Una storia meravigliosa: come fu scoperta a Efeso l’abitazione della Vergine Maria (anche Paolo)

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(sei parti, anche Paolo..!)

La casa di Maria

Donald Carroll

Una storia meravigliosa: come fu scoperta a Efeso l’abitazione della Vergine Maria

PREFAZIONE                                        

La casa sulla Collina degli Usignoli

«Vicino alla croce di Gesù stavano sua madre e la sorella di sua madre, Maria di Clèofa e Maria Maddalena. Gesù, dunque, vista la madre e presso di lei il discepolo che amava, disse alla madre: « Donna, ecco tuo figlio! ». Quindi disse al discepolo: « Ecco tua madre! ». E da quell’ora il discepolo la prese in casa sua» (Giovanni 19, 25-27).
Cosi l’apostolo ed evangelista Giovanni racconta la presenza di Maria presso la croce di Gesù. Gli Atti degli Apostoli ricordano poi la presenza di Maria al momento della Pentecoste: «Tutti costoro attendevano costantemente con un cuor solo alla preghiera con le donne e Maria, la madre di Gesù, e con i fratelli di lui» (Atti 1,14). Dopo di che, a parte qualche vago accenno, di lei non si hanno più notizie precise nel Nuovo Testamento.
Fortunatamente, però, Maria non scompare dalla memoria dei cristiani. Ad esempio, secondo la tradizione, negli anni successivi alla lapidazione di Stefano, nel 37 d.C., quando s’inasprì in Gerusalemme la persecuzione contro i seguaci di Cristo, Giovanni condusse con sé Maria a Efeso, sulle coste dell’ attuale Turchia bagnate dal Mar Egeo. Efeso, oltre a essere una delle più grandi città dell’Impero romano, era anche la capitale della provincia d’Asia, e sarebbe divenuta, secondo le parole dello storico francese Ernest Renan (1823-1892), «la seconda provincia di Dio». Effettivamente essa fu una delle basi di lancio del cristianesimo: è lì che Paolo predicò per tre anni e scrisse le sue lettere ai Corinzi; lì Giovanni scrisse il suo Vangelo. E lì, dopo la morte di Giovanni, sulla sua tomba furono costruiti prima un memoriale e successivamente una grande basilica.
Ma che cosa è avvenuto di Maria? Comprensibilmente, Giovanni e le altre persone responsabili della sua vita non erano interessati ad attirare l’attenzione sulla sua presenza a Efeso, città dominata dall’imponente tempio di Artemide, dedicato al culto della Dea Madre: Oltre tutto, era compito loro e non suo sfidare il paganesimo nel mondo greco-romano e diffondere la « buona notizia » di Cristo. Il suo ruolo era semplicemente quello di tenere un profilo basso; per il bene suo e di tutti. Sfortunatamente per gli storici che si sono succeduti nei secoli, Maria c’è riuscita fin troppo bene!
Tuttavia essa non scomparve dai pensieri della crescente comunità cristiana di Efeso, che conservò viva la memoria del tempo da lei trascorso in mezzo ad essa. Non sorprende, quindi, che nel IV secolo la prima chiesa nella cristianità a essere dedicata alla Vergine Maria sia stata costruita a Efeso. Vale la pena ricordare che, all’ epoca, una chiesa poteva essere dedicata a un santo solamente se questi era vissuto in quel posto o vi aveva subìto il martirio. E non è solo una pura coincidenza che quando, nel 431 d.C., fu convocato il III Concilio Ecumenico per proclamare Maria Madre di Dio, esso si sia riunito proprio nella chiesa dedicata alla Vergine Maria a Efeso.
Eppure solo nel XIX secolo si fecero tentativi per scoprire come e dove esattamente Maria fosse vissuta; in altre parole, per collegare la Maria celeste, la Regina del cielo, alla Maria terrena, l’anziana signora « addolorata » che aveva trascorso i suoi ultimi anni lontano dal tumulto che accompagnava la diffusione di quella religione che l’avrebbe «esaltata su tutte le donne».
L’uomo che per primo cercò di localizzare l’ultima dimora di Maria fu un prete parigino, don Julien Gouyet. Gli era capitato in mano un libro che raccontava dettagliatamente le visioni avute da una monaca tedesca inferma e segnata dalle stigmate, morta mezzo secolo prima. In quelle visioni la monaca descriveva, fornendo abbondanti particolari, la casa dove Maria da ultimo era vissuta e indicava anche la sua localizzazione. Don Gouyet fu affascinato dal libro, tanto che nel 1881 si recò ad Efeso per cercare la casa, seguendo le indicazioni della monaca. La trovò, infatti, sulla sommità della Bülbül Dagi, la « Collina degli Usignoli », appena a sud di Efeso. O quantomeno pensò di averla trovata. Ma dopo che ebbe riferito la scoperta ai suoi superiori a Parigi e a Roma, su questo argomento scese presto un velo di silenzio. Nessuno prese sul serio le sue affermazioni. Ci vollero altri dieci anni prima che, nel 1891, una serie di spedizioni alla casa raccogliesse testimonianze sufficienti a convincere le autorità ecclesiastiche che essa non era un vecchio rudere qualunque; e poi ancora altri anni di scavi e ricerche prima che gli studiosi fossero disposti ad accettare la possibilità che la casa sulla Collina degli Usignoli fosse davvero quella che aveva abitato Maria.
A questo punto devo confessare che la mia prima reazione alla « versione pia » sulle origini della casa non è stata dissimile da quella degli ecclesiastici. Anche dopo diverse visite ero decisamente scettico. Dopo tutto, mi sembrava difficilmente credibile che un vecchio edificio di pietra, per quanto remoto, per quanto piccolo e privo di attrazione, fosse passato inosservato per milleottocento anni. Inoltre la possibilità di crederci era messa alla prova ancor più dal fatto che la casa era stata « vista » per prima da una monaca malata mai uscita dalla Germania e le cui visioni avevano portato alla sua scoperta: un procedimento davvero strano!… Infine, se la scoperta era veramente un evento speciale, perché sulla casa non era reperibile nemmeno un libro, né sul luogo stesso né in qualche libreria delle città vicine?
D’altra parte, bisogna ammettere che anche la leggendaria Troia era riuscita a scomparire per tremila anni, mentre la stessa Efeso, città un tempo splendente di marmi, era sparita dalla vista per cinque secoli. Inoltre la scoperta di Troia nel 1873 da parte di Heinrich Schliemann era stata resa possibile solo dalla determinazione ostinata dell’ archeologo nel seguire gli indizi presenti nell’Iliade, sicuramente non l’opera storiografica più affidabile. Efeso, invece, sarebbe rimasta sepolta per sempre sotto terra, se un ingegnere inglese, archeologo dilettante, John Turde Wood, non avesse seguito la descrizione di una processione trovata su un frammento di pietra. E, quindi, forse non si dovrebbe essere tentati di giudicare l’autenticità di una scoperta dalla maniera in cui viene fatta.
Ma tutto questo lasciava ancora aperto l’interrogativo sul perché, a quanto sembrava, non ci fosse un libro sull’argomento. C’erano le solite brochures e libretti turistici, che si ripetevano o si contraddicevano l’un l’altro, in un inglese straordinariamente eccentrico; ma non c’era un racconto affidabile su quello che era avvenuto effettivamente in quelle zone montagnose oltre un secolo fa o, per la storia in questione, venti secoli or sono. Con la curiosità alimentata dalla frustrazione, mi rivolsi a internet, alle agenzie specializzate nella ricerca di libri e ai migliori antiquari di libri. All’inizio i risultati furono deludenti, poi, un po’ alla volta, cominciarono a emergere piccole informazioni, alcune in inglese ma più sovente in francese, tedesco e turco, paragonabili a quei frammenti di vetro in forme e colori diversi, che speri – e poi cominci a crederci! – possano formare una finestra di vetro colorato, se ricomposti convenientemente.
E ora si può credere alla mia ricostruzione? Sì, perché ritengo che i fatti della storia siano stati assemblati con scrupoloso rispetto e attenzione, e perché in nessun momento la storia è stata rielaborata per accomodarla a esigenze religiose. Tuttavia bisogna realisticamente ammettere che la permanenza di Maria sulla Collina degli Usignoli, per quanto la cosa possa risultare suggestiva e commovente, rimane un indizio, una possibilità, al massimo una probabilità, e così forse resterà per sempre, in un certo senso non diversamente da altre affermazioni basate su pie e persistenti tradizioni religiose storicamente indimostrabili.
Ma credere che sulla Collina degli Usignoli sia stata scoperta davvero la casa di Maria, a me, sinceramente, sembra essere quanto di meno difficile – e improbabile esista al mondo!I

La città di Efeso al tempo di Maria e Giovanni
Negli anni immediatamente successivi alla morte e risurrezione di Gesù, la piccola setta di agitatori conosciuti come cristiani godette, a Gerusalemme, di un periodo di relativa tolleranza. Ma quando il loro numero e la loro influenza aumentarono, la pazienza delle autorità giudaiche cominciò a diminuire, finché nel 37 d.C. scomparve del tutto. Quell’anno vide il martirio di santo Stefano e con esso l’inizio della persecuzione diretta della comunità cristiana di Gerusalemme. Nel corso dei cinque anni successivi la persecuzione divenne più crudele, raggiungendo il suo culmine nel 42 d.C., quando Erode Agrippa I salì al trono e ordinò l’imprigionamento di san Pietro e la decapitazione di san Giacomo, fratello di san Giovanni.
Fu così che, in quel frangente, la maggior parte dei cristiani, compresi probabilmente san Giovanni e la Vergine Maria, fuggirono. Molti trovarono rifugio in Giudea e in Samaria, ma coloro che, come Giovanni, erano incaricati di diffondere il messaggio di Gesù, andarono più lontano. Giovanni raggiunse Efeso e, fedele al suo impegno con Gesù morente, condusse con sé Maria e diversi altri credenti.
È difficile immaginare le difficoltà di un viaggio di quella lunghezza, in quelle condizioni, su quel terreno. Maria soprattutto dovette soffrire durante quella lunga fuga fuori della Terra Santa: all’ epoca poteva avere una sessantina d’anni. Non possiamo immaginare la reazione di questo gruppetto di rifugiati alla vista dello splendore di Efeso: essa era una delle più grandi città dell’Oriente, uno dei più importanti centri economici dell’Impero romano, sede della prima banca del mondo, città di grandi ricchezze e tra le più popolose. L’effetto dev’essere stato sorprendente.

1. Sguardo panoramico sulla città                                                                              
Avvicinandosi a Efeso, lungo quella che viene ora chiamata la via della Vergine Maria, devono essersi trovati di fronte alle imponenti mura della città costruite da Lisimaco, generale di Alessandro Magno e poi suo successore, nel III secolo a.c. Sulla sinistra le mura si sviluppavano lungo le pendici superiori della Collina degli Usignoli. Entrando per la Porta di Magnesia, si raggiungeva dapprima l’Agorà statale: un’imponente piazza pubblica circondata da edifici che servivano da centro amministrativo della città. Lungo il lato nord, di fronte alla strada, si trovava una grandiosa basilica che ospitava i tribunali. La piazza stessa, un’ area semisacra dove si tenevano riunioni politiche e religiose, era nascosta alla vista, ma il grande frastuono che arrivava da essa ne segnalava l’importanza. Appena oltre l’Agorà, dall’altra parte della via, si trovavano le otto grandi colonne dori che del Pritanèo, dietro il quale bruciava giorno e notte la fiamma sacra di Efeso. Più lontano si trovavano imponenti monumenti e fontane che insieme costituivano il sigillo imperiale di Roma.
Proseguendo si arrivava al passaggio ad arco che si apriva sulla via dei Cureti, che prendeva il nome da un particolare ordine di sacerdoti consacrati ad Artemide. Essa conduceva giù verso il centro della città. La via era delimitata da statue marmoree raffiguranti i dignitari di Efeso ed era fiancheggiata da portici con pavimenti mosaicati. Su questi portici si alzavano da entrambi i lati degli edifici, soprattutto pubblici e commerciali sulla destra, privati e residenziali sulla sinistra; ancora a sinistra, su per il pendio della collina, si erigevano le ville dei ricchi e dei potenti.
Svoltando a destra in fondo alla via dei Cureti, Maria e i suoi compagni si sarebbero trovati di fronte a una delle viste più straordinarie del mondo antico. Sulla sinistra si trovava la monumentale Porta a tre archi di Mazzeo e Mitridate, attraverso la quale si accedeva all’Agorà commerciale, la piazza del mercato della città. Al suo esterno, lungo più di un centinaio di metri, si trovavano file di negozi dietro gallerie con portici. Più avanti, al di là della strada, sulla destra, si trovava il Teatro Grande, un impressionante anfiteatro costruito sul pendio della collina che poteva accogliere 24.000 spettatori. E più oltre, in lontananza, si trovava l’imponente tempio di Artemide, una delle sette meraviglie del mondo, lungo 155 metri e largo 55, con una doppia fila di colonne monolitiche alte 22 metri che circondavano le mura: il più grande edificio del mondo, interamente costruito in marmo.
Poi, guardando dal Teatro Grande giù verso il porto, si trovava la via del Porto (successivamente chiamata via Arcadiana dal nome dell’imperatore Arcadio, inizio del V secolo), un’ampia strada fiancheggiata da colonne, pavimentata di marmo e affiancata da negozi dietro enormi colonne. Tra i negozi e le colonne correvano vialetti pedonali pavimentati con elaborati mosaici. Di notte la via, lunga oltre cinquecento metri, era illuminata da cinquanta grandi torce, il che faceva di Efeso, insieme a Roma e Antiochia, una delle tre città antiche che avesse strade illuminate. Ma la via del Porto non era solo una ricca arteria mercantile di grande traffico: siccome terminava presso il porto, sempre affollato di navi provenienti da tutto il mondo conosciuto, essa era anche la via di accesso cerimoniale alla città, attraverso la quale erano passati imperatori, personaggi potenti e altre figure storiche, tra le quali Antonio e Cleopatra, nelle loro visite a Efeso.
Si ritiene che Maria abbia trascorso i suoi primi mesi a Efeso in una casa a nord della via del Porto, vicino a un’ ampia arena sportiva, mentre Giovanni faceva costruire per lei una casa sulla Collina degli Usignoli. Ovviamente, non avrebbe senso speculare sulle circostanze esatte della vita di Maria a Efeso, ma si possono quantomeno dire due cose con un certo grado di sicurezza. La prima e più importante: è improbabile che si sia sentita in pericolo di fronte alle autorità locali. Il governo della città era conosciuto per la sua tolleranza religiosa, che, ad esempio, permetteva agli Ebrei, nonostante il loro monoteismo singolare, di avere sinagoghe e praticare la loro religione apertamente, senza subire interferenze. E quindi non c’era timore di persecuzioni, come invece era avvenuto a Gerusalemme. In secondo luogo, il comfort materiale di Maria probabilmente fu molto più grande a Efeso di quanto fosse stato in precedenza. Dopo rutto, Efeso era una delle poche città al mondo in cui la maggior parte delle case era dotata di acqua corrente e dove si poteva trovare con facilità ogni sorta di cibi, vestiario e attrezzature domestiche.
La maggior parte delle cose necessarie si poteva trovare nell’Agorà commerciale, sia per quanto riguardava i cibi (pane, verdure, cereali, carne, pesce, animali vivi, olio di oliva, vino, miele, sale ed erbe e spezie arabe) sia per quanto riguardava gli oggetti per la casa (utensili da cucina di rame, scodelle, anfore e lampade a olio). Per chi poteva spendere, c’erano anche sete, profumi e gioielleria fatta con pietre preziose. Vi si poteva comperare anche il lavoro, perché schiavi e uomini liberi che cercavano occupazione si ritrovavano lì all’alba e aspettavano di essere ingaggiati da chi aveva bisogno di lavoratori a giornata.

2. La popolazione
Gli operatori commerciali, i venditori ambulanti e i commercianti della città erano ancora abbondantemente superati in numero dai lavoratori dei campi. L’agricoltura era molto importante per l’economia efesina, e molti dei cittadini ricchi avevano fatto fortuna con la coltivazione delle terre che attorniavano Efeso… Ma i cittadini più considerati erano coloro che avevano contribuito in modo significativo ad abbellire la città. Al vertice si trovavano gli scultori, seguiti dagli architetti, dai produttori di ceramiche (specialmente decoratori di vasi), tessitori e tintori, tagliatori di pietre, argentieri, gioiellieri, intagliatori di avorio, fabbri ferrai e vetrai. I dottori erano importanti, certo, ma non molto più dei barbieri. E fa riflettere piacevolmente il fatto che gli avvocati fossero tenuti a offrire i loro servigi gratuitamente, anche se era permesso loro richiedere un compenso simbolico.
C’era, poi, un lusso alla portata di tutti gli efesini, indipendentemente dalla loro condizione sociale o economica, ed era quello delle terme pubbliche. C’erano ambienti separati per uomini e donne, ma alle donne era permesso accedere ai bagni degli uomini nelle prime ore del mattino… Un ricco, alle terme, poteva trascorrere tutto il pomeriggio, seduto con gli amici a discutere di ogni questione e a risolvere tutti i problemi del giorno. E c’era molto di cui discutere negli anni dopo l’arrivo di Maria nella città. Ricordiamo gli eventi principali: l’assassinio di Caligola da parte dei suoi pretoriani nel 42 d.C.; l’invasione romana della Britannia e la costruzione di un insediamento chiamato Londinium sulle rive del Tamigi nel 43; la controversa predicazione a Efeso di Paolo a partire dal 53; l’avvelenamento di Claudio da pane della moglie Agrippina nel 54 e il suo assassinio nel 59 su ordine del figlio Nerone, il quale poi fece uccidere la moglie Ottavia nel 62, prima di uccidersi a sua volta nel 68, due anni prima della distruzione di Gerusalemme nel 70; una serie di scosse di terremoto che si fecero sentire in vari punti dell’Impero e culminarono con la scomparsa di Pompei sotto le ceneri del Vesuvio nel 79. Di sicuro, molto su cui discutere!
E i ricchi, quando non se la spassavano alle terme, si godevano le loro ville sontuose. Molte erano a tre piani e avevano interni stupendi. Ogni casa si innalzava attorno a un ampio cortile interno pavimentato in marmo – che poteva estendersi fino a cinquanta metri quadrati, scoperti in alto per lasciar entrare la luce del sole – di solito con una fontana al centro e circondato da colonne ugualmente di marmo. Il piano superiore della villa era sempre occupato dalle camere da letto. Il piano terra era riservato agli « ambienti pubblici »: sala da pranzo, soggiorno e la sala principale dove i padroni di casa accoglievano gli ospiti. Alle estremità si trovavano gli ambienti della servitù: cucina, bagno, toilette e lavandini… Ogni casa aveva la sua cisterna o il pozzo, oltre all’acqua corrente della città, e ognuna aveva il riscaldamento centralizzato, con lo stesso sistema ad ipocausto che riscaldava le terme pubbliche.
Oltre alle amenità offerte dalle terme pubbliche, un altro piacere di cui approfittavano tanto i ricchi quanto i poveri, anche se evidentemente in misura diversa, era quello della buona tavola. La dieta era costituita da cibi a base di farina di frumento, con cipolle, aglio e formaggi… Inoltre abbondavano pesce e carne di maiale. Naturalmente nelle case dei ricchi i pasti erano più vari e abbondanti.
Tutti i pasti – sia quelli del ricco sia quelli del povero – avevano tre cose in comune: il vino, il miele e il sale. Va detto che Efeso era famosa per il suo vino – ogni anno il 19 agosto c’era la festa del vino – e per il miele (l’ape, che era anticamente il simbolo di Efeso, compare in alcune delle sue monete). Quanto al sale, era considerato così importante che anche le famiglie più povere facevano dei sacrifici per poter acquistare una saliera per la tavola.
In materia di abbigliamento ci voleva poco per distinguere i benestanti dai cittadini meno privilegiati. Il vestiario quotidiano era costituito dalla tunica, fatta di un misto di cotone e lana per la gente comune, e di costosa seta per chi aveva disponibilità maggiori. C’erano tuniche con maniche e altre senza, ma tutte erano munite di cintura ai fianchi. Le tuniche degli uomini erano corte e costituite da un singolo pezzo di tessuto. Quelle delle donne erano lunghe e costituite da due pezzi di tessuto, uno indossato sopra l’altro. E mentre gli uomini erano tutti vestiti di bianco, le donne, invece, indossavano tuniche di vari colori, tra i quali il blu, il violetto e il giallo zafferano erano i più comuni. La familiare toga romana era indossata raramente al di fuori delle grandi occasioni, dei sacrifici e delle feste pubbliche. I lavoratori manuali e gli schiavi solitamente indossavano un indumento marrone, a forma di sacco, chiamato cucullus, che scendeva dal collo fino alle ginocchia.
Al tempo in cui Maria giunse a Efeso, gli uomini non portavano più la barba, ma si erano conformati a una delle mode più eccentriche del tempo: quella dei capelli biondi. Tanto gli uomini quanto le donne si facevano vedere con i capelli tinti di biondo o con parrucche bionde.
Tutto sommato, la Efeso in cui Maria si trovò a vivere era un luogo felice e civile. Questo era dovuto in parte alla sua ricchezza e in parte al governo della città, che era particolarmente illuminato anche secondo gli standard moderni. C’era un sistema fiscale imparziale e quando era parziale lo era per favorire il povero. Ad esempio, c’era una tassa standard di un denaro per il rilascio del certificato di nascita, ma se la madre era un membro della classe agiata, o intendeva essere considerata tale, la tassa era di cento denari. Allo stesso modo, il povero aveva diritto a ricevere certi benefici per i bambini, anche grano gratuito e l’entrata libera alle terme pubbliche. Il consiglio amministrativo della città, il Demos, teneva le sue riunioni nel Teatro Grande, alle quali tutti gli efesini potevano assistere liberamente. Il Teatro Grande era anche sede di frequenti concerti musicali, recital poetici ed esibizioni di spettacoli classici. Gli efesini del I secolo erano tra la gente più fortunata dell’Impero, e lo sapevano!

3. Paolo e i primi cristiani a Efeso
Non c’era nulla, si può dire, che potesse disturbare il benessere degli efesini – e certo anche il loro auto compiacimento – fino al 53 d. c., quando arrivò sulla scena Paolo di Tarso, il quale fece conoscere ad essi che i loro dèi erano un nulla: in realtà c’è solo un unico Dio! All’inizio egli predicò nelle sinagoghe, ma dopo qualche mese si trasferì nella sala conferenze di Tiranno, dove per due anni e mezzo insegnò ogni giorno dalle undici del mattino alle quattro del pomeriggio. Durante quel periodo molti si convertirono, ma ciò provocò malumori e preoccupazioni particolarmente tra gli argentieri, che traevano buoni profitti soprattutto dalla vendita di statuette e medaglioni della dea Artemide.
Uno di essi, un certo Demetrio, alla fine decise di fare qualcosa contro questa minaccia nei confronti del loro commercio, e così organizzò una riunione di tutti coloro la cui sussistenza dipendeva da Artemide e dalle altre divinità greco-romane. Dopo essere riuscito con successo a infiammare gli ascoltatori evocando i timori per gli affari, soffiò sul fuoco insistendo che quell’intruso cristiano insultava anche la dignità della grande dea. Nella loro furia collettiva, gli uditori aumentarono fino a diventare una folla che prese d’assalto il Teatro Grande, dove per due ore gridarono: «Grande è l’Artemide degli efesini!». Mentre il contagio della collera si diffondeva tra la folla, il teatro si riempì di gente che non aveva idea del perché ci fosse tutto quel rumore. E così – ma non per l’ultima volta nella storia – l’interesse commerciale privato e una demagogia spudorata si accordarono perfettamente per creare una « opinione popolare » a proprio vantaggio.
Paolo era intenzionato ad affrontare la folla, per misurarsi di persona con la loro rabbia, ma gli amici lo persuasero diversamente. Poi, con il loro aiuto, riuscì a malapena a mettersi in salvo. Alla fine, l’ordine venne ristabilito solo dopo che il cancelliere della città si presentò alla folla ricordando che, se qualcuno aveva delle accuse da fare, il tribunale era il luogo indicato per cercare giustizia. Poco dopo, Paolo lasciò Efeso e andò in Macedonia. Probabilmente nel 64 d. C. egli subì il martirio a Roma, e Giovanni divenne il capo della Chiesa di Efeso.
Ma quelle degli apostoli non furono le uniche presenze cristiane influenti a Efeso, durante i primi tempi della Chiesa. Anche Luca probabilmente fu a Efeso per un certo periodo, e alcuni studiosi ritengono che a Efeso abbia scritto il suo Vangelo. Si racconta che anche Marco avrebbe accompagnato Pietro a Efeso, mentre Filippo vi avrebbe trascorso un certo periodo prima di trasferirsi a Gerapoli, circa cento cinquanta chilometri a est di Efeso, dove predicò fino al martirio.
Quanto di questa attività missionaria sia arrivata all’attenzione di Maria, o quanto ella sia vissuta e abbia potuto vedere di tutto questo, nessuno lo sa. Siccome si ritiene che si sia trasferita nella casa sulla Collina degli Usignoli pochi mesi dopo il suo arrivo a Efeso, dovrebbe essere rimasta lontana dal rincorrersi quotidiano delle notizie che caratterizzava la metropoli in basso. D’altra parte, i membri della comunità cristiana efesina in continua crescita, alcuni dei quali vivevano proprio nelle sue vicinanze, sul fianco della montagna, di sicuro la tenevano al corrente degli eventi, mentre Giovanni stesso poteva informarla sulle sue attività apostoliche.
Allo stesso modo, possiamo solo fare delle congetture su quanto a lungo Maria abbia vissuto in quella casa. Alcuni anticipano la morte di Maria fino al 43 d. C, altri invece la posticipano fino al 63. La mia opinione è che la morte sia avvenuta probabilmente a metà fra queste due date. Non lo sapremo mai, come del resto non sapremo mai la data esatta della crocifissione di Gesù. Quello che importa è che, grazie alla curiosità e caparbietà di alcuni uomini e donne di molti secoli dopo, ora conosciamo molto più di quanto si sia mai saputo sugli anni che precedettero la morte di Maria, e sono convinto che in futuro sapremo ancora di più.

Publié dans : MARIA VERGINE, MARIA VERGINE E SAN PAOLO |le 19 décembre, 2012 |Pas de Commentaires »

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