COMMENTO ESEGETICO DELLE LETTURE BIBLICHE DELLA II DOMENICA DI QUARESIMA

http://www.donbosco-torino.it/ita/Domenica/03-annoC/annoC/09-10/03-Quaresima-C_10/Omelie/02-Domenica-FM.html

TEMPO DI QUARESMIA -  ANNO LITURGICO C   / 2a Domenica di quaresima

COMMENTO ESEGETICO DELLE LETTURE BIBLICHE   

Introduzione:
La Prima lettura delle cinque domeniche di Quaresima disegna un percorso lungo l’intera storia biblica, dalla creazione ai patriarchi a Davide ai profeti. Questo itinerario biblico, che sarà ripercorso nella grande Veglia pasquale, tende alla Pasqua di Cristo, piena rivelazione e compimento del disegno salvifico di Dio. La Seconda lettura e i brani del Vangelo propongono a loro volta un itinerario cristologico. Nella seconda domenica di Quaresima il vangelo della Trasfigurazione ci fa contemplare in anticipo il mistero della morte e della glorificazione di Gesù.
1a LETTURA:  Dio stipula l’alleanza con Abramo fedele (Gn 15,5-12.17-18)
Salmo Responsoriale : (Sal 26) Rit. Il Signore è mia luce e mia salvezza
2a LETTURA:   Cristo ci configurerà al suo corpo glorioso (Fil 3,17-4,1)
Canto al Vangelo:  Lode e onore a te, Signore Gesù
VANGELO: Mentre Gesù pregava, il suo volto cambiò d’aspetto (Lc 9,28b-36)
Commento esegetico

PRIMA LETTURA (GN 15,5-12.17-18).
Una delle tappe più importanti della storia biblica è l’alleanza con Abramo. Preceduta dall’alleanza con Noè e approfondita dal patto del Sinai, essa prefigura e prepara la nuova ed eterna alleanza realizzata per mezzo del sacrificio di Cristo.
Con la chiamata di Abramo (Gn 12,1-9) Dio inizia una fase nuova della storia della salvezza. Essa è accompagnata da una « benedizione »: « in te si diranno benedette tutte le famiglie della terra ». La promessa della discendenza (« Farò di te un grande popolo ») si completa con una seconda promessa: « Tutto il paese che tu vedi lo darò a te e alla tua discendenza per sempre » (13,15). Rispondendo ad Abramo, che si lamenta di non avere figli, il Signore gli assicura un erede: « Guarda in cielo e conta le stelle… Tale sarà la tua discendenza » (v. 5): il dono di Dio è totalmente gratuito e supera le sue attese. Abramo « credette al Signore, che glielo accreditò come giustizia » (v. 6): la fede di Abramo nella parola di Dio ne fa un modello sia per gli ebrei (cf. Sir 50,20) sia per i cristiani (cf. Gal 3; Rm 4; Eb 11,8-19). E, poiché egli chiede: « Come potrò sapere che avrò il possesso [della terra promessa]? », il Signore risponde con un solenne giuramento all’interno di una visione simbolica (vv. 7-19), che drammatizza l’alleanza tra Dio e il patriarca.
Nel c. 17 della Genesi si legge una nuova versione dell’alleanza. Apparendo ad Abramo, il Signore gli dice: « Ecco, la mia alleanza è con te e sarai padre di una moltitudine di popoli… Stabilirò la mia alleanza con te e con la tua discendenza dopo di te di generazione in generazione come alleanza perenne, per essere il Dio tuo e della tua discendenza dopo di te ». Segno dell’alleanza sarà la circoncisione, che distinguerà la stirpe di Abramo dai popoli vicini.
Paolo interpreta la vicenda del patriarca dal punto di vista cristiano: figli di Abramo sono « quelli che camminano sulle orme della fede del nostro padre Abramo » (Rm 4,12), « il quale è padre di tutti noi… che crediamo in colui che ha risuscitato dai morti Gesù nostro Signore » (Rm 4,12.16.24; cf. Gal 3,7). Così, l’alleanza con Abramo non riguarda solamente Israele « secondo la carne » (cf. 1 Cor 10,18), ma « tutto l’Israele di Dio » (cf. Gal 6,16).

LA SECONDA LETTURA (FIL 3,17-4,1)
è un preannuncio della Pasqua di risurrezione. Paolo sta polemizzando con predicatori cristiani giudaizzanti, i quali vogliono imporre la circoncisione ai gentili che hanno abbracciato la fede. Alla « giustizia derivante dalla Legge » egli contrappone la « giustizia che viene da Dio, basata sulla fede » e, a questo riguardo, ricorda la propria conversione. In questo senso invita tutti a seguire il suo esempio (« fatevi… miei imitatori »; cf. 3,17; 1 Cor 4,16; 11,1). Molti, invece, « si comportano da nemici della croce di Cristo ». L’Apostolo non sta parlando di non credenti, bensì di coloro che la « rendono vana » con l’esigere la circoncisione e l’osservanza della Torà. Più volte egli ha messo in guardia da questo errore; ora ripete il suo monito « con le lacrime agli occhi ». Rincarando la dose, aggiunge che i falsi maestri hanno per dio « il ventre », con riferimento probabilmente alle osservanze alimentari giudaiche (cf. Rm 14,1ss), ma potrebbe anche alludere a licenze sessuali (« si vantano di ciò di cui dovrebbero vergognarsi »). In ogni caso, i nemici della croce di Cristo « non pensano che alle cose della terra »; la loro sorte finale sarà « la perdizione » eterna.
In contrasto con tale atteggiamento, Paolo indirizza gli sguardi al futuro ultimo, che sotto un certo aspetto è già presente per i credenti: « La nostra cittadinanza… è nei cieli », la dimora di Dio, che un giorno sarà anche la nostra « dimora eterna » (Fil 3,14; cf. 2 Cor 5,1). Veri cittadini della città terrena (cf. Fil 1,27), nello stesso tempo i cristiani appartengono a quella celeste e, di conseguenza, si considerano « stranieri e pellegrini » in questo mondo (cf. 1 Pt 2,11; Eb 11,13). La tensione verso la patria celeste si manifesta nell’attesa della Parusìa, quando il Signore Gesù dal cielo come salvatore. Allora Cristo risorto, « primizia di coloro che sono morti » (1 Cor 15,20), porterà con sé quanti gli appartengono (cf. 1 Ts 4,14-17) e « trasfigurerà il nostro misero corpo per conformarlo al suo corpo glorioso » (1 Cor 15,51-53; Rm 8,23). « In virtù del potere che egli ha di sottomettere a sé tutte le cose » (cf. 1 Cor 15,25-26), egli ci farà pienamente partecipi della sua risurrezione.

VANGELO (LC 9,28B-36).
La trasfigurazione di Gesù sul monte rivela la sua identità, confermando la confessione messianica di Pietro, e anticipa la gloria della risurrezione e quella che si manifesterà nel suo ritorno glorioso.
Luca ne precisa il contesto: Gesù è in preghiera. Ha preso con sé tre discepoli che gli sono particolarmente vicini (cf. 8,51). Il suo aspetto, come trasformato, e le vesti sfolgoranti sono quelli di un essere celeste, o a diretto contatto con Dio (cf. Es 34,29s: Mosè nella tenda del convegno). Accanto a Gesù compaiono due personaggi: Mosè ed Elia – che rappresentano la Legge e i Profeti – i quali conversano con lui. Tema del dialogo, precisa Luca, è « il suo esodo, che stava per compiersi a Gerusalemme ». Esso certamente consiste nella morte, ma si concluderà con l’ingresso di Gesù « nel suo regno » (23,42). Benché « oppressi dal sonno », come accadrà nel giardino degli ulivi (22,45), a un certo punto i tre testimoni si destano e « videro la sua gloria e i due uomini che stavano con lui ». Galvanizzato dall’esperienza, ma non senza ingenuità, Pietro propone di erigere tre tende o capanne, com’è uso nella festa di Sukkôt (cf. Lv 23,39-43).
Sopraggiunge una vera e propria teofania: la presenza misteriosa di Dio si manifesta nella « nube » (cf. Es 24,18) e – come al battesimo (3,22) – si fa udire la sua « voce », che indica in Gesù « il mio figlio, l’eletto ». Il primo titolo ha una risonanza messianica (cf. Sal 2,7); il secondo richiama la figura isaiana del « servo di JHWH » (cf. Is 42,1; 49,7). Ingiungendo ai discepoli: « Ascoltatelo! », la voce di Dio conferma quanto Gesù ha detto di sé, ma altresì quanto ha insegnato e continuerà a insegnare loro. La straordinaria esperienza ha termine. Fedeli al precedente ordine di Gesù (9,21), i tre testimoni della sua gloria « in quei giorni non raccontarono nulla a nessuno di ciò che avevano visto ».

 D. FRANCESCO MOSETTO sdb

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