CONCELEBRAZIONE EUCARISTICA PER L’INIZIO DELL’ANNO ACCADEMICO DELLE UNIVERSITÀ ECCLESIASTICHE – OMELIA – TEMA PAOLINO

http://www.vatican.va/roman_curia/congregations/ccatheduc/documents/rc_con_ccatheduc_doc_20051027_anno-accademico_it.html

(tema paolino)

CONGREGAZIONE PER L’EDUCAZIONE CATTOLICA

CONCELEBRAZIONE EUCARISTICA PER L’INIZIO DELL’ANNO ACCADEMICO DELLE UNIVERSITÀ ECCLESIASTICHE

OMELIA DEL CARD. ZENON GROCHOLEWSKI

Altare della Confessione della Basilica Vaticana

Giovedì, 27 ottobre 2005       

Diletti Fratelli nell’Episcopato e nel Sacerdozio,
Carissimi Rettori e Presidenti,
Professori e Studenti,
Fratelli e Sorelle,

1. L’odierna liturgia della Parola (giovedì della 30 settimana) echeggia insolitamente una tonalità drammatica. Nella prima lettura (Rm 8, 31b-39), san Paolo enumera diversi mali: tribolazione, angoscia, persecuzione, fame, nudità, pericolo, spada. Sono le prove che egli stesso ha subito nel nome di Cristo (cfr particolarmente: 1Cor 4, 9-13; 2Cor 4, 8-11; 11, 23-28). Ma noi sappiamo che le tribolazioni non sono risparmiate neanche a ciascun discepolo di Gesù. I pericoli minacciosi, che l’apostolo passa qui in rassegna, includono in qualche modo la totalità delle pene che il cristiano potrebbe subire in nome della sua fede.
Allo stesso tempo, e molto di più, Paolo afferma la sua certezza, la sua persuasione che niente potrà separarlo dall’amore di Dio. « Io sono infatti persuaso che né morte né vita, né angeli né principati, né presente né avvenire, né potenze, né altezza né profondità, né alcun’altra creatura potrà mai separarci dall’amore di Dio, in Gesù Cristo ». L’Apostolo usa il plurale collettivo, quindi nella sua affermazione ingloba ciascuno dei fedeli, ciascuno di noi.
Non presenta qui, come farà nella sua epistola agli Efesini (Ef 6, 10-17), le armi che dobbiamo indossare per combattere l’avversario. Qui, è Dio stesso che, in qualche modo, impugna le armi per noi. Di fronte alla prova, infatti, Paolo ripone la sua fiducia sull’amore di Dio che ha dato « il proprio Figlio » per la nostra salvezza, Figlio che, morto e risorto, sta ora « alla destra di Dio e intercede per noi ». « Se Dio è con noi – scrive Paolo – chi sarà contro di noi? [...] In tutte queste cose noi siamo più che vincitori per virtù di colui che ci ha amati ».
2. Anche nel Vangelo (Lc 13, 31-35), Luca ci presenta il Cristo dinanzi ai farisei che gli parlano non per dargli un consiglio benevolo, ma perché se ne vada: « Parti e vattene via ». Le loro parole sono dettate dall’inimicizia. Gesù, rispondendo con una certa forza, rievoca « il terzo giorno » quando « avrà finito », ossia il mistero pasquale della sua morte e risurrezione. All’odio, il Cristo risponde con l’amore, con il dono del suo corpo offerto.
Di fronte alla prova, Gesù afferma la costanza nel suo cammino d’amore: « È necessario che oggi, domani e il giorno seguente io vada per la mia strada ». Quale esempio di coraggio e di perseveranza di fronte alle difficoltà ci dà il Cristo! Già il suo viso si era rinvigorito, la sua decisione era stata confermata quando aveva ripreso risolutamente la strada verso Gerusalemme, dunque verso la prova suprema della passione e della morte (Lc 9, 51).
3. Queste riflessioni, che ci suggeriscono le odierne letture, non sono così lontane mi sembra dalla nostra vita quotidiana. Beninteso, i vostri studi sono sorgente di grande gioia: gioia dell’apprendimento, della ricerca, della scoperta e della consegna della verità (mi sovviene ora la famosa espressione di sant’Agostino: « La felicità è la gioia della verità » identificando la verità con Dio stesso: Le Confessioni, lib. 10, cap. 23); la gioia dei molteplici incontri con i vostri colleghi di studio e con gli insegnanti; la gioia degli scambi così ricchi tra Paesi differenti presenti qui nella Città eterna; la gioia di poter vivere a Roma, terra tra tutte la più illustre per santità; ecc.
Ma non possiamo ignorare che questo tempo di studio talvolta può essere vissuto anche come un tempo di prove, differenti secondo ciascuno: timore di fronte alle materie nuove e difficili; difficoltà nell’apprendimento di nuove lingue e per il confronto con una cultura totalmente diversa; tristezza per la lontananza dalla propria terra e dai propri cari; scoraggiamento di fronte alla lunga durata degli studi, e magari per la redazione laboriosa di una tesi; ecc.
