13 Settembre: San Giovanni Crisostomo : (Storia e Pagine scelte)

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13 Settembre: San Giovanni Crisostomo

(Storia e Pagine scelte)

Vescovo e Dottore della Chiesa

Educato dalla madre, Santa Antusa, Giovanni (nato ad Antiochia, probabilmente nel 349) negli anni giovanili condusse vita monastica in casa propria.
Poi, mortagli la madre, si recò nel deserto e vi rimase per sei anni, dei quali gli ultimi due li trascorse in solitario ritiro dentro una caverna, a scapito della salute fisica.
Chiamato in città e ordinato diacono, dedicò cinque anni alla preparazione al sacerdozio e al ministero della predicazione.
Ordinato sacerdote dal vescovo Fabiano, ne diventò zelante collaboratore nel governo della chiesa antiochena.
La specializzazione pastorale di Giovanni era la predicazione, in cui eccelleva per doti oratorie e per la sua profonda cultura.
Pastore e moralista, si mostrava ansioso di trasformare il comportamento pratico dei suoi uditori, più che soffermarsi sulla esposizione ragionata del messaggio cristiano.
Nel 398 Giovanni di Antiochia – il soprannome di Crisostomo, cioè, Bocca d’oro, gli venne dato tre secoli dopo dai bizantini – fu chiamato a succedere al patriarca Nettario sulla prestigiosa cattedra di Costantinopoli.
Nella capitale dell’impero d’Oriente Giovanni esplicò subito un’attività pastorale e organizzativa che suscita ammirazione e perplessità: evangelizzazione delle campagne, creazione di ospedali, processioni antiariane sotto la protezione della polizia imperiale, sermoni di fuoco con cui fustigava vizi e tiepidezze, severi richiami ai monaci indolenti e agli ecclesiastici troppo sensibili al richiamo della ricchezza.
I sermoni di Giovanni duravano oltre un paio d’ore, ma il dotto patriarca sapeva usare con consumata perizia tutti i registri della retorica, non certo per vellicare l’udito dei suoi ascoltatori, ma per ammaestrare, correggere, redarguire.
Predicatore insuperabile, Giovanni mancava di diplomazia per cautelarsi contro gli intrighi della corte bizantina.
Deposto illegalmente da un gruppo di vescovi capeggiati da quello di Alessandria, Teofilo, ed esiliato con la complicità dell’imperatrice Eudossia, venne richiamato quasi subito dall’imperatore Arcadio, colpito da varie disgrazie avvenute a palazzo.
Ma due mesi dopo Giovanni era di nuovo esiliato, dapprima sulla frontiera dell’Armenia, poi più lontano, sulle rive del Mar Nero.
Durante quest’ultimo trasferimento, il 14 settembre 407, Giovanni morì.
Dal sepolcro di Comana, il figlio di Arcadio, Teodosio il Giovane, fece trasferire i resti mortali del santo a Costantinopoli, dove giunsero la notte del 27 gennaio 438, tra una folla osannante.
Dei numerosi scritti del santo ricordiamo il volumetto “Sul sacerdozio”, un classico della spiritualità sacerdotale.

PAGINE SCELTE
Si deve soffocare l’ira prima del tramonto del sole
Raccomanda Paolo: Il sole non tramonti sulla vostra ira (Ef 4,26). Vuoi riempirti d’ira? Ti basti una sola ora e una seconda e una terza, in maniera che il sole, ad ogni modo, non vada a dormire lasciandovi nemici. Il sole sorge grazie alla bontà di Dio; che non tramonti, perciò, su persone indegne! Dal momento che il Signore, infatti, ha inviato il sole in virtù della sua grande bontà e ti ha rimesso i peccati, considera quanto tu sia malvagio, non rimettendo i peccati al tuo prossimo. Inoltre vi è anche un altro motivo: il beato Paolo teme che la notte, se sorprende infiammato colui che è stato colpito da un’offesa, accenda il fuoco ancor di più. Finché è giorno, infatti, ti è consentito di adirarti; quando cala la sera, però, riconciliati ed estingui il male recente. Se la notte ti sorprenderà in questo stato, infatti, il giorno successivo non sarà più in grado di estirpare il male accumulato nel corso della notte; anzi, se anche riuscirai a estinguerlo, in parte e non interamente, la notte successiva, ancora una volta, accenderà da ciò che resta un rogo ben più grande. E come quando il sole, non essendo riuscito con il calore del giorno a sciogliere e disperdere il vapore che durante la notte si è radunato e condensato nell’aria, favorisce il sopraggiungere della tempesta, allo stesso modo avviene per la nostra ira…
Perciò, ve ne prego, facciamo ogni cosa per estinguere le nostre inimicizie prima del tramonto del sole. Se le conservi per un primo e un secondo giorno, infatti, spesso giungerai a prolungarle anche sino a un anno. D’altronde le inimicizie stesse, dal canto loro, si accrescono da sole e non hanno bisogno di alcun pretesto per questo… Come, dunque, calmeremo l’ira? In che modo estingueremo la fiamma? Pensando ai nostri peccati e al fatto che saremo costretti a rendergliene conto; pensando che non feriamo il nemico, ma noi stessi.
Giovanni Crisostomo, Omelie sulla lettera agli Efesini, 14,1-2

