La Legge e il suo spirito (Paolo Apostolo)

http://www.messiev.altervista.org/spiritolegge.html

(sono tre parti – Lo studio è della Chiesa Evangelica, per la maggior parte è condivisibile, ma bisogna fare attenzione alla differenza di mentalità e teologica, vedere su Agostino per esempio)

La Legge e il suo spirito

Al tempo di Paolo il Tanak, cioè la Torah, i Profeti e gli Scritti dell’Antico Testamento, costituivano tutta la Scrittura disponibile.

Ci si pone la domanda: che cosa della Legge Paolo ha attaccato nelle sue epistole? Tutte le lettere di Paolo sono state indirizzate ad assemblee prevalentemente Gentili, che per quanto riguarda la salvezza non avevano nulla a che fare con i 613 comandamenti di Mosè, che invece erano lo stile di vita del popolo ebraico. È comprensibile che Paolo, l’apostolo delle genti, si arrabbiasse con quei pochi giudaizzanti che cercavano costantemente di ostacolare il suo lavoro, imponendo alle assemblee dei Gentili a tenere usanze ebraiche a garanzia della salvezza. Ma sia Gesù che Paolo non hanno mai smesso di pensare che gli ebrei dovevano continuare a mantenere lo stile di vita prescritto dalla Legge in quanto popolo dell’alleanza. Va notato che versi come Mar.7:15, in cui sembra che Gesù non sia d’accordo con le leggi alimentari ebraiche (quando sottolinea la differenza tra contaminazione fisica e spirituale) non dimostrano affatto che aveva abbandonato le leggi sul cibo date a tutti gli ebrei. Si dovrebbe anche notare che degli studiosi ebrei del Nuovo Testamento, come David Flusser nel suo libro Jesus conclude che « Gesù come Ebreo è stato fedele alla Legge ». Il problema a capire le lettere di Paolo si può paragonare a un gioco dove si conoscono solo le risposte ma non si hanno le domande. Siccome le sue lettere sono state scritte per raddrizzare i problemi dei suoi convertiti Gentili, che non avevano familiarità con le vie e leggi di Dio, il lettore superficiale riceve l’impressione che egli era contro la Legge. In realtà, Paolo indirizza i suoi commenti apparentemente negativi in merito alla Legge, verso due gruppi: (1) I non-ebrei che credevano necessario osservare la Legge (in particolare la circoncisione) per la salvezza, e (2) alcuni ebrei fondamentalisti che cercavano di mettere come prerequisito che i non-ebrei dovevano osservare la Legge (in particolare la circoncisione) se volevano essere salvati.
Quando certi cristiani si mettono subito sulla difensiva al sentir parlare della Legge di Dio, viene la tentazione di chiedere: « Quale legge vi fa sentire a disagio? » Questa è una reazione piuttosto allarmante poiché la Legge condanna solo chi viola la legge. Purtroppo, la Chiesa sin dal primo secolo ha frainteso quella Legge che sia Gesù che Paolo avevano amato e vissuto. Ci sono almeno tre fondamentali ragioni per questa carenza d’informazione riguardo la Legge nella chiesa di oggi:
In primo luogo, quando la chiesa primitiva si è gradualmente espansa da Gerusalemme verso Occidente, molti dei convertiti greci e romani che divennero leader della chiesa hanno conservato alcune delle loro pratiche culturali pagane. Di conseguenza, hanno letto le Scritture Ebraiche con la loro mentalità greca. Hanno imposto al testo biblico uno schema interpretativo straniero che ha immesso un’informazione inesatta nella teologia della chiesa riguardo la Legge di Dio, la quale è in contrasto con la Parola di Dio conosciuta da Gesù e Paolo.
Secondo, per Paolo la Legge era Parola di Dio, ed egli non aveva di certo intenzione di dare inizio a una nuova religione opposta alla Scrittura. Le polemiche di Paolo, che sembrano essere dirette contro la Legge, erano in realtà rivolte contro il cattivo uso della Legge da parte di quelli che cercavano di mettere le chiese gentili sotto la schiavitù dell’insegnamento che la Legge serviva loro per la salvezza.
Terzo, l’insegnamento che la Legge è stata sostituita o è in opposizione alla grazia non ha avuto origine con Paolo, ma si è sviluppata a seguito dell’interpretazione eretica che Marcione ha fatto degli scritti di Paolo. Marcione, che morì verso il 160 d.C. respinse completamente l’Antico Testamento. Egli credeva, attraverso l’influenza dello gnosticismo, a una nozione demiurgica che il Dio dell’Antico Testamento era un Dio crudele e diverso. Era così preso dalla convinzione che il messaggio di grazia predicato da Paolo era contro la Legge di Dio che considerava testo ispirato del Nuovo Testamento solo gli scritti di Paolo, cioè quelli che erano in accordo con la sua teologia. Le idee di Marcione erano così estranee alla Parola di Dio che il pastore Policarpo, discepolo diretto di Giovanni, lo chiamò il « primogenito di Satana ». Marcione si recò a Roma verso il 139 d.C. facendo un generoso dono alla chiesa, la quale, dopo aver esaminato le sue idee restituì il denaro e lo scomunicò. Marcione fondò una sua propria chiesa la quale mischiò gnosticismo e cristianesimo, creando una teologia fortemente dualistica e antagonistica al giudaismo, rigorosamente ascetica, celibe, che ha avuto un’influenza distruttiva sulla cristianità. Purtroppo, molti cristiani moderni hanno inconsapevolmente accolto le sue idee.
In seguito Agostino ha sostenuto le idee di Marcione sulla grazia in opposizione alla Legge, e ne ha fatto una parte importante della teologia della chiesa. Al tempo della Riforma, uomini come John Wycliffe con il suo primo manoscritto inglese della Bibbia, e Miles Coverdale il traduttore della prima Bibbia stampata in inglese, sono stati fortemente influenzati da Agostino. Nel 1514 Coverdale fu ordinato sacerdote ed entrò nel Monastero Agostiniano di Cambridge. Il concetto della grazia contro la Legge ha subito un’accelerazione quando il riformatore francese Giovanni Calvino ha approvato questa posizione nella sua « Istituzione della religione cristiana », che divenne la guida delle Chiese Riformate del protestantesimo.

