da apologie, diatribe e moralismi.
Con scioltezza di eloquio ed esposizione serena il vescovo della Valle dei Templi ritrae Paolo di Tarso, ricostruendo dall’interno l’identikit, umano e psicologico, prima, poi l’intus, cioè l’enigma che fa di lui il profeta di Gesù sulla via di Damasco, nelle peregrinazioni per terra e per
mare, all’interno delle comunità ebraiche e cristiane, nelle agorà, nei tribunali, nel martirio.
Icona palpitante di vita è Paolo che si rivela, nella complessità, uno dei maggiori protagonisti non solo della fede, ma anche della storia.  Un intellettuale che più di Aristotele e Seneca determina il capovolgimento della civiltà dello spirito; un teologo che traspone nella linea escatologica il destino dell’uomo, in quell’incontro con il volto di Dio, che costituisce l’aspirazione di chi crede nel Golgota e nella Resurrezione. Ripercorrendo con padronanza gli itinerari degli Atti degli Apostoli e rivisitando le Lettere paoline, Petralia scrive un libro in cui Saulo, afferrato da Cristo, si offre sia come assertore della libertà e suo difensore sino allo spargimento di sangue, sia come ministro del Verbo e della Chiesa, nella esplicitazione del Vangelo e dei Sacramenti.Non la rappresentazione stereotipa del discepolo di Gamaliel e del fariseismo né quella del convertito che terrorizzando converte, bensì l’avventura di un grande uomo e di un grande santo. Il quale, dopo esserestato inondato di luce che lo acceca e lo consegna alla notte, scopre cheil Gesù da lui perseguitato è agostinianamente interior intimo meo, superior summo meo. Epifania dell’indicibile che spiega il senso di una fede che si incentra
nella verità dell’amore e che questa non è filosofia, ma la stessa personadi Cristo. Inizia così per Paolo un percorso che, attraverso struggenti inquietudini,folgorazioni spirituali, tribolazioni della carne, impossibili speranze, visioni estatiche, gli permette di comprendere che la legge e i profeti fanno parte di un passato propedeutico e che il compimento della Rivelazione è nel Discorso della Montagna e nella contemplazione del Figlio dell’Uomo,
crocifisso a Gerusalemme e risuscitato nell’alba della Pasqua. Ma altre sofferenze mancano al corpo di Cristo, come elementi costitutivi del corpo mistico che è la Chiesa, necessarie alla sua perfezione. Pertanto Paolo le accoglie e le esperimenta per primo nella carne, ansioso
di completare il mistero dell’unico corpo.Si compone di due parti il libro di mons. Petralia. Nella prima balza plastica la persona dell’apostolo, tratteggiata nel temperamento, indagata dentro il perimetro del giudaismo, svelata nella prospettiva di una fede che evolvendosi raggiunge l’identificazione con Cristo nel ministero della Parola e del Pane, in rapporto con le comunità da lui fondate e assistite.  Concatenata è la struttura dei capitoli. Mette in risalto, secondo un ritmo
diacronico, l’avvicendarsi di incontri ed eventi che plasmano l’esistenzadi Paolo e forgiano il suo impegno nella formazione delle Chiese dell’Anatolia e dell’Ellade, che lo obbliga, tra pericoli di ogni genere, a percorrere migliaia di chilometri e annunziare che il Messia è venuto e
che la sua luce risplende sulla croce. Dopo la conversione di Saulo scandiscono il suo tempo i grandi viaggi missionari, il Concilio di Gerusalemme, intorno all’anno 50, con le questioni riguardanti l’assoluta gratuità della grazia, il carcere e gli arresti domiciliari, la redazione delle epistole, l’attesa della condanna capitale, mentre intensa si fa l’opera di pastore. 6
Nemmeno le sofferenze fermano la sua attività di apostolo, spintodall’urgenza di rivelare ai popoli l’economia della redenzione e di contribuire, insieme con Pietro e gli altri eletti, a edificare la Chiesa dei santi, il cui fondamento è quella carità che egli celebra nella prima lettera ai Corinti: magnanima e benevola; non è invidiosa, non si vanta, non si gonfia; non gode dell’ingiustizia ma si rallegra della verità. Tutto scusa, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta.