E allora, quanto è confortante sentire l’Apostolo ricordarci che nessun ostacolo può separarci dall’amore di Dio; anzi, nella fede tutto può e deve avvicinarci a Lui. Giovanni Paolo II, di venerata memoria, nella sua Enciclica Laborem exercens (14 settembre 1981) sul lavoro umano – e gli studi fanno parte del lavoro umano -, diceva: « Ogni lavoro – sia esso manuale o intellettuale – va congiunto inevitabilmente con la fatica » (n. 27a). Ora « il sudore e la fatica, che il lavoro necessariamente comporta nella condizione presente dell’umanità, offrono al cristiano e ad ogni uomo, che è chiamato a seguire Cristo, la possibilità di partecipare nell’amore all’opera che il Cristo è venuto a compiere. Quest’opera di salvezza è avvenuta per mezzo della sofferenza e della morte di croce. Sopportando la fatica del lavoro in unione con Cristo, crocifisso per noi, l’uomo collabora in qualche modo col Figlio di Dio alla redenzione dell’umanità. Egli si dimostra vero discepolo di Gesù, portando a sua volta la croce ogni giorno nell’attività che è chiamato a compiere » (n. 27c).
Quanto grande è la gioia che nasce dal contemplare il Cristo che afferma nell’odierno Vangelo di voler continuare la sua strada « oggi, domani ed il giorno seguente »!
4. Ma come persistere nella durata? E necessario vivere risolutamente l’impegno dello studio e della ricerca con gli occhi fissati su Cristo. Gli studi non sono solamente un momento di preparazione per la vostra vita e per il ministero che in futuro vi sarà affidato. Non sono una parentesi. Sin da questo momento, il Cristo desidera che li viviate rimanendo uniti a Lui.
Come, allora, non pensare all’Eucaristia che stiamo celebrando, a pochi giorni dalla chiusura dell’Anno Eucaristico e dei lavori del Sinodo dei Vescovi sull’Eucaristia come fonte e culmine della vita e della missione della Chiesa? L’esperienza vissuta in questo tempo non può essere solamente un ricordo: questo anno deve essere per noi un nuovo slancio di fede, per la forza di Gesù presente nell’Eucaristia.
Durante la celebrazione del sacrificio eucaristico, prima della Comunione, il celebrante pronunzia a bassa voce questa umile preghiera che ogni fedele può ripetere: « Fa’ [...] che non sia separato mai da Te ». Come non sentire in questa espressione l’eco della parola dell’Apostolo « Niente ci separerà dall’amore del Cristo »?
L’Eucaristia è un alimento per il viaggio, compreso questo lungo viaggio costituito dal periodo degli studi. Ci ricordiamo la scena quando il profeta Elia, scoraggiato, sfinito, desideroso di morire, si coricò sotto il ginepro. Allora l’angelo del Signore gli apparve e gli diede una focaccia cotta su pietre ardenti e un orcio d’acqua, dicendo « Alzati e mangia ». Elia « si alzò, mangiò e bevve. Con la forza datagli da quel cibo, camminò per quaranta giorni e quaranta notti fino al monte di Dio, l’Oreb » (1Re 19, 4-8). Ora, la Tradizione ha visto in questo cibo, miracolosamente portato ad Elia, una prefigurazione dell’Eucaristia, pane che dà la forza nel nostro cammino cristiano.
Rivolgendo lo sguardo alle nostre fatiche, vorrei ricordare che c’è uno stretto legame tra l’Eucaristia, e più generalmente la preghiera, e gli studi, come attesta anche la vita di san Tommaso d’Aquino, di cui uno dei titoli è Doctor Eucharisticus: « Tutte le volte – ci dice il suo biografo, Guglielmo de Tocco – che voleva studiare, intraprendere una disputa, insegnare, scrivere o dettare, si ritirava nel segreto dell’orazione e pregava versando delle lacrime, per ottenere l’intelligenza dei divini misteri » (Vita S. Thomae Aquinatis auctore Guillelmo de Tocco, 30). Non diversamente hanno fatto tanti altri santi.
Nel messaggio che il Santo Padre ha mandato per il centesimo anniversario della nascita del padre Hans Urs von Balthasar in occasione del Congresso che si è tenuto alla Pontificia Università del Laterano all’inizio di questo mese, Sua Santità Benedetto XVI indica il teologo svizzero – che amava parlare di una « teologia orante » o « in ginocchio » – come modello: « L’esempio che von Balthasar – scrive – ci ha lasciato è [...] quello di un vero teologo che nella contemplazione aveva scoperto l’azione coerente per la testimonianza cristiana nel mondo ».
Innalziamo, allora, la nostra preghiera alla Divina Trinità: Padre, nel Tuo Figlio, ci hai dato tutto. Per il Tuo Spirito Santo, dacci di percorrere risolutamente la nostra strada, di compiere fedelmente il compito che ci hai affidato, come studente o come docente. Che lo Spirito c’insegni a volger verso di Te le gioie; che c’insegni a viver le prove, in comunione con il Tuo Figlio da cui mai niente ci separerà. Amen.

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