LA SCOPERTA DI CRISTO – Thomas Merton *

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LA SCOPERTA DI CRISTO

Thomas Merton *

Il grande scrittore spirituale americano, Thomas Merton (19151968), fervente convertito, si fece monaco cistercense nel 1941. Nel testo che segue, Merton ci porta, con tutto il realismo della sua fede, fino al centro del messaggio cristiano: il Cristo è la prima e l’ultima parola della storia degli uomini e di ogni uomo.

La vostra vita è nascosta con Cristo in Dio (Col. 3, 3). La scoperta di noi stessi in Dio, e di Dio in noi, attraverso una carità che in Dio trova, con noi stessi, anche tutti gli altri uomini, proprio per questo è la scoperta non di noi stessi ma del Cristo. E’ prima di tutto la presa di coscienza che non sono più io che vivo, ma è Cristo che vive in me (Gal. 2, 20), ed è, in secondo luogo, la penetrazione di quel tremendo mistero che San Paolo delinea audacemente – e oscuramente – nelle sue grandi epistole: il mistero della ricapitolazione, del convergere di tutto nel Cristo. E’ il vedere il mondo – il suo principio e la sua fine, – nel Cristo: veder scaturire tutte le cose da Dio nel «Logos» che si incarna e scende fin nelle ultime profondità della Sua creazione e riconduce tutto a sé per poi restituire tutto al Padre alla fine del tempo. Trovare «noi stessi» allora, vuoi dire non solo trovare la nostra anima così povera, limitata, insicura; ma trovare la potenza di Dio che ha risuscitato Cristo dai morti e ci ha coedificati in Lui per divenire abitazione di Dio nello Spirito (Ef. 2, 22).
Questa scoperta di Cristo non è affatto autentica se si limita ad essere una fuga da noi stessi. Non deve essere un’evasione, ma un cammino verso la pienezza. Non riuscirò mai a scoprire Dio in me e me stesso in Lui se non ho il coraggio di guardarmi in faccia così come sono esattamente, con tutti i miei limiti e di accettare gli altri così come sono, con i loro limiti. La risposta religiosa non è religiosa se non è pienamente reale. L’evasione è la risposta della superstizione.
Se la si guarda in modo intuitivo, questa questione della salvezza è una cosa semplicissima: ma quando la si analizza, si trasforma in un groviglio di paradossi. Diventiamo noi, solo morendo a noi stessi. Guadagniamo solo quello a cui rinunciamo, e se rinunciamo a tutto guadagniamo tutto. Non possiamo trovare noi stessi dentro di noi, ma solo negli altri, eppure prima di poter andare verso gli altri dobbiamo trovare noi stessi. Se vogliamo veramente prender coscienza di chi siamo, dobbiamo dimenticare noi stessi. Amare gli altri è il modo migliore di amare noi stessi, eppure non possiamo amare gli altri se non amiamo noi stessi, poiché è scritto Amerai il tuo prossimo come te stesso (Mt. 19, 19). Ma se noi ci amiamo in modo sbagliato, diventiamo incapaci di amare chiunque altro. Quando noi non ci amiamo rettamente, in realtà ci odiamo; e se odiamo noi stessi, finiremo inevitabilmente per odiare gli altri. E’ vero tuttavia che in un certo senso dobbiamo odiare gli altri e lasciarli, se vogliamo trovare Dio. Gesù ha detto Se qualcuno viene a me e non odia suo padre e sua madre… e la sua vita stessa, non può essere mio discepolo (Lc. 14, 26).
Quanto al nostro «trovare» Dio, è certo che non potremmo neppure cercarlo se non lo  avessimo già trovato, e non potremmo trovarlo se Lui non ci avesse già trovato.

* No Man Is an Island, Harcourt, Brace and Company, New York 1955, pp. XV-XVII – Edizione italiana: Garzanti – IV ediz., pp. 13-15.

Publié dans : LETTERATURA |le 14 mars, 2013 |Pas de Commentaires »

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