commento al brano biblico: Ger 33,14-16 : Signore-nostra-giustizia

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Signore-nostra-giustizia

don Marco Pratesi 

I Domenica di Avvento (Anno C)

Brano biblico: Ger 33,14-16  

Una parte degli oracoli del profeta Geremia riguarda la restaurazione di Israele, cioè la sua rinascita dopo lo sfacelo dell’esilio babilonese, della distruzione del tempio e della fine della dinastia davidica. La prima lettura è appunto costituita da uno di essi: il profeta vi annunzia la realizzazione della promessa di un germoglio giusto dalla stirpe di Davide, un suo discendente che avrebbe regnato con giustizia e avrebbe assicurato al popolo sicurezza e pace.
Israele non ha saputo vivere nella giustizia; non ha saputo dare a Dio il suo posto di unico Signore; ha cercato sicurezza e appoggio altrove, negl’idoli. Non ha saputo vivere la fraternità, creando al suo interno situazioni di oppressione e ingiustizia sociale. Per questo è stato giudicato e punito con l’esilio.
La risposta del Signore però – dice Geremia – non si ferma al castigo: Dio vuole prendere un nuovo e più forte impegno. Egli stesso sarà la giustizia del suo popolo: « Così sarà chiamata (Gerusalemme): Signore-nostra-giustizia » (v. 16). Tramontata l’illusione di una propria giustizia, Israele saprà che occorre fondarsi del tutto sul Signore.
Tutto questo si realizzerà in Gesù. È lui la nostra giustizia (cf. 1Cor 1,30). Non ci presentiamo a Dio forti di una nostra giustizia, ma della sua (cf. Fil 3,9).
Anche noi attendiamo che questa promessa si realizzi nella nostra vita e Dio – in Gesù – sia sempre più limpidamente la nostra giustizia.
« Tu sei la gloria, Signore,
tu la giustizia del tuo popolo », ci fa proclamare la liturgia delle ore (lodi mattutine del venerdi della I settimana, 2.a antifona).
Siamo chiamati a costruire la nostra vita su di essa. Da questo giusto rapporto con Dio, devono scaturire come frutto concreto rapporti giusti con il prossimo e con il creato.
Quanto andiamo costruendo nel corso dell’esistenza non finirà allora nel nulla ma, attraverso e oltre il caos che si manifesta nella storia, potrà entrare in quel mondo rinnovato che il tempo di avvento ci addita: in esso finalmente la giustizia avrà piena e stabile dimora (cf. 2Pt 3,13).

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