Nella seconda parte Petralia focalizza il magistero di Paolo nella dimensione filosofica e teologica. Sa di trovarsi dinanzi a una titanica intelligenza speculativa che, per volere di Dio, formula le basi, razionali emetafisiche, atte alla divulgazione della Buona Novella, ben comprese
dai Padri, non ultimo Agostino, che sentono pulsare di mistica il pensiero di colui che ha contemplato il volto di Cristo e può dichiarare ai Galati: Non vivo più io, ma Cristo vive in me. E questa vita, che io vivo nel corpo, la vivo nella fede del Figlio di Dio, che mi ha amato e ha consegnato se stesso per me.  Diverso è l’atteggiamento di parecchi intellettuali moderni, fra cui Nietzche e Renan, che ambiguamente considerano Paolo fondatore del cristianesimo, negando, pertanto, di questo la matrice divina. Petralia, conscio di problematiche e polemiche, intende offrire unosguardo di insieme.  Perciò non dibatte argomenti di struttura esegetica. Subito entra nel cuore di un insegnamento che trae linfa dalla confessione ai Galati, in cui l’apostolo dichiara che la sua sapienza è dono della Rivelazione, finalizzata all’annunzio salvifico alle genti. Rivelazione che sorprende l’intero Areopago di Atene – secondo la narrazione degli Atti – dove risuona la voce del maestro: Dio non dimora in templi costruiti da mani d’uomo… ma in lui viviamo, ci muoviamo ed esistiamo. Articolata in paragrafi è la riflessione di Petralia: Cristo sapienza di Dio; la fede che si traduce in amore; il ministero sacramentale della Chiesa. Chiude il libro un intenso profilo del genio della spiritualità e dello scrittore universale. Carica di passione si staglia nelle pagine il personaggio di Paolo, chiamato a evangelizzare, con intelletto e immaginazione, l’oriente e l’occidente. Inaudito lo sforzo per far conoscere a tutti Cristo e sradicare dalle menti il male oscuro che corrode il mondo, forte di quella spes contra spem che sprona alla libertà. Per questo significativa è l’affermazione di Mario Luzi: Paolo è un’enorme figura che emerge dal caos dell’errore e dall’inquieta aspettativa degli uomini per dare senso alla speranza. Apostolo e maestro che vive, con gioia, di Cristo nella visione cosmica della gloria.Figura eccelsa è pressoché inimitabile, ribadisce Benedetto XVI, ma comunque stimolante, sta davanti a noi come esempio di totale dedizione al Signore e alla sua Chiesa, oltre che di grande apertura all’umanitàe alle sue culture. La prima volta ho letto San Paolo, apostolo e maestro fresco di inchiostro e ne sono rimasto affascinato.
Convivendo col vescovo Petralia, come suo segretario particolare, dopo avere ricevuto da lui il sacerdozio ministeriale, ho avuto modo di capire via via meglio il perché di questo libro profondo e semplice. Raccontando il segreto di una santità, che da secoli conquista gli spiriti
più acuti della fede, della cultura, della scienza e dell’arte, Mons. Petralia rivela quanto abbia personalmente attinto dalla profondità, dalla semplicità e dalla santità di Paolo. La riproposizione di quest’opera, a un tempo di teologia e letteratura,non sfigura accanto alle tante pubblicazioni che hanno visto la luce nel bimillenario paolino, contribuirà a penetrare la concezione universalistica di Paolo, vuole essere nei confronti dell’illustre pastore di Agrigento memoria e gratitudine.

Patti, 25 gennaio, Festa della Conversione di S. Paolo Apostolo, 2009
✠ Ignazio Zambito

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