Chiedere conto a Dio?
Noi mangiamo ogni giorno il pane. Come può, dunque, accadere che la qualità stessa di questo alimento si trasformi in sangue, in saliva, in bile e in tutti gli altri umori? Il pane, infatti, è solido e compatto, mentre il sangue, invece, è liquido; il pane, inoltre, è bianco oppure assume il medesimo colore del frumento, mentre il sangue, viceversa, è rosso e nero. Se uno, insomma, volesse passare in rassegna, una per una, tutte le differenze che intercorrono fra le altre rispettive qualità, riscontrerebbe una grande diversità fra il pane e il sangue.
Vorrei, a questo punto, che tu mi spiegassi dettagliatamente come tutto ciò possa accadere. Ma non riusciresti mai a farlo. Se, allora, non sei in grado di render ragione del modo con il quale si trasforma ogni giorno il cibo che mangi, come potrai chieder conto a me della creazione che Dio ha compiuto? Non sarà questa, forse, una dimostrazione di estrema follia? Se Dio fosse simile a noi, allora sì che potresti domandar conto delle sue opere! Anzi, neanche in questo caso dovrebbe esserti concesso, dal momento che neppure di tanti fenomeni terreni, che avvengono sotto i nostri occhi, siamo in grado di dir nulla: del modo come, ad esempio, possa venir fuori l’oro dai metalli che la terra racchiude, ovvero come avvenga che la sabbia si trasformi in limpidissimo vetro; a più forte ragione, poi, si potrebbe citare, a tal proposito, tutte le opere prodotte artificialmente dall’uomo, delle quali ignoriamo il modo con cui siano state realizzate. Se, nondimeno, Dio fosse davvero simile a noi, ti sarebbe lecito chiedermene conto. Dal momento che, però, egli è infinitamente distante da noi e si sottrae a qualsiasi definizione, non è allora assurdo che quanti stimano immensa, divina e incomprensibile la sua sapienza e la sua potenza, vengano poi a chieder ragione, come per le cose umane, riguardo a ciascuna delle sue opere?
Giovanni Crisostomo, Omelie sul Genesi, 1

