L’acqua nel deserto (Baal Shem Tov) [per il giorno della memoria]

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L’acqua nel deserto

(Baal Shem Tov)

Posted by Rav Ronnie on 7 giugno 2012

Il Baal Shem Tov chiedeva spesso ai suoi discepoli di accompagnarlo nei suoi viaggi. Diceva loro di salire sulla sua carrozza e tutti insieme se ne andavano in giro. A volte li conduceva verso luoghi sconosciuti. Questi spostamenti avevano, naturalmente, un significato preciso.
Una volta li condusse in un vero deserto di pietre. Il sole picchiava, il suolo e la polvere sollevata dal trotto dei cavalli ardevano e soffocavano i passeggeri. Viaggiarono così per ore senza vedere anima viva, senza udire altro rumore se non quello degli zoccoli dei cavalli. Quanto era lontano il ricordo della sinagoga di Mejiboz, la dolce freschezza dello studio! C’erano solo sole, sassi e polvere, in una landa estesa all’infinito. La gola dei discepoli fece loro sentire l’irritamento provocato dalla sete. La sete cresceva di continuo e molto rapidamente ebbero la sensazione che il loro corpo si fosse ridotto ad una gola seccata: la sete aveva preso possesso del loro essere. Disperati, invocarono il loro Maestro: “Siamo assetati, è impossibile da sopportare ma dove possiamo trovare acqua in questo posto?” Il Baal Shem Tov rispose: “Abbiate fede dal fondo del vostro cuore e della vostra anima che Hashem possa procuravi dell’acqua qui. Lo credete davvero?”. “Sì” risposero all’unisono. “Allora non temete, avrete in questa landa desolata tutta l’acqua che vorrete”. E la carrozza proseguì il suo viaggio. Ma il sole ora era allo zenit e i suoi raggi si fecero ancora più intensi. Il tempo passò e la sete diventò una vera tortura. Tuttavia, rimasero tutti fiduciosi e si misero a scrutare il paesaggio con la speranza
d’intravedere tracce di umidità tra le rocce. Ma non c’era niente. Niente. E  pareva che non ci sarebbe mai stato niente che potesse dissetarli in un universo minerale senza ombra di vita. Ancora una volta lo scoraggiamento prese possesso di loro. “Rabbi, acqua, per favore”. Il Maestro replicò: “Sappiate che Hashem contempla tutte le generazioni del mondo dall’origine. Sappiate che al momento della creazione Egli ha visto che oggi avreste avuto bisogno di acqua e ha già fatto in modo che in questo deserto ora l’acqua ci sia. Ma sappiate anche che ciò dipende da voi. Se avete una cieca fiducia in quanto ho appena detto, troverete acqua. Ma se l’acqua non c’è ancora vuol dire che fino ad ora la vostra fede non è stata così incrollabile!”
Queste parole penetrarono nel loro cuore e cominciarono a capire che la loro era solo un sentimento immaginario, non un vero e profondo credo. Lasciarono esprimere la loro anima: “Crediamo dagli antri più profondi del nostro corpo a ciò che il  nostro Maestro ha appena pronunciato!”. Fu in quel momento preciso, allorchè le loro parole sembravano sospese nell’aria, che lo videro.
Si stava avvicinando piano piano. Era un uomo di bassa statura, vestito da contadino polacco. Sembrava venisse da molto lontano. Era sovraccarico: dalle sue spalle pendevano due secchi d’acqua. I discepoli non capivano. Gli domandarono da dove venisse. Il paesano rispose: “Il mio padrone è diventato matto. Stamattina si è alzato molto presto, mi ha chiamato e mi ha ordinato di andare a prendere acqua dalla sorgente che si trova dall’altra parte di questo deserto. Ho impiegato ore  e ore per arrivarci e mi ci vorrà ancora molto tempo per riportare quest’acqua al mio padrone e francamente non capisco cosa lo abbia spinto ad impartirmi un ordine del genere!” I discepoli si scambiarono occhiate, ma non di sorpresa: per loro ora era tutto chiaro. Chiesero al contadino di poter bere la sua acqua e questi accettò. E fu così che si dissetarono, con la forza della fede.

Traduzione di Myriam Bentolila

A cura di Sterna Canarutto

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