La Legge è durata fino a Giovanni
È comune sentire qualcuno che riporta, fraintendendola, la frase di Luca 16:16, chiedendo poi: « Il Nuovo Testamento non dice che la Legge e i profeti hanno durato solo fino a Giovanni? » Insieme con l’altra domanda: « Oggi non siamo forse sotto l’era della grazia? » Questo versetto è spesso male interpretato. Luca 16 sta semplicemente affermando che era iniziata una nuova epoca nel piano redentivo di Dio (da quel tempo è annunziata la buona novella del regno di Dio…), ma non sta dicendo che con la venuta di Giovanni la Torah è stata abolita o ha perso la sua autorità. Anzi, fino a Giovanni Battista la Torah e i Profeti hanno dato la loro testimonianza predittiva della venuta del regno di Dio; ora, in aggiunta alla loro testimonianza, il regno di Dio viene proclamato direttamente, prima da Giovanni e poi da Gesù.
Inoltre il Vangelo di Luca non poteva significare che la Legge di Dio è stata superata, perché si è continuato ad osservarla anche dopo questa dichiarazione di Gesù. È chiaro che Gesù Cristo, come anche Paolo, non hanno mai contemplato la sostituzione della Legge eterna di Dio (Mat.5:17-20; Rom.3:31).

Gesù andò oltre la lettera della Legge
Spesso Gesù è andato oltre la lettera della Legge e ha istruito i suoi discepoli nello spirito della Legge. Alcuni esempi possono essere visti quando egli ha ammonito che guardare in maniera lussuriosa una donna equivale ad aver commesso adulterio, e chi dice al proprio fratello di essere pazzo merita di andare nella geenna del fuoco (Mat.5:19-30). Ciascuno degli esempi di cui sopra vanno ben al di là della lettera della Legge.
Qual era l’intenzione di Paolo quando ha insegnato che la lettera della Legge uccide? È ovvio che non voleva dire che la Legge di Dio è cattiva e che rende le persone schiave, come qualcuno oggi suggerisce. Paolo ha rispettato la Legge e ha incoraggiato gli ebrei a fare lo stesso (1Cor.7:18). Dovremmo anche ricordare che queste parole sono state scritte per i gentili di Corinto, non per i credenti ebrei (2Cor.3:6). Il fatto è che uno degli obiettivi della Legge è quello di mostrare e definire il peccato. Per i convertiti Gentili cercare di osservare uno stile di vita ebraico senza un disciplinato retroterra di devozione, sarebbe diventata una schiavitù né necessaria né corretta. In questo contesto Paolo dice che la lettera della Legge uccide, ma poi ha continuato dicendo che lo spirito della Legge vivifica. Paolo stava parlando della salvezza dei Gentili e su questo argomento la lettera della Legge è morte ed è solo attraverso il suo spirito che può venire la vita. La sintesi del pensiero di Paolo lo troviamo nella sua dichiarazione ai Romani: «La legge dello Spirito della vita in Cristo Gesù mi ha affrancato dalla legge del peccato e della morte…affinché il comandamento della legge fosse adempiuto in noi, che camminiamo non secondo la carne, ma secondo lo spirito» (Rom.8:2-4).
Il tributo più significativo alla Legge di Dio è venuto dal Salvatore stesso quando disse: «chi li avrà messi in pratica ed insegnati [i comandamenti di Dio], esso sarà chiamato grande nel regno dei cieli» (Mat.5:19). La triste verità è che ben presto, diverse nuove idee hanno preso il posto della Legge di Dio.

Alcuni scopi della Legge
1 – Istruire i credenti su come servire, rendere il culto e piacere a Dio (Sal.19:7,9).
2 – Istruire i credenti su come trattare i loro simili ed avere tra di loro sane relazioni (Lev.19:18; Gal.5:14; 6,2).
3 – Istruire i credenti sul modo di essere felici e prosperare qui sulla terra e manifestare la potenza e l’autorità del regno di Dio nella loro vita (Gios.1:8; Sal.1:1-3; Luca 12:32).
4 – La Legge è stata data, non per salvare, ma per misurare le opere dell’uomo verso Dio e verso il suo prossimo, raddrizzare tutte le questioni contrarie alla sana dottrina (1Tim.1:8-10; 2Tim.2:5; 1Cor.6:1-12; 3:13; Rom.2:12; Apoc.20:12,13).
5 – La Legge è un maestro che ci mostra la nostra colpevolezza e quindi ci conduce a Cristo, la nostra giustificazione messianica (Gal.3:21-24; Rom.3:19).
6 – La Legge ci dà la conoscenza e la profondità del nostro peccato (Rom.3:20; 4:15; 7:7,8).
7 – La Legge rivela la buona, santa, giusta, e perfetta natura di Dio, nonché la sua volontà (Sal.19:7,9; Rom.7:12).
8 – La Legge deve essere confermata o compiuta dalla nostra fede, perciò è chiamata la «legge della fede» (Rom.3:27,31).
9 – La stessa Legge oggi è scritta nei nostri cuori, e per mezzo dello Spirito di Dio possiamo prendere diletto in essa (Rom.7:22).

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