Ci si difende con la croce, non con gli amuleti e gli incantesimi
Che cosa ne pensi di coloro che ricorrono a incantesimi e amuleti oppure si legano alla testa o ai piedi monete di bronzo con l’effigie di Alessandro il Macedone? Ebbene, dimmi: siamo proprio noi che, dopo la croce e la morte del Signore, dobbiamo riporre la nostra speranza di salvezza nell’immagine di un re pagano? Non sei a conoscenza delle opere straordinarie che la croce ha prodotto? Ha distrutto la morte, ha sconfitto il peccato, ha svuotato l’inferno, ha debellato la potenza del demonio. Non si deve dunque credere ch’essa possa restituire la salvezza a un corpo? La croce ha fatto risorgere il mondo intero, e tu non le dai fiducia? Che cosa, dunque, non saresti degno di soffrire!…
Non ti vergogni e non arrossisci per il fatto di esserti lasciato sedurre da queste cose, dopo aver conosciuto una dottrina così sublime? Ciò che è ancor più grave, poi, è che, mentre noi cerchiamo di metterti in guardia e di dissuaderti da tutto questo, coloro che ritengono, in questo modo, di giustificarti, dicono: «Ma la donna che fa questi incantesimi è cristiana e non parla d’altro se non del nome di Dio». Ebbene, è proprio per questo che io nutro verso di lei tutto il mio odio e il mio disprezzo, giacché, nel momento in cui afferma di esser cristiana, bestemmia il nome di Dio compiendo opere degne dei pagani. Anche i demoni, infatti, pronunciavano il nome di Dio; non per questo, però, cessavano di essere demoni. Nonostante si rivolgessero a Cristo, dicendo: Sappiamo chi sei: il santo di Dio (Mc 1,24); egli, tuttavia, li respinse con disprezzo e li scacciò.
E` per questo che vi supplico di astenervi da una simile falsità, affidandovi a queste parole («Io rinuncio a te, Satana!») come a un sicuro sostegno. E come nessuno di voi oserebbe scendere in piazza svestito o senza calzature, così pure non dovrai mai farlo senza prima aver pronunciato queste parole, nel momento in cui sei sul punto di varcare la soglia di casa: «Io rinuncio a te, Satana, alla tua vana ostentazione e al tuo culto, per aderire unicamente a te, o Cristo». Non uscire mai, senza prima aver enunciato questo proposito: esso sarà il tuo bastone, la tua corazza, la tua fortezza inespugnabile. E insieme a queste parole, imprimi anche il sigillo della croce sulla tua fronte. Così, infatti, non soltanto l’uomo che incontrerai, ma neppure il diavolo stesso potrà minimamente danneggiarti, vedendoti apparire con questa armatura.
Giovanni Crisostomo, Catechesi per i neofiti, 2,5

Qual è la volontà di Dio?
Chi sono coloro che ignorano ciò che valga davvero e ciò che sia volontà di Dio? Tutti quelli che aspirano a possedere i beni di questo mondo, che ritengono giusto cercare la ricchezza e disprezzano la povertà, che sono assetati di potere e anelano all`eterna gloria su questa terra; sono tutti coloro che si reputano chissà chi, per il fatto di aver innalzato splendide case, d`aver acquistato magnifici sepolcri, di possedere, magari, folle di schiavi ed esser attorniati da una schiera di eunuchi. Tutti costoro, infatti, ignorano ciò che valga davvero e, al tempo stesso, quale sia la volontà di Dio, dal momento che le due cose sono, in realtà, una sola.
Le cose che sono davvero utili per noi, Dio le vuole; e quelle che Dio vuole, d`altronde, sono per noi indubbiamente utili. E che cos`è che Dio vuole, allora? Che noi viviamo nella povertà, nell`umiltà, nel disprezzo della gloria, nella temperanza e non nei piaceri; nelle tribolazioni e non nella quiete; nel dolore e nell`austerità, non nella dissolutezza e nel divertimento; in tutte le altre condizioni, insomma, che egli ha prescritto. Molti, invece, non vedono di buon occhio questi insegnamenti e non ritengono che si tratti di cose utili né che rappresentino la volontà di Dio. E` per questo che costoro non hanno mai potuto giungere ad accettare le tribolazioni in nome della virtù. Chi, infatti, ignora cosa sia la virtù, ma anzi apprezza la dissolutezza, e chi, in luogo di una casta sposa, preferisce una meretrice, quando mai riuscirà a distaccarsi da questo mondo? Prima di ogni altra cosa, dunque, dobbiamo esprimere una giusta e corretta valutazione delle cose e, anche senza ancora mettere in pratica la virtù, dobbiamo tuttavia apprezzarla come merita; anche senza ancora distoglierci dalla nostra cattiva condotta, dobbiamo nondimeno condannarla e aderire intanto a una sana concezione della vita. Di questo passo, facendo progressi nella giusta direzione, saremo alla fine in grado di mettere in pratica i princìpi che abbiamo formulato. E` per questo che Paolo ci sollecita a rinnovarci, dicendo: Affinché possiate distinguere quale sia la volontà di Dio (Rm 12,2).
Giovanni Crisostomo, Commento alla lettera ai Romani, 20,2